I 15 capolavori di Mia Martini per non dimenticare la voce del cuore

In occasione del 70° compleanno ricordiamo le 15 canzoni di Mimì che non si può non ascoltare

1. PICCOLO UOMO (1972)

Fu il primo vero successo della carriera di Mia Martini, la canzone che trasformò una voce poco più che emergente in una grande star della canzone italiana degli anni ’70. Non è un caso che il compositore del brano, Dario Baldan Bembo, avesse cercato di impedire che un brano nel cui credeva molto fosse affidato dall’etichetta discografica Ricordi ad una voce così poco nota al grande pubblico. Il successo fu, però, immediato e diede finalmente dopo tanti anni di gavetta la grande chance a  Mimì per fare della musica la sua vita professionale oltre che la sua unica e vera passione.

2. MINUETTO (1973)

E’ la canzone che avvicina per la prima volta Mia Martini alla penna autorale di Franco Califano che tornerà a scrivere per lei anche anni dopo. La giovane ragazza canta l’amore carnale che si consuma tra le notti in cui “avrai tutta me se ti andrà per una notte sono tua, la notte a casa mia sono tua, sono mille volte tua” aprendo, però, quasi inaspettatamente una finestra sul futuro in cui “di orizzonti io non ne vedo mai”. Mimì è ancora una ragazza per cui la musica è il grande amore davanti a cui “tanta forza non ce l’ho”. Anni dopo Mimì sarebbe stata l’interprete della forza, del coraggio, dell’espressione risoluta e dura nella forma canzone capace di raccontare amori difficili, contrasti ed inusuali.

3. E NON FINISCE MICA IL CIELO (1982)

E’ la canzone che segna il grande debutto di Mimì a Sanremo dopo anni di successi e di tentativi (mai andati in porto) di accedervi. E’ il 1982 e la canzone porta la firma di quell’Ivano Fossati, già popolarissimo autore di grandi capolavori, con cui Mimì è anche sentimentalmente impegnata. E’, forse, la canzone che per prima segna uno stacco nella sua carriera artistica proponendo con grande forza quella carica interpretativa che, da lì in avanti, la accompagnerà per tutto il resto della sua esperienza. E’ un brano che precede “l’inferno” di polemiche e dicerie che seguiranno questo successo e che la allontaneranno dalla musica per quasi tutti gli anni ’80. Mimì canta “e non finisce mica il cielo anche se manchi tu” ma forse ancora non sa che da lì a poco avrebbe sofferto duramente per la mancanza del suo amore più grande (la musica).

4. ALMENO TU NELL’UNIVERSO (1989)

E’ la Mia Martini che tutti oggi ricordano. E’ la Mia Martini della rinascita e del coraggio. E’ la Mia Martini che rinasce artisticamente al Festival di Sanremo del 1989 al quale approda per la seconda volta in carriera dopo un periodo di sette lunghissimi anni di silenzio obbligato a causa di assurde dicerie messe in giro sul suo conto che la volevano portatrice di sfortuna. La Mimì che sale nuovamente sul palco dell’Ariston per intonare l’intramontabile successo per cui tutti ancora oggi la conoscono, Almeno tu nell’universo, è un’artista che fa del coraggio il proprio scudo. E’ la Mimì del coraggio perchè torna al Festival malgrado tutto, perchè dimostra una maturazione invidiabile e perchè canta una canzone che nessuno aveva mai voluto cantare per la sua estrema modernità. Il capolavoro della Martini fu scritto dal duo di Maurizio Fabrizio e Bruno Lauzi nel 1972 ma non trovò un’interprete disposta a cantarla prima del 1989. Di quel ritorno Mimì dirà negli anni successivi “ho sentito proprio fisicamente questo abbraccio totale di tutto il pubblico: l’ho sentito proprio sulla pelle ed è stato un attimo indimenticabile”.

5. NOTTURNO (1989)

E’ stato l’altro grande capolavoro di Mimì nell’anno 1989: un’atmosfera più che mai intima con il pianoforte unico vero protagonista strumentale con una voce che si preoccupa di non sovrastarlo mai davvero per non rompere la magia delle parole che esordiscono dicendo “c’è tempo domani”. Appena qualche anno dopo canterà della mancanza del tempo testimoniando, ancora una volta, la fugacità della sua essenza ma anche la sua evidentissima maturazione all’insegna di quella “vita mia” di cui Mimì si fa, anche in quest’occasione, attenta portatrice.

6. LA NEVICATA DEL ’56 (1990)

Qualla Mia Martini che torna al Festival di Sanremo nel 1990, all’indomani dal suo glorioso ritorno del ’89, è una donna felice, leggera, finalmente amante della vita che le aveva restituito ciò che per tanti anni le aveva tolto. Anche nell’aspetto Mimì appare giovanile, sollevata, colorata mentre canta un pezzo leggero di quel Califano che aveva incontrato ai suoi esordi. Si parla di favole ed America mentre l’abito svolazza nella sua gonna comunicando quella spensieratezza che Mimì poteva finalmente esprimere intonando anche un avanguardista “na-na, na-na, na-na”. Forse la canzone meno impegnata di quelle che la Martini scelse di portare all’Ariston (escludendo la partecipazione in coppia con la sorella Loredana Bertè).

7. SOS VERSO IL BLU (1990)

  Uno dei brani più intensi musicalmente parlando per il suo arrangiamento così fiabesco nell’apertura ma anche capace di suggerire nel proseguo la continuazione del sogno giovandosi di una voce che si perde nel racconto di un amore totalizzante vissuto tra pianeti ed astri tra cui “ogni notte fai partire un S.O.S. verso il blu”. Registrato nel 1990 non fu mai pubblicato da Mimì e trovò spazio soltanto nel post-morte celebrando una voce già profondamente graffiate nelle sue tinte soul e nelle sue note più basse.

8. COL TEMPO IMPARERO’ (1990)

E’ sicuramente una delle canzoni pubblicate dopo la morte di Mimì ad aver maggiormente incantato e colpito per il suo simbolico messaggio perfettamente adatto alla storia dela sua interprete che la incise nel 1990 tenendola nel cassetto. “Perchè tempo non ce n’è” recita come meglio non potrebbe il testo che quasi prefigura il più grande bene che a Mimì venne a mancare di lì a pochi anni: il tempo.“Col tempo imparerò a non odiare il mondo, col tempo capirò da cosa mi nascondo e mi riscoprirò capace a perdonare chi si è preso il tempo mio, si è preso le carezze di cui ho bisogno anch’io”: è un canto personale ed intimo dove Mia parla e racconta di sé senza filtri o barriere lasciandosi alle spalle un passato difficile che non le ha risparmiato il dolore e guardando ad un futuro in cui “tornerò ad aprire le finestre per respirare ancora l’odore di ginestre e se ci riuscirò allora forse nascerò nei gesti dei bambini, del figlio che non ho, col tempo fra le mani amandomi di più”

9. CU’MME (1991)

E’ stato uno dei pochissimi duetti incisi nella sua carriera discografica da Mia Martini che, comunque, si dimostrò sempre molto disponibile a collaborare con i colleghi nella dimensione live e televisiva (celebri le sue ultime comparse a Papaveri a papere). In questo brano, ancora molto celebre, Mimì si dilettava singolarmente con il diletto napoletano e con la sua forma-canzone assolutamente inimitabile e riconoscibile. Questa collaborazione giovò molto alla sua carriera in un periodo di pausa tra le sue partecipazioni a Sanremo più fortunate.

10. IN UNA NOTTE COSI’ (1992)

Il brano fu portato al pubblico, in realtà, dalla voce di Riccardo Fogli che nel Festival del 1992 la presentò per la prima volta dopo che Mia Martini l’aveva provinata ma le aveva preferito la sua Gli uomini non cambiano. Il brano fu pubblicato soltanto dopo la morte con la raccolta Mimì sarà, edita da Sony nel 2000 a 5 anni dalla scomparsa. L’aurea leggiadra di un arrangiamento quasi fiabesco si contrappone nettamente ad una voce struggente che ripete a non finire “non mi lasciare più” rivolgendosi al proprio romantico interlocutore a cui ricorda che “esiste ancora un amore per questo cammino, in qualche punto del nostro destino”: un credere che, forse, per la Mimì del 1992 era fin troppo appartenente al passato piuttosto che al suo presente così disincantato.

11. GLI UOMINI NON CAMBIANO (1992)

Quella che torna a Sanremo nel 1992 è una Mia Martini profondamente cambiata: la sofferenza le ha scurito la voce e scolpito l’espressione che s’increspa per sottolineare il racconto di cui si fa portatrice. Al Festival arriva per la prima volta da grande favorita della viglia ma, ancora una volta, non riesce a vincere superata in extremis da Luca Barbarossa e la sua “Portami a ballare” come in una beffa. Mimì canta “una sfida che prende alla gola la donna fin da bambina quando s’innamora del padre senza conquistarlo mai. Poi si comincia a sognare un uomo per tutta la vita finendo per scappare con il primo che arriva che, di solito, ti tradisce con una bugia. Gli uomini sono sempre gli stessi, non cambiano mai”. Una delle gemme più preziose del suo repertorio racconta il suo dolore nel modo più vero e autentico possibile: lo fa attraverso una voce graffiata, un’immagine cupa e seriosa, un testo duro che con veemenza recita “gli uomini ti uccidono e con gli amici vanno a ridere di te” raccontando non troppo velatamente un amore non troppo ideale “piansi anch’io la prima volta, stretta in un angolo e sconfitta, lui faceva e non capiva perchè stavo ferma e zitta”.

12. RAPSODIA (1992)

E’ probabilmente una delle canzoni meno note dell’interprete calabrese ma è quella che segnò il suo secondo approdo sulle scene europee. Mimì aveva partecipato all’Eurofestival già nel 1977 inaugurando un fortunato periodo di intensa popolarità estera della sua carriera tant’è che venne notata anche da Charles Aznavour  che la portò con sè all’Olympia di Parigi per una serie di spettacoli in duo. Dopo il periodo di oscurantismo nel 1992 potè nuovamente partecipare all’Eurofestival ottenendo un ottimo 4° posto sula scia del precedente successo sanremese di quell’anno. La canzone gioca su quei ricordi che la Mimì donna ha già abbondantemente lasciato alle spalle e che, infatti, canta dicendo “e quando i vecchi amori si lasciano nei bar diventano canzoni di tanto tempo fa” sottolineando come ella stessa si sentisse totalmente nuova e profondamente maturata nell’esperienza interiore.

13. LA DONNA CANNONE (1993)

Mai incisa veramente e mai donata da De Gregori a Mimì questa canzone fu, però, più volte eseguita live per poi essere inclusa nella tracklist di uno dei suoi album postumi (Semplicemente Mia). In molti hanno per anni creduto che questo celebre brano fosse stato scritto dal cantautore proprio per la voce intensa della Bertè ma è stato, poi, lo stesso De Gregori a smentire ricordando, però, come a Mimì questo brano piacesse particolarmente. A noi, però, piace sognare e pensare come questo capolavoro avrebbe potuto risplendere in modo ancora più intenso se cantato dalla voce più intima e personale che il canto italiano abbia mai avuto.

14. E LA VITA RACCONTA (1994)

Era la canzone pensata per l’ennesimo grande ritorno in scena di Mimì sul palco del Festival di Sanremo: il brano venne, infatti, presentato alle selezioni della kermesse per l’edizione del 1994 ma fu scartato non senza polemiche. Claudia Mori, ammessa alla gara, si offrì di lasciare il proprio posto alla Martini pur contro il regolamento. In realtà era la stata la stessa interprete, che in questo caso cantava suggestivamente “io voglio vivere ora”, a non dimostrarsi pienamente convinta del brano mandando alla commissione un nastro smagnetizzato per facilitare, in qualche modo, la sua esclusione dalla competizione a cui la sua casa discografica voleva farla partecipare.

15. MIMI’ SARA’ (1994)

Per chiudere il suo ultimo album di cover pubblicato in carriera Mia Martini scelse questo brano scritto e interpretato originalmente da Francesco De Gregori nel 1987. Pur se dedicato ed indirizzato ad un’altra persona la canzone sembrava davvero raccontare dell’interprete di Bagnara Calabra che non poté che non riconoscersi nel grido di dolore raccontato nel testo che in 5 minuti ha la forza di raccontare la vita di una donna consumata lentamente dallo scorrere del tempo ma dotata ancora del pensiero che “domani va meglio, vedrai passerà”. Con una voce graffiata e graffiante Mimì canta di una vita fatta di “molti tornanti” e nella quale “ne ho prese e ne ho dato di botte che nemmeno mi fanno più male, nemmeno mi bruciano più”.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

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