Alessandro Casillo: “Ancora qui con una consapevolezza nuova” – INTERVISTA

Tempo di nuova musica per il giovane artista lombardo, a quattro anni di distanza dal disco “#Ale”

Alessandro Casillo

E’ disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire da venerdì 1 giugnoAncora qui”, il nuovo singolo di Alessandro Casillo, cantante classe ’96 lanciato dalla trasmissione “Io canto” e vincitore delle Nuove Proposte nel corso della sessantaduesima edizione del Festival di Sanremo, con il brano “E’ vero (che ci sei)”. A quattro anni di distanza dalla pubblicazione del suo ultimo disco#Ale, torna sulle scene musicali con un brano firmato da Emiliano Bassi, che rispetta per testo e sonorità le sue produzioni passate ma, al tempo stesso, ne sottolinea una positiva evoluzione artistica.

Ciao Alessandro, partiamo da “Ancora qui”, com’è nata e cosa rappresenta per te questa canzone?

«La reputo importantissima, perché rappresenta il mio ritorno e segna il mio essere “Ancora qui” dopo quattro anni di stop. La prima volta che ho ascoltato questa canzone sono rimasto a bocca aperta, perché parla esattamente di me e di quello che ho vissuto in questo ultimo periodo della mia vita, anche se non l’ho scritta io ma Emiliano Bassi, che mi conosce da quando sono bambino ed è a conoscenza di tutto il mio trascorso di questo ultimi anni».

Hai raccontato di aver avuto nel cassetto altri pezzi scritti da te e di aver comunque preferito pubblicare questo come singolo. Una scelta matura e molto consapevole…

«Mi reputo una persona diretta e intuitiva, ho l’umiltà di ammettere quando un brano è più figo anche se non l’ho realizzato io in prima persona. Emiliano è riuscito a cucirmi addosso l’abito giusto, elegante ma al tempo stesso comodo, adatto per questo appuntamento importante con il mio ritorno».

Quali innovazioni ha questo pezzo rispetto ai tuoi precedenti lavori?

«Sicuramente lo reputo molto maturo, a livello musicale richiama un po’ gli anni ’80 anche se con sonorità molto attuali, in più il testo esprime maggiore consapevolezza e mette bene a fuoco chi sono diventato oggi».

C’è tanta consapevolezza in quello che dici, non solo nel brano ma nel tuo ritorno, perché stare fermo quattro anni è un lusso che, oggigiorno, è difficile concedersi. Oltre ad avere la testa sulle spalle, hai intorno sicuramente persone che ti consigliano bene e sanno aspettare i tempi giusti, senza pressioni, soprattutto per chi come te ha cominciato molto presto. Chi è Alessandro oggi?

«Alessandro è un ragazzo cresciuto sotto tutti gli aspetti e in tutte le sfumature della vita. La scelta di stare fermo per diverso tempo e di aspettare il momento giusto, è sicuramente stata coraggiosa, ma al tempo stesso consapevole e per nulla avventata. Avevo bisogno di capire da solo che cosa volevo “fare da grande”, ho preso il diploma e mi sono subito rimboccato le maniche, ho deciso di imparare un mestiere perché ho sentito il bisogno di rendermi indipendente dalla mia famiglia, di non chiedere più i dieci euro per uscire il sabato sera, ma sudarmeli da solo, senza mai abbandonare realmente la musica. Le mie giornate vanno dalla mattina alle cinque, quando mi sveglio per andare in cantiere, alla sera quando finisco di lavorare e vado in studio a divertirmi fino a notte inoltrata. E poche ore dopo si ricomincia, non mi sento santo perché la musica è la mia unica energia».

Alla faccia di chi dice che siete/siamo una generazione di scappati di casa…

«Beh, secondo me bisogna soltanto essere un po’ più umili, capire veramente quali sono i valori importanti e le priorità nella vita. Chi non vorrebbe fare quello che gli piace e svolgere il mestiere dei propri sogni? Guadagnare onestamente facendo ciò che ci fa stare bene, credo sia la cosa più bella del mondo e la massima aspirazione per ognuno di noi. Io mi ritengo già realizzato, perché ho fatto tante cose che molti altri, magari più bravi di me, non hanno potuto fare, perché d’improvviso passa quel famoso treno, ti trovi per caso nelle vicinanze e hai la fortuna di salirci. Onestamente, spero che la buona sorte continui ad accompagnarmi, chissà, non si può mai sapere nella vita, di sicuro ho imparato a viverla molto serenamente, rimanendo ancorato alla realtà e a quelli che sono i meravigliosi aspetti della quotidianità».

Dal punto di vista discografico, in quattro anni è successo davvero di tutto, hai notato dei cambiamenti particolari? Con quale spirito ti affacci al mercato?

«Sinceramente è cambiato parecchio, oggi va tantissimo la trap e trovo ci siano artisti davvero interessanti, come Ghali e Sfera Ebbasta che reputo molto forti. Non so se questa sarà una moda del momento o se in futuro proseguirà a riscuotere gli stessi consensi, sicuramente ha inciso e influenzato molto questo settore. Nel mio piccolo, ho deciso di andare avanti per la mia strada, diciamo pure controcorrente, perché non mi sentirei a mio agio, anche se rispetto e apprezzo altri generi, ma non mi sento né rap né indie, la mia natura è pop. Vorrei piacere per quello che sono senza snaturarmi, anche se un giorno dovesse non andare… pazienza, almeno c’ho provato, tanto un mestiere in tasca ce l’ho e vorrà dire che torno a fare l’idraulico (sorride, ndr)». 

Un certo tipo di onestà che devi anche al tuo pubblico, perché in tutti questi anni ha sempre supportato le tue scelte personali e ha saputo aspettarti. Come ha accolto il tuo ritorno la tua fanbase?

«Assolutamente bene, leggo un sacco di bei commenti sui social e non ti nascondo che sono rimasto molto sorpreso, perché ho ritrovato tutte le persone che c’erano quattro anni fa, anche loro “Ancora qui” a supportarmi. Mi stupisce perchè, oggi come oggi, esce un nuovo artista ogni due settimane, il livello si sta alzando e non era affatto scontato che il pubblico mi aspettasse. Sono molto contento di questo e mi reputo un ragazzo fortunato, perché ho intorno tante belle persone, dalla mia famiglia al mio staff, fino ai miei insostituibili fans». 

Facciamo un brevissimo salto indietro nel tempo, qual è il tuo primo ricordo musicale?

«Sai, all’inizio non cantavo ma suonavo soltanto il pianoforte, mi ricordo che avevo imparato e che mi piaceva molto “Vorrei” di Cesare Cremonini. Un giorno, mentre la provavo alla scuola di musica, il mio Maestro mi suggerì di cantarla durante il saggio di fine anno. Ecco, così è partito tutto, in maniera molto semplice e casuale». 

Poi sono arrivati i concorsi e la partecipazione al talent “Io canto”, qual è il ricordo più bello di quell’esperienza?

«Guarda, di ricordi ne avrei a migliaia, ho avuto l’onore di duettare con tantissimi artisti importanti, ma l’aspetto più bello è stato quello di condividere la mia passione con altri ragazzi della mia età. Tra i miei amici nessuno aveva il sogno di fare il cantante, di conseguenza, vivere questa avventura con altri coetanei affamati come me di musica è stato davvero bellissimo».

La vittoria tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo 2012 possiamo considerarla un po’ la tua consacrazione, che emozioni ti ha trasmesso quel palco?

«Fortissime e irripetibili, non ho mai avuto così tanta strizza in vita mia (ride, ndr), Sanremo è Sanremo, lo dico sempre. Ho vissuto l’esperienza molto ingenuamente, ti giuro che non mi interessava vincere, da una parte avevo la consapevolezza di far parte di una manifestazione prestigiosa e storica per la musica italiana, dall’altra l’ho vissuta davvero come un gioco. La ricordo come una settimana di emozioni pazzesche, al di là del risultato finale». 

A parte la tua famiglia, che sicuramente ha avuto un ruolo centrale nel tuo percorso, c’è un un incontro che reputi fondamentale per la tua carriera?

«Senza ombra di dubbio l’incontro con il mio manager Gabriele Parisi, lo considero il mio guru e gli voglio bene come un secondo padre. Mi ha insegnato tantissime cose che riguardano questo mondo, pensa che ha deciso di lavorare con me subito dopo avermi sentito cantare la prima volta “White Christmas” in un puntata di “Io canto”. A distanza di anni, ci mette sempre la stessa passione e la stessa grinta, non ha mai smesso di credere in me e io in lui».

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti, per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«In generale vorrei trasmettere il mio vissuto, consigliare di essere umili e restare sempre con i piedi per terra, perché nella vita non si arriva mai. Questo è quello che ho appreso sulla mia pelle dalle mie esperienze, c’è sempre qualcosa da imparare ed è fondamentale coltivare le proprie passioni rimanendo noi stessi, circondandosi delle persone giuste, a qualsiasi livello in qualsiasi contesto e circostanza».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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