Almanacco musicale del 29 gennaio

Giorno per giorno, le curiosità, i compleanni dei personaggi più amati e le uscite da non dimenticare

Almanacco musicale del 29 gennaio

1951 – Inizia prima edizione del Festival di Sanremo*
1953 – Nasce a Palermo il cantautore Rino Martinez
1955 – Claudio Villa e Tullio Pane si aggiudicano la vittoria a Sanremo con “Buongiorno tristezza”
1966 – Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti vincono il Festival con “Dio come ti amo”
1972 – Nicola Di Bari lancia la sua “Chitarra suona più piano”
1976 – Nasce a Trento il cantautore Pino Putignani
1989 – “E’ qui la festa” di Jovanotti è tra le canzoni più ascoltate in Italia
1993 – Vasco Rossi debutta in classifica con “Delusa”
2001 – Marco Masini rilascia il disco “Uscita di sicurezza”
2008 – Gli Zero Assoluto pubblicano il singolo “Quello che mi davi tu”
2010 – Gianluca Grignani lancia l’album “Romantico Rock Show”
2011 – Cesare Cremonini Malika Ayane sono tra gli artisti più trasmessi in radio con “Hello”
2013 – Fedez pubblica “Si scrive schiavitù e si legge libertà”**
2014 – Daniele Silvestri incide “Tucca colpa di Freud”
2015 – Ci lascia il cantante Maurizio Arcieri
2015 – “Come in un film” dei Modà e di Emma è nella Top 10 di EarOne
2016 – Marco Mengoni lancia il singolo Parole in circolo

*Il personaggio del giorno: Nunzio Filogamo

Correva il 29 gennaio del 1951, quando al salone delle feste del Casinò di Sanremo, si tenne il primo Festival della canzone italiana. L’evento fu trasmesso in diretta radiofonica, poiché la televisione non era stata ancora inventata, in gara c’erano soltanto tre interpreti: Nilla Pizzi, Achille Togliani ed il Duo Fasano, che proponevano diverse canzoni a testa. L’organizzazione era piuttosto scarna e minimale, con la conduzione affidata allo speaker Nunzio Filogamo, che aprì la serata pronunciando la storica frase: “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate!”

**La canzone del giorno: Si scrive schiavitù e si legge libertà

“…Discorsi sull’umanità ne sento di tutti i tipi
ma non siamo umani, siamo scimmie avvolte in bei vestiti
figli senza valori ma molto bene istruiti
vomitati da un sistema che da tempo ci ha inghiottiti
qui per diventare grande ti serve davvero poco
basta non finire dentro il girone degli invertiti
passare metà del tempo a sputare su chi è diverso
per poi nel tempo libero andare coi travestiti

Ma questa è la mia nazione che pesa sulle mie scelte
gridando rivoluzione ma con le braccia conserte
ora che il beneficio lascia spazio al benestare
capisco quant’è avvilente morire senza lottare
nessun instinto di fuga solo un trascinarsi gli uni sugli altri
dentro una sovrappopolata cisterna

Convinti ormai che il mondo non ci avrebbe mai cambiati
ci sentivamo pronti ma non lo siamo mai stati
ma qua la verità è che si scrive schiavitù ma si legge libertà
scambio segni di pace al ballo degli emarginati
ma è difficile abbracciarsi quando hai i polsi legati
ma qua la verità, è che si scrive schiavitù ma si legge libertà

Non cercare propaganda nei messaggi insoliti
non ho il carisma e l’autostima dei tuoi personaggi scomodi
sono finto quanto te, sono falso quanto te
sono l’ultimo degli stronzi e il primo degli ipocriti

Se Dio ci ha fatto a sua somiglianza non credere nel suo sguardo
perchè è lui che ci ha insegnato a saper piangere a comando
dove c’è sofferenza c’è sempre dietro un guadagno
e se Dio non esistesse, beh, dovrebbero inventarlo

Anche se non siamo realmente dietro le sbarre
questo mondo è una prigione con la cella un po’ più grande
e prendere frasi fatte e ficcarcele dentro un testo
è il modo più inteligente per dire ciò che non penso
e se il mondo ti esclude ti chiudi nel tuo universo
ma nulla ti gira intorno se giri attorno a te stesso.

Convinti ormai che il mondo non ci avrebbe mai cambiati
ci sentivamo pronti ma non lo siamo mai stati
ma qua la verità è che si scrive schiavitù ma si legge libertà
scambio segni di pace al ballo degli emarginati
ma è difficile abbracciarsi quando hai i polsi legati
ma qua la verità è che si scrive schiavitù ma si legge libertà

Mangiare un piatto di polvere condito col sudore,
ma basta un po’ di successo e ne dimentichi il sapore
mio padre aveva ragione, Guccini aveva ragione
a far canzoni non si fanno le rivoluzioni

Convinti ormai che il mondo non ci avrebbe mai cambiati
ci sentivamo pronti ma non lo siamo mai stati
ma qua la verità è che si scrive schiavitù ma si legge libertà
scambio segni di pace al ballo degli emarginati
ma è difficile abbracciarsi quando hai i polsi legati
ma qua la verità è che si scrive schiavitù ma si legge libertà
ma si legge libertà…”

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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