Amara: la consapevolezza del mio essere e del mio vivere in "Pace" - INTERVISTA - Recensiamo Musica

Amara: la consapevolezza del mio essere e del mio vivere in “Pace” – INTERVISTA

Qualche giorno fa ho avuto l’opportunità di raggiungere telefonicamente Erika Mineo, in arte Amara, per realizzare un’intervista in merito al suo ultimo album “Pace” (di cui trovate la recensione), uscito a febbraio 2017 dopo un intenso periodo vissuto nell’essenza del lato autorale della musica di cui si è fatta una delle realizzatrici più interessanti e talentuose negli ultimi tempi. Insieme abbiamo chiacchierato di questo album, del suo modo di vivere, di creare e d’intendere la musica e lo abbiamo fatto con estrema sincerità e profondità, caratteristiche che anche solo dal telefono riesce a trasmettere questa giovane ragazza dotata di un gran talento che sempre più, fortunatamente, sta venendo scoperto dai più. Vi lascio dunque all’intervista che abbiamo realizzato e che potete ascoltare in versione integrale anche cliccando qui:

Partiamo dalle domande più istituzionali e dunque parlare del tuo ultimo disco uscito a febbraio 2017 con il titolo “Pace”. Che cosa ha significato lavorarci e che significato racchiude nel suo complesso?

<<Già chiamare questo disco “Pace” ha un significato in sé: la pace di cui parlo è la pace interiore che in qualche modo mi appartiene ed è, secondo me, il principio morale che dovrebbe riguardare tutti. Pace è l’antagonista di guerra ovviamente ma inteso come pace interiore per l’appunto: se un uomo è in guerra con se stesso è in guerra con il mondo intero; nel momento in cui una persona inizia a fruire di pace dentro sé, tutto quello che è il fuori inizia ad avere una luce diversa. Per me quest’album è un concept di vita: nel momento in cui ho messo insieme questi brani ho capito che c’era un filo conduttore che parte con la gratitudine per ogni cosa che mi è accaduto nella vita, perché tutti siamo il risultato di ciò che ci capita nel nostro percorso siano esse cose belle o cose brutte, per poi passare all’importanza del pianeta e all’amore inteso sia come quello che accende il sorriso che come quello che distrugge. E’ il mio concept di vita, quello che penso io riguardo a tutto ciò che penso sia il senso di esistere>>.

Tornando indietro nel tempo, il tuo esordio discografico era avvenuto nel 2015 con “Donna libera”, l’album che era arrivato dopo il tuo esordio al Festival di Sanremo tra le Nuove Proposte con il brano “Credo”. Che differenza c’è dal tuo punto di vista tra questi due album? Raccontano facce di te diverse oppure sono la stessa faccia che si è soltanto evoluta nel tempo?

<<Come per ogni cosa il vivere e quindi il tempo è la trasformazione. Io dico sempre che la mia libertà mi ha portato a trovare la mia pace. “Donna libera” era un album di 5 anni dai 25 ai 30 e quindi racchiudeva un percorso di vita e dunque un ritratto di una donna in trasformazione; in “Pace” c’è un tempo presente visto che è un album che racchiude il mio ultimo anno e mezzo e dunque l’adesso. C’è dentro la consapevolezza del mio essere e del mio vivere. Credo che la verità sia nascosta nella propria verità e dunque ogni volta che vivo cerco di raccontarmi in musica e questo è quello che ho scoperto in questo tempo presente per cui c’è un’evoluzione sia personale che artistica>>.

Il tuo percorso musicale è partito forse un po’ in sordina ma è in continuo crescendo anche mediaticamente mantenendo, però, sempre il focus sulla tua musica. Com’era Erika da bambina e quando hai capito che la musica avrebbe avuto un posto importante nella tua vita?

<<Penso e credo che dentro ognuno di noi ci sia da subito un codice perché esserci già significa qualcosa: ognuno di noi ha la propria cosiddetta “missione”. Da bambina ero dinamica e curiosa; i miei genitori ero ballerini e quindi vivevo a contatto con l’arte. Poi, all’età di 11 anni, ho capito che volevo fare la cantante perché cantavo sempre con il CantaTu e perché mi visionavo di fare la star. Ho iniziato a studiare canto e da lì ho iniziato a camminare per quello che era il mio fine e quindi a 20 sono andata via di casa iniziando tutta la trafila tra provini ed esperienze. Ad un certo punto ho capito che avevo l’esigenza di raccontarmi in un altro modo e ho iniziato da autodidatta a suonare (non so se si chiama pigrizia ma io tante volte la considero fortuna perché non conoscere ti porta a fare cose istintive che diventano manifestazione della particella unica che c’è dentro ogni artista) per arrivare a comporre con la chitarra e più tardi con il piano. Tutto questo tempo di attesa era soltanto la costruzione di quello che dovevo diventare: oggi sono molto contenta di vedere questo tempo come una costruzione di me dove quello che non andava era soltanto un tempo da lasciar passare. Ancora oggi mi costruisco ogni giorno perché occorre sempre continuare a crescere>>.

Forse in pochi lo ricordano, ma ormai qualche anno fa, hai partecipato ad una delle prime edizioni di Amici…

<<Era ancora la fase del sogno di diventare una star e quindi era un approccio al posto dove volevo stare. Avevo 20 anni, non scrivevo, non avevo un approccio da cantautrice e quindi sono andata nel posto che era più adatto per me. Ricordo quel momento in un modo tenero, mi piace ricordarmi lì perché erano i primi passi ed è bellissimo ricordarmi in quella fase importante del mio percorso di cui ricordo quello che pensavo, che provavo, che credevo d’essere, che sapevo di non voler essere>>.

In molti oggi vedono il talent e la dimensione cantautorale in forte contrapposizione; non so se stai seguendo anche le polemiche degli ultimi giorni che puntualmente si sono ripresentate. Tu pensi di essere riuscita in qualche modo, nel corso della tua evoluzione, a far coesistere queste due facce oppure credi che siano due lati della musica, entrambi validi, ma che non possono stare insieme?

<<Io penso soltanto che al tempo avevo 20 anni e che a quell’età c’è una percezione e una consapevolezza diversa. Credo che quello che sia successo a me è stato di essere riuscita a non cadere troppo vittima di questo giudizio che molte volte sembra troppo aggressivo perché talvolta ci dimentichiamo che dietro l’aspetto artistico ci sono delle persone che vivono dentro di sé cose che non vediamo e che non sappiamo. Facendo riferimento al caso di Elodie che è l’ultimo di cui si è parlato a me dispiace leggere certe cose perché significa che siamo diventati asettici ed insensibili a quello che c’è dentro ad una persona: io vedo una ragazza, un’artista con delle qualità fortissime, che sta cercando soltanto di costruire il suo futuro. Dietro ogni scelta ci saranno notti insonni, dispiaceri, lacrime che non vengono prese in considerazione nel momento in cui si va ad incriminare qualcuno solo perché ha fatto un talent solo perché la polemica è figa oggi. Io credo che quello che stiamo vivendo oggi è un continuo soffermarsi sulla soglia, non si entra mai e si parla per quello che appare ma in realtà dentro ogni situazione ci sono dinamiche, cause e scelte. Dovremmo essere più sensibili perché invece di aiutare una persona a compiere il suo percorso personale e artistico la stiamo mettendo sotto una ghigliottina. Questo è quello che penso riguardo a questo caso ma anche per tanti altri>>.

Torniamo a te in prima persona: Sanremo è stato per te un luogo importante. Lo è stato per il tuo esordio tra le Nuove Proposte del Festival nel 2015 con “Credo”, di cui abbiamo già parlato, e lo è stato anche quest’anno quando ci sei stata sia come ospite con Paolo Vallesi per cantare “Pace” sia come autrice del brano di Fiorella Mannoia. Che cosa rappresenta per te quel palco e quale sensazione ti ha trasmesso in queste tre occasioni? E magari hai già un’idea per tornarci da protagonista già l’anno prossimo?

<<Per me Sanremo ha un valore grande perché quello era un traguardo che io volevo tantissimo e tutti questi anni di attesa (perché ci ho messo tantissimo a farlo e per questo io lo chiamo il mio ring) sono stati il modo per riuscire ad aprire perlomeno le finestre e far entrare un po’ di luce e di aria buona. Tornare a Sanremo è tornare in un posto carico di energia, un’energia che mi nutre e mi fa sorridere, un’energia che mi fa tornare bambina perché io il mio primo Sanremo l’ho vissuto esattamente come una bimba: per me non era una gara ma già essere lì significava aver vinto la mia battaglia contro di me. Credo che Sanremo sia la galleria d’arte musicale più importante e sentirmi far parte di quel contesto è ogni volta come un abbraccio al cuore. Riguardo a me non so dirti se ho già in mente un progetto che comunque sarebbe troppo in là pensando all’anno prossimo: se avrò una canzone, un messaggio da portare perché non tornarci? Lo rifarei molto volentieri>>.

Sei una delle cantautrici più talentuose del momento a detta di molti ma come nasce una tua canzone? C’è un momento in cui ti piace scrivere? Parti prima dalle parole o dalla musica?

<<Quella è una magia. Io dico sempre che chi fa musica, chi crea, lavora con la magia perché si lavora con la frequenza che è una cosa invisibile e che si può sentire solo se si riesce a connetterti. Io amo tantissimo creare di notte perché c’è un’energia più forte e quindi la sento dentro e per di più vivo una realtà molto semplice che agli occhi moderni può apparire come una vita da eremita ma questo mio stare in contatto con un campo vibrazionale che richiede un ascolto emozionale mi aiuta a creare. Ad un certo punto mi metto al pianoforte con uno stato d’animo, cerco di connettermi con la frequenza dell’aria e la cerco sui tasti e quando sento che quell’accordo entra perfettamente in linea con l’aspetto emotivo lì avviene lo start e poi tutto vien da sé>>.

In questi anni ha sviluppato tantissime collaborazioni sia da interprete che da autrice. Hai lavorato con Emma, Elodie, Fiorella Mannoia, Loredana Errore, Paolo Vallesi e Simona Molinari. Che cosa ti insegna una collaborazione? C’è qualcosa che ti rimane dopo aver collaborato con qualcuno di questi artisti?

<<Quando si uniscono due mondi, due dimensioni, due artisti è un po’ come fare l’amore. Sono due corpi che si uniscono e quell’esperienza, quel momento, quell’attimo lascia sicuramente qualcosa perché sono due campi energetici che si fondono, due unicità che diventano un’unica unicità e quello che accade è una cosa molto forte. E’ una contemplazione armonica la collaborazione con altri artisti con le voci che si toccano e si fondono>>.

Venendo a parlare di qualche brano del tuo ultimo album, hai scelto di inserire “C’è tempo”, un brano stupendo di Ivano Fossati. Come mai hai scelto proprio questo tra la miriade di brani che contiene la storia della musica italiana?

<<Perché sono molto coinvolta emotivamente con questo brano: “C’è tempo” in uno dei miei tempi è stato un brano fondamentale e mi ha insegnato a non avere paura del tempo, a sognare le cose che davvero si vogliono e ad avere la pazienza e l’amore di saperle aspettare. In più Fossati mi insegna che scrivere una canzone è davvero un atto di responsabilità: come per me quella canzone è diventato un atto di forza, così le mie canzoni potrebbero fare la stessa cosa per le persone che le ascoltano. Ho voluto mettere quella canzone perché stata veramente un mantra per un periodo della mia vita>>.

Mi ricollego a questa tua ultima affermazione perché ci tengo a fare un commento che è personale e che forse poco interesserà a chi ci leggerà ma credo che “Ritagli”, un brano del tuo ultimo lavoro, possa essere un mantra, come è stato per te “C’è tempo”, per molti altri amanti della musica perché secondo me è davvero un gioiello unico

<<Grazie mille, veramente grazie. Vedi, le canzoni sono quelle colonne sonore di alcuni momenti della vita per questo è una responsabilità reali scrivere canzoni. La cosa bella di quando componi una canzone è pensare che quella persona che l’ascolterà la farà propria creando uno spazio emozionale condiviso: ti fa sentire vicino, ti fa sentire amico, ti fa sentire quasi fratello>>.

Hai scelto di inserire nel tuo album anche “Un altro sole”, uno dei brani che avevi scritto per l’ultimo album di Loredana Errore, “Luce infinita”. Come mai hai scelto proprio questo?

<<Come ti dicevo ci sono quelle canzoni che ti rappresentano in un modo più profondo e siccome il sentire respirare la vota ha un’influenza su di te che è del tutto diversa da quell’influenza che deriva dal sentirla soffocata. Quel momento in cui ho scritto questo brano qualche anno fa è stato un attimo di pace dei sensi che ho vissuto per la quale ho combattuto e che mi ha fatto capire tanti aspetti della relazione che avevo e ho con la vita. L’ho voluta mettere perché è l’inizio di questo percorso che si finalizza con la pace interiore>>.

Se dovessi scegliere un brano della tua carriera da cantautrice da consigliare ad un ascoltatore che non ti conosce quale sceglieresti?

<<In questo momento direi “Grazie”>>.

Se, invece, dovessi scegliere uno di quelli scritti da te per altri interpreti?

<<E’ inevitabile, “Che sia benedetta”. Non riuscirei a dire altro>>.

E se invece dovessi scegliere una canzone della storia della musica italiana scritta e interpretata da altri e che avresti voluto scrivere o interpretare tu per prima (escluso “C’è tempo” di Fossati logicamente)?

<<”Ho conosciuto il dolore” di Roberto Vecchioni>>.

L’intervista è disponibile in formato audio integralmente cliccando qui

Qui è possibile ascoltare “Pace”, l’ultimo album di inediti di Amara

Grazie a “Isola degli Artisti” e all’Ufficio Stampa Reb&Blue Music Relations

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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