Antonella Ruggiero al vetriolo sui talent show: “L’arte sta da un’altra parte”

La cantante dopo essere stata in scena al Parco Dora Live dice la sua sulla musica di oggi

Più volte, negli ultimi anni, Antonella Ruggiero, storica voce fondatrice dei leggendari Matia Bazar e votata alla carriera solista fin dal 1996, ha avuto modo di dire la sua sul mondo dei talent show musicali esprimendo tutta la sua perplessità verso quelle che lei stessa definì “solo scorciatoie”. Questa volta, però, la leggiadra voce di Ti sento e Amore lontanissimo, all’indomani del suo concerto al Parco Dora Live di Torino, non si è risparmiata.

In un’intervista concessa a Nicola Gallino per La Repubblica di domenica 8 luglio 2018 la Ruggiero ha confessato il fatto che “mi è stato chiesto più volte di diventare giudice [in un talent show]. Ma ho sempre rifiutato. Trovarsi davanti a ragazzi che, molto probabilmente, non hanno le caratteristiche per diventare grandi professionisti e mandarli a casa uccidendo i loro sogni non me la sentirei proprio. Il talent è una fabbrica spietata, in cui si prendono giovani ancora in formazione e con una sensibilità che può anche non reggere queste grandi delusioni. E distruggerli mi dispiacerebbe”.

Una riflessione indubbiamente interessante quella proposta dall’interprete delle celeberrime Vacanze romane che, per una volta, pare dare voce al reale ruolo che un giudice chiamato ad assurgere a tale compito dovrebbe avere in uno show musicale del genere: aiutare i più giovani ragazzi a capire la propria strada, a conoscere la propria indole artistica e ad indirizzarla verso le direzioni più fedeli al proprio istinto piuttosto che alla moda. Un compito che spesso viene messe in ombra dalla necessità di popolarità e consenso che gli stessi coach si aspettano da un’occasione mediatica succulenta come quella di una fissa ospitata in show televisivi dal forte impatto sul piano dell’audience del pubblico più giovane.

La Ruggiero ha poi rincarato la dose lanciando un giudizio complessivo sull’operato dei talent show italiani non risparmiando pensanti critiche: “Sono una macchina micidiale che ti costringe allo stress emotivo di cantare davanti ai giudici e al grande pubblico. Offrono una visione offensiva della musica. Attualmente è così, e non so ancora per quanto tempo esisteranno queste logiche. Ma l’arte sta da un’altra parte”.

L’unica vera alternativa rimane, a detta dell’artista, la gavetta quella fatta da “giovani che si mettono insieme su un pulmino e si cercano da soli i luoghi dove potersi esibire. Ci sono in giro per l’Italia rassegne e festival magnifici dove ci si può fermare e maturare le proprie idee di vita vera e non solo di musica. E c’è anche la musica di tradizione popolare, che in radio non passa ma che — specie in certe regioni come Puglia, Calabria e non solo — è frequentatissima dai più giovani”.

La stessa Antonella Ruggiero ricorda, infine, quanto ella stessa debba parte della sua stessa carriera alla ricerca del proprio sentire, della propria arte dentro di sè: “Ho partecipato a grandi festival dove i ragazzi si divertono, si mettono alla prova e trovano la dimensione per far sì che la loro musica possa durare anni, e non il tempo usa-e-getta di un talent”. Una conferma, se vogliamo indiretta, del concetto già espresso da Kahlil Gibran nella sua celebre raccolta intitolata “Il profeta”: “Bellezza è l’eternità che si contempla in uno specchio; e noi siamo l’eternità, e noi siamo lo specchio”. Per trovare la perfezione della propria arte, la massima bellezza della propria espressione non occorre che guardare dentro di noi lasciando a chi non ha sufficiente mezzi e talenti la percorrenza di strade più facili ma più vuote e “brutte”.

Del medesimo parere è anche Maurizio Scandurra, giornalista tra i più rinomati in campo musicale, che sull’argomento talent tanto si è speso (anche nei nostri spazi) continuando ad avvertire come “l’esigenza incivile, anticristiana e del tutto irrispettosa dello sfruttamento psicologico e artistico della figura umana, ancor più grave se specie di giovane età, rivela nella sua essenza la crisi di valori profondi che ha colpito il mondo moderno. L’industrializzazione del talento, la ripetizione automatica di un fatto unico come l’arte nella musica a scopi commerciali denota tutta la viscerale incapacità di un sistema discografico viziato e inquinato da logiche brutali e antiestetiche (complice la crassa ignoranza e la spocchia dilagante degli addetti ai lavori del settore) di saper fare del tempo una risorsa: investire nella ricerca di talenti degni di tal nome, seminare e coltivarne l’animo, il gusto e le attitudini, proprio come i raccolti che danno frutto soltanto dopo il naturale ciclo delle stagioni. Le parole ricche di verità indiscussa dell’inconica, immortale e sempreverde Antonella Ruggiero – artista irraggiungibile, unica, inimitabile per doti canore, sperimentalismo ed esplorazione, estro culturale e profondità spirituale – sono la prova che la Musica che è rimasta nel Mito nulla ha a che vedere con la pochezza delle vocine e dei suoni sterili tanto in voga oggi: rapper, trapper, talent e youtubers in prima linea. Se un artista di classe come Gatto Panceri ha fatto un ottimo disco monumentale di ben 19 brani, dal titolo evocativo ‘Pelle d’oca e lividi’, qualcosa vorrà pur dire, no? Di singoli, di fenomeni e di momenti, cari artisti figli della triste tv, non si vive. Ripartire dalla gavetta, e considerare il mezzo televisivo come punto di arrivo e non di partenza, diventa dunque sempre più un aspetto fondamentale e imprescindibile per restituire dignità e valore alla canzone italiana propriamente detta”.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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