Cristina D’Avena in concerto a Desio – Recensione live

Il racconto di una serata con la regina delle sigle dei cartoni animati

Cristina D'Avena2 giugno 2018, se a Roma si festeggia la Repubblica col nuovo presidente Conte e il nuovi ministri al seguito, a Desio, all’interno degli eventi del Parco Tittoni, c’è una regina di sempre: c’è la regina delle sigle tv Cristina D’Avena. Cristina in questo concerto è accompagnata dai Gem Boy, capitanati da Carlo Sagradini, con loro la D’Avena tira fuori l’anima più rock. Per chi la conosce solo attraverso la televisione, durante i concerti Cristina diventa una vera mattatrice del palcoscenico, andando oltre il ruolo di “fatina” che siamo abituati a vedere in tv.

Il concerto comincia coi musicisti che entrano in scena: Max Vicinelli, alle tastiere; Muscolo, alle chitarre; Andrea Taravelli, al basso; Matteo Monti, alla batteria; Andrea Poltronieri, in aggiunta ai Gem Boy, al sax. Tutti in camice bianco per cominciare con “Il laboratorio di Dexter”, sigla scritta dal grande Franco Fasano e da Alessandra Valeri Manera. Cristina, anche lei in camice bianco, entra in scena: per lei l’applauso più grande, lo spazio all’aperto del parco Tittoni è gremito, tutti pronti per scatenarsi. Il concerto va avanti per due ore a tamburo battente, c’è spazio per le sigle più famose, quelle che la gente si aspetta (se Cristina le dovesse eseguirle tutte, anche solo le più popolari, non basterebbe una settimana sanremese).

Lo spettacolo è un susseguirsi di sketch in cui cui Carletto irrompe nella scena magica creata dalla fata Cristina, allusivo, simpatico, irriverente, lui per farsi perdonare le fa un regalo, ma ecco che scoprono che glielo hanno rubato, c’è la mano di “Occhi di gatto”, e parte la nota sigla. In due ore si riassumono trenta anni (e oltre) di repertorio d’aveniano, immancabili Pollon, Kiss me Licia, Nanà supergirl, non manca la rivisitazione di “Siamo fatti così” che il grande Rocco Tanica ha riarrangiato facendo un mash up con “Quello che le donne non dicono”, scritta in occasione della partecipazione di Cristina a Colorado nella stagione in cui lui era il capo comico. Cambio di scena, Cristina esce, c’è un cambio d’abito «ma come?» – dice Carletto – «ti sei cambiata? Proprio tu che professi che si deve rimanere sempre se stessi e non cambiare mai!» le battute si sprecano, i due vanno a ruota libera, in uno spettacolo ben scritto, si divertono, collaudati, in perfetta sintonia, e fanno divertire il pubblico. Quando partono con le note di “Mila e Shiro”, scritte da Ninni Carucci, il pubblico ha la meglio, Cristina lo coinvolge, come su tutte le altre, per cantare.

Gli arrangiamenti delle scaletta sono nuovi, risentono della veste che hanno assorbito da “Duets”, album subito disco di platino (risultando l’album più venduto, con oltre sessantamila copie, da un’artista donna, nel panorama italiano, nel 2017) in cui Cristina ha duettato con sedici artisti della musica italiana, tra cui spiccano J-Ax, Giusy Ferreri, l’immensa Loredana Bertè, Arisa ed Ermal Meta, con quest’ultimo in una versione stupenda di “Piccoli problemi di cuore”, ed è proprio con questa canzone che si chiude il concerto. Cristina saluta entusiasta il pubblico caloroso, ricorda con orgoglio che lunedì sarà all’Arena di Verona per ritirare il premio del Wind Music Awards 2018, per il successo ottenuto col suo ultimo lavoro musicale. Cristina rimane il più possibile, con la sicurezza del parco col fiato sul collo, per le foto che i tanti fans accorsi all’evento fanno con la loro (nostra) beniamina.

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Antonino Muscaglione

Antonino Muscaglione, nasce a Palermo nel 1976. Da sempre appassionato di disegno, attento a dettagli, per altri, non rilevanti. "Less is more", avrebbe scoperto in seguito, diceva Mies Van Der Rohe. Consegue la Laurea in Architettura nella Facoltà d'Architettura della sua città. Vive in Lombardia, si divide fra progettazione architettonica e insegnamento. Denominatore comune delle sue attività è la musica, da sempre presente nella sua vita. Non può progettare senza ascoltare musica; non può insegnare senza usare la musica come strumento di aggregazione.

Antonino Muscaglione

Antonino Muscaglione, nasce a Palermo nel 1976. Da sempre appassionato di disegno, attento a dettagli, per altri, non rilevanti. "Less is more", avrebbe scoperto in seguito, diceva Mies Van Der Rohe. Consegue la Laurea in Architettura nella Facoltà d'Architettura della sua città. Vive in Lombardia, si divide fra progettazione architettonica e insegnamento. Denominatore comune delle sue attività è la musica, da sempre presente nella sua vita. Non può progettare senza ascoltare musica; non può insegnare senza usare la musica come strumento di aggregazione.

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