Cristina D’Avena: “Svolta pop? Lo sono sempre stata!” - INTERVISTA

Cristina D’Avena: “Svolta pop? Lo sono sempre stata!” – INTERVISTA

Una carriera vissuta sotto il segno dei cartoon e di un successo che abbraccia intere generazioni.

Non ha bisogno di presentazioni Cristina D’Avena, colei che ha accompagnato l’infanzia di numerosi ragazzi, cresciuti e svezzati sulle note dei “Puffi”, “Pollon”, “Kiss me Licia”, “Memole, dolce Memole”, “E’ quasi magia Johnny”, “Mila e Shiro due cuori nella pallavolo” e le altre tantissime sigle che l’hanno resa l’idolo per diverse generazioni. Complici questi brani senza tempo, che toccano le corde dell’anima e scavano nei ricordi di tantissimi giovani che la seguono assiduamente sui social e riempiono le piazze nei numerosi appuntamenti dal vivo in giro per la Penisola. Dopo il successo del singolo “L’estate migliore che c’è”, preludio di una nuova primavera artistica e di diversi progetti in cantiere, abbiamo incontrato la regina delle sigle televisive, che ci ha parlato di questo suo fortunato momento professionale. La semplicità, sia delle sue canzoni che della sua persona, è la vera chiave del suo successo, destinato a non svanire mai.

Ciao Cristina, proprio quest’anno festeggi trentacinque anni di carriera, qual è il tuo personale bilancio?

«Che ti devo dire? Un bilancio bellissimo, sono strafelice. La mia è una vita professionale sempre ricca di emozioni, piana di voglia di fare, di adrenalina ma anche di esperienza, perché ho iniziato la mia gavetta da giovanissima con le sigle dei cartoni animati, poi sono passata alla televisione, sono stata la Licia nell’omonima fortunata serie e ho condotto diversi bei programmi. Devo dire che non posso assolutamente lamentarmi, la mia è una carriera bellissima che auguro davvero a tutti. La cosa più bella è ricevere costantemente l’affetto e il calore dal pubblico, mi sento molto amata dalle persone, l’amore non si compra e vale molto di più di qualsiasi altro riconoscimento lasciato sul comodino a prendere polvere».

La parola pop deriva da popular e, in tal senso, cosa c’è di più popolare delle sigle dei cartoni animati?

«La sigle non sono popolari, sono popolarissime! Per i bambini di ieri, per i bambini di oggi, per me, per te, perché in ognuno di noi c’è sempre una parte della nostra infanzia, basta solo tirarla fuori ogni tanto e questo non può che farci bene, sopratutto in questo preoccupante periodo storico che stiamo vivendo. Le canzoni dei cartoni animati non tramontano mai, perché non sono legate ad un decennio particolare o ad una moda, ma ad una fase bellissima della nostra vita, che non passa e che ci portiamo dietro nel corso degli anni».

A chi vocifera di una tua imminente svolta pop, cosa rispondi?

«Che la mia musica l’ho sempre considerata tale, anche all’inizio quando era stata accolta da alcuni con un po’ di diffidenza. Quello che posso dirti è che ci sono tantissimi progetti che bollono in pentola, ma anche molte chiacchiere e cose che si dicono in giro, quindi, non chiedermi nulla a riguardo perché tanto non posso spoilerarti niente…! Ti anticipo solo che ci stiamo preparando per un progetto molto particolare, di cui vado fiera, ma non la definirei una svolta pop… perché lo sono sempre stata!». 

Giusto, ricordiamolo e rivendichiamolo con orgoglio. Quindi, un concetto definitivamente sdoganato?

«Ma credo proprio di si. Per farti un esempio, quest’estate mi sono esibita con un medley di alcuni dei miei successi al Wind Summer Festival, ti garantisco che cantavano tutti! Ma non solo l’immenso pubblico in Piazza del Popolo, anche i miei colleghi dietro le quinte! Da J-Ax ad Annalisa, fino ai giovanissimi Benji e Fede. Questo mi fa capire ancora di più quanto la musica dei cartoni animati non sia solo popolare, ma abbracci veramente un pubblico vastissimo e tante diverse generazioni. Mi fa sempre molto piacere, perché quelle canzoni le conoscono davvero tutti e riscoprirlo ogni volta è per me fantastico».

E ne ricevi riscontro ogni qualvolta sali su un palco, il pubblico ti acclama, si emoziona cantando e viaggiando nel tempo con te. Quanto conta per un artista la dimensione live?

«Beh, tantissimo. Personalmente mi emoziono sempre molto, perché vedo davanti ai miei occhi ragazzi che si commuovono a loro volta e questo è il vero spettacolo, non il mio. Ho la fortuna di avere un pubblico che mi trasmette continuamente tutto il suo amore, nonostante le varie età, perché ai miei concerti vengono indistintamente sia adulti che ragazzi, oltre che bambini. Sia nelle tappe che faccio da sola che in quelle in compagnia dei Gem Boy, c’è sempre molta energia e tanto divertimento, poi vabbè, adoro il contatto con la gente che da anni mi segue e mi vuole bene».

Per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Gioia, felicità, amore infinito e tanta voglia di stare insieme”.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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