Estate 2018, Bollettino musicologico dei tormentoni – PARTE 5

Viaggio sola andata nel mondo delle canzoni che fanno da colonna sonora di questa stagione estiva

Dopo aver inaugurato questo nuovo appuntamento settimanale parlandovi degli ultimi singoli di Baby K, Takagi & Ketra con Giusy Ferreri e Sean Kingston, J-Ax e Fedez, Fred De Palma con Ana Mena, Benji e Fede, Shade, Thegiornalisti, Boomdabash con Loredana Bertè, Laura Pausini, Luca Carboni, Dolcenera, Elodie con Michele Bravi e Guè Pequeno, Lo Stato Sociale, Annalisa, Cesare Cremonini, Francesca Michielin, Valerio Scanu e altri ancora, ben ritrovati con il nostro consueto bollettino musicologico dei potenziali tormentoni dell’estate 2018, ossia le proposte musicali più fresche che ci terranno compagnia nei prossimi afosissimi mesi.

In questa quinta “puntata” parleremo di Io mi innamoro ancora di Ermal Meta, “Ti ricordi di me?” di Alessio Bernabei, Risparmio un sogno di Bianca Atzei, Mi parli piano di Emma, Chiedere scusa di Anna TatangeloSuper Martina di Lorenzo Fragola e GazzelleSemplifica di Virginio,  2 minuti di calma di Edwyn Roberts, Non te ne vai mai di Thomas e Roof garden di Biondo. Armiamoci di cuffiette, crema solare e partiamo direzione spiaggia, canticchiando “tutti al mare tutti al mare a mostrar…” continuate voi.

Ermal Meta – Io mi innamoro ancora

Come si fa a non voler bene ad Ermal Meta? Ascoltare un inciso che decanta l’amore verso la vita e le persone in generale, persino nei confronti di un’automobile o di una casa senza il mare, oggigiorno è un dolce amarcord di una bella poetica che, di fatto, dovrebbe essere alla base di canzoni leggere ed estive. Messaggi positivi, dunque, altro che festicciole passate a sbocciare nel privè di un roof garden (di cui vi parleremo più tardi, se arriverete indenni alla fine di questo articolo), a dimostrazione che la musica, quando vuole, sa dare ancora spazio ai valori. Un brano che arriva come “un’operazione simpatia” per sfatare l’idea di cantautore tenebroso che si è insidiata nell’immaginario collettivo, non me ne vorranno gli amici lupi ma, di tanto in tanto, è bello mostrare il sorriso migliore che abbiamo, anche attraverso la musica. Ergo: volemose tutti più bene.

Alessio Bernabei – Ti ricordi di me?

Bernabei senza ciuffo è come l’amatriciana senza guanciale, dal punto di vista gastronomico una vera schifezza ma, musicalmente parlando, una bella sorpresa per i nostri padiglioni auricolari. “Ti ricordi di me?” suona dal primo ascolto come il brano della vita di Alessio, che ha ritrovato la retta via e il giusto sound per valorizzare al meglio la sua vocalità. Un ritorno spuuumeeeggianteee, per dirla alla Jim Carrey in “The Mask”, frutto di un prolifico anno sabbatico arrivato dopo un’insindacabile sovraesposizione dovuta al triennio sanremese. La pausa gli è servita per meditare, sperimentare e suonare, trovando anche il tempo per andare dal barbiere. Insomma, si è reinventato pur restando se stesso, standing ovation per il vecchio caro Jack.

Bianca Atzei – Risparmio un sogno

Prendete Bianca Atzei (fatto?), toglietele da dosso il tocco di Kekko dei Modà e fatele cantare una canzone di un artista diverso (fatto??), magari uno dei cantautori più interessanti tra le nuove leve, che ne so, ad esempio Ultimo, sì lui potrebbe andare (fatto???). Il risultato sarà piacevole come una fresca fetta di anguria sulla spiaggia, anche se il brano richiama poco l’estate ma, si sà, il periodo di uscita di un pezzo non determina la sua bellezza. Dopo aver ipnotizzato le radio con il bit elettronico di “Abbracciami perdonami gli sbagli”, l’artista riabbraccia la melodia e ci limona duro, ma con trasporto e sentimento. “Risparmio un sogno” commuove e regala emozioni, al punto da chiedersi come mai non sia stata pensata per il Festival di Sanremo, piuttosto che finire a fare da colonna sonora al filmino delle vacanze di Santorini.

Emma – Mi parli piano

Altro brano che con l’estate c’azzecca poco ma che rimarrà anche dopo il mese di settembre, superando sia la prova costume che la prova panettone. Per il periodo, forse, andava meglio “Effetto domino” ma in questo suo ultimo progetto, Emma non ha seguito alcuna logica discografica, se non il proprio cuore. “Mi parli piano” piace perché è autentica, dall’animo onesto e melodico, una canzone che arriva come una manna dal cielo in un’epoca dove cantare di pene d’amore sembra essere fuori moda, come se i sentimenti con il tempo siano mutati con la stessa frequenza con cui subiamo aggiornamenti sui nostri smartphone. Il tema dell’incomunicabilità trattato con i guanti, da due solide realtà autorali che corrispondono ai nomi di Roberto Casalino e Davide Simonetta, cantato magistralmente dalla grintosa interprete salentina.

Anna Tatangelo – Chiedere scusa

Dismessi i panni di Lady Tata, la Tatangelo torna ad essere Anna, l’ex “ragazza di periferia” che ha imparato troppo in fretta ad “essere una donna”. Nella vita c’è un tempo per tutto, anche per rinascere e reinventarsi, in tal senso, “Chiedere scusa” fa capolino anticipando la seconda stagione della carriera dell’interprete di Sora che, si spera, sia più florida della prima e che abbia finalmente finito di scontare tutti i peccati commessi nelle sue vite precedenti. Un brano uptempo dalle venature elettropop che si apre in un inciso melodico, che rievoca i suoi maggiori successi e tira fuori una certa stabilità personale, sinonimo di una piena maturità professionale. Dopo la tempesta arriva sempre il sole.

Lorenzo Fragola e Gazzelle – Super Martina

Nell’epocale esodo di artisti che passano dall’indie al pop, a volte, capita di assistere al tragitto contrario, definiamola pure un’inconsueta transumanza ma, dopo Francesca Michielin, anche Lorenzo Fragola si è convertito a nuove sonorità, ad uno stile musicale più underground e sempre meno commerciale. Per farlo ha coinvolto Flavio Pardini, alias Gazzelle, interessante realtà indipendente che regala un sapore più street al pezzo. Nel complesso, “Super Martina” riporta il vincitore di X Factor 8 con prepotenza nelle radio, attraverso una canzone che, potenzialmente, rappresenta un giusto compromesso tra l’inedito sound di “Bengala” e le sue precedenti scanzonate produzioni, da “L’esercito del selfie” ai ray-ban, la vodka e l’odore del mare di “#Fuoricèilsole”.

Virginio – Semplifica

Ritorno denso di sorprese per Virginio, che sceglie in “Semplifica” il giusto cocktail di sonorità e parole per il suo personale aperitivo estivo, che anticipa l’uscita della sua prossima fatica discografica. Un pezzo di quelli che non ti aspetti, in grado di rimanere in testa già dal primo ascolto, con un messaggio contagioso e più che mai condivisibile. Quando la vita si complica? Semplifica. Una grande verità che sa poco di slogan e più di vita vissuta. Bello l’incastro tra strofe e inciso, riuscito e funzionale l’arrangiamento che si poggia su un’interessante struttura acustica, azzeccato il contrasto tra suond leggero e testo profondo, nell’insieme rasenta un tuffo nel mare della consapevolezza.

Edwyn Roberts – 2 minuti di calma

Riprende un discorso musicale interessante Edwyn Roberts, iniziato agli esordi da Tiziano Ferro e poi abbandonato per strada. “2 minuti di calma” è un pezzo dal forte animo rhythm and blues, non convenzionale, che si discosta volutamente da tutto ciò che ruota attualmente in orbita discografica, risultando un giusto compromesso tra ricerca personale e avanguardia. Dopo essersi dedicato alla sua prolifica attività di autore, l’artista italo-argentino riprende in mano il proprio tempo e, con estrema determinazione, sviscera nel profondo la nostra quotidianità, intesa come un mosaico di piccole e semplici cose. Un brano che ridona centralità al messaggio e al significato delle parole, ci piace.

Thomas – Non te ne vai mai

Nonostante la sua giovanissima età, Thomas ha già dimostrato tanto e continua ad indovinare la scelta dei singoli. La sicurezza della sua vocalità si fonde con un ritmo coinvolgente, che gioca con la dance e profuma di naturalezza, ciò che canta è sempre molto spontaneo e nulla è studiato a tavolino. Un mondo sonoro che richiama chiaramente Michael Jackson, suo mito assoluto, senza storpiarlo né scimmiottandolo troppo, bensì omaggiandolo come solo gli artisti dotati di grande sensibilità sanno fare. “Non te ne vai mai” si incastra alla perfezione con quanto già recentemente proposto, nobilitando la nuova generazione di artisti e spingendoci a tornare ad avere fiducia nella musica del futuro.

Biondo – Roof garden

Sarebbe interessante chiedere ai trapper del momento, tra tutti Sfera Ebbasta, cosa pensano della musica di Biondo, ma sinceramente avrei paura della risposta al punto che preferisco restare con il dubbio per il resto della mia vita. La canzone in sé non è malvagia, perché richiama in qualche modo i ritornelli semplici e piuttosto basic dei brani della nostra infanzia (citofonare Zecchino d’oro), il problema è che i brani non si possono discostare troppo dal personaggio che, a furor di popolo, non spicca per simpatia, piuttosto è noto per una certa strafottenza. Se nemmeno uno come Battisti ha mai definito le sue canzoni dei “viaggi”, non vedo chi sia lui per poterlo fare. La sua mission è quella di cavalcare l’onda di un fenomeno musicale in crescita, rendendolo ancora più commerciale di quanto già non sia e, di conseguenza, snaturandolo e creando un filone completamente a parte, che potremmo definire “baby trap”. Si perché la metrica è molto elementare, per carità orecchiabile, ma spicciola e a tratti blanda, per non parlare del testo da osteria numero uno, paraponziponzipò. “Roof garden” è l’esempio lampante di una canzone priva di contenuti di senso compiuto, che ostenta feste sfarzose e pomposi backstage, senza lanciare alcun messaggio se non un esempio totalmente negativo di uno stile di vita abbastanza discutibile. Biondo dovrebbe sporcarsi un po’ più le mani, “andando a lavorare” come direbbe qualcuno, ma anche e soprattutto dal punto di vista della scrittura. Tra un “viaggio” e l’altro dovrebbe fermarsi, raccogliere bene le idee e lasciarsi ispirare dalla bellezza delle cose semplici della vita, qualcuno gli spieghi che Roma è bella anche se vista da qualsiasi altra angolazione, non soltanto da un lussuosissimo attico, che c’è tanta arte in giro e che le sue produzioni non fanno parte di questa categoria, in confronto “Barbie girl” degli Aqua è un capolavoro totale. E’ ora di smettere di autotunnare e cominciare a cantare. Yayaya yè.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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