Gatto Panceri: Tutto il mio orgoglio di aver fatto un disco vero – INTERVISTA

Intervista al cantautore che ci racconta il suo Pelle d’oca e lividi

E’ uscito da appena qualche mese Pelle d’oca e lividi, il nuovo attesissimo e sudato album d’inediti di Gatto Panceri, uno di quei dischi che con sè porta la voglia di fare musica davvero, di tornare a dire qualcosa, di investire nell’arte tutti se stessi senza remore o mezze misure. Per farcelo assaporare appieno ho contattato il cantautore lombardo che, in riva al lago, così si racconta:

Allora caro Gatto, io partirei subito da ‘Pelle d’oca e lividi’, un album che contiene tante canzoni e che quindi porta con sè tante cose da dire ed il bisogno di essere raccontato

<<Hai assolutamente ragione e questa tua affermazione è il più grande complimento che mi si possa fare riguardo a questo album, un progetto che ho costruito in ben 4 anni durante i quali ho voluto fare un un disco che meritasse tale nome. Oggi si tende a pubblicare una serie di singoli, raccolti, poi, in una raccolta che non può essere definita album. Io, invece, ho fortemente voluto fare un album vero, un disco che ha tutte le canzoni al posto giusto: quella che fa pensare, quella che solleva l’animo, quella sperimentale… La soddisfazione è la consapevolezza di aver fatto un album che scorre, che nonostante 19 pezzi totali non stanca e che, anzi, riesce a raccontare qualcosa come si faceva un tempo. Sono orgoglioso di questa cosa perchè a me piace ascoltare un disco, un viaggio che duri almeno un’ora che può essere di quelli di qualche anno fa come quelli più moderni di Adele, Ed Sheeran o dei Coldplay>>.

E’ un disco che, dal punto di vista editoriale, ha un’importante collaborazione con l’etichetta di Roby Fachinetti, la Hit Rainbow. Questo connubio come è nato?

<<Una volta finito l’album ho sentito tante diverse idee di case discografiche che avrebbero potuto essere interessati al mio progetto e quella di Roby mi è sembrata l’etichetta più affine a me. Facchinetti è stato, da musicista, quello che più ha apprezzato il modo in cui ho realizzato l’album, altrove mi hanno spesso detto che non valeva la pena aver investito in un progetto tutti i soldi che c’ho speso io. Una sorta di ammissione di colpa, di atteggiamento remissivio di fronte all’evidenza che oggi la musica non vendendosi più non può permettersi grandi investimenti che, però, sono assolutamente necessari per la qualità. In Facchinetti ho trovato un discografico che ha ancora passione e per questo gli ho dato fiducia>>.

Come giustamente sottolineavi poco fa nell’album convivono due diverse anime: quella più tradizionale e quella in cui ti permetti di sperimentare. Quanto è importante, secondo te, per un’artista come te con una certa storia alle spalle riuscire a trovare degli spazi per ricercare delle nuove soluzioni musicali?

<<Quando si è produttore di se stessi questi spazi si vengono a creare naturalmente. Fossi stato in una discografica più oppressiva credo che alcuni brani non me li avrebbe fatti incidere come, ad esempio, Questo è il problema, registrata solo con i suoni del telefono, o S.T.R.O.N.Z.O., un gioco ironico per raccontare il rapporto uomo-donna, o ancora Avere o non avere, di appena 49 secondi. Essermi messo in proprio è per me il primo passo per poter fare qualcosa di libero ed è una cosa assolutamente importante vista la mancanza di un riferimento musicale preciso che imponga uno stile univoco. Il coraggio in musica ha sempre pagato ed oggi, secondo, me la gente sta tornando a sentire la necessità di questo coraggio, della volontà di uscire fuori dalle mode del “finto commerciale”>>.

Personalmente nella mia recensione dell’album (disponibile qui) ho individuato i 4 titoli che, secondo me ed il mio gusto, meglio raccontano il Gatto Panceri di oggi e questi sono “Pelle d’oca e lividi”, “Ero polvere”, “1 Euro in un bicchiere” e “Il giorno che la musica finì”. Immagino che, da parte tua, sia più complicato dare una risposta ma c’è qualche pezzo che tu stesso preferisci?

<<Escludendo “Il giorno che la musica finì”, che è un brano un po’ anacronistico dal punto di vista commerciale, gli altri tre brani che hai citato sono stati, nel caso di “Pelle d’oca e lividi”, o saranno, per gli altri due pezzi, sicuramente dei singoli. Sono un po’ questi anche i miei gusti a cui aggiungerei il rock-progressive di “Io ho”“Sublime”, un pezzo d’amore con un testo totalmente fuorviante. “Ero polvere” è secondo me la canzone più bella di questo disco>>.

Volevo dedicare due parole anche a “Il giorno che la musica finì”, il brano che conclude l’album con un messaggio particolarmente forte rispetto ad una musica piuttosto in sofferenza

<<Si, certo. Un determinato tipo di musica oggi è alla gogna anche se la canzone, in realtà, non parla obbligatoriamente della situazione discografica attuale rispetto al non vendere più dischi, fatto secondo me dovuto all’evidenza che negli ultimi anni sono stati creati dei prodotti che è giusto non comprare. “Il giorno che la musica finì” racconta un sogno che io feci immaginando un mondo senza musica, senza suoni: un vero incubo. Da qui la canzone non vuole riflettere tanto sulla crisi della musica ma sull’indispensabilità delle canzoni, delle melodie, dei rumori. Vorrei che chi ascolta il brano tornasse a dare importanza e rispetto alla musica, quella cosa che, da quando la si fa di così bassa lega, ha perso tutto ciò>>.

Riallacciandomi allo spunto che davi poco fa volevo riflettere con te su di un dato secondo me interessante: sono fermamente convito che se oggi la musica non si vende più non è dovuto ad internet o alla crisi economica bensì al prodotto scarso e qualitativamente insufficiente che si offre al pubblico. E’ impensabile giustificare il calo di più del 60% delle vendite per tutti i grandi artisti degli anni ’90 e 2000 solo ed esclusivamente con l’avvento di Spotify (piattaforma che non ha affatto assorbito il vecchio mercato altrimenti i numeri totali in sostanza non sarebbero calati).

<<Certo, sono totalmente d’accordo con te! Alla musica d’oggi manca il valore che faceva desiderare all’acquirente l’oggetto “disco”. Molte canzoni di oggi sono anche carine da sentire in radio ma non riescono a scucire dalla tasca del pubblico qualche euro che, per esempio, quando uscì “The wall” 60 milioni di persone in tutto il mondo non si fecero problemi a sborsare. Non è solo un problema commerciale ma bisogna tornare a creare qualcosa con un valore>>.

Dall’ultima volta che ci siamo sentiti (qui la nostra precedente intervista) c’è stata di mezzo la grande parentesi sanremese dove hai pubblicamente dichiarato di aver presentato un brano e di essere stato escluso all’ultimo momento con delle dinamiche non proprio limpide…

<<Si, il brano era proprio “Pelle d’oca e lividi”, una canzone che Baglioni voleva assolutamente a Sanremo. Sono accadute, però, dei meccanismi non artistici che, come sempre, impongono di assegnare dei posti del cast agli artisti delle major discografiche che, facilmente, s’impongono sulle più piccole etichette. Ho voluto sottolineare quanto è successo che poi era stato peggiorato anche da degli altri episodi sgradevoli per i quali, fortunatamente, ho ricevuto le scuse dei diretti interessati. Non ho sollevato la polemica perchè non ho accettato l’esclusione ma per il modo in cui è avvenuto. Sono il primo a riconoscere che quando ero in Universal ho fatto tre Festival di Sanremo senza gran fatica ma bisognerebbe dare più spazio ed opportunità alle piccole etichette d’oggi che fanno un lavoro immenso>>.

Guardando al futuro hai intenzione di ritentare per il 2019?

<<Teoricamente ora dovrei dedicarmi esclusivamente alla promozione di questo disco e non incidere alcuna nuova canzone. E’ chiaro che se a settembre mi dovesse arrivare un interessamento dalla commissione del Festival tornerei immediatamente in studio a fare il mio lavoro: scrivere canzoni. Non voglio sputare nel piatto dove ho abbondantemente mangiato perchè a Sanremo ci sono stato 3 volte come cantante e ben 8 volte come autore. La polemica dello scorso anno sono stato contento di averla fatta ma ora si è tutto chiarito e torno a mettermi a disposizione del Festival>>.

A proposito di Sanremo 2019 non so se hai avuto modo di farti un’idea sulle grandi novità che Claudio Baglioni sta mettendo in atto a partire dalla storica sezione delle Nuove Proposte da cui, per altro, è partita anche la tua carriera

<<Si, ne ho sentito parlare e solitamente giudico le cose dando sempre una possibilità di successo alle novità. Visto e considerato che le Nuove Proposte negli ultimi anni di Sanremo, eccetto rarissimi casi, è stato ben poco utile a chi ha partecipato vedo positivamente, al momento, questo tentativo di Claudio. Certo è che se questa “riforma” dovesse fallire il messaggio che arriverà ai nuovi giovani musicisti italiani sarà: ora esistono solo i talent. E qui mi vengono i brividi per tutta una serie di motivi dato che vanno sommariamente ad escludere autori e cantautori in favore delle belle voci>>.

A proposito dell’aspetto autorale so che hai aperto una tua etichetta di edizioni, la “Vivo per lei”. Stai lavorando anche da quel punto di vista per tornare a scrivere anche per altri interpreti oppure, al momento, sei totalmente concentrato su questo disco?

<<Credo che fino a Natale sarò sicuramente dedicato a questo album e alla promozione ma già dai primi mesi del 2019 mi dedicherò a scrivere dei brani in prima persona come autore e a cercare nuove promettenti penne autorali con cui creare una “banca di canzoni” creata da coloro i quali non hanno la velleità di cantare ma amano scrivere. Questo mio progetto vuole andare a porre un rimedio alla colpa della discografia degli ultimi anni: scovare troppe belle voci senza avere le giuste canzoni condannando tanti di questi giovani ragazzi a sparire perchè non hanno i brani giusti. Mi piacerebbe ricoprire il ruolo di editore di questi nuovi talenti dell’autorato, tornare a proteggere gli autori, curare la regia di questi professionisti fondamentali per la musica. Naturalmente, poi, l’idea di una sorta di talent show per autori rimane un’idea in me costante ma, figuriamoci, in TV non conto niente (ride)>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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