Gemitaiz maturo e vero in “Davide” – RECENSIONE

Abbiamo ascoltato e recensito l’ultimo lavoro del rapper che ha esordito al primo posto degli album più venduti d’Italia

Gemitaiz torna sulle scene con Davide, l’album uscito lo scorso 20 aprile a due anni di distanza dall’ultimo (fortunato) lavoro di inediti intitolato Nonostante tutto, sempre pubblicato per l’etichetta Tanta Roba Label / Universal Music.

L’album, che ha debuttato (e resistito) al primo posto della classifica Fimi dei dischi più venduti in Italia, rappresenta forse il lavoro più eterogeneo e maturo del rapper romano che non si discosta in maniera clamorosa dal solito filone a cui ci ha abituato nel tempo ma ha il grande merito di suonare fresco senza però dover per forza cavalcare i suoni del momento.

Il disco parte forte con Paradise Lost, una intro che ben presenta e da l’idea di ciò che arriverà dopo viaggiando tra brani più leggeri e scanzonati, in cui però non manca la solita attenzione per la tecnica (Un giro con noi, Alaska e Chiamate perse), e veri e propri flussi di coscienza (Diverso e l’ottima Lo sai che ci penso su tutte), che riportano inevitabilmente al Gemitaiz “preso male” dei primi mixtape, quasi a voler ricordare che nemmeno i soldi o il successo possono realmente cancellare le paranoie di  un uomo. I picchi più alti sono raggiunti con la già conosciuta Fuori (seguita nella tracklist dagli altri due singoli apripista del progetto), che concilia un gran bel testo ad un flow che scivola e si adatta perfettamente sul tappeto musicale cucito su misura da Mixer T, e la title track Davide, che si candita a diventare futuro singolo e certo successo anche grazie al ritornello super orecchiabile firmato dall’amico e collega Coez.

Gli ospiti del disco portano freschezza e diversità: se Guè Pequeno (in Tanta Roba Anthem) e Madman (in Holy Grail) non realizzano nulla di clamoroso rispetto a quello che hanno prodotto in passato pur rimanendo su ottimi livelli, e Achille Lauronella martellante Neanu Reeves, continua sull’onda samba-trap che ha contraddistinto i suoi ultimi lavori portando anche Gemitaiz su questo genere, stupisce in positivo il lavoro di Priestess in Alaska mentre si conferma in ottima forma Fabri Fibra in Pezzo trap, brano che fa satira sull’ultimo genere che sta spopolando attualmente in Italia, ma che resta lontano dai canoni di Gemitaiz: “ho scritto un pezzo trap / anche se non so come si fa”.

La parte musicale rappresenta un altro punto di forza presentandosi, forse, come mai così curata e adatta ai vari mood che troviamo nel disco nell’intera carriera dell’artista: non ci sono brani che suonano simili tra loro pur essendoci tematiche che si ripetono e intercorrono in maniera ciclica e mai pesante per tutta la durata dell’album che si chiude con la lenta ma incisiva Buonanotte.

Alla fine dei conti Davide sembra il titolo più giusto che si potesse dare al disco, un disco con un Gemitaiz che è esattamente quello che sa fare, nulla di più e nulla di meno, senza inventarsi o reinventarsi in vesti che probabilmente non gli appartengono ma rimanendo coerente senza suonare vecchio o risentito. Non ci si annoia perchè la varietà c’è ma non c’è nemmeno il rischio di un disco leggerlo e senza contenuti. Non mancano le tanto amate canne ma nemmeno le lunghe riflessioni personali di un rapper arrivato a trent’anni all’apice del successo senza essersi realmente mai omologato al mainstream come fatto, invece, da parecchi colleghi. Riuscirà ad imporsi sul mercato e superare il successo dell’ultimo album? Questo solo il tempo potrà dirlo, quello che è certo che stavolta Gemitaiz lascia una grossa parte di sé e probabilmente un disco che verrà visto come un importante crocevia della sua carriera artistica.

MIGLIORI TRACCE: Fuori, Davide

VOTO COMPLESSIVO: 7,5/10

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Francesco Cavalli

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