Giorgia, da "E poi" a "Scelgo ancora te"

Giorgia, da “E poi” a “Scelgo ancora te”

Il racconto di un fan di una carriera di successi

L’anno prossimo la musica italiana festeggerà il venticinquennale di carriera di una delle sue maggiori stelle, la romana Giorgia (al secolo, Giorgia Todrani). Cantante dalle doti eccelse, è stata finora la prima voce italiana – a cui ha fatto seguito solo Ornella Vanoni – a duettare con “Sua Maestà” Mina Mazzini. Figlia d’arte, è cresciuta tra il soul e il blues americano: suoi punti di riferimento son sempre stati Whitney Houston (di cui ha interpretato live alcuni brani, oltre ad essersi esibita con le sue coriste), Aretha Frankilin (la versione giorgesca di Natural woman fa ormai storia, ma è anche notevole la recente interpretazione di Respect), Stevie Wonder e Ray Charles (con il quale si è esibita sulle note di “Georgia on my mind”). Il padre di Giorgia, Giulio, membro del gruppo “Io vorrei la pelle nera”, è stato per lei fondamentale, nel bene e nel male. Nel booklet di “Greatest hits” la cantante scrisse, infatti: “grazie a mio padre, malgrado tutto“. A lui è forse dedicato, come si può ipotizzare, il recente brano Grande maestro. Sed de hoc alias.

Nel giorno dell’uscita del nuovo singolo, Scelgo ancora te, percorreremo alcune delle tappe fondamentali della carriera della Todrani, soffermandoci sui brani “alla Giorgia” propriamente detti, le ballad di varie venature per le quali è maggiormente celebre ed ha fatto scuola. Non mancheremo, talora, di indicare alcune chicche, brani poco noti ma altamente significativi. A volte ci si lascerà anche trascinare dalle proprie emozioni: chi scrive stavolta non è un giornalista, ma è anzitutto, e soprattutto, un ventenne ammiratore di Giorgia da tempi non sospetti.

Iniziamo da uno dei suoi brani più celebri: E poi. Reduce dalla vittoria del 1993 a Sanremo Giovani (con “Nasceremo”, canzone ripresa nel penultimo tour), la gracile e timida Giorgia si affaccia sul palco delle Nuove Proposte di Sanremo. Come avrà più volte modo di dire in seguito, nel 1994 era ancora inconsapevole del suo talento, e la grande timidezza la portava a non sapersi “comportare bene” in tv. Pippo Baudo, che, con un’espressione ormai celebre, l’ha “inventata”, contribuì alla versione finale del brano. Giorgia non sa guardare in camera ma sicuramente è in grado di emozionare e colpire con la sua voce colorata, potente, d’invidiabile estensione e dimostra più sicurezza di quanto lei stessa possa ammettere. La canzone rimarrà pietra miliare della sua discografia, reincisa in varie versioni. “E poi sarà come morire, e poi sarà come bruciare nell’inferno che imprigiona“. La durezza delle parole si scontra con la dolcezza del suo stile. Il ritornello, nella versione definitiva, è un’esplosione vocale e musicale, che travolge l’ascoltatore e lo affascina perdutamente. “Amore che non vola, che ti sfiora il viso e ti abbandona. Ti fa respirare, e poi ti uccide…e poi la notte che non passa mai“. Non ha ancora la sensualità, che acquisirà col tempo liberandosi di ansie e paure, ma in quel brano c’è già tutta la grandezza di una artista che, negli anni, avrà modo di sperimentare e farsi scoprire in tutte le sfaccettature. Arriva al settimo posto, ma ottiene il gradimento generale e s’impone nel mondo della musica italiana. Unica nota, da fan: ascoltando un concerto di Giorgia, non si capirebbe mai la vera durata di “E poi”, che nelle più diverse versioni può raggiungere incalcolabili tempi. Poco male, ogni nota è un’emozione che entra nel cuore. Riguardando al suo passato, scriverà: “dal mio primo disco, io combatto con me stessa alla ricerca di quello che sono e che vorrei essere, e di quello che gli altri vedono in me o che vorrebbero io fossi“. Siamo ancora lontani da “Senza paura”, quando proverà ad affrontare la vita senza dare troppo peso al giudizio altrui.

L’anno successivo Giorgia è ancora a Sanremo, in veste di cantante ed autrice (aspetto sempre presente nella sua storia musicale, ma solo di recente rivalutato): il brano è Come saprei. Giorgia ha raccontato di averlo fatto ascoltare a Mia Martini (con la quale fu l’ultima artista a duettare nella trasmissioni “Papaveri e papere” poco prima della sua morte) e che questa le aveva preannunciato la – effettivamente avvenuta – vittoria nella sezione Campioni. In quell’occasione Giorgia fu la prima artista nella storia del Festival a ricevere sia il Premio della Critica (successivamente intitolato alla stessa Mimì) ed il primo posto, oltre al Premio Radio/Tv ed il Premio autori. Risulterà così anche la prima cantante ad aver ricevuto quattro riconoscimenti in un solo Sanremo.
Come saprei” è il tipico brano sanremese e vede tra gli autori Eros Ramazzotti ed Adelio Cogliati. Giorgia è ancora piccola e inconsapevole ma a gran voce canta “come saprei amarti io nessuno saprebbe mai, io ci metterò tutta l’anima che ho“. “Emozionando sempre più” Giorgia sbaraglia uno stuolo di concorrenti che vanno da Loredana Bertè a Ivana Spagna, passando per Giorgio Faletti e Patty Pravo. Il testo è semplice ma di grande impatto grazie al crescendo vocale ed emozionale. Ovviamente, diventerà un caposaldo della sua discografia, diventando insieme ad “E poi” uno dei momenti più attesi dei suoi concerti. Due dei migliori brani di “Come Thelma & Louise“, album lanciato proprio dal singolo sanremese, Riguarda noi e E c’è ancora mare vedono alcune firme d’eccezione: il primo ha come unico autore Gatto Panceri e diventerà uno dei brani più amati dai fan, mentre il secondo porta il marchio di Celso Valli ed Enzo Avitabile.

Passiamo al 1996: brano meno ricordato fra i quattro sanremesi, e poco esibito in concerto, Strano il mio destino mostra una Giorgia meno sicura (“Che donna sarò se non sei con me“), ma forse ancora più determinata (“Oltre il tempo e le distanze andrò, più vicino a te…e resterò per non lasciarti più“). Si tratta di una canzone musicalmente meno “urlata”, come direbbe Ornella Vanoni, ma proprio per questo più intensa. Chi scrive ha un amore particolare per questo brano, e lo ritiene il migliore fra i quattro portati a Sanremo. Si profila ormai una donna più matura che cerca di prendere a piene mani la propria vita: più che una canzone, è una promessa solenne in musica. Le venature soul risaltano e risuonano all’interno di una partitura classica. Una perla che andrebbe rivalutata. L’album live, in cui essa è contenuta, ottiene la quadrupla certificazione di platino, ennesimo successo della cantautrice romana. Nel frattempo, Giorgia duetta con Andrea Bocelli sulle note di “Vivo per lei“, è invitata al “Pavarotti and friends” e si esibisce in Vaticano davanti al Papa.

Compie fra qualche giorno (5 settembre) il ventennale l’album “Mangio troppa cioccolata“, che vede Giorgia affiancata dal musicista – prima che cantautore – Pino Daniele. Il titolo dell’album prende il nome da un verso di “Un amore da favola“, quarto singolo di un disco (disco di diamante, con 600.000 copie vendute, la metà delle quali nella prima settimana) che rappresenta una svolta artistica per Giorgia la quale porterà nel cuore l’esperienza intensa della collaborazione con Pino, autore unico di Dimmi dove sei, uno dei migliori brani di questa stagione musicale (“io resto ancora qua a  domandarmi se è peccato abbandonarsi o no, perché così non ho mai amato, non mai amato, no”).

Nei videoclip di quest’era, vediamo una Giorgia coi capelli molto corti, con un’immagine decisamente diversa dal solito. Farà storia anche la reinterpretazione di Un’ora sola ti vorrei, cover entrata a pieno titolo nella discografia giorgesca: il blues serpeggia ovunque, qui come nel successivo album “Girasole“, curato, stavolta, da Adriano Pennino. Oltre alla title-track, un brano imprescindibile nei concerti, sono da notare Tradirefare (dichiarazione di puro amore: “e tu lasciami fare, a me basta restare un po’, un po’ di tempo a parlare insieme a te, solo a parlare. Non voglio fare l’amore, a me basta guardarti un po’, guardare i tuoi movimenti così lenti, che mi fai sentire che, tu fammi sentire che, che durerà tra te e me, e il tempo si fermerà tra te e me”) , e le cover Parlami d’amore (testo italiano di Giorgia su originale di Diane Warren) e Il cielo in una stanza, cui Giorgia ridona freschezza nel rispetto dell’originale capolavoro di Gino Paoli. “Mi sfiori e mi chiedi corpo e anima, soffiami sul cuore che bruciava ma già vuole te“, recitano alcuni versi tratti da Parlami d’amore che tutt’ora sono tra i più poetici della sua discografia.

Né schiavi né padroni, ogni vita merita le ali“: nel 2001 esce “Senza ali“, un disco impegnato ed impegnativo. Parterre des rois per quanto riguarda autori e collaborazioni: Zucchero, Mino Vergnaghi, Matteo Saggese, Michael Baker, ma soprattutto Alex Baroni e Herbie Hancock al piano (Il mare sconosciuto, tra i migliori brani della carriera). A trainare l’album Di sole e d’azzurro, fino ad ora ultimo brano sanremese. Arriva secondo, dietro soltanto a “Luce” di Elisa (con la quale diventerà grande amica e duetterà sulle note della ninna nanna Pour que l’amour me quitte nel 2010), ma anche stavolta è un grande successo. Da ricordare anche Save the world: singolo con testo prevalentemente in inglese, nella parte italiana recita “non lo trovi strano che in tutta la storia del mondo le donne abbiano sempre combattuto per la vita la gioia la creazione in questo mondo che è spesso per loro solo una prigione“. Di Di sole e d’azzurro esiste anche una versione inglese, intitolata With you.

Siamo nel 2002 quando esce la raccolta “Greatest Hits – Le cose non vanno mai come credi” che risulta essere il secondo album più venduto dell’anno, dietro solo alla raccolta di Laura Pausini, pubblicata però sei mesi prima. La dedica è per Alex Baroni, ex compagno della cantante, tragicamente morto il 13 aprile dello stesso anno. In questa compilation sono raccolti molti dei brani di cui si è parlato, ma vi sono anche due inediti ed una nuova versione di E poi. Vivi davvero, primo singolo estratto da quest’album di enorme successo (un milione di copie vendute e disco di diamante), unisce un testo di denuncia sociale ad una musicalità rhythm and blues con venature quasi rock. Un brano sperimentale, atipico per la Giorgia del 2002, ma che poi aprirà la stagione dei brani elettronico-dance che si faranno pian piano strada nei suoi dischi. “Questo è il prezzo che questo mondo impone a noi, di vivere senza certezza alcuna…piegati alle regole del buon mercato, mi pento mi dolgo per questo peccato, ma quando respiro mi accorgo che esisto davvero“. Nulla da invidiare ai brani ribelli delle colleghe rockettare. Tutt’ora è una delle canzoni più piacevolmente ballate dai fan in concerto. Perla assoluta rimane però Marzo, brano colossale e definitivo, dedicato a Baroni, al cui capezzale Giorgia è rimasta per tutto il periodo di coma tra l’incidente e la morte. La raccolta richiama nel titolo il primo verso di questa canzone, che provoca sempre grande emozione tanto nel pubblico quanto nella stessa Giorgia. “Un’altra notte ti svegli e ti chiedi se hai sbagliato per quella promessa, se hai mentito per una carezza. In questo viaggio ci vuole coraggio, per questo amore pieghiamo il destino, ci resto accanto su questo cammino, però ti prego tu dammi la mano“. Nella stesura del testo, Giorgia dà il meglio di sé, rendendo poesia il suo dolore e creando un brano straziante, da annoverare fra le cinque migliori canzoni di questi 25 anni di carriera. “E per questo ti chiedo…amami“. Un grido, una disperata richiesta. Alla fine dell’ascolto ci si può solo alzare in piedi ed applaudire commossi. Il brano, da pelle d’oca di per sé, è ulteriormente impreziosito da un meraviglioso videoclip diretto da Luca Tommasini (che con Giorgia collaborerà anche nella stagione musicale successiva). Una spiaggia, un corvo, e Giorgia, nella sua immensa bellezza e fragilità. Acqua e lacrime si fondono. “Vieni con me, ti condurrò per quegli abissi dove mi perderei, ed io sarò una regina, sarò l’estate e la nebbia di mattina…il cuore è pieno di lacrime rotte, il tempo è ladro di cose mai dette, e so che indietro mai più si ritorna“. Brividi. “Come si può impedire ad una goccia di asciugarsi“, si legge all’inizio. Un capolavoro, non ci sono altri termini.

Passa poco tempo, un tempo pieno di successi, ed il 13 settembre 2003 esce un nuovo album di inediti. “Ladra di vento” scala le classifiche ed arriva al primo posto. Tutti i testi sono di Giorgia, come anche le musiche, per le quali talvolta si appoggia alla collaborazione di Sonny T (musicista che ancora la accompagna in ogni tour), Baker, Philippe Leon, Luca Rustici e, per la traccia finale, Andra Guerra. Quest’ultima è Gocce di memoria, super hit e famosa colonna sonora del film “La finestra di fronte” di Ferzan Özpetek. Tutti e tre i singoli tratti da questo disco sono accompagnati da un videoclip diretto da Tommasini, che curerà anche le coreografie del tour seguente. Ogni genere è affrontato in questo disco variopinto. Oltre a Spirito libero (che riprende per stile ed argomento Vivi davvero), sono notevoli il singolo La gatta (sul tetto) (“provo a respirare, devo stare calma, controllare le funzioni biologiche…me la pagherai! Dove ho messo le istruzioni? Questo gioco si fa duro, ma sono dura più di te“) e la fiabesca Il lupo, che riprende la storia di Cappuccetto rosso in un misto di sensualità e paura (“Mi chiami, mi stringi, mi tingi di viola e lasci il tuo odore fra le mie lenzuola…ho paura, ho lacrime malgrado quello che farai, resto muta ma ho bisogno che ci sei fino a domani“). Meriterebbe maggiore notorietà, anche se si discosta dalle classiche ballate giorgesche.

Brano, invece, in suo pieno stile è L’eternità: su musica di Tommy Barbarella, Giorgia scrive un testo intimistico e soft dedicato ad una persona ormai scomparsa. “Ci troveremo ancora in cieli immensi, e avremo nuove verità…io di pensarti non ho smesso neanche un attimo, ci meritiamo l’eternità. Ci abbracceremo ancora più stretti di un anello che non toglierò, e chiederemo al mondo che male abbiamo fatto per restare qui“. Ancora una volta la regia di Tommasini si rivela vincente e il videoclip dal sapore orientaleggiante dona ancora più poesia ad una calda ballata d’amore perduto. Dopo Marzo, il migliore video, e Scelgo ancora te, l’ultimo videoclip, sembra riprendere entrambi, nelle immagini dell’acqua e di Giorgia sorretta da tessuti. Chiude l’album Gocce di memoria, di cui si è già parlato. “Siamo anime in una storia incancellabile…inestimabile, inafferrabile questa assenza che mi appartiene. Siamo indivisibili, siamo uguali e fragili, e siamo già così lontani…e dimmi come posso fare per raggiungerti adesso“. Non serve aggiungere altro sul brano, altro appuntamento fisso nei concerti. Alla fine della traccia, si trova una ghost track, in cui si sente Giorgia ridere coi collaboratori mentre suona il pianoforte: un’atmosfera allegra, che smorza le tante amarezze del disco.

Merita una menzione speciale l’album live MTV Unplugged del 2005: qui Giorgia rivede in chiave acustica alcuni suoi successi e si cimenta in cover inglesi (tra cui Love’s Need of Love Today di Stevie Wonder). Ma, come se ciò non bastasse a dare lustro al progetto (3 dischi di platino certificati), in questo momento inizia un fondamentale sodalizio artistico: durante il tour per la promozione di “Ladra di vento”, Giorgia ha conosciuto Emanuel Lo (al secolo Lo Iacono), ballerino coreografato da Luca Tommasini. L’album Unplugged contiene quattro inediti, che portano la firma di Giorgia per i testi, e di Giorgia-Lo per le musiche. Si tratta dell’inizio di una collaborazione artistica, oltre che personale (i due sono compagni di vita e hanno un figlio), che dura tutt’ora. Gli inediti (Infinite volte, Il senso, Credere e Veloce Giorgia) rivelano una Giorgia ancora ferita e abbandonata che riflette sul senso della sua esistenza: “Ho capito, e ora forse è inutile chiedere anche agli angeli di spiegare le ali, io credo nei miracoli…molti sogni che si appendono colano d’amore e mi parlano umidi di verità, asciuga vento le mie lacrime che fanno male da morire”.

Arriviamo a “Stonata” disco di inediti che il prossimo 9 novembre compirà dieci anni. Album sperimentale, contente al suo interno generi e collaborazioni di ogni tipo: si va dal contributo di musicisti come Cesare Picco (Chiaraluce e Stonata) ed Elio (al secolo Stefano Belisari in Invisibile traccia) all’insolito intermezzo vocale dell’amico Beppe Grillo (Libera la mente), passando per Libertango interludio con citazione di Astor Piazzolla a veri e propri duetti: Diana Winter, sua corista, in Vieni fuori (che porta la firma di Balestrieri e Ruggeri, oltre a quella di Giorgia),  Emanuel Lo, autore e ormai compagno per il quale lei ha anche prodotto due dischi, in Adesso lo sai, Pino Daniele, graditissimo ritorno, in Anime sole, ma soprattutto la Tigre di Cremona, Mina, in Poche parole.

Ad aprire l’album c’è Parlo con te, scritto e musicato da Giorgia stessa: si tratta di una disperata richiesta d’ascolto e sul merito l’artista ha dichiarato: “le persone cambiano: se non te ne accorgi, si crea una distanza che diventa sempre più incolmabile col passare del tempo. Oggi c’è molta difficoltà di dialogo: nel mio strillare accorato di questo brano c’è l’esigenza di ogni essere umano di venire ascoltato con attenzione. Le persone con cui tentiamo di comunicare spesso credono di essere in ascolto, invece dovrebbero sforzarsi di capire realmente chi è in quel momento il loro interlocutore. Sono gli ostacoli che deve superare una civiltà per rapportarsi con altre civiltà”. La durata, meno di tre minuti, induce all’effetto loop: provate ad ascoltare questo gioiello, corredato da un intimistico video che, come altre volte (Dove sei, per esempio) accadrà, si sofferma su alcune parti del viso della cantante: non riuscirete certo ad evitare un secondo, terzo, quarto ascolto. “Sono diversa, sono nuova, ma le note ancora mi appartengono…e tu spiegami adesso, tutto questo silenzio come fa a finire? Se riesco a parlarti e non so più toccarti mi sento morire, morire come fosse l’ultima speranza di trovare una bellezza ancora intatta”: splendido com’è, questo singolo viene spesso trasmesso, anche di recente, sui canali di musica italiana. Un gioiello senza tempo.

Dopo il duetto con Grillo, troviamo un altro dei singoli che andrebbero annoverati fra i “capolavori dimenticati” di Miss Todrani. Ora basta è una ballata rhythm and blues con venature quasi rock e sicuramente molto black grazie all’organo Hammond di Alessandro Centofanti, che è intervenuto su un originale più simile allo stile del musical “Hair”. Uno dei punti più alti della carriera, dal punto di vista strettamente musicale. Come l’artista osserva, si tratta di una versione nuova, aggiornata e cosciente, della “vecchia” Come saprei. Infatti, nel ritornello si ascolta un’autocitazione: “e ricominciare, e lasciare andare, ora che so, sì, ora lo so, che come saprei amarti io nessuno saprebbe mai”. L’artista si rivolge al suo uomo che dà più manifestazioni evidenti d’amore. C’è rabbia ma, soprattutto, consapevolezza. “Non importa se non sai il perché, a me importa che ti chiedi cosa senti dentro te”, come a riprendere con maggior grinta il discorso iniziato in Parlo con te. Chi scrive rimane sempre rapito dai secondi in cui Giorgia canta “Neanche una parola a giustificare il male che mi fai, neanche una parola a tradire l’emozione che hai”. E ancora, “Ora basta, ora ascoltami, io devo dirtelo che sono al limite”. Il ritornello è a dir poco travolgente, in senso emotivo oltre che musicale. Insomma, un altro diamante, che dovrebbe costituire un punto fisso nelle scalette (Giorgia, questo messaggio è per te!). Oltretutto, ascoltare per credere, questo pezzo dal vivo è, se possibile, ancora più intenso. Quindi, insomma, appello ufficiale: dal prossimo tour inseriamolo.

Dopo la dolcezza di Chiaraluce (“La tua voce si distende al sole…ma tu restituisci il sole, ed io trattengo le parole…è luce chiara”) e l’elettronica sperimentale di Malditerra (“Qui si vende l’anima, e anche l’acqua supplica pietà”), arriva il duetto dei duetti, Poche parole. Canzone scritta dal duo Todrani-Lo, solo successivamente alla stesura ha visto la destinazione a duetto con Sua Eccellenza. Rilette in quest’ottica, danno brividi alla stessa Giorgia parole come “poche parole per te, che sai comprendere quel male che fa pensare che io somiglio a te”. Giorgia erede di Mina? Non sarebbe inopportuno sostenerlo. Ad impreziosire il tutto, la cura meticolosa dell’arrangiamento da parte di Mina e Massimiliano Pani, con l’aggiunta della chitarra elettrica e dei cori. “Il tempo corre con le sue salite, ancora io le mie non le ho finite, prova a spingermi. C’è da vivere, e vivendo ti parlo di me, dell’amore, poche parole”. Il risultato, definito dalla critica musicale Venegoni “un’autentica, preziosa, e divertita competizione di ugole”, è un confronto fra madre e figlia, musicalmente parlando; uno scambio di idee, sensazioni ed esperienze. Tre anni dopo, la Tigre inserirà questa meraviglia nell’album “Caramella”, così di farla entrare di diritto nel repertorio della Mazzini. Manca, purtroppo, un videoclip, che sarebbe stato sicuramente interessante ammirare. Attendiamo un’esibizione live in coppia, che sarebbe il duetto del secolo. La speranza è l’ultima a morire.

Un anno dopo, esce la seconda grande raccolta, intitolata “Spirito Libero – Viaggi di voce 1992-2008”.
Uno spirito libero sa quello che vuole, sa quando è ora di ballare… ricordati che non c’è padrone che ci possa comandare”, canta Giorgia nell’impegnato brano dance del 2003 che dà il titolo alla compilation.
Si tratta di un pastiche artistico che racchiude cover (notevole la nuova versione di Nessun dolore di Lucio Battisti, brano già inciso nel primo disco), versioni aggiornate su disco e live (tra cui una nuova E poi ed una registrazione di Parlo con te alla Casa del Jazz), registrazioni degli esordi col gruppo del padre, duetti editi (Mina, Pino Daniele, Hancock, Lo) e inediti (una reinterpretazione de La gatta con Diana Winter, Più di Ornella Vanoni con Fiorello, We’ve Got Tonight con Ronan Keating). C’è la Giorgia delle ballate e quella dance, la Giorgia soul e jazz, e non mancano singoli (Per fare a meno di te) per trascinare il disco ed inediti solisti (Lacrime amare, Via col vento, secondo singolo, Farei di tutto).
Per fare a meno di te, divenuto colonna sonora e candidato al David di Donatello e al Nastro d’Argento. “Quando guardo il cielo cerco te, distrattamente guardo il cielo e cerco te, e mi sollevo. Sulle circostanze il tempo scivola.
L’infinito sceglie la sua lacrima dove cercare ancora. E fare a meno di te…
”. Il testo pesca ancora nel repertorio emotivo degli amori perduti, ma certamente non vi è la stessa carica d’angoscia dei brani di “Ladra di vento”

L’era di Michele Canova Iorfida alla produzione, che ad ora arriva a tre dischi consecutivi, inizia il 12 giugno 2011: perfetto singolo estivo, fresco e allegro quanto basta, Il mio giorno migliore apre la stagione di “Dietro le apparenze”, un album delle meraviglie. Il giorno migliore c’è per ognuno, è il giorno in cui l’anima funziona, dà un senso all’esistere e gli ricorda il motivo per cui farlo”, dichiarazione della cantante, è un efficace riassunto della hit. Con la pubblicazione del disco arriva É l’amore che conta. Il video, girato da Gaetano Morbioli come il precedente, rappresenta due bellezze, Giorgia e Venezia, a suggello di un messaggio di speranza e di amore nonostante e dopo tutto: “Di errori ne ho fatti, ma non ci penso più. Ho preso ed ho perso, ma guardo avanti…è l’amore che conta, non sono i numeri e neanche i limiti”. La voce fa acrobazie all’interno di una architettura musicale pop-soul modernissima. Autori originali sono Busbee (autore internazionale per Katy Perry e Anastacia), Friedman e Rich. Sicuramente è complicato rendere in italiano un testo nato con sonorità inglesi, e in questo Giorgia è stata molto abile, reinventando completamento il significato del pezzo. Basti ricordare che nell’Oronero Tour, sulle note di questa canzone, il pubblico ha esibito cartoncini colorati tali da formare arcobaleno, chiaro messaggio di amore universale e senza discriminazioni. Eppure, la versione inglese è altrettanto intensa: intitolata Hostage, e disponibile solo come bonus track digitale, presenta una donna che finalmente riesce a svincolarsi dal controllo di un uomo che non la ama. Libera dalla prigionia mentale, canta fieramente: “You can’t hold me hostage, can’t tie me up in chains, not gonna make me stay. You had my heart but lost it, you tried controlling me, nobody’s on to me. Only sin in your eyes, from your lips only lies”. Non sarebbe affatto stonata come canzone da rilanciare all’estero, anzi, avrebbe accresciuto la notorietà della Todrani fuori dall’Italia, con un brano che nulla ha da invidiare alle pop star internazionali. Si sente molto che l’autore ha lavorato con Anastacia e Christina Aguilera, il tono è quello di Why’d you lie to me e Fighter. Insomma, un brano poco noto ma imperdibile, cari lettori.

Scorrendo la tracklist, tra il primo e il secondo singolo ne troviamo uno mancato, Sembra impossibile. Nato dal fortunato duo Todrani-Lo, affronta con pesante delicatezza – usiamo un ossimoro – la tematica dell’amore perduto. “Come il sole brucia in faccia e lascia cenere, come neve sciolta al sole posso cedere. Negli anni ho creduto di sapere tutto ma ora no…e sento che non so più dimenticare te…ogni volta che ritorno a ricominciare la mia vita senza te sembra impossibile”. Vi è una scansione di immagini estremamente poetiche che, accostate, creano una sorta di caleidoscopio d’emozioni. Segue Inevitabile, duetto con l’amico storico Eros Ramazzotti, singolo nel quale i due sembrano divertirsi a fondere le proprie dissimili voci. “Cantare con Eros per me è stato un bellissimo regalo, tra noi c’è un legame affettivo forte. Mi ha seguito sempre, dall’inizio ad ora. Sono proprio felice di averlo incontrato di nuovo per questo disco, arrivato in un momento importante della mia vita e della mia carriera”, ha dichiarato Giorgia. E l’entusiasmo è contagioso in quello che al momento risulta il videoclip di Giorgia più visualizzato, con 20 milioni di visualizzazioni.

Quinta traccia e quarto singolo, Dove sei porta unicamente la firma di Emanuel Lo. Il videoclip, toccante nella sua semplicità, correda una storia d’amore conclusa ma piena di ricordi. “Me ne andrò guardandoti, e lascio un’altra parte di me…ti ascolterò pensandoti, e bruciano i silenzi intorno a me…ti cercherò spogliandomi di tutte le ferite che ho per te”. Avrebbe meritato più successo, senza dubbio è il migliore dei singoli di Dietro Le Apparenze, preludio di altre poesie Made in Lo.
Nostalgica e lieve, Passerà l’estate porta la firma di Marina Rei: un brano che fa sospirare, ma con il sorriso. “E passerà l’estate, il profumo delle rose si perderà tra i colori delle foglie ingiallite. Un treno che parte, un tramonto che volge alla fine, e tu ti volterai, e ti accorgerai di me”: solo una grande anima poteva scrivere versi così cristallini.

Tutte le altre tracce sono altri singoli mancati, in un modo o nell’altro. Solo grazie a te, dedicato da Giorgia alla sua terapista, è un canto di gratitudine per una persona che è stata vicina nel momento della difficoltà e grazie alla quale ora chi canta è “in piedi adesso” e crede al cielo su di sé. “Lasciami dire che è solo grazie a te se conosco, un altro modo di essere, in questo fragile istante”: chi ascolta facilmente penserà a qualcuno di caro, è un brano a forte componente di identificazione. “Apro le porte della mente senza più domande, voglio vedere con i miei occhi, sono grande, al di là di quello che si tocca, al di la’ di una coscienza che si sfiora. E lascio andare inutili catene sempre, ritorno nella neve che tutto ricopre”. Attualmente è uno dei tre brani che più mi rappresentano, quindi grazie, Giorgia, per aver dato musica ai miei pensieri.

Vado via sembra quasi la prosecuzione di Dove sei, ma con più determinazione. “E vado via da te, che non sei più te…ripenso a quelle frasi che parlavano di noi, e non ci trovo niente di sincero…perché a nessuno importa di quest’ultima ferita. Di te non parlerò, e dopo guarirò, e forse sarai tu a ricordarti di me”. Chi accusa Giorgia di insistere troppo sulle stesse tematiche sbaglia: ogni volta è sorprendente il nuovo comodo con cui l’esperienza viene raccontata.

Parlerò di me, racconterò i miei peccati che non mi perdono, e intanto perdo me, voglio sopravvivere. Racconterò di te, dei momenti che hai lasciato in sospeso, e delle volte che ho avuto la sensazione di doverti perdere” così inizia la title-track, in cui stavolta la delusione lascia il campo alla speranza di riavvicinamento. “E adesso che io so difendere le mie emozioni io ti cercherò, e dietro le apparenze ti riconoscerò”. Un invito ad amare, in senso stretto e non, con consapevolezza, purezza e sincerità, andando oltre preconcetti e malintesi: a volte, serve solo aspettare il momento giusto per vivere appieno un rapporto.

Meritano menzione anche altri tre brani sconosciuti ai non-fan. Niente ci porta via è una proclamazione di sicurezza nel rapporto di coppia. Come collegate da un filo rosso, le canzoni sviluppano forse un’idea lineare. Dopo le incomprensioni, dopo il riavvicinamento, ora c’è la certezza. Giorgia esalta l’unicità del proprio rapporto, “quello che basta all’altra gente per noi è indifferente, per noi che siamo amici nelle nostre stanze, che siamo avversari nelle circostanze, che siamo attori del nostro destino in cui non crediamo perché niente è a caso”. Le fragilità possono essere superate, serve sincerità. In E adesso tu canta: “così fragile io non ti ho visto mai, nei tuoi occhi l’illusione di chi non ha pace…e adesso tu, che ancora non lo sai, che non importa di chi ha colpa tra di noi…al di là del muro delle indecisioni…dimmi che ci sei”. Chiude in nostalgia Resta la musica: “Mi ricordo quando camminavi con quell’aria di incertezza…adesso che io penso a te, resta la musica, suona le note che tu sei per me”. Giorgia riesce persino a distaccarsi dal sommo Leopardi (“non è così dolce naufragare in questo grande mare”), e con questo termina l’album dei sospiri.

Anticipato dal singolo Quando una stella muore, promossa ormai a ballata giorgesca della generazione post Come saprei, il secondo capitolo della trilogia si intitola Senza paura. Chi scrive ricorda ancora l’emozione di aspettare la mezzanotte per sentire il nuovo inedito in prima assoluta, con tanto di commento a caldo e reazione di Giorgia. Sentimentalismi a parte, Giorgia sembra aver intrapreso una strada meno triste e malinconica, con brani talvolta giocosi e comunque sempre positivi. Tutto ciò, fatta eccezione per la Stella, una toccante ballata dedicata ad Alex Baroni, che sicuramente chi legge già conosce bene e quindi non necessita di ulteriori commenti, se non “brava Giorgia”.  “Senza paura, almeno provarci”, è il messaggio dell’artista per il suo pubblico, ma forse soprattutto per se stessa: vivere senza angosce quotidiane, nella verità dell’espressione di sé. “Ho imparato a modo mio a leccarmi le ferite più invisibili, perché è così che si fa”.

Apre il disco il miglior singolo, Non mi ami. A primo impatto sembra una denuncia contro la violenza sulle donne, ma l’artista, sicuramente sensibile all’argomento, ha smentito. “Spero che poi non ce l’avrai con me, non sono io l’immagine che hai di me. Non vedi che cerchi il controllo sui pensieri e su me? Non importa davvero se hai preso tu la parte migliore di me. Non mi ami, no, tu non mi ami”. Grande convinzione, vocale e testuale: ha già acquisito il giusto posto nella storia della musica (almeno di Giorgia). Non importa aver sbagliato persona, ciò che conta è capire l’errore e allontanarsi dal male prima che sia troppo tardi. Circondiamoci di positività ed amore in tutte le sue forme, allontanando da noi chi ci consegna sola negatività.

I will pray sarebbe un duetto perfetto, con la grande Alicia Keys, se solo fosse stato girato un videoclip vero e proprio oltre al lyric video. Ad ogni modo, le due voci si fondono alla perfezione tanto che, stando alle dichiarazioni di Giorgia, quando ha sentito la registrazione inviatale da Alicia stentava ad attribuire i versi a sé o all’altra. “Ora che ti guardo vedo solo il buono che rimane quando sai che tutto è perso, tutto è rotto ormai. Lasciamoci così, perché un legame sempre resterà”. Da sola o in duetto, Giorgia brilla in questa atmosfera. Altro nuovo classico da concerto.

Un altro invito alla sincerità racchiude Io fra tanti, quarto singolo estratto e canzone finale di concerto degli ultimi due tour. Qui il videoclip c’è: in corso Buenos Aires a Milano la cantante appare attorniata dai fan che con lei sono cresciuti. Una grande famiglia, di veri amici oltre ogni confine. “Solo a uno fra tanti importerà come sei, come guardo io adesso il tuo viso mai nessuno saprà mai, sono io fra tanti”. A trovarla, una persona che ti guarda così!

Stupide parole che fanno così male, e non è quello che vorrei adesso, non è quello adesso che tu non ci sei in questi giorni da buttare. C’è chi non crede più che ci si possa perdonare”: Riflesso di me forse non avrebbe funzionato come singolo, ma andrebbe rivalutata nella sua delicatezza. “Dimmi se mi vuoi adesso, dimmi se per te è lo stesso fare un passo di più fin qui da me”: splendida l’immagine dell’altro come specchio di sé.

E la tua pelle che mi manca, il nostro cielo nella stanza, il tuo interesse più profondo a quello che tu sei per me. Morirei per sapere come è fatto. L’amore non è mai perfetto”, canta nel ritornello di un mancato singolo estivo. Perfetto ha un meraviglioso ritmo dance, che non si sentiva così pulsante dai tempi di Spirito libero e La gatta. L’ironia serpeggia tra i versi: “Perfetto, si fa per dire”.

Di più ampio respiro è Avrò cura di te. “Ho visto un volo di gabbiani attraversare il mare, ho visto gente nel dolore con la dignità, ho visto il cielo come cambia quando fai l’amore, ho visto le parole finire tra le righe. Ed una figlia che toccava il viso di sua madre, ho visto un uomo ed una donna non trovarsi più, ho preso schiaffi in faccia giudicati come amore, ho visto le persone non tornare più”. Il testo è interamente di Giorgia e dimostra maturità artistica. Lo stesso vale per L’amore si impara, scritto e musicato da lei. “Perchè l’amore si impara, e io l’ho imparato con te”: a cantare è una donna ormai cresciuta emotivamente. “Ferirsi è normale, restare è un errore”. Ogni rapporto può essere positivo per la crescita individuale, basta saper imparare la lezione.

Si torna nell’alveo del pop con La mia stanza, singolo dance in cui Giorgia fa la parte dell’adolescente che, nella propria stanza, balla per sfogarsi ed esprimersi liberamente. Nel videoclip, girato da Emanuel Lo, sfoggia un top in pelle (sintetica, si immagina, date le campagne animaliste a cui ha partecipato) e tacchi alti, suona la batteria ed ha un atteggiamento aggressivamente rock. I ballerini si esibiscono in stile hip-hop (disciplina che Lo padroneggia e che dal 2017 insegna ad “Amici”). “La mia è stanza è come un palco che si illumina, un punto rosso nella notte che si sgretola. Il sentimento sale, come sangue l’emozione è nelle vene”. In occasione dell’uscita del singolo, l’artista ha chiesto ai suoi fan di inviare brevi video in cui ballano ognuno nella propria stanza: ne è stato poi pubblicato un montaggio. Nel mio caso c’era anche la mia gatta (che ovviamente si chiama Giorgia, e come primo brano da piccina ha ascoltato La gatta). Un inno intergenerazionale che ha fatto divertire.

Oggi vendo tutto, e mi risveglio in un sogno…poi ricompro tutta la parte del sogno dove non ci sei. Perché in un mondo materiale, la vita non si può rifare. E tra milioni di parole quello che ci vuole è solo sentimento, e non tormento”. Ultimo brano scritto da Ivano Fossati prima del ritiro dalle scene, Oggi vendo tutto sembra quasi il suo addio in musica. Sorprendentemente, non ha scritto per la Todrani un pezzo colossale e di ampio respiro (C’è tempo, o La costruzione di un amore, pagine di storia culturale italiana) ma è riuscito, anzi, a inserirsi abilmente nell’impianto generale dell’album. Non c’è pesante monumentalità ma tenerezza che ma sfocia in banalità. Le parole contano, eccome se contano. Fossati ha lasciato alcuni secondi di vuoto nella traccia appositamente per permettere a Giorgia di inserire i propri vocalizzi. Nel complesso un brano molto giorgesco, leggero per il tono ma significativo per il testo. Grandissimo Ivano. Grazie per questo regalo.

Date un ascolto anche alla poesia Made in Lo di Ogni fiore. Ogni fiore che nasce, e ogni raggio di sole è per te, ogni goccia che scende dagli occhi e svanisce ti porta con sé”. Una poesia soffiata che come petali si posa leggera. Ma ora prendete un respiro profondo, “prendere fiato e gridarlo al mondo intero”, come foste in una riserva naturale, e poi immergetevi a capofitto in Vedrai com’è, vera sorpresa del disco, brano che da solo vale tutto. Qui l’applauso scrosciante deve ancora andare ad Emanuel. Basta l’inizio per capire l’immensità di questo vero capolavoro. “Ti ritrovi dentro le domande e i tuoi perché, e sai che le ferite ora sono le tue. Tu che chiedi scusa, ma non c’è più una scusa per non andare avanti ed affrontare me. Vedrai com’è il respiro nei momenti senza più cadere, lo so com’è stare senza te”. Brividi. Standing ovation, poi, per questi versi: “E ricominciare come sai, tu mi stringerai fino a che saprò che mi ami ancora, e che sei pronto ora, e sentirò com’è”. La voce di Giorgia si leva in alto, come un falco che spicca il volo, e dall’alto contempla l’immensità. Non mi stancherò mai di dirlo: troppi singoli mancati. Un gran peccato che certi splendori rimangano patrimonio dei soli fan. Quante lacrime su questo pezzo!

Chiude l’album una versione tutta in italiano di Pregherò con la sola voce di Giorgia. Una chiusura in grande stile con un brano che avrebbe meritato maggior successo. Ora manca solo l’ultimo capitolo: abbiate pazienza, stiamo arrivando alla meta.

Decimo album in studio, Oronero, è, per chi sta scrivendo, il “disco della vita”. Le parole giuste al momento giusto. L’oggettività stenterà, ma l’amore compenserà. Primo singolo e prima traccia, la title-track è interamente firmata dall’ormai consolidato Emanuel Lo. Racconta Giorgia di averne capito la potenza espressiva solo a metà della registrazione. L’oro nero è il petrolio, “risorsa ma anche veleno”. Così un rapporto umano può essere fonte di vita o di dolore. Un brano e un disco contro il pregiudizio, la maldicenza, la cattiveria che uccide nel profondo. “Parlano di me, una donna facile, con le difficoltà di un giorno semplice”. Così si presenta l’ormai quarantacinquenne Giorgia: “la gente parla quando non ascolta neanche sé. Parlano di me, che non mi amo davvero, ma una carezza sul mio viso è il mio primo pensiero. Parlano di noi, e abbiamo tutti contro, ma tu sei come me, so che rimarrai al mio fianco”. L’importanza dell’amore e dell’amicizia contro le difficoltà quotidiane. E poi i vocalizzi, che vocalizzi, che acuti! Un fendente contro il dolore, una terapia in musica. Inizio strepitoso.

Danza, che proporrei come prossimo singolo estivo (anche se forse le verrà preferita la elettronica e disorientante Come acrobati, sicuramente valida come hit da spiaggia), appare come secondo episodio de La mia stanza, pur con tonalità musicali meno aggressive. “Nessuno può dirti chi sei, difendi la faccia che hai, niente resiste ma sai, non si può uccidere l’amore”. Un invito all’autodeterminazione: “segna i passi con la dignità, dentro l’anima sei già una star”.

Terza traccia è il nuovo singolo che oggi arriva in rotazione radiofonica. Scelgo ancora te è una dichiarazione di amore assoluto e rappresenta la storia della coppia Todrani-Lo. A cantare è una donna, una compagna, amica, amante e madre. “E scelgo ancora te, anche oggi che non è facile e non è sufficiente abbracciarsi un po’”. In quell’abbraccio c’è tutto: l’amore, la coppia come completamento e realizzazione di sé nell’altro. Uno scoglio a cui aggrapparsi nella tempesta, come Odisseo e Penelope. “Credevo che, sapevo che, che si cade in due e in due ci si rialzerà. Tra mille rimpianti ed il perdono io scelgo te”. Una ballata pienamente giorgesca, che nel suo mondo sguazza a meraviglia. Regina assoluta.

Terzo singolo e quarta traccia, Credo ci ha fatto ballare per tutta l’estate. Il testo di Tony Maiello è pienamente conforme alla mentalità dell’artista. In un mondo di incertezza, paura, dolore, dobbiamo trovare qualcosa in cui crede profondamente. “E credo nelle lacrime che sciolgono le maschere…ho fatto a pugni con me stessa…ho fatto un patto col mio ego”. Non si direbbe che il testo non è di Giorgia: aderenza completa. “Ma credo in un amore che vince sempre sulle tenebre…io credo in questa vita, credo in me…credo in te”. E crediamoci!

Si ritorna al mondo della ballata con Per non pensarti, versione riveduta e corretta di Per fare a meno di te. “Ho messo le fotografie dove non le troverò, ho fatto a pugni con l’idea di averti ancora qui. Confido nell’eternità, per questa strana umanità, così ci incontreremo lì, vorrei fosse così”. Chi la conosce, o perlomeno ha letto quanto sopra, non farà fatica a trovare connessione intertestuali con brani storici di Giorgia. “In questa relatività ognuno ha una verità, è quel dolore in fondo a sé che non passerà”.

Vanità, secondo singolo, è un brano socialmente impegnato. “Che strana la gente che mentre si odia non si pente. Niente è importante più del potere in questa civiltà. Che matta la gente che si ama eppure non si sente. Si vince e si perde il privilegio di essere vivente”. Benedetto il momento in cui qualche spirito ti ha ispirato queste parole! Il videoclip completa il brano alla perfezione. Non è di immediata comprensione, serve una attenta e ripetuta visione. “Come migranti nascosti nell’evoluzione siamo distanti io e te”. Un brano contro le guerre, lo sfruttamento e l’indifferenza, contro i falsi miti della modernità. Coerenza estrema.

Posso farcela vale tutto un album. Scritta interamente da Giorgia, come la traccia conclusiva (Non fa niente), è un canto di speranza e determinazione. “Tutta sola resterò a cercare un senso tra gli inganni e le lenzuola, per cambiare almeno un po’…Quando eravamo noi quelli di quella canzone, quando ancora la mia fede non voleva le sue prove”. La migliore canzone della cantautrice Giorgia dai tempi di Marzo. Se dovessi far ascoltare un suo brano per la prima volta a qualcuno che non la conosce, inizierei da qui. C’è tutto. Il dolore, ma anche la rinascita. Il giusto grado di amor proprio.

Ho conosciuto già il dolore, perciò vedrai, che vuoi che sia ritrovarmi così senza un’attesa. Le cose nel silenzio che si scoprono di sé. Non vorrei che tu pensassi che ti sto incolpando anche per me. Ognuno agisce per quello in cui crede. Vedi, ecco io credevo in te”. Testo alla Vado via, ma con una grinta incredibile, Mutevole è una delle grandi sorprese del disco. Forse non adatta come singolo, ma sensazionale. “Ti stupirò, non piangerò, l’ho fatto già, adesso no, io sono mutevole, è una cosa che rimpiangerai di me…ed il verso che hai dato all’eternità, che finisce nell’acqua dei giorni, se guardo bene sei tutto quello che non sei”. E poi l’acutone gigantesco, che spazza via metà artiste mondiali in qualche secondo. Addio proprio. Farne una versione inglese e lanciarla all’estero?

Ogni cosa è stata detta per aspettarti, una cicatrice aperta, potrei odiarti, ma di passi se ne sono fatti tanti insieme, la leggerezza di sentirsi ancora bene è benzina nelle vene che mi soffoca l’umore, e la terra senza il seme non fa nascere il suo fiore. Sei tu la mia ferita, mentre affronto la mia vita e mi lasci sola al tempo di questa partita”. Tolto e dato è l’ennesima perla di Emanuel, un altro capolavoro che cresce pian piano, passando da note abissali a un ritornello letteralmente esplosivo. Unico intervento di Giorgia è all’inizio dei versi “aspetto ancora ed ho fiducia di rincontrarti, come il primo giorno a Roma nei miei ricordi, che mi bloccano il respiro e le cellule del cuore. Scoppia l’universo senza far rumore”. Roma è sicuramente più adatta di Londra! “Tutto inizia da una madre che ci insegna cosa fare”. E allora brava mamma Elsa, e anche mamma Giorgia.

Dopo Amore quanto basta, simpatico racconto della vita di ogni giorno, arriva un regalo di Pacifico. Da tempo, racconta la cantante, i due provavano a collaborare ma fino a questo album non c’era stato un risultato convincente. Il momento è arrivato, con Sempre si cambia. “Non siamo mai soli, anche quando nessuno ci vede, anche quando niente sembra per te. Non siamo mai soli, anche se è difficile fermarsi, alzare la testa al cielo”. Un brano spirituale e metafisico senza vocalizzi virtuosistici, puro e cristallino. Perfettamente in linea col disco: “e credo all’amore sempre, ma è nel dolore che cresci. Ti troverai, ad aiutarti c’è il silenzio, ed ogni errore che porti dentro con te”. Coerenza, ancora una volta.

Ultima grande sorpresa, Grande maestro è un brano di rabbia verso qualcuno di cui chi canta si fidava, e che in qualche modo ne ha tradito la fiducia. Era un sostegno, o almeno avrebbe dovuto esserlo, ma poi ha sputato veleno. “Che parole scontate che hai detto a me, mi aspettavo ci fosse qualcosa in più…tu hai tradito tutto di me, come Giuda un bacio e via, tanto è colpa mia se devo riconoscere che sei un gran maestro. Ti mostri come un miraggio, mi sono svegliata in tempo…volevi soltanto il meglio, eppure sparavi addosso, tanto tu non sbagli mai”. Giorgia ha dichiarato di non voler rivelare l’identità dell’interlocutore. Potrebbe essere un ex amante o un ex amico, forse il padre. Chissà. Resta un brano originale, ben scritto e interpretato con intensità. Chiunque sia, cara Giorgia, ricordati che attorno a te hai tante persone che ti amano. Pensa a quelle, e lascia perdere tutto il resto, per quanto male possa fare.

Pezzo che solo dal vivo esprime la propria potenzialità è Regina di notte. Anche senza remix, andrebbe alla perfezione in discoteca. Citazione ed omaggio diretto a Whitney (“Queen of the night”), nell’Oronero Tour è stato supportato dagli Psycodrummers, percussionisti di strumenti fatti con materiale riciclato. Questo, le coreografie, le immagini e il divertimento palese da parte di Giorgia hanno portato ad una esibizione memorabile, per un brano che su CD forse è oscurato dalle altre tracce. “Ne ho visti tanti tipi come te, così sicuri, così pieni di sé. Però quel pieno è così vuoto che se faccio un po’ di luce ti si vede anche da qua. Tu non hai capito chi son io, perciò ti credo che ti senti un dio. Io della notte son la stella e sono forse la più bella, ma tu non lo saprai mai”. Questi versi sono recitati in stile rap, ennesimo sperimento di una artista poliedrica che, finora, non ha mai prestato la sua voce per ritornelli di rappers. Non è la prima volta, in realtà, perché più volte nei brani dance ci si è in qualche modo cimentata, ma qui è particolarmente efficace e convincente. Esiste anche una versione interamente inglese di questo brano punk, quasi da drag. Verrà pubblicata nella riedizione del disco? Chissà.

Chiude l’album Non fa niente. “Posso vivere una vita senza te. Posso smettere di chiedermi perché. Ma non è lo stesso e un poco di trucco si scioglie in una lacrima. E quando si asciugherà, un’ombra resterà di te, ma non fa niente”. Sarà l’ultimo brano nostalgico, l’ultimo sguardo al passato prima di una nuova epoca? Intanto godiamocene la dolcezza della melodia.

Cosa ci riserverà il futuro? Dopo questa lunga panoramica, non esauriente ma più che indicativa, su una artista completa, possiamo aspettarci di tutto. Oggi arriva il nuovo videoclip, che immortala la famiglia Todrani-Lo negli intimi affetti. Il 12 G parteciperà al primo concerto in Arena di Elisa. Ci sarò, ho già il cuore in gola all’idea di una Dancing o Rainbow in duetto. Se non morirò di infarto, aggiornerò a quella data questo resoconto. Riedizione del disco? Nuovo tour? Chi vivrà vedrà. Quel che è certo, è che l’amore non conosce limiti, e Giorgia sa quanto le voglia bene nel profondo. Quindi, semplicemente, grazie.

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Roberto Turati

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