Hale e quel suo convincente pop dal respiro cantautorale – INTERVISTA

A tu per tu con il giovanissimo talento classe ’95, al suo esordio discografico con “Il giardino degli inconcludenti”, album che convince al primo ascolto

Hale Il giardino degli incocludentiPasquale Battista in arte Hale, segnatevi questo nome perché sentirete parlare di lui. Prendetevi un po’ del vostro tempo e andate ad ascoltarvi su Spotify “Il giardino degli inconcludenti”, uno degli album più interessanti degli ultimi mesi, per certi versi davvero sorprendente, se consideriamo il fatto che si tratta di un’opera prima. Stupisce il coraggio di portare avanti un discorso sonoro contemporaneo, che non trova purtroppo molto spazio e ci dimostra come per fortuna, ci siano ancora giovani che credono nella canzone d’autore e nell’importanza delle parole.

Ciao Pasquale, benvenuto su RecensiamoMusica. Partiamo dal tuo album di debutto, com’è nato e cosa rappresenta per te?

«Ciao a voi, grazie! “Il giardino degli inconcludenti” è stato concepito in nove mesi, quasi come fosse una gravidanza (ride, ndr). Sviluppa il suo arco narrativo, temporalmente parlando, in circa un anno di vita vissuta. Non a caso ci sono alcuni brani strettamente legati tra loro, quasi come fossero le puntate di una serie tv, oppure come potrebbe accadere nel caso in una trilogia cinematografica. Ho cominciato a scriverlo a maggio dell’anno scorso e l’abbiamo ultimato agli inizi di gennaio. Lo reputo il mio vero punto di partenza».

L’album è stato anticipato dal singolo “Senza farsi male”, un brano che ti ha regalato non poche soddisfazioni, tra cui il primo posto nella classifica iTunes. Come stai vivendo questo positivo momento?

«Sì, i preordini sono andati molto bene e questo disco mi sta già dando molte soddisfazioni. Naturalmente non è il momento di adagiarsi sugli allori, perché il lavoro non finisce una volta pubblicato il disco, anzi… oserei dire che il bello comincia proprio dal giorno dell’uscita».

Pezzi firmati a quattro mani con Marzia Sicignano, come descriveresti il vostro sodalizio?

«Marzia è una fuoriclasse. Ho un’amica fuoriclasse. La sua scrittura ha una musicalità innata. Scrivere con lei è qualcosa di molto naturale».

Quanto conta la credibilità per un cantautore emergente?

«La credibilità è sempre relativa al modo di esprimersi e credo si costruisca con la ricerca e lo studio costante di sé stessi e di ciò che ci ruota intorno».

Da cosa trai principalmente ispirazione per le tue canzoni?

«Semplicemente da quello che vivo tutti i giorni. Da quello che vedo, quello che sento… le canzoni nascono quando nasce l’esigenza di inchiodare un’emozione per immortalarla. Dar loro una forma e un nome, proprio come se fossero delle fotografie».

Facciamo un breve salto indietro nel tempo, quando e come è nata la tua passione per la musica?

«Fin da piccolo sono cresciuto con le canzoni di Claudio Baglioni, grazie anche a mio padre. A due anni “cantavo” già “Quante volte” davanti alla tv, proprio come testimonia un video che ho pubblicato sulla mia pagina Facebook. L’amore per la sua musica è nato quando nel 2001 vidi un suo concerto dal tour di InCanto, al San Carlo di Napoli. Avevo solo sei anni e mi ricordo che pensai: “Da grande voglio diventare come lui!”».

Quali artisti o generi musicali hanno ispirato e accompagnato la tua crescita?

«Da bambino, oltre a Baglioni, la domenica mattina mi svegliavano i dischi di Lucio Dalla, Adriano Celentano e Pino Daniele, passando poi dai Dire Straits a Elton John, dai Guns a Bob Dylan, da De Gregori a Luigi Tenco, De André e Battiato, fino ai Genesis e i Pink Floyd. Oggi una grande ispirazione per me arriva da Renato Zero. Ho un background cantautoriale, mi definirei un “baglioniano zerofolle”».

Come valuti l’attuale scenario discografico? Con quale spirito ti affacci al mercato e come valuti la situazione generale di questo settore?

«L’Italia è spaccata tra trap e indie. E secondo me ci sono anche artisti molto validi in entrambi i generi. Inutile girarci intorno: se non ha già le spalle larghe, chi fa pop d’autore attualmente soffre un po’. Però sono sicuro che il fuoco arde sotto la cenere».

Te lo chiedo da nostalgico della melodia, del bel canto e del genere che oggi rappresenti, quella canzone d’autore a cui personalmente sono molto affezionato: pensi che oggi ci sia davvero spazio per tutti? Nel mercato credi che si stia spingendo su un solo tipo di musica, abituando e uniformando in qualche modo gli ascolti del pubblico?

«Quello che penso l’hai appena detto… e non serve aggiungere altro».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e/o sogni nel cassetto?

«Non ho più sogni da quando ho capito di avere un piano. Ce la sto mettendo veramente tutta per realizzarlo».

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti, per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Il messaggio che cerco sempre di trasmettere con la mia musica è che: “Noi non siamo soli”».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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