Le 100 canzoni italiane del 2017 imperdibili per chiunque

Le 100 canzoni italiane del 2017 imperdibili per chiunque

Un anno se ne va e porta con sè anche le sue canzoni: quali sono quelle da ricordare assolutamente?

Dopo aver tracciato un profilo parziale al giro di boa (qui si possono rileggere i 50 brani imperdibili da gennaio a giungno 2017) ecco quelli che personalmente ritengo i 100 brani italiani del 2017 che nessun ascoltatore medio di musica può perdersi (l’ordine è puramente alfabetico):

01. A un passo da te – Mina e Celentano

La coppia più popolare (e remunerativa) della storia della discografia italiana dimostra ogni volta modernità e contemporaneità proponendo, anche in questo caso, un brano perfettamente inseribile nel panorama attuale grazie ad un inciso orecchiabile e radiofonico impreziosito da due vocalità inconfondibili.

Mina e Celentano in studio

04. Attraversando gli anni – Federica

E’ forse questa l’essenza più pura ed eterea dell’ultima fresca e leggera scoperta di Amici di Maria de Filippi. In un arrangiamento scarno, intimo e non eccessivamente sovra-strutturato, come la moda d’oggi impone, la giovane Carta canta “mi manchi non lo vedi” lasciando che l’ascoltatore si abbandoni alla sua preghiera che invita ad essere certi che “un giorno ci rincontreremo ancora chissà dove”.

07. Buona fortuna – Benji e Fede

E’ la canzone che i due giovani ragazzi modenesi avevano assolutamente bisogno di proporre. Un brano fedele a se stessi ma contemporaneamente nuovo e sorprendente per quanti li consideravano banali propositori di una musica fin troppo accessibile alle ragazzine in preda all’ormone adolescenziale. Si parla di vita, di futuro e di passato e lo si fa con la profondità che solo l’esperienza e la verità personale sanno dare. Un plauso a Tony Maiello, co-autore del brano nonchè fautore di ottime prove musicali in quest’ultima annata.

10. Ci si arrende – Zucchero

E’ sicuramente il brano più intimo tra quelli dell’ultimo album del leggendario Zucchero che, dopo una carriera fatta di centinaia di concerti in ogni parte del mondo, ha ancora la forza di ricordare quel “amore mio di campagna, sole in questa terra di nebbia e gente di bocca buona”. Quando Sugar tira fuori una scrittura di questo tipo è impossibile dirgli di no e i ricordi di “Diamante” piuttosto che di “Miserere” tornano alla memoria con prepotenza.

zucchero live

13. Come nelle favole – Vasco Rossi

Il Blasco nazionale tira fuori una nuova hit e lo fa grazie alla sua migliore capacità autorale sempre riconoscibilissima nella sua forma melodica e nel suo evolversi verso un inno da stadio rivolto all’immensità del sentimento amoroso celebrato nella sua forma più semplice tra quelle esistenti: un semplice rapporto a due. “Io e te”.

16. Con te – Sergio Sylvestre

Il gigante buono figlio di Amici approda al Festival e all’italiano nell’unico modo consentitogli: un’intesa ballata struggente condita da una vocalità possente, da un’arrangiamento farcito di quasi soli archi e dall’immancabile coro gospel sul finale capace di dare la vera svolta al brano. L’effetto desiderato e cercato è facile da ottenersi ed il buon Sylvestre può considerarsi abile propositore dello schema tradizionale del soul melodico.

19. Cuorearmato – Daniele Magro

Una delle cose più belle provenienti da quell’autorato italiano dell’ultima stagione che in quest’annata ha avuto molto da dire. Il bravo Daniele Magro, non nuovo al mestiere, riesce nel non facile compito di raccontare le fragilità dell’anima in un momento in cui è molto più facile fingersi allegri e trovare un beat elettronico da far spopolare in radio. In quello che risuona come un potente manifesto programmatico d’amore verso se stessi e verso la vita emerge il verso che racconta quell’essere pronti a combattere “se sarai qui al mio fianco”. Non per questo, però, le difficoltà e i momenti bui verranno cancellati (“per quanta strada ho fatto e che non rifarei, per quanta vita che ho sprecato e rivorrei, per quante facce l’esistenza mi ha cambiato, per il coraggio che mi manca e ci è mancato“) ma serviranno da monito in un nuovo presente da vivere “prima di essere ammazzato, sono forte ma ho messo anche in conto l’eventualità”. Buio e luce in una sola canzone, in una sola vita.

22. Dove il tempo non esiste -Marco Carta

Marco trova una delle cose migliori di tutto il suo repertorio in un non-singolo peraltro piuttosto lontano dalla tendenza di rincorrere le mode musicali dimostrata negli ultimi lavori. Un brano pop ben scritto nel suo continuo crescendo melodico che culmina in un ritornello in cui la voce ruvida del cantante sardo trova la sua massima espressione per raccontare, anche attraverso la resa timbrica, un testo incentrato su di un desiderio di infinità e spensieratezza lontano da un mondo troppo stretto.

25. Fatti bella per te – Paola Turci

Quello di Paola è, senza ombra di dubbio, il più bel ritorno sulle scene discografiche che contano dell’ultimo anno. Ed è bello sapere che questo si sia concretizzato con un bel brano volto a voler raccontare la debolezza e, contemporaneamente, la forza necessaria per rialzarsi più forti che mai. A dei cori coldplayani si unisce un sapiente arrangiamento dagli spunti internazionali ed una voce, come sempre, dotata della giusta profondità.

28. Fiori sui balconi – Federica Abbate

Un’altra di quelle affermate realtà autorali che in questa stagione ha avuto, finalmente, la possibilità di confrontarsi in prima persona con i propri brani. Federica da sapiente conoscitrice e propositrice delle nuove tendenze sonore nella sua prima prova personale sceglie di portare all’estremo quanto, da autrice, è solita proporre. La produzione di Takagi e Ketra evidenzia ulteriormente quell’atmosfera astratta già suggerita dal testo con l’evocazione di immagini inconsuete. Internazionale.

31. Gesù Cristo sono io – Levante

Probabilmente Levante è stata il personaggio femminile dell’anno, almeno per le radio e le TV che l’hanno scoperta tutto all’improvviso dopo anni di attività in sordina. Altrettanto probabilmente è questo il brano più importante di quello che è stato il suo primo album “mainstream”. Testo importante e profondamente intriso di quella “sicilianità” intrinseca nel modo di scrivere della giovane Claudia. Peso specifico importante delle parole rivestite da un sound accessibile.

34. Ho cambiato i piani – Arisa

Per la prima volta la voce cristallina di Arisa incontra la talentuosa penna di Niccolò Agliardi che le dona una delle sue ballate più belle per raccontare quegli “abbracci mancati per pochi secondi”. Contrariamente agli episodi più noti tra quelli scritti dal cantautore milanese manca il ritornello tipicamente possente ma, anzi, si fa spazio una voce più controllata, eterea e precisa che, solo nella seconda parte, va incontro ad una rottura timbrica che sottolinea piacevolmente un testo capace di raccontare quel volersi dare senza imperfezioni agli altri, anche a prezzo di cambiarsi.

arisa

37. Il conforto – Tiziano Ferro e Carmen Consoli

Il duetto più bello dell’anno si concretizza con una voce tenue e spessa di Tiziano Ferro e la classe soave di Carmen Consoli. Insieme cantano la fratellanza dell’essere in due in un mondo che “esplode in pianto” secondo la più ferrea tradizione del cantautore di Latina sempre sapientemente a suo agio nel raccontare la solitudine interiore e la propria inquietudine. Vera superstar di un brano capace di oscurare totalmente anche un arrangiamento (inutilmente) tutto sintetico è la Cantantessa siciliana che con il suo timbro vocale unico e la sua innata eleganza nobilita ed eleva angelicamente una delle più belle canzoni di quest’annata (e non solo).

40. Il mondo non lo sa più fare – Giusy Ferreri

Le tastiere accompagnano questa classica ballata che parte lenta per poi esplodere in un ritornello tutto pop in cui il graffiato timbro vocale di Giusy ha la libertà di esprimersi nelle sua sfumature più caratteristiche e proprie. Si riflette sulla perfezione dell’amore a cui, però, il mondo pare essersi disabituato rendendosi inospitale ed inadatto.

43. Il senso del mio vivere – Daniele Magro

Capita, a vote, di trovarsi di fronte ad un baratro che lascia ben poche possibilità di scelta. E’ in quelle situazioni che, più che mai, si riesce a comprendere la profondità e la verità del senso della propria esistenza fatta di gioie ma anche di dolori e sofferenze. L’amore, certo, conta ma c’è spazio anche per tutte quelle “volte che mi hanno detto: non c’è un posto qui per te”. Daniele racconta, anche in questo caso, la forza interiore dopo le cadute ricordandosi che “per quanto questa vita ci ha deluso, ci sarà sempre un nuovo giorno e va vissuto”. Le fragilità non sono debolezze, le cadute non sempre fanno male: possono essere utili a capire il senso del proprio vivere.

46. Insieme – Valeria Farinacci

Giovane e delicata Valeria racconta una relazione a due su cui “non sempre c’è il sereno”. Lo fa in un interessante crescendo in cui la sua voce cristallina si adagia senza troppe pretese se non quella di risultare leggera sotto ogni punto di vista a partire da un testo semplice ed immediato fino ad una timbrica non troppo riconoscibile ma oggettivamente precisa, interpretativamente valida e consapevolmente strumento del proprio brano.

49. La mia versione dei ricordi – Francesco Gabbani

Una delle ballate di un disco noto soprattutto per i suoi tormentoni estivi, freschi e radiofonici. Così il giovane Gabbani dimostra di essere avvezzo anche alla profondità dei sentimenti, alla musica più tradizionalmente pop e ad una costruzione melodica più “italiana”. La voce ruvida e graffiata racconta in uno sguardo all’indietro un passato che ciascuno rilegge secondo la propria versione delle cose per la quale serve convincersi che “sia vera a tutti i costi”.

Francesco Gabbani

52. La vita che ho deciso – Paola Turci

Quell’energia e quella decisione dimostrata in tutto l’ultimo capitolo discografico di Paola s’incarna perfettamente in questo brano-manifesto dove la vita viene vista come una decisione e non come un destino incontrollabile: “perchè niente, niente può più farmi male”. Irrinunciabile, ovviamente, è l’apporto dell’amore che, in una vita perfetta, risulta esserne il fulcro di cui “c’è sempre bisogno di te, c’è ancora bisogno di te, da sempre ho bisogno di te più me”.

55. L’amore mi perseguita – Giusy Ferreri e Federico Zampaglione

L’aspetto sonoro più tipico di Giusy si fonde con il racconto a tinte pastello scritto dal leader dei Tiromancino, coadiuvato da Luca Chiaravalli la cui mano emerge prepotentemente nella struttura sonora tutta imperniata nelle tastiere e nei sintetizzatori. Che cos’è l’amore per due amanti impegnati a vivere il sentimento passionale? Le due voci provano a dare una personalissima risposta trovandosi inseguiti e tallonati dall’amore, decisamente più forte di qualsiasi volontà di rinunciarvi o di fuggirvi pur di non ricadere nelle inevitabili sofferenze, parte integranti del gioco a due.

58. Le canzoni fanno male – Marianne Mirage

Brano martellante e ipnotico nella sua struttura canzone che riflette decisamente il mondo sonoro di Kaballà e Francesco Bianconi dei Baustelle, autori del brano. La vocalità fuori dal coro di Marianne Mirage (guarda caso scoperta ancora una volta proprio da Caterina Caselli e dalla sua Sugar Music) esalta una canzone che così trova la sua massima realizzazione mettendo insieme elementi non di certo comuni che, però, nella miscela finale risultano quanto mai funzionali e profondamente azzeccati.

61. Lento/Veloce – Tiziano Ferro

Il melodico e romanticamente struggente cantautore di Latina ha dimostrato in quest’ultimo disco di saper e voler essere anche allegro, spensierato… estivo. Difficile immaginare la stessa poetica dei tempi che furono in una cornice di questo tipo ma quanto manca dal punto di vista delle immagini testuali viene ampiamente recuperato dal sound e dalla radiofonicità del brano che scorre via tra estati che tornano reclamando nuovi focosi amori.

64. Nessuno vuole essere Robin – Cesare Cremonini

E’ la vera perla dell’ultimo istrionico album del cantautore bolognese capace, ancora una volta, di trovare una via alternativa alla dilagante uniformità e omologazione musicale in atto. Cesare si dimostra un abile narratore dei rapporti a due in cui l’altra persona assume i contorni di una figura fantastica e quasi astratta. Alle doppie voci sovrapposte che danno volume al cantato si contrappone un leggerissimo arrangiamento sintetico pulsante appena a sufficienza per creare un atmosfera raccolta e magica.

67. Occidentali’s karma – Francesco Gabbani

La più grande hit commerciale uscita dalle ultime edizioni del Festival di Sanremo si deve all’estro musicale dimostrato dal toscano Francesco Gabbani che, con intelligenza, rende un testo denso di contenuti filosofici accessibile a chiunque grazie ad un’irresistibile costruzione sonora. Il balletto vien da sè lasciandosi trasportare dalla potenza di una fresca melodia di battiattesca memoria capace di giocare con l’orchestrazione e gli inevitabili cori da stadio. Una perfetta hit costruita saggiamente (e con furbizia) in ogni suo elemento.

70. Ovunque tu sia – Ultimo

Una sintesi perfetta del mondo musicale del giovane cantautore romano ispirato dai grandi cantastorie del passato e, contemporaneamente, dalla nuova generazione musicale. A farla da padrone è il desiderio di fuga da un mondo reale troppo stretto e troppo soffocante per una vita che desidera un luogo in cui non si è che “un’idea”. Si grida un urlo disperato per la salvezza sperando che qualcuno afferri la mano e ci porti in salvo mentre una bella orchestrazione condisce il tutto in una bella celebrazione della tradizione melodica italiana.

73. Per un niente – Nina Zilli

Nina con maestria viaggia tra le sinuose curve di questa ballata che racconta di litigi, scontri e continui addii di fronte a situazioni “senza verità”. Alla fine ciò che è importante è che “sognavo un mondo insieme a te, crollava il mondo senza te […] sei ogni mio domani” e la bella e brava interprete piacentina sa sottolinearlo con quel tocco vintage tipico degli anni ’60 di cui è da sempre capacissima ripropositrice in chiave moderna.

76. Pezzi di te – Negramaro

Perfetta per raccontare uno di quei fitti dipinti quattrocenteschi che, in un’unica tela, riservavano alla narrazione diversi episodi narrativi. Questa volta a farla da protagonista è il dolore e la sconsolatezza di un’anima che vive in solitudine una perdita: “mi stringo al petto le ginocchia per contenere la mia rabbia, mi mordo piano queste labbra, le asciugherai tu con le tue dita, mi lavo poco e a malapena, mi vesto senza un po’ di cura, non scelgo niente che si abbina, nel cuore mio c’è sempre sera, non c’è spazio neanche per una preghiera” canta e scrive in uno dei migliori episodi autorali un delicato ed intimo Giulia Sangiorgi riuscendo ad esaltare il racconto.

79. Poetica – Cesare Cremonini

L’imprevedibile ed imperturbabile cantautore bolognese sorprende nuovamente proponendo una intensa ballata fuori da qualsiasi schema commerciale dei nostri giorni. In una complessa orchestrazione sinfonica si adagia una romantica dichiarazione d’amore che riecheggia con l’arioso inciso che tuona “questa sera sei bellissima” seguita, poco dopo, da un bell’assolo di basso che rievoca la musica, quella vera, quella suonata.

Cesare Cremonini

82. Sabbia – Ultimo

Il suono tipicamente orchestrale che parte con il pianoforte ed evolve verso la parte sinfonica e poi ritmica sposa, in questo caso, una dinamica testuale ed espressiva arrabbiata, decisa e pungente nella sua espressione. Ad un ritornello che iconicamente ribadisce la certezza che “l’amore no, non passera” si contrappongono strofe incisive e intense in cui emerge il dolore interiore di “chi un posto nel mondo non ha” e non ha altra possibilità se non quella di rivolgersi a Dio con fermezza urlando lo “strazio di esistere in un mondo che insiste”.

Ultimo

85. Sei la mia vita – Noemi

Anche se non ufficialmente edita, la colonna sonora del corto cinematografico “L’eroe” riporta, finalmente, Noemi a quel potente mondo del pop sentimentale che l’ha consacrata ad inizio carriera. La sua penna insieme a quella di Diego Calvetti e Marco Rettani danno vita ad un gioiellino tutto in crescendo con un ritornello potente e cantato a squarciagola da un timbro che, in queste tonalità, trova sempre la propria miglior efficacia. Impossibile resistere ad una dedica d’amore capace di identificare l’amato/a in “ogni goccia del mio sangue”. E’ la Noemi che tutti vogliono vedere ancora una volta all’opera.

88. Sentirò respirare – Chiara

In un album che cerca nell’eleganza  e nell’essere eterea la giovane Chiara trova nelle firme leggere e sognanti di Giovanni Caccamo e Andrea Nardinocchi il miglior veicolo per il proprio messaggio. Si racconta una preghiera d’amore che apertamente dice “amami, senza pensare” affinché la salvezza da un dolore “che saprai senz’altro curare tu” sia compiuta. Una bella ballata pop-melodica che riesce a dar luce a quelle sfumature delicate e leggere della vocalità della giovane interprete veneta.

91. Tabula rasa – Ilaria Porceddu

La firma leggera contemporaneamente profonda di Gaetano Capitano dona all’interpretazione sentita di Ilaria Porceddu un’intensissima gemma musicale che pare voler accompagnare un lento dipingere nostalgico a cui si contrappongono improvvise ed irrequiete pennellate frenetiche e violenti. In questa tela di Van Gogh il testo racconta con cruda verità e realtà un istante in cui i due amanti si trovano di fronte ad un burrone tra disillusione e piacere.

94. Ti fa stare bene – Caparezza

Un’altra delle geniali creazioni del sempre innovativo Caparezza lo vede confrontarsi con una riflessione personale per trovare qualcosa di positivo “in tempi pazzi” in cui non si salva nulla dalla società alla politica. Il ritornello è fuorviante grazie al cantato distorto e sintetico cantato fanciullesco.

Caparezza

97. Tutte le notti – Le deva

La ballata più struggente dell’album di debutto delle quattro ex ragazze de “L’amore merita” divenute ora dee dei quattro elementi naturali. La sensualità, la leggerezza e l’espressività sinuosa e morbida delle quattro voci racconta il sentirsi “confusa da questa vita che ti ha delusa” non riuscendo più a riconoscersi nella propria immagine. La crescita, però, rimane inevitabile andando incontro ad una maggiore forza e determinazione che porta a sentirsi “bella, bella, bella” come cantano all’unisono Greta, Laura, Roberta e Verdiana.

100. Vulcano – Francesca Michielin

Francesca si rivela in costante crescita verso una direzione musicale mai scontata ma, anzi, sempre più dirottata verso un’estremizzazione della proposta in ambiente indie-pop. Tutto questo, ovviamente, senza rinunciare alla popolarità e alla fruibilità di un brano che trova nelle sonorità urbane il proprio estremo punto focale. Un leggero utilizzo dei sintetizzatori si fonde perfettamente con un bell’uso della ritmica e con una struttura testuale ampiamente inconsueta e paradigmatica.

02. Ali di carta – Nicolas Bonazzi

Era sicuramente una della canzoni candidate al Festival di Sanremo 2018 tra le più personali ed emozionali. Il tema raccontato dalla vocalità sinuosa, fragile e sensuale del cantautore bolognese è quello del non essere “forte abbastanza” difronte alle “parole che fan male” quando si è ancora bambini. Alla fine vince il perdono forse a testimoniare che la violenza non ha mai l’ultima parola nella vita di ciascuno se si ha la forza di lottare.

05. Bianca – Afterhours e Carmen Consoli

Storico brano del 1999 rivisto per l’occasione in chiave più “pop” introducendo una voce suadente come quella della Cantantessa siciliana capace di rendere delicato persino Manuel Agnelli. Insieme le due voci si amalgamo e nobilitano l’una l’altra sulla base di un arrangiamento sempre accuratamente studiato tra il mondo pop e rock.

08. Che sia benedetta – Fiorella Mannoia

E’ l’inno alla vita, quella vita “che passa, che passa” e che, a volte, ci regala gioie, altre, ci condanna a sofferenze. E’ l’inno alla speranza di un futuro migliore: messaggio importante se cantato dal palco dell’Ariston rivolgendosi ad un Paese intero che ha bisogno di sentirsi dire che il domani sarà migliore. Amara scrive il suo capolavoro (dopo già tante altre belle cose) e lo dona all’interprete più adatta a raccontare quella certezza che “per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta”.

11. Ciò che resta – Leonardo Lamacchia

Senza dubbio la ballata più tradizionalmente sanremese tra quelle in gara nell’ultima edizione della kermesse ligure. La più tradizionale ma, contemporaneamente, anche la più bella. Su di una splendida melodia orchestrale una voce delicata e calda di un’artista intimo si racconta la fotografia di un addio tra scuse ed inevitabili addii. L’invito è quello di “vivere un istante come viene, cadere e poi rialzarsi e ripartire per ridere ogni volta come fosse l’ultimo sorriso che rimane” per tornare a vivere di quella felicità perduta. Un piccolo gioellino senza tempo in una stanza in cui “fermo l’universo”.

14. Come neve – Giorgia e Marco Mengoni

Due delle voci soul più potenti e black che abbiamo si uniscono per una lenta ballata dedicata al lento cadere della neve, occasione perfetta per riflettere su se stessi, sui propri errori e sulle difficoltà della vita (“qui non è facile guardare il cielo stanotte“). Se lecito sarebbe stato aspettarsi l’esplosione vocale coperta da infiniti virtuosismi, altrettanto sorprendente risulta la scelta di limitarsi ad una resa standardizzata e omologata ai suoni e al cantato di oggi. Forse non la canzone dell’anno malgrado le premesse ma, sicuramente, un bel brano per due voci indimenticabili.

17. Cosa ti salverà – Eva

La proposta musicalmente più pop e nazionalpopolare tra quelle del prossimo Festival di Sanremo. La giovane e fragile interprete figlia di X-Factor racconta il momento di una ripartenza personale lungo la strada della felicità e della piena realizzazione di sè. Per fare ciò, però, occorre eliminare quanto è inutile, superfluo e ostacolante e quindi via con quei dettagli di “Ferrica” memoria: “fogli da bruciare, tagli da cucire, briciole di novità, lettere di scuse, vere da riempire, giorni da perderti, cuori da incendiare, chili da smaltire, pezzi di normalità”.

20. Di questa felicità – Diodato

Si fa leggera e svolazzante la descrizione di questa nuova fotografia scattata dopo lo scomparire di quel dolore che “non te lo vuoi scordare” pur viaggiando nella direzione di una nuova felicità, solo apparentemente fiabesca ed irreale, a cui l’anima può puntare. Certo, farà forse paura essere felici ma conviene prendersi il rischio di correre il pericolo senza la tentazione di voltarsi indietro.

23. E’ più forte l’amore – Fabrizio Moro e Bianca Guaccero

Duetto inedito e sorprendente sotto ogni punto di vista a partire dall’intensità che nasce dall’incontro di due belle vocalità contrapposte, l’una dolce e sinuosa l’altra ruvida e sabbiosa, ma intense allo stesso modo per raccontare il sentimento più puro e forte che esista. La partenza è quella delle più delicate ed intime ballate scritte dall’immenso talento autorale del cantautore romano ma, poi, l’evoluzione porta ad una giusta e necessaria esposizione vocale per urlare al cielo tutta la forza evocata.

26. Fidati ancora di me – Alessandra Amoroso

E’ l’ultimo up-tempo giunto in radio dell’ultimo rivoluzionario album della giovane salentina votata ormai all’ottimismo e alla positività (anche) musicale. La firma di Daniele Magro emerge con prepotenza da una melodia impregnata di quelle radici ritmiche tipiche del new soul d’oltremanica che sa contrapporre delle strofe serrate ad un ritornello più arioso nella sua struttura melodica capace di valorizzare anche l’espressività vocale.

29. Fragile fermo immagine – Alexia

E’ una Alexia sempre potente ed energica quella che abbiamo ritrovato in questo 2017 dopo qualche anno di troppo trascorso in penombra. La produzione di Mario Lavezzi assicura alla voce della memorabile Per dirti di no un brano apertamente ispirato al modello delle ampie ballate in cui la voce ha un ruolo preminente rispetto ad una melodia che, pur adottando il campionario electropop (unica pecca francamente evitabile), rimane in secondo piano.

32. Giulia dorme – Leonardo Lamacchia

E’ il racconto nostalgico di un’istante in cui i “vorrei” si sprecano: di fronte al corpo addormentata di quella “mia parte migliore” ci si perde tra i desideri, i rammarichi e il desiderio di essere abbastanza di fronte a quel “non ti basta mai”. Una voce calda, profonda e delicata sa raccontare quella nebbia tipica dei paesaggi nostalgici, indefiniti ma carichi di significato che si stagliano ai margini dei dipinti più intensi di Leonardo Da Vinci.

35. Ho perso il mio amore – Arisa

La cantante lucana trova nuovamente la firma di Giuseppe Anastasi, accompagnato per l’occasione anche da Federica Abbate e Cheope, con il quale sbarca al cinema con questa struggente ed intima colonna sonora. Lo schema-canzone è quello più tipico degli ultimi anni ma il tutto si condisce di un arrangiamento più orchestrale, con gli archi in grande spolvero, ed una voce assoluta protagonista. Si ricerca l’amore, quell’amore fuggito, perduto e smarrito quando “anche il cuore si arrende e non crede al ritorno”. Non c’è, forse, soluzione e un rapporto si consuma sgretolandosi così lentamente “quando la fine del mondo sai già come va”.

38. Il diario degli errori – Michele Bravi

La canzone che segna la “resurrezione discografica” del giovane e delicato Michele Bravi è la ormai tradizionale black ballad di mengoniana ispirazione. Federica Abbate realizza stranamente una melodia tutta orchestrale in cui i violini e il pianoforte sovrabbondano rispetto alla ritmica e all’elettronica, solo leggermente accennata. Le penne di Cheope e Giuseppe Anastasi donano al testo quella verità e quella profondità che più gli appartiene parlando di errori, paure ed imperfezioni che difficilmente si potrebbero pensare addosso ad un ventenne che, però, interpreta con maturità e personalità ciò che canta.

41. Il punto in cui tornare – Nina Zilli

L’episodio più felice tra quei tentativi d’adozione di uno stile musicale più prettamente contemporaneo che si trovano nell’ultimo album della cantautrice piacentina. Grazie alle firme di Emilio Munda e Piero Romitelli si ottiene una proporzionata fusione tra una classica ballata pop ed una dark ballad moderna condita da tastiere e campioni elettronici. Nina non rinuncia (giustamente) alla sua interpretazione vintage e interpreta con leggerezza il desiderio di un ritorno.

44. Immaginami – Giusy Ferreri

Le firme di Marco Masini e Antonio Iammarino regalano un brano sulla maternità e sull’amore a Giusy poco prima della sua gravidanza che, inevitabilmente, carica questa canzone di un significato importante e profondo. “Un ramo che fiorisce intorno a questo niente” si canta in una moderna ballata condita di tastiere per una vocalità che si mantiene misurata, poco invadente e che si dichiara “pronta per disobbedire”.

47. La complicità – Carmen

La più bella (e forse l’unica) novità della nuova edizione di Amici di Maria de Filippi. Questo suo primo nuovo inedito mette in evidenza una vocalità matura, consumata e densa di sfumature cupe e profonde che si adattano perfettamente ad un messaggio importante e non comunemente copia-incollato da qualche altra situazione comunemente vivibile. Si raccontano quei “sacrifici di una vita intera per la mia libertà” che un padre è disposto a fare per la propria figlia pur essendo consapevole di rimanere per questo lontano fisicamente. Ciò che conta, però, è che “mai, non ci siamo persi mai”.

50. La verità – Elodie

La firma di Amara coglie perfettamente l’essenza e la delicatezza interpretativa di cui l’interprete dei capelli rosa sa di essere portatrice. Su di un arrangiamento minimalista con un’orchestralità misurata e delicata la voce da spazio ad un’espressione struggente perfetta per dar voce ad una difficile comprensione di sè e dei propri rapporti (“dimmelo un’altra volta, un’altra sola, solamente un’altra volta, un’altra ancora, dimmelo allora tu cosa siamo se non siamo più noi, tutto quello che c’è stato cos’era?“).

53. L’amore che conosco – Tony Maiello

Un brano perfettamente in linea con lo stile autorale della brava penna de Il linguaggio della resa che, in questo caso, pare voler recuperare la volontà di raccontare più sentimentalmente la potenza dell’amore. La forma-canzone sfrutta le doppie voci, i sintetizzatori e le tastiere esattamente come succede in tutte quelle hit radiofoniche di cui Miaello ha dimostrato essere abile artigiano negli ultimi mesi.

56. L’anima vista da qui – Negramaro

La perla vocale più importante dell’ultimo album della band salentina piuttosto misurato sotto questo punto di vista. Giuliano Sangiorgi parte quasi sussurrando una sensazione di presenza universale per poi crescere in un inciso che non rinnega il ricorso al tipico falsetto per dare dinamica e volume ad un arrangiamento che, comunque, si mantiene piuttosto cauto poggiandosi quasi esclusivamente su di un buon uso di campioni elettronici e su di un bel ricorso ritmico a tratti tribale ed etnico nelle sue sfumature propositive. La voce, però, assume in pieno la scena e si destreggia come se fosse intrappolata in un labirinto da cui non vuole che fuggire.

59. Le parole che non dico mai – Rita Bellanza

La voce graffiata e rotta di Rita trova in una bella ballata tradizionalmente pop, scritta con maestria da Levante, il mezzo perfetto con cui proporsi con efficacia. Le immagine evocate da un testo sintetico ed evocativo non sono comunque banali e permettono di raccontare la quotidianità di un amore con un importante e non banale apporto semantico. Lo special finale libera la voce dalle sue gabbie e la lancia nella sua più ampia espressione timbrica che ne fa tremare il colore tagliandone “i palmi delle mani” e, per i più sensibili, del cuore.

62. L’esercito del selfie – Takagi e Ketra feat. Arisa e Lorenzo Fragola

Uno dei tormentoni di un’estate particolarmente fruttuosa e ricca di successi e hit radiofoniche. Takagi e Ketra ci mettono il nome e la produzione e scelgono le voci di una sempre perfetta Arisa e di un melodico Lorenzo Fragola creando un mix interessante e fruttuosamente leggero e solare. Impossibile non canticchiare un brano che gioca sugli effetti totalizzanti della potenza tecnologica che arriva a far considerare oggetti da possedere anche le persone e i rapporti umani.

65. Niente di più stupido di sognare – Lowlow

Nell’anno dei rapper la diversità dell’artista di casa Sugar emerge come un faro nella notte. Un dialogo continuo tra l’io narrante ed un immaginario destinatario che “sei diverso dai tuoi amici perchè pensi più di loro e ti senti emarginato” ma che ricorda come “il mondo è di quelli come me e te”. Una vicinanza fraterna raccontata con verità e senza filtri, anche quelli che eviterebbero di dare un’immagine cruda e insensibile. Un brano che si fonda sulla forza di un bel testo parlato su di un beat leggero e per nulla invasivo.

68. Ogni istante – Elisa

Elisa mette in campo anche questa volta la sua perfetta attinenza con i tempi e la contemporaneità musicale scegliendo un arrangiamento azzeccatamene a cavallo tra le atmosfere pop e l’emergente sound urbano che, nella seconda parte del brano, ha lo spazio di imporsi con un entusiasmante utilizzo della ritmica che spezza l’atmosfera in un interessante special. Testualmente il tutto si adagia sul racconto di un sentimento a due a cui s’interseca il profondo sentimento di “vivere sempre ogni istante” di una vita che “vuoi viverla”. Più accurata e personale appare la versione inglese (Yours to keep) in cui la friulana si rivolge apertamente al proprio pubblico che l’ha accompagnata in questi primi 20 anni di carriera.

71. Pace – Amara e Paolo Vallesi

E’ nuovamente la firma di Amara a regalare l’ennesima perla dedicata, questa volta, a quel cruente modo di vivere lontano dall’armonia fraterna. La cantautrice racconta il presente e lo fa con profondità e attualità pensando che occorre “riscoprire il senso della vita che respira, ricominciando da se stessi perchè siamo noi la vita”. L’orchestrazione del brano, perfettamente costruita nel suo crescendo, risalta la profondità dell’emissione della voce calda e avvolgente di Amara ma anche la spigolosità di un ritrovato Paolo Vallesi, sempre abile ad evidenziare il valore delle parole.

74. Perdo le parole – Riki

E’ stato il fenomeno discografico dell’anno, la nuova scoperta di Maria de Filippi e del suo Amici. Tra i suoi brani facilotti, perfetti per le ragazzine in preda ad una crisi ormonale (inizialmente) e poi  precipitate nella depressione invernale, il singolo d’iniziazione risulta tutt’ora il più convincente e il più funzionale ed insieme il meglio realizzato. Su di un up-tempo sporcato d’elettronica il bel milanese racconta un incontro magico in cui “la scena è perfetta” ma mancano le parole per esprimere tali sensazioni e sentimenti.

77. Piccola anima – Ermal Meta ed Elisa

Un racconto a due dell’anima, quell’anima che apparentemente non trova nell’esistenza un luogo sicuro fino a quando non trova colui che gli sta esattamente di fronte, pronto per stargli accanto. Le due voci giocano a rivelarsi delicate e dolci per evitare di spaventare quell’anima tenuta in vita soltanto dall’amore. Prima lui, poi lei, poi insieme in una fusione perfetta che si scatena nell’irresistibile virtuosismo vocale della friulana che, senza destare troppe sorprese, si conferma nuovamente dea della voce. Dea che, in questo caso, si accompagna al dio delle parole.

Ermal Meta e Elisa

80. Portami via – Fabrizio Moro

E’ stata, forse, una delle riscoperte più belle del 2017. Fabrizio, in realtà, non aveva mai smesso di manifestare il proprio talento ma aveva scelto di dedicarlo a pochi, quasi volendo fuggire da quello che qui definisce “quell’angolo di tempo dove non trovo più energia”, fonte di troppe insicurezze e paure. Con la forza riconquistata e con una delle più belle ballate d’amore che è stato capace di scrivere nel corso della sua carriera, Fabrizio ha scelto di mostrarsi nuovamente al grande pubblico che non ha potuto che accoglierlo a braccia aperte, innamorato delle profondità “battiatesca” del testo.

83. Sally – Rita Bellanza

L’esibizione più discussa dell’ultima edizione di X-Factor Italia è stata, senza ombra di dubbio, quella proposta dalla roca voce di Rita che durante le audizioni ha proposto una propria personale versione di uno dei classici di Vasco Rossi reinterpretato da innumerevoli interpreti. Il dolore e l’intensità raccontati da un testo disilluso e profondamente intriso di quella realtà di “quando la vita era più facile” escono esaltate da un’interpretazione speciale e profonda in cui il timbro vocale particolarissimo nelle proprie tinte buie fa gran parte del lavoro.

Rita Bellanza X-Factor

86. Sei nell’aria – Nina Zilli

La migliore ballad electropop dell’ultimo album della cantautrice piacentina la vede coniugare perfettamente il suo gorgheggiante cantato retrò ispirato alla migliore Mina con una melodia moderna e martellante che nel testo chiede proverbialmente “mi ami? mi ami o no? mi ami? mi ami un po’?”.

89. Spogliarmi – Francesco Gabbani

Lontano dai pappagalli e dalle granite Francesco racconta con intelligenza la debolezza della cosiddetta virilità umana. Un testo come sempre ricco di rimandi e citazioni giunge alla conclusione che per vivere davvero lontano dagli schemi e “dall’inganno di esser conscio che i miei giorni siano passati e invece vanno” l’unica vera soluzione è spogliarsi di tali sovrastrutture accettando di rimanere nudi e indifesi davanti alla verità della vita. Francesco canta con decisione e con fermezza destreggiandosi tra strofe più pacate e un ritornello, invece, intenso ed energico che si conferma sempre pronto ad esplodere.

92. Ti andrebbe di cambiare il mondo? – Renato Zero

Per il suo nuovissimo esperimento tutto orchestralmente classico il grande Renato Zero invita a “non abbandonare i sogni” malgrado un mondo che, fin troppo spesso, invita a farlo per gettarsi in una “vita ormai malata, violata, intossicata adesso anche lei”“Sotto questi cieli lividi” si eleva un canto intenso e, come sempre, perfettamente cosciente della forza delle parole e della portata della denuncia di cui ci si fa carico e promotore contro “questa ignoranza che ci vuole tutti uguali a lei”. Renato nel suo canto racconta la quotidianità, la diffidenza verso uno stato delle cose non adeguato e una situazione sociale inquinata dal genere umano malgrado “qualcuno che ti rispetta c’è ancora”.

95. Tornerò da te – Giusy Ferreri

Un amore si è consumato nel tempo insieme alla bellezza e alle energie di due cuori che si trovano ormai totalmente annientati prima di rendersi conto che “le mie ali non bastano ancora per volare via da te” e che “le mie strade non bastano ancora per andare via da te”. L’unica soluzione possibile, dunque, rimane quella di tornare indietro e riprendersi dal tempo ciò che era proprio e dunque quell’amore custodito nell’altro. Anche se, forse, non si potrà più amare come un tempo ciò che è certo è che “tornerò per te”. Giusy canta con forza e decisione il suo racconto con un timbro sempre originalissimo e incisivo mettendo in campo un altro dei suoi ritornelli martellanti e radiofonici.

98. Un solo abbraccio – Gianni Morandi

La voce e l’interpretazione sempre positivista e “sorridente” di una colonna della storia della musica italiana come Gianni Morandi si unisce al giovane e fresco talento autorale di Ermal Meta che, per il suo quarantesimo album d’inediti, gli dona una delle sue intense ballate d’amore in cui si parla di quelli incontri della vita che non si possono che portare nel cuore in eterno perchè “ti resterà per sempre”. Su di una melodia tradizionalmente pop con la chitarra acustica sorretta dalla ritmica Gianni canta “l’amore grande” e quella sensazione che fa si che “ognuno lascia sempre la sua traccia, chi nel cuore di qualcuno o sulla faccia”.

03. Amore che torni – Negramaro

La title track dell’ultimo album dei Negramaro è forse la ballata più propriamente primaverile contenuta nell’album grazie alla freschezza e alla leggerezza che trova in sè per raccontare il sentimento d’amore, pronto a tornare ad invadere le vite di coloro i quali temevano d’essere stati abbandonati dal cuore.

06. Bones – Michele Bravi

E’ una delle uniche due superstiti anglofone tracce nell’ultimo elettronico ed italiano (non solo nella lingua adoperata ma anche musicalmente) album del giovanissimo cantautore di Città di Castello. Fresca, intuitiva e dotata di uno dei migliori arrangiamenti electropop usati all’interno del disco spicca proprio per l’uso istrionico dei sintetizzatori.

09. Chiavi di casa – Michele Bravi

Sicuramente è questo il gioiellino dell’ultimo album del giovane Michele rinato sotto la stella dell’intimità e del racconto del proprio io. In una bella ballata electropop come questa accompagna l’apertura con il pianoforte al ritornello fitto di sintetizzatori ed accessori elettrici. Il punto focale, però, è costituito dal testo che senza troppi filtri o barriere impersonali ha la forza di recitare sentitamente “perché non mi è servito a niente rimanere solo e non è vero che il silenzio può risolvere […] e non è servito a niente farci così male”. A volte anche i giovani sanno raccontare i loro momenti tristi e le loro difficoltà (che hanno tanto quanto gli adulti).

12. Colpevoli – Diodato

Lo schema compositivo più tipico della scrittura intima e delicata del giovane cantautore aostano, portato alla ribalta da Fabio Fazio nel suo ultimo Festival di Sanreomo (2014), si ripete qui con particolare efficacia: una partenza eterea e sospesa su di un pianoforte e di una voce che arriva al falsetto per poi lasciarsi andare ad un nuovo sali-scendi che giunge, finalmente, alla massima realizzazione nella seconda metà del brano. Dopo la magica “Babilonia” questo è un altro caposaldo della miglior capacità autorale del ragazzo.

15. Come un miracolo – Nina Zilli

La giovane e bella Nina ritrova se stessa e la sua anima soul e vintage in questa interessante ballata retrò scritta completamente da ella stessa. La voce si snoda destreggiandosi riuscitamene tra sali e scendi vocali blues con sprazzi di jazz che fanno tornare alla memoria la miglior resa artistica della piacentina ultimamente votata all’electropop contemporaneo.

18. Credo – Giorgia

La Todrani soddisfa il suo desiderio di leggerezza e di up-tempo affidandosi alla penna ispirata del giovane Tony Maiello, vero mattatore autorale dell’ultima annata musicale. Il giovane partenopeo fa cantare alla suadente voce di Come saprei il tema della fiducia nel futuro e nei valori positivi della vita, primi fra tutti quelli dell’amore e dell’idee. Il beat si fa fresco, trascinante e spensierato mentre una vocalità sempre perfetta intona “ma credo in un amore che vince sempre sulle tenebre”.

Giorgia live

21. Don’t understand – The Kolors

In un album ricco di spunti internazionali ma poco fortunato sul piano dei riscontri è questa la gemma che emerge con più forza e precisione grazie soprattutto a quell’arrangiamento capace di spaziare con grande intuizione tra mondi distanti e diversi. Le strofe trattenute e sporcate soltanto da un leggero riff di sintetizzatori si aprono ad un inciso cantato a tutta voce sorretto dalla ritmica delle percussioni che poi lasciano spazio ad un interessante assolo di chitarra elettrica piacevolmente fuorviante e sorprendente nell’evoluzione del brano.

24. Errori di felicità – Roberto Casalino

Non è la prima volta che l’autore di alcuni dei maggiori successi pop degli ultimi anni si confronta in prima persona con i suoi brani ma è, forse, questa la sua massima realizzazione. Una piacevole vocalità inedita più forte e decisa racconta le cose migliori di una vita che, in un ritornello cantato a tutta voce, vengono lasciate “andare via come fossero errori di felicità”. Se la capacità di scrivere e di raccontarsi non la si scopre di certo oggi sicuramente, però, con questo brano emerge una consapevolezza nuova forse pronta ad “accettare tutto, restare a tempo con me stesso”.

roberto casalino

27. Fino all’imbrunire – Negramaro

Una delle cose migliori scritte e concepite negli ultimi anni dall’estro di Giuliano Sangiorgi. Una power ballad che ha la forza di mantenere intatto lo spirito e lo “stile Negramaro” pur trovando, allo stesso tempo, soluzioni innovative che hanno nell’emozionalità il loro punto di svolta e di forza. Una canzone che arriva dopo le difficoltà che ogni tipo di percorso comporta ma che si è “pronti a ricucire”. L’istrionica ricerca manieristica della resa vocale si confina entro limiti più definiti ma, laddove esce allo scoperto, rimane il più bel sigillo di riconoscibilità per un brano che risulta contemporaneo senza adagiarsi per forza sui dettami dell’attualità divenuta ormai obsoleta.

Negramaro

30. Fuori di testa – Silvia Olari

A Silvia va un plauso per il “coraggio” avuto nel proporre una bella ballata suonata davvero (e non schiava dei sintetizzatori) e degna di permettere una crescita vocale d’altri tempi. C’è il coraggio di parlare d’amore, argomento ormai ripudiato dal pop italiano, e c’è il coraggio di cantarlo con la potenza del pop più tradizionale e vero, quello dei ritornelli incisivi e delle vocalità dense e importanti poggiate su di un arrangiamento fatto di pianoforte, archi e batteria.

33. Ho bisogno di te – Mariella Nava

La scrittura senza tempo di Mariella sposa il tema, per lei non poi così consueto dell’amore che si fa nostalgia, necessità, spiritualità ma anche fisicità e passione. A delle strofe capaci di raccontarsi con profondità, anche espressiva, si contrappone una classica apertura melodica nell’inciso con gli archi in primo piano mentre la fragilità di una donna si confessa di fronte alla potenza del sentimento amoroso vissuto anche in natura a due a due, “metà e metà”.

36. I pensieri di Zo – Fiorella Mannoia

Piccolo capolavoro autorale di Fabrizio Moro che, su musica di Roberto Cardelli, dona a Fiorella Mannoia una perla cantautorale dei nostri tempi. In un lento incedere su di un pianoforte si va raccontando “una vita nuova” il cui scorrere appare inarrestabile per giungere ad un’apertura melodica pop-rock in cui ci si scopre in una di quelle “sere d’estate un po’ prima di uscire, quando senti che esisti davvero e non ti sai più gestire”. 

39. Il mestiere della vita – Tiziano Ferro

Title track dell’ultimo album di Tiziano Ferro e una delle uniche due vere ballate presenti un lavoro fin troppo poco inquieto e introspettivo per trattarsi di un album di Tiziano Ferro. “E fuggirò da questi sguardi perchè non percepiscano i dolori che ho taciuto e che mi seppelliscono, tu vai e ritrova il sorriso ti aspetto qui in ogni caso” canta un uomo ormai a proprio agio il la propria solitudine ed il proprio vivere. Nell’intermezzo l’accenno di barre rap scritte per l’occasione da Raige (coautore del brano con Davide Simonetta) danno vita ad un interessante sorpresa musicale spezzando il ritmo di un brano fin troppo facile da prevedere nella sua destinazione.

42. Il resto del mondo è diverso da te – Giusy Ferreri

Contrariamente alle tante cose radiofoniche e ultra-moderne contenute nell’ultimo disco dell’artista di Novembre, i brani migliori sono le classiche ballate pop-rock in cui il timbro e la voce più vera della Ferreri può liberamente emergere. In questo caso per raccontare un amore unico e irripetibile viene scelto un testo dotato di immagini non sempre comuni e che rimandano alla parentesi più cantautorale e dark della discografia di Giusy.

45. In alto – Tony Maiello

E’ il primo singolo di un ritorno atteso da parecchio per uno dei giovani cantautori più proficui e efficaci delle ultime stagioni. Da autore delle più importanti hit degli ultimi Tony torna a scrivere per sé e lo fa con una power ballad che vuole “combattere questa vita” anche quando questa ti mette con le spalle al muro costringendoti ad indietreggiare o “guardare in basso senza aver paura”. Se si continua, però, a guardare in alto prima o poi “cambierà la musica” e tornare a saltare in alto tornerà a sembrare la cosa più semplice ed immediata.

48. La fine del mondo – Le deva

Si è stati qualcosa ma ora la fine di una storia archivia un momento per aprirne un altro con consapevolezza e positività. Il ritornello, cantato a quattro voci ben amalgamate, si dota di una bella evoluzione elettronica che fa eco alla crescita vocale del bridge e che fa da rampa di lancia al drop dello special finale in cui “si parte da zero all’inizio di tutto ma come se fosse alla fine del mondo”. Un esempio di come anche l’utilizzo dell’elettronica, quando ben ideato, sappia rendere nuovo un qualcosa.

le deva backstage

51. La verità – Brunori Sas

Senza ombra di dubbio la novità più entusiasmante e davvero “indie” dell’anno capace di risuonare come gradevole ed efficace grazie all’adozione di una musicalità interessante, svolazzante e senza confini. La voce ricorda quella consumata, rotta e matura dei cantautori di ieri, le immagini del testo sono quelle di una vita quotidiana vissuta nelle strade e “la verità è che ti fa paura l’idea di scomparire, l’idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà sparire”.

54. L’amore è – Enrico Nigiotti

Il più bel inedito, forse, dell’ultima edizione di X-Factor. Il più bello perché nella sua semplicità musicale riesce ad imporsi in un momento in cui gli orpelli e le sovrastrutture sono pressoché obbligatorie per “funzionare” all’interno del mercato. Con una semplice chitarra acustica un talentuoso Enrico Nigiotti ritrova la sua nuova chance raccontando quell’amore che “è scarpe vecchie che non vuoi buttare” piuttosto che “così stupido, ma vallo poi a capire”. Ritornello funzionale, delicato e ipnotico confrontandosi con delle strofe dense di belle immagini evocative e comunemente vivibili che vanno dal sesso alla quotidianità dei piccoli gesti.

57. Lasciarmi andare – Silvia Mezzanotte

E’ il ritorno potente e nuovo di una voce che ha fatto la storia della musica italiana e che ha ancora la voglia, la forza ed il diritto di raccontarsi. L’ex potenza vocale dei Matia Bazar sceglie di mettere in luce quel momento della vita in cui “una donna che vive la sua verità senza il minimo alibi” si trova nel punto in cui “difendersi equivale a distruggersi”. Silvia mette in campo tutta la sua espressività, la sua capacità tecnica e la sua straordinaria potenza vocale scegliendo anche di sporcarne la limpidezza per accogliere a braccia aperte le nuove tendenze musicali ricordando sempre, però, di rimanere “lontana dai ma, lontana dai se, lontana da un mondo di eterni perchè”.

60. L’eleganza delle stelle – Ultimo

Su di un melodico assolo di armonica si chiude la potenza di un brano incentrato su quell’amore che “non esiste ma è quello in cui credi”. Ultimo parla di eleganza e lo fa con una dedica all’amata alla quale vorrebbe dare tutto ciò che chiede pur sapendo di non poterlo fare. L’incantesimo si rompe quando “ti dedico un sogno ma tu non lo vedi” per poi voler trovare la propria dimensione tra gli astri celesti danzanti su di un motivetto anni ‘6o particolarmente interessante.

63. L’ottava meraviglia – Ron

La magia di un racconto lento, fiabesco ed etereo secondo la più bella tradizione musicale italiana, derivante da quei grandi cantautori che la firma di Ron ha contribuito a creare, si rivela nostalgicamente in questa ballata tutta orchestrale che guarda all’amore e al futuro con cieca fiducia per “ricominciare”. Un sentiero accompagna il racconto suggellato da una vocalità delicata e morbida perfetta per raccontare quella “strada da fare, da percorrere insieme su un treno, un aereo, soltanto coi sogni”

66. Nudi e perpendicolari – Timothy Cavicchini

Uno dei pochi abili propositori di un nuovo rock davvero fruibile e, contemporaneamente, degno di tale definizione stilistica. Una voce possente e mascolina sa riuscire a raccontare con sensibilità e concretezza anche un “tabù musicale” come l’attimo di passione più sfrenata generalmente celato dietro ad inutili sovrastrutture testuali. Il tutto è condito, nel frattempo, con un bel sound (che lascia spazio anche ad un breve assolo di chitarra, finalmente!) che si fa trascinante e funzionale anche al mondo radiofonico. Una boccata d’aria fresca!

69. Ora esisti solo tu – Bianca Atzei

Profondamente pop e sanremese e con strascichi di anni ’60 nell’apertura a sorpresa dell’inciso che racconta un amore dal punto di vista di una donna profondamente innamorata e dedita al proprio uomo che, per lei, rimarrà “il solo al mondo” (per richiamare alla memoria un altro dei successi della giovane ed esile artista). E’ un rapporto che ha imparato a viversi con la voglia di imparare a “fregarmene di tutto ciò che poi dirà la gente” e di cancellare “chi mi ha fatto soffrire“.

72. Pamplona – Fabri Fibra e Thegiornalisti

La fusione tra il rap di Fibra e l’estrosità musicale di Tommaso Paradiso da vita ad uno dei migliori tormentoni estivi dell’ultima stagione non sfuggendo, comunque, al rigido schema della coniugazione tra rapper e scia pop nell’inciso. Impossibile, però, resistere dal canticchio frenetico e involonario. Funziona e si lascia ascoltare con facilità chiamando a sè quel molleggiato dei “balli” moderni.

75. Persone come te – Thomas

Il piccolo fenomeno jacksoniano di Marai de Filippi si diletta, in questo caso, in una classica e tradizionale ballata introspettiva all’italiana dimostrandosi, comunque, credibile sia vocalmente che interpretativamente. Il timbro mantiene quella volontà di giocare tra le proprie sfumature ma una struttura morbida, delicata e al servizio del racconto di un doloroso addio d’amore lo tiene vincolato facendolo scoprire nuovo rispetto alla sua comfort-zone lontana dal sentimentalismo.

78. Piccole cose – J-Ax e Fedez feat. Alessandra Amoroso

Il rap placato e particolarmente soft della coppia di J-Ax e Fedez si fonde ad una delle rappresentanti d’eccezione del pop melodico attuale. Come nel più tradizionale schema compositivo le strofe sono le portatrici del rappato equamente diviso tra i due “soci”, mentre alla voce della salentina è affidato l’inciso canticchiabile e orecchiabile scritto da un sempre illuminato Roberto Casalino. Nel suo beat martellante è proprio il ritornello a rimanere impresso, come è naturale che sia.

81. Ritagli – Amara

Un’autentica poesia sull’amore perduto, stracciato, distrutto. Amara si dimostra, ancora una volta, unica nella sua delicata e profondissima esibizione dei sentimenti dipinti su di una tela con passione e colori sfumati come in un paesaggio leonardesco. La sofferenza e i pensieri trovano espressione come in un flusso di coscienza su di una soffice melodia in cui si susseguono quegli accordi di pianoforte tanto intensi quanto dritte al cuore arrivano le parole di un testo capace di raccontare con assoluta verità l’umanità e la verità di un amore impossibile da rivivere. “Un giorno ti racconto cosa penso dell’amore” canta la penna toscana prima di dar spazio a quella “lacrima che scende, mi sta bagnando il viso”.

84. Scelgo ancora te – Giorgia

Una perfetta ballatona giorgiana che tradizionalmente parte con il pianoforte e va con decisione verso un più ampio e arioso arrangiamento per rendere giustizia ad una vocalità potente come quella di Giorgia che, in questi territori, si dimostra ancora una volta regina. A far da scena al lento incedere del brano è un amore scelto ogni giorno con la stessa decisione del primo momento riuscendo ad attraversare “mille rimpianti ed il perdono”. Il tempo, si sa, logora l’amore ma, anche se “oggi non è facile, non è sufficiente abbracciarsi un po’” i due amanti riescono a “ritrovare la forza di ieri di restare insieme ogni giorno”.

87. Semplicemente io e te – Le deva

Le quattro ragazze mantengono fede alla loro originaria conformazione pop scegliendo di raccontare un amore senza troppi intrighi e complicazioni dopo aver dato ampio spazio alle tematiche dal peso specifico più importanti. Non per questo, però, la resa risulta meno efficace ma, anzi, acquista nuova forza trovando nell’inciso, cantato con potenza da quattro belle voci, l’inevitabile trampolino di lancio verso un canto liberatorio perfetto per una decapottabile in piena estate.

Le Deva

90. Stiamo tutti bene – Mirkoeilcane

Sarà di scena al Festival di Sanremo 2018 tra le Nuove Proposte con il compito di riportare in scena sul palco dell’Ariston una canzone completamente parlata secondo la migliore tradizione della leggendaria Signor Tenente di Giorgio Falletti. Il tema è quello attualissimo e altrettanto delicato dei migranti raccontato attraverso di un innocente e incosciente bambino che in un lungo ed estenuante viaggio su uno dei gommoni della speranza. Mentre tutt’intorno si vede solo acqua corpi si “addormentano” e cadono in mare spinti, magari, da qualche vicino. La commozione per un racconto toccante è inevitabile. 

93. Ti avrei voluto dire – Federica

Una bella ballata d’amore all’italiana che, però, ha il pregio di riuscire ad unire una vocalità estremamente delicata che non ricorre ad acuti per farsi notare ad una produzione, affidata ad Andrea Rigonat, moderna ed attuale con l’utilizzo di una leggerissima elettronica. In una di quelle che potrebbe essere definita una dark-ballad la giovanissima interprete romana canta il dolore della lontananza e degli addii irrisolvibili perchè “forse adesso è meglio lasciarsi andare ancora […] ma sono qui per questo, per riprovarci ancora”.

96. Tutta colpa mia – Elodie

Con il martellante ritornello in cui la parola amore trova abbondante collocazione è sicuramente un brano dalla facile funzionalità musicale che, però, trova nel racconto intenso fatto da Elodie nell’interpretazione un importante alleato. Un amore condannato a finire per colpa dell’uno o dell’altro fuggitivo tenta di sopravvivere in tutti i modi distorcendosi tra desideri fantastici di una fuga da una realtà tossica fatta, al massimo, di sola passione e un continuo abbandono senza altra soluzione. Rimarrà, forse, una follia ma, se all’inizio, si dice “non m’importa”, con il tempo si arriva ad arrendersi a dire “tu vattene via”.

99. Vietato morire – Ermal Meta

Una canzone che segue la ricetta vincente di sapere unire la suggestione di un racconto importante e non banale con la potenza di una melodia immediata e accessibile anche al mondo radiofonico. La bravura di un autore rodato e affermato come l’artista di origini albanesi sta nel riuscire a donare alle proprie parole una profondità non scontata evitando abilmente l’alto rischio della retorica che spesso colpisce chi tenta di suggestionare senza troppa verità con temi lontani dall’ampia popolarità musicale. Ermal vince ricordandosi di “disobbedire” alle regole convenzionali.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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