Le bellissime parole di Daniele Rommelli contro i “giudici parlanti”

Quando il talent toglie talento invece di mostrarlo

Sabato scorso in quel di Amici di Maria de Filippi si è consumato l’ultimo atto del fratricida sistema dei talent show. Sistema che, per sua stessa logica esistenziale, si basa sulla dinamica televisivamente appetitosa delle eliminazioni.

Complice un regolamento per nulla equilibrato e incentrato sul finto potere del televoto alla corte del talent defilippiano sono stati eliminati ben due ballerini della squadra vincitrice di puntata (la blu). Ciò che, però, più mi premeva sottolineare in questa coincisa riflessione personale che da un paio di giorni mi pervade è il senso profondo e autentico delle parole di uno dei due eliminati, il ligure Daniele Rommelli.

Il ballerino in seguito alla sua clamorosa eliminazione ha, infatti, preso la parola per ringraziare Maria de Filippi, Luca Tommassini e Veronica Peparini dell’opportunità datagli e rivolgere una riflessione importante su quella che è stata la sua esperienza nella “scuola” di talenti più famosa d’Italia: “Il fatto di rimettersi in gioco e sentirsi dire tutti i sabati delle cose, sia positive che negative, per poi non avere la possibilità di dimostrare chi sei fa male. Vi chiedo una cosa a tutti voi, dato che queste telecamere hanno un potere enorme: non insultate la gente che prova a fare arte. Consigliategli ma non insultateli perchè far smettere di fare arte ad una persona è come ucciderla quindi per favore date consigli, date critiche ma non insulti perchè gli insulti non fanno crescere nessuno”.

Ecco, non vorrei aggiungere nulla di più a quanto questo ragazzo in lacrime è riuscito ad esprimere in modo così esatto e perfetto rivolgendosi chiaramente a quelle persone che per tutto il suo percorso non hanno fatto che parlare a vuoto, ai fini dello spettacolo, dello show, della televisione. Se di scuola stiamo parlando sarebbe interessante tornare a parlare di canto, o di ballo a dir si voglia, in maniera professionale e didattica. L’emozione, l’empatia, l’essere più o meno carismatici dovrebbero essere giudicati dal pubblico che non ha altri mezzi per stabilire la propria affinità nei confronti di un artista. Cosa diversa dovrebbe fare un insegnante, un coach, un giudice. L’obiettivo di queste figure dovrebbe essere quello di fornire dei dati oggettivi, spiegarli e spaccarsi la schiena affinchè i propri insegnamenti vengano recepiti ed assimilati dai propri allievi. Perchè, ad esempio, non c’è più nessuno che a questi ragazzi parli di dinamica nel canto, intonazione, respirazione, estensione? Perchè ci si limita a dare dei pareri soggettivi spesso ridicoli dicendo semplicemente “mi hai emozionato”? Stiamo davvero parlando di scuola?

Miei cari professori o giudici non siete ad Amici, X-Factor The Voice per far televisione, per mettervi in mostra in occasione della pubblicazione di un vostro lavoro o per rimarcare quanto siete fighi mentre il pubblico urlante vi canta in continuazione “sei bellissimo/a”. Siete lì per insegnare, guidare, consigliare come qualsiasi altro professore fa nella propria vita. Siete insegnanti non ingranaggi di un meccanismo televisivo. Se vi sentite più nei panni di quest’ultimi vi do un consiglio: lasciate la poltrona a qualcun altro. Qualcuno che abbia il coraggio di dire le cose come stanno in modo oggettivo ma anche di mettersi a fare davvero il lavoro d’insegnante. Così facendo darete al talento la possibilità di essere davvero talento e non lo ucciderete, non lo soffocherete e, peggio ancora, non lo conserverete semplicemente senza arricchirlo nemmeno di un niente. Agite, non parlate. Ve lo chiedo io, ve lo chiede Daniele, ve lo chiedono i talenti che si affidano a voi e anche quelli che scelgono di non farlo proprio perchè non credono in voi.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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