Marco Carta: “Mostrare se stessi è un grande atto di coraggio” – INTERVISTA

A tu per tu con l’artista sardo, attualmente in promozione con il singolo “Una foto di me e di te”

Marco Carta - Una foto di me e di te

Una persona risolta, così si definisce Marco Carta all’indomani del lancio del suo nuovo singolo “Una foto di me e di te” (qui la nostra recensione), un brano intimo e importante composto a sei mani con Raige e Davide Simonetta, che arriva ad un anno e mezzo di distanza dal precedente disco Tieniti forte. In occasione di questo ritorno sulle scene, l’artista si confessa raccontandoci i suoi prossimi progetti, tra cui un album attualmente in lavorazione e in uscita nel 2019, ufficializzando la sua “non candidatura” al prossimo Festival di Sanremo, per via degli attuali impegni promozionali e del suo imminente ritorno in studio di registrazione.

Ciao Marco, partiamo dal tuo nuovo singolo “Una foto di me e di te”, quali intenti hai voluto raccontare in questo brano?

«Intenti assolutamente non casuali, ho voluto raccontare l’appuntamento mancato con mio padre, un tasto dolente della mia vita di cui non ho mai voluto parlare perché mi sentivo privo di armi per affrontare e combattere questo dolore. Se con il tempo ho esorcizzato in qualche modo la scomparsa di mia madre, con lui non sono riuscito a metabolizzare il lutto, credo perché non ho avuto la possibilità di conoscerlo, di parlarci e di risolvere. Però, posso dirti che riuscire a buttare fuori questo magone attraverso la musica mi ha fatto sentire meglio». 

C’è una veste sonora precisa che, insieme a Raige e Davide Simonetta, avete voluto donare al brano per sottolineare l’intensità del testo? 

«E’ difficilissimo dare un sound attuale ad una ballad: oggi come oggi non ci sono più vie di mezzo, da una parte c’è la trap, dall’altra l’indie, di conseguenza le classiche ballate pop sono quasi in via di estinzione. Con Alex e Davide abbiamo voluto rischiare, scommettendo su una veste sonora super moderna, a servizio di un testo intimo e introspettivo». 

Nella canzone parli di appuntamenti mancati, ma qual è stato l’incontro più importante della tua vita?

«Bella domanda, fammici pensare bene. Guarda, mi verrebbe da dire con la musica, ma in realtà è una cosa che sento di aver avuto dentro di me sin dalla nascita. Sicuramente l’incontro più importante della mia vita è stato con mio fratello, figlio di mio padre, che ho conosciuto in età avanzata, quando lui aveva quattordici anni, sicuramente lo ricordo con grande emozione».

Sia a livello personale che artistico cerchi sempre di mostrare il tuo sorriso migliore, in questo preciso momento storico, essere se stessi è più un atto di coraggio o un’arma a doppio taglio? 

«Indubbiamente è un atto di coraggio, ma può essere soggetto a fraintendimenti, perché sorridere sempre può sembrare un voler falsare qualcosa, per me ha un valore diverso e significa non farsi compatire, guardare oltre l’ostacolo e affrontare di petto un momento di difficoltà. Mi reputo una persona risolta, che non ama piangersi addosso».

Un pensiero per il tuo pubblico che, in ogni momento della tua carriera, c’è sempre stato. A proposito dei tuoi fan, che noi di RecensiamoMusica conosciamo bene perché ti supportano con grande entusiasmo, c’è un pensiero che ti va di rivolgere loro?

«Uno? Cento! I miei fan sono veramente la forza mia, potrà sembrare banale, ma senza di loro non esisterei. Devo tutto al mio pubblico, assolutamente. L’augurio che posso farmi è che possano far parte della mia vita per sempre, almeno spero».

La domanda che non ti aspetteresti mai, ma in questo preciso periodo dell’anno è d’obbligo. Il prossimo febbraio festeggerai il decennale dalla vittoria di Sanremo, non hai mai nascosto di aver provato negli anni a ritornare sul palco dell’Ariston, possiamo considerarti un candidato ufficiale per il prossimo Festival? 

«Ti rispondo con tutta la sincerità del mondo: non consideratemi come candidato ufficiale. Come hai detto tu, non ho mai nascosto di averci provato in passato, avrei potuto risponderti in maniera vaga che ci stiamo pensando, mentre posso dirti tranquillamente che quest’anno non mi propongo. Siamo concentrati sulla realizzazione dell’album e sulla promozione di questo singolo che, di fatto, ha bloccato la lavorazione in studio. Nelle prossime settimane rientrerò in sala d’incisione, non ce la faccio con i tempi per provare Sanremo».

MarcoCartaA tal proposito, cosa dobbiamo aspettarci dal tuo settimo album in studio e quali sono i tuoi buoni propositi per il 2019?

«Sarà un album all’insegna della totale libertà, siamo partiti in questo modo e desidero completarlo con lo stesso spirito, mostrare tutto me stesso, come ho sempre fatto, ma in maniera ancora più trasversale. L’augurio che posso farmi per il prossimo anno è che sia prospero e felice, le cose più banali che poi alla fine sono sempre quelle più importanti».

Cos’è per te la felicità?

«La cosa migliore da potersi augurare, un agglomerato di cose belle che vanno dal sentirsi profondamente in pace con se stessi ai rapporti con le altre persone. In sostanza la felicità è tutto ciò che ci consente di stare bene».

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti, per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Per quanto la musica sia molto interpretabile, il messaggio che vorrei far passare al mio pubblico non è cambiato, è sempre rimasto lo stesso. Sono sempre stato visto come una persona positiva, come hai detto tu prima molto sorridente, ed è proprio questo buon umore che vorrei continuare trasmettere, non mi piace il vittimismo, trovo che nella vita ci vogliano la giusta determinazione e la forza per rialzarsi, donando concretezza alle nostre giornate. Quest’anno ho preso coraggio io per primo,  mi piacerebbe che questo possa essere d’aiuto alle persone più fragili, quelle che hanno voglia di prendere fiato e cominciare un nuovo capitolo della loro vita».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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