“Mi parli piano”: quando le hit le fa ancora l’amore

Il coraggio di essere un brano d’amore quando la società non ci pensa più

“Se i tempi non richiedono la parte migliore di te, inventa altri tempi”. Così sentenziava Stefano Benni e, mi viene da dire, aveva proprio ragione. Quelli che viviamo oggi in musica sono i tempi del “fumo fumo ha ha ha”, delle donne motivo di rime che, come la Gioconda leonardesca, celano dietro di sé un’immagine diversa da quella che mostrano in superficie, dei suoni omologati alla moda immateriale ed irreale dell’elettronica impersonale. Checchè se ne dica non c’è più spazio per l’amore, quello che strappa il cuore, quello che fa riflettere sull’interiorità invece che fermarsi all’esteriore, quello che si coniuga al vissuto non solo nelle parole ma anche nelle ariose melodie suonate da mani umane. Non c’è spazio perlomeno nel mercato, nelle classifiche che contano.

Mi parli piano, il terzo singolo estratto dell’ultimo discusso album di Emma (Essere qui, di cui è disponibile la nostra recensione), ha la forza ed il merito di crearsi quello spazio. E lo fa, per di più, in una stagione estiva che si preannuncia fin d’ora particolarmente affollata d’improbabili proposte fini unicamente al raggiungimento di obiettivi commerciali seguendo i diktat del mercato discografico e radiofonico (o, forse, il contrario). Mi parli piano, invece, ha il merito di essere, forse, l’unico brano tradizionalmente costruito capace di imporsi nelle nostre classifiche. E lo fa essenzialmente perché è una bella canzone. Una canzone che, in quanto sincera e perfettamente concepita, può e deve conquistare l’ascoltatore quasi a testimoniare che sono possibili “tempi migliori“. E questi tempi si possono raggiungere proprio con una canzone così: capace di mettere davanti il cuore raccontando qualcosa di reale, concreto e sentito dal suo autore tanto quanto dal proprio interprete.

“Se gli occhi non riescono a raccontarti ciò che vedi, proverò io a dirtelo” recita, quasi come un veggente, il bridge d’apertura del ritornello imponendo da subito la centralità non dell’esteriorità, dell’esperienza sensibile, dell’evidenza oggettiva ma della pulsazione passionale e sentimentale del cuore. Quel cuore che ha fatto sì che “l’amore non mi ha mai dato tregua” mettendo da subito in evidenza quella perseveranza a raccontare davvero un qualcosa che Emma ha fatto da sempre sua nei suoi brani, anche a costo di non aderire perfettamente alle mode. La capacità interpretativa e figurativa della salentina, che solo ascoltando il brano ci si immagina accompagnare i versi con la propria inimitabile gestualità e corporeità, da peso e concretezza ai versi densi della rievocazione concreta d’immagini concrete, e insieme poetiche, tipiche delle sempre ispiratissime penne di Roberto Casalino e Davide Simonetta che danno nuovamente spazio alla difficoltà di viversi, a quei sentimenti che finiscono e a quelle sensazioni di solitudine e lontananza che non ci si stanca mai di ascoltare in una canzone.

Occorrerebbe interrogarsi sul perché la società di oggi prediliga un tipo di musica ad un’altra. Sul perché i temi siano stati così rivoluzionalmente ricalibrati e traslitterati. Forse è un cambiamento figlio di una società talmente spaventata dai propri tempi che non ha il coraggio d’inventarne di migliori, come suggeriva Benni, e si rifugia nell’unica possibilità di guardare all’esteriore invece che interrogarsi sul proprio fragile e precario interiore. È anche vero che da noi stessi, però, non si può scappare: prima o poi si dovrà tornare a guardare al cuore e chi ha sempre continuato a farlo non potrà che beneficiarne, anche se oggi risultata difficile.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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