Un Nina Zilli multi-cromatica nell'album "Modern Art" - RECENSIONE

Una Nina Zilli multi-cromatica nel nuovo album, “Modern Art” – RECENSIONE

Tra passato e futuro il nuovo album di Nina Zilli riecheggia di diversi suoni

È arrivato sul mercato il 1 settembre 2017, dopo più di due anni dal decisamente poco fortunato Frasi&Fumo, Modern Art, l’attesissimo quarto album d’inediti della carriera di Nina Zilli. Un disco che segna un ritorno importante oltre che discograficamente anche, e soprattutto, musicalmente per l’artista piacentina che torna alla produzione di Michele Canova Iorfida, dopo la parentesi con Mauro Pagani, e che riassapora quello stile modern-pop eccessivamente oscurato nell’ultimo capitolo discografico.

Un disco che, come dal titolo, ha tutta la pretesa di suonare come “moderno” e che, a questo scopo, ha adottato strumenti, arrangiamenti, stili di scrittura e di canto, oltre che autori del tutto ascrivibili a questa precisa tradizione. Bandiera unica del progetto è quella Mi hai fatto fare tardi che in radio ha risuonato tutta l’estate convincendo sulla lunga distanza piuttosto che sull’immediato. Suoni urbani e melodia spiccatamente reggae che sfocia in un ritornello radiofonico perfettamente confezionato da “mister hit” di questi ultimi mesi, Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti, con l’apporto di Dario Faini e Calcutta.

A seguire questa impronta urban-pop e ad imporre il marchio di Michele Canova Iorfida nel piano della produzione sono anche la frizzantina Notte di luglio, che con una drum machine nell’inciso ricalca una soluzione melodica perfettamente ascrivibile al pop contemporaneo creato su misura delle radio, Ti amo mi uccidi, sicuramente il brano più influenzato dal mondo reggae e giamaicano nella stesura della melodia, e 1 x un attimo, che adotta un beat leggero adottando le classiche doppie voci “canoviane” nell’inciso.

Sei nell’aria, profondamente imperniata dalle tastiere, non sfocia in un ritornello eccessivamente evidenziato per presentarsi, invece, come un puro esercizio di stile come avviene anche per IgPF che sposa l’anima più pura delle canzoni da club per atmosfera e suoni misurati e attenti a non sforare pur adottando una buona dose di sonorità sintetiche.

I diversi ingredienti di questa variegata ricetta musicale prevedono sprazzi di rap/trap che fanno la loro comparsa nella traccia d’apertura, la difficilmente decifrabile Domani arriverà (modern art), in cui sintetizzatori si fondono ad un cantato incalzante, e nella nuova collaborazione con J-Ax sulle note di Butti giù in cui il rapper entra solo sul finale per qualche barra dopo un ritornello estremamente sintetico.

Le cose migliori arrivano dalla dimensione più tradizionalmente melodica e, in particolare, dalla firma di Piero Romitelli che accomuna sia Il punto in cui tornare, co-firmata con Alessandra Flora oltre alla stessa Zilli, che Per un niente, a cui si accoda la firma di Emilio Munda. Se nella prima torna (finalmente) allo scoperto il sapore soul della piacentina che si destreggia su di una bella base sporcata leggermente dai sintetizzatori che si aprono nell’inciso, la seconda gioca nuovamente su atmosfere da club con un curioso schiocco di dita che accompagna l’apertura prima che le sfumature retrò (ingiustamente oscurate in questo progetto) della voce di Nina escano allo scoperto regalando il miglior cantato dell’album.

Chiudono il lavoro Il mio posto qual è, cover del brano di Ornella Vanoni addobbato per l’occasione da un classico incessante arrangiamento canoviano, e la conclusiva Come un miracolo, ballata soul tinta d’elettronica e firmata unicamente dalla Fraschetta che realizza un interessante inciso incalzante poggiato su di un dispiegarsi, quasi blues perfettamente adatto ai club, di chitarra e doppie voci che regalano la traccia più vicina alla Zilli retrò del passato.

L’arte moderna, si sa, è uno schema senza regole, una tela senza bordi in cui il pittore è libero di esprimere le sensazioni di un singolo momento senza dar troppa importanza ai particolari, agli accostamenti di colore o alla comprensione di ciò che crea. Anche l’album della bella e giovane piacentina è così: un coacervo di suoni estremamente distanti e diversi tra loro. Un bene se si considera la duttilità di un’artista così completa, un male se si è attanagliati dal pensiero che non si sappia dove andare a parare trovando come soluzione più convincente quella di optare per una copertura più universale possibile al fine di non scontentare nessuno. Un buon disco, senza la vera perla sia chiaro, dotato di elementi eterogenei nel bene e nel male ma dove le cose migliori sono quelle che guardano all’indietro piuttosto che al futuro.

MIGLIORI TRACCE: Il punto in cui tornare – Per un niente – Come un miracolo

VOTO COMPLESSIVO: 6.8/10

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

Ilario Luisetto

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