“Ora o mai più”: le pagelle degli otto inediti

L’analisi delle canzoni presentate per la prima volta nel corso della finalissima dello show di Rai Uno

Ora o mai piùUn piccolo Sanremo, così ha definito Amadeus la manche degli inediti presentati nel corso dell’ultima puntata di Ora o mai più, spettacolo musicale che ha dato la possibilità ad otto artisti di dimostrare il proprio talento attraverso le esibizioni dei propri cavalli di battaglia, l’interpretazione di diverse cover e l’occasione di far ascoltare al grande pubblico la loro nuova musica. Ciascun concorrente ha presentato per la prima volta dal vivo il proprio brano inedito, una formula affascinante che da ben sessantotto anni rappresenta il vero successo del Festival della canzone italiana, anche se un solo ascolto non basta per dare un giudizio ben preciso o un voto, per questo motivo più che delle pagelle ci teniamo a fare un’analisi dei pezzi proposti.

Il livello generale è buono perchè finalmente, dopo un numero imprecisato di anni, abbiamo potuto ascoltare un po’ di sana musica a “chilometro zero”, ossia non influenzata da logiche discografiche e tendenze imposte dal mercato. Ogni artista ha portato in scena un pezzo di sé, figurando tutti in veste di autori, senza contaminazioni, no filter, un po’ come si faceva una volta a Sanremo. Il momento decisamente più atteso della trasmissione, che ha regalato autenticità agli appassionati di musica, soprattutto ai nostalgici di un certo tipo di genuinità analogica, distante anni luce dall’attuale regime totalitario imposto dai guru del marketing, abili a destreggiarsi tra bilanci e business plan, ma che non sanno nemmeno com’è fatto un pentagramma. Se fosse dipeso dalle scelte di questi ultimi, almeno la metà dei pezzi ascoltati, non sarebbero mai stati pubblicati, relegati a restare chiusi nei cassetti delle loro scrivanie per sempre e questo, lasciatemelo dire, sarebbe stato davvero un peccato.

Rispetto agli inediti presentati nel corso dei vari talent show, da “X Factor” ad “Amici”, per non parlare di “The Voice”, si nota nel complesso una grande originalità, un paradosso, lo so, ma mettiamoci bene in testa che per fare qualcosa di nuovo, oggi, è necessario attingere dal giardino di Madame Storia, altrimenti si continuerà ad andare in una direzione sempre più commerciale e, ahinoi, sempre meno artistica. Per tutta questa serie di ragioni, autori e interpreti dei pezzi che andremo ad analizzare meritano davvero un grande plauso, così come tutti gli artisti e le piccole etichette indipendenti che continuano, con grandissimi sforzi, a trattare la musica con rispetto, un po’ come le vecchie botteghe alimentari che offrono alla propria clientela prodotti di grande qualità, rispetto a certe canzoni-discount propinate dall’attuale dittatura discografica. L’augurio è che, anche attraverso iniziative lodevoli come Ora o mai più, si possa tornare a ridare centralità alla musica e al pubblico, che non può accontentarsi di scegliere il meno peggio, ma deve tornare ad avere il giusto peso nelle logiche di mercato, magari attraverso un’offerta più variegata che soddisfi tutti i tipi di palati.

Valeria Rossi – La gente non parla

Valeria Rossi - La gente non parlaUn brano raffinato, con un testo profondo e delicato, un arrangiamento a tratti distorto, ma fedele alla sua interprete, che ne è anche l’unica autrice. In un’estate orfana dei mondiali di calcio, massacrare Valeria Rossi sembra essere diventato il nostro sport nazionale, senza considerare che, tra tutti i cantautori in gara, lei è in assoluto la più personale e, di conseguenza, la meno adatta alle interpretazioni delle cover. Presentando l’inedito, ha dato sfoggio di tutta la sua classe senza tempo, aggiungendo punteggiatura e molte più parole alle famose precedenti tre.

Stefano Sani – Liberi di vivere

Stefano Sani - Liberi di vivereSorprendentemente contemporanea, una canzone scritta a quattro mani dallo stesso artista con il ventisettenne Fabio Mosello, la bellezza espressa attraverso un positivo erasmus generazionale, incontri e scambi che al giorno d’oggi dovrebbero concretizzarsi più spesso, visti certi risultati. Bella la melodia, ispirato il testo, funziona il gioco tra strofa-inciso, coadiuvati da un’orchestrazione crescente e ricca di pathos, penalizzata dal taglio televisivo ma perfettamente riuscita nella versione integrale. E’ ufficiale: Lisa se n’è andata via, qui non è più casa sua.

Francesca Alotta – Ti dirò

Francesca Alotta - Ti diròIntima e struggente come solo le canzoni senza tempo sanno essere, resa immortale dal suono della fisarmonica, considerata ormai una rarità in ambito discografico, ma sempre dotata di grande fascino. Composto insieme a Valerio Massaro, il testo racconta una delle peggiori piaghe sociali della nostra società, in maniera cruda e autentica, il tutto impreziosito da un’interpretazione teatrale e molto scenica dell’artista siciliana. Chi non si lascia emozionare da questo genere di messaggi, non può essere considerato a tutti gli effetti un essere umano.

Alessandro Canino – Il nostro amore perfetto

Alessandro Canino – Il nostro amore perfettoUna ventata di freschezza, decisamente il pezzo più estivo proposto nel corso della finale. Forse, l’arrangiamento tende a compiacere un po’ troppo il mondo delle radio,  ma nell’insieme restituisce al grande pubblico un nuovo Alessandro Canino, complice una perfetta sintonia tra musica e testo, composto con Marco Colavecchio e Marco Ciappelli. Uptempo quanto basta, senza tralasciare una struttura melodica di base che rappresenta, si sà, la vera ossatura di una canzone. Elettronica e orchestra si incastrano abilmente, in un brano che risulta facile sin dal primo ascolto.

Marco Armani – Non ho tempo

Marco Armani - Non ho tempoUn pezzo scritto dallo stesso cantautore pugliese, ispirato da un’opera del poeta brasiliano Mario De Andrade, che racconta come il tempo non debba essere sprecato inseguendo cose futili. Un brano che mette in luce tutta la personalità vocale di Armani, dotato di una timbrica unica e ben riconoscibile. Uno dei testi migliori tra gli inediti proposti in gara, parole giuste e misurate scandite da una ritmica per nulla banale, armonica ma al tempo stesso densa di energia. Istintiva ma, parallelamente, ragionata.

Massimo Di Cataldo – Ci credi ancora all’amore

Massimo Di Cataldo - Ci credi ancora all'amoreDiscograficamente parlando, un brano immediato, il più adatto alle attuali logiche radiofoniche. Arriva perché è contemporaneo, pur rispettando la storia e la sua identità di cantautore sentimentale, capace di raccontare l’amore in tutte le sue sfaccettature. Una canzone che riporta al centro dell’attenzione la musica autobiografica e quel sano pop di cui è stato portabandiera negli anni ’90, non soltanto in Italia. Nulla togliere alle cover affidate e realizzate con Patty Pravo, questo è il Massimo Di Cataldo che esigiamo sentire.

Jalisse – Ora

Jalisse - OraAlessandra Drusian e Fabio Ricci confezionano un pezzo su misura per le proprie vocalità, che sbalordisce per la complicità e la verità della loro performance. Un attacco rock che sorprende dalla prima nota, bello l’impasto scaturito dall’unione delle due voci. Per loro l’inedito più internazionale, frutto di una continua ricerca e di un’innata predisposizione a ricercare nuove sonorità oltre confine. Un pezzo che ribadisce, semmai ce ne fosse ancora bisogno, un concetto elementare: i Jalisse sono due grandi artisti. E tanti cari saluti a “Fiumi di parole”.

Lisa – C’era una volta

Lisa - C'era una voltaComposto insieme a Marco Colavecchio e Marco Ciappelli, il brano dimostra come una vocalità importante come quella di Lisa possa abbracciare mondi sonori contemporanei ed esplorare nuovi orizzonti musicali. A tutti coloro che giudicano uno scivolone la scelta di questo singolo, o peggio ancora alimentano la teoria complottista del plagio, vorrei ricordare che non si giudica un libro dalla copertina e che se persino a Sanremo si può utilizzare un campionamento del 30% di un brano già edito, figuriamoci in questo caso dove la somiglianza è soltanto una lontana parente della realtà. In attesa che la scientifica disponga il test del DNA, comunque, c’è da apprezzare la scelta di “svecchiare” il suo repertorio, non proponendo la solita e scontata ballatona, uscendo dalla cosiddetta zona di comfort. Sarà scontato dirlo, ma con la voce che si ritrova può davvero cantare di tutto, anche brani meno all’altezza della situazione. Brava lei, bravi tutti e lunga vita alla buona musica.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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