Sanremo 2017: le pagelle delle canzoni della seconda serata - Recensiamo Musica

Sanremo 2017: le pagelle delle canzoni della seconda serata

La seconda serata del Festival ha portato ad esibirsi gli ultimi 11 big in gara insieme alle prime 4 Nuove Proposte decretando altri 3 campioni a rischio eliminazione e determinando i primi due finalisti tra i giovani. Calano gli ascolti (non in modo drammatico certo perché si rimane sul 46% di share che non è per niente male) forse a causa anche di un livello musicale nettamente inferiore a quello della serata d’apertura ed ecco che contemporaneamente deve, per forza di cose, aumentare lo show a cui ben pensa Maria de Filippi che tra baci ed interviste (a modo suo) è stata la vera mattatrice della serata.

Passiamo però alle canzoni con le fatidiche pagelle di serata.

NUOVE PROPOSTE:

  1. MARIANNE MIRAGE – LE CANZONI FANNO MALE

E’ l’eliminata più discussa e più discutibile per diversi motivi. La canzone, sicuramente, era meritevole di proseguire la gara grazie ad un ritornello davvero efficace che in radio avrebbe potuto far benissimo e delle strofe eleganti che a tratti ricordano la Malika Ayane più eccentrica nella scrittura. Vocalmente lei non è nulla di che ma fa il suo compitino senza sbavature. La eliminano non si sa per colpa di chi (stampa o televoto?) ma ciò che è certo è che l’Ariston ora rischia di essere raso al suolo dalla sua (potente) produttrice Caterina Caselli che quest’anno passerà un anno di magra. Peccato, la canzone meritava (lei anche no). VOTO: 7.5

  1. FRANCESCO GUASTI – UNIVERSO

Passa il turno, lasciatemelo dire, immeritatamente: canta parecchio male con una voce talmente assente che si fa fatica a non pensare sia totalmente afono (cosa comunque non accettabile alla prima esibizione). La canzone avrebbe un buon potenziale grazie a delle strofe che funzionano davvero bene ma poi si perde nel ritornello poco incisivo. Non ha comunque futuro fuori da qui. Una sufficienza alla canzone non basta a salvare un’esibizione deludente vocalmente. VOTO: 5

  1. BRASCHI – NEL MARE CI SONO I COCCODRILLI

Ecco, qui mi sale la rabbia. Lui avrebbe la faccia giusta per sfondare lo schermo della TV che, si sa, è uno degli aspetti fondamentali per emergere in uno spazio così risicato ma poi, butta tutto all’aria con una canzone troppo di nicchia e cantautorale per i nostri tempi. Sarebbe anche bravo ma il pezzo non è pervenuto. Peccato. VOTO: 5.5

  1. LEONARDO LAMACCHIA – CIO’ CHE RESTA

Allora, diciamolo subito così siamo apposto: è il mio preferito. Non è solo il mio preferito della serata ma dell’intera categoria Nuove Proposte ma già fin dalla prima selezione dei 60 brani. Il pezzo c’è: è profondamente sanremese nella sua ampia orchestrazione che sfrutta gli archi per accompagnare la crescita vocale che rende giustizia al brano grazie ad una buona interpretazione. L’orchestra impreziosisce il brano anche se il taglio della seconda strofa fa perdere qualche punto al pezzo rispetto alla versione originale. E’ talmente classico che all’Ariston piace e fuori verrà ignorato ma poco importa. A me lui piace comunque. Bravo Leo! Sanremese fino al midollo (positivamente) VOTO: 8

CAMPIONI:

  1. BIANCA ATZEI – ORA ESISTI SOLO TU

Apre lei la gara dei big per poi finire a rischio eliminazione. Mettiamoci d’accordo subito una volta per tutte: il fatto che sia spinta da anni in ogni dove è un dato di fatto innegabile, che goda di un mecenate non indifferente è altrettanto vero e che Kekko dei Modà sia piuttosto limitato (ultimamente) dal punto di vista autorale è un’altra verità ma, lasciando da parte tutto ciò vorrei, per una volta, valutare la canzone. E mi riferisco a quegli insigni colleghi giornalisti che da tre anni scrivono sempre le stesse minchiate su di lei: se continuate a scriverlo non è che cambiate le cose. Comunque, il pezzo è una classica ballata sanremese che parte lentamente solo con pianoforte ed archi per poi esplodere all’improvviso in un ritornello orecchiabile e canticchiabile. Non fosse per il testo piuttosto banalotto sarebbe anche un bel pezzo. Comunque a me piace. Stop. VOTO: 7

  1. MARCO MASINI – SPOSTATO DI UN SECONDO

E’ la mia più grande delusione di questo Festival. Il testo è un fiume di parole infermabile che unise lo stile del suo autore, Zibba, e quello del suo interprete che nel ritornello esce allo scoperto. Il pezzo cresce ascolto dopo ascolto ma rimane ben al di sotto di quanto di bello fatto da Masini in passato. Dal vivo ieri sera è stato più in difficoltà del dovuto. Mi aspettavo di più, ecco, ma le attese erano forse troppo alte. VOTO: 6++

  1. NESLI E ALICE PABA – DO RETTA A TE

La firma di Nesli si sente fin dall’attacco e le strofe risultano vincenti nella loro costruzione ma passano due secondi ed entra lei, la Paba, quella che ha vinto The Voice per capirci (ammettendo che qualcuno abbia mai guardato quel fallimento televisivo e musicale), e rovina tutto: vocina esile e sottile che però va a sovrastare quella del cantautore intrappolato nelle sue note basse che avrebbe dato ben altro spessore al pezzo. Lei è bravina per carità ma qua è di troppo. Registrato, ovviamente, i volumi vengono bilanciati e il pezzo funziona alla grande. Peccato per il live. Ma non si può avere solo Nesli? VOTO: 6+

  1. SEERGIO SYLVESTRE – CON TE

Non sono mai stato un patito del gigante buono essenzialmente per il suo repertorio: adoro il gospel e il soul ma, a mio parere, eccetto il primo singolo post-Amici per lui non si era ancora trovata la giusta dimensione artistica. Al Festival approda per la prima volta in italiano e lo fa con un brano che porta la pesante firma di Giorgia che, comunque, scrive un testo scontatissimo e per nulla notevole. Il pezzo, però, è il migliore della serata senza dubbio. Cosa fa la differenza? Lui, la sua voce, l’arrangiamento orchestrale, la sua interpretazione partecipe e sentita. Un soul-gospel davvero convincente coniugato ad un testo romantico che, però, da il vero colpo di grazia per il finale quando entra in gioco a sorpresa il coro gospel che valorizza la potenza vocale di Sergione. Dal vivo rende molto di più che registrato e questo potrebbe essere un problema per il dopo-Ariston ma ora potrebbe persino arrivare sul podio e giocarsi la vittoria se non ci fosse qualche “nome prestigioso”. Bravo lui, non me l’aspettavo. VOTO: 8.5

  1. GIGI D’ALESSIO – LA PRIMA STELLA

Contrariamente a quanto penserete non ce l’ho con Gigi, anzi, non sono uno di quelli che lo critica a prescindere. Il pezzo, però, dedicato alla mamma scomparsa anni fa non è nemmeno paragonabile alle sue cose migliori. Gigi canta con un arrangiamento lento ed orchestrale la sua dedica d’amore alla madre raccontandole il mondo di oggi (“un figlio può arrivare anche senza far l’amore”) ma oltre alla mielosità del testo (ben scritto) resta poco altro. Non convincente e non incisivo. VOTO: 5.5

  1. MICHELE BRAVI – IL DIARIO DEGLI ERRORI

Sono proprio felice che Michele ci sia in questo Festival perché se lo merita e sono contento che ci sia con un pezzo importante per lui. Detto questo, però, anche in questo caso il brano non è così forte come il suo interprete, o almeno, non lo è completamente. Melodicamente funziona alla grande ispirandosi alle ormai celebri ballate mengoniane, testualmente il ritornello scricchiola parecchio con il verso “almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori” che sembra voler essere incastrato apposta in una struttura melodica inadatta. Lui è bravo e con la sua voce così soffice e ariosa ben sposa il pezzo interpretando adeguatamente il racconto anche se può migliorare ancora da questo punto di vista. Mi delude l’arrangiamento: troppo inesistente nella prima parte, lo si avesse fatto crescere da subito come nell’ultimo ritornello il risultato sarebbe stato tutt’altro. Buona prova comunque. VOTO: 6.5

  1. PAOLA TURCI – FATTI BELLA PER TE

La Turci scopre i Coldplay e lo fa adattando un arrangiamento pop-rock denso d’energia e con gli immancabili cori oh-oh-oh. Il testo è una bella presa di coscienza e di fiducia verso se stessi ed il risultato finale è davvero molto gradevole. La sua voce è da sempre preziosa ma in questo vestito arrangiamentale è completamente al servizio della melodia andando forse ad ecclissarsi. L’avrei preferita con una profonda ballata pop intima ma ammetto che anche così mi è piaciuta molto. Nel podio della serata. VOTO: 7+

  1. FRANCESCO GABBANI – OCCIDENTALI’S KARMA

Ripetersi non è mai facile soprattutto quando è assolutamente necessario perché non c’è altra via. Gabbani viene dal tormentone di “Amen” e non ha altra scelta oltre a quella di creare il successore per non rischiare di sparire di già, ci prova con “Occidentali’s karma” che parte con un fiume di parole storpiate in pieno stile Battiato. Il ritornello esplode nell’electropop insieme ad un balletto che non può che trascinare. La scimmia sul palco? Una genialata. E’ oggettivamente meno forte del predecessore ma tutto sommato anche questo funziona alla grande: le radio già sono ai suoi piedi (meritatamente). Radiofonico. VOTO: 7.5

  1. MICHELE ZARRILLO – MANI NELLE MANI

E’ un ritorno attesissimo all’Ariston da parte sua e lo concretizza con la sua essenza più pura fatta canzone. Non aspettiamoci dunque un qualcosa da ciò che abbiamo ascoltato da lui fino ad ora ma un qualcosa esattamente in linea con sé stesso. Funziona tutto tranne l’orribile seconda parte di testo del ritornello con quegli scontatissimi versi “tu sei passione e tormento, tu sei aurora e tramonto”. Banalissimo. Si fosse fermato solo alla prima parte dell’inciso sarebbe stato assai più efficace. La conclusione, poi, è un’esplosione vocale per dimostrare quanto valga anche da quel punto di vista. Non è una scoperta. VOTO: 6/7

  1. CHIARA – NESSUN POSTO E’ CASA MIA

Allora, sto per rischiare il linciaggio quindi non vi assicuro un continuo ma devo dire la verità: Chiara con questo pezzo butta alle ortiche gran parte delle buone cose che aveva fatto così. Cade nell’errore (fatale) di volersi dimostrare maturata improvvisamente scegliendo di proporre un brano dall’alto spessore interpretativo e da una melodia del tutto inesistente. E vabbè, scelta sua ma per me è un gran peccato. Ma proprio grande. Si può dimostrare di essere grandi anche rimanendo accessibili. Lei sceglie Mauro Pagani e si sente ma, però, lei non è Arisa e il brano non è “La notte”. Registrato fortunatamente migliora ma ieri sera dal vivo mi ha davvero deluso. Il pezzo è bello eh, intendiamoci ma a Sanremo vince l’immediatezza non queste cose impegnative. Noemi e Annalisa 2.0 VOTO: 6

  1. RAIGE E GIULIA LUZI – TOGLIAMOCI LA VOGLIA

Altra conferma che i duetti di quest’anno hanno reso ben poco visto che anche loro sono già a rischio eliminazione. Parlano di un momento di pura passione cantando all’unisono dall’inizio alla fine. Anche loro come per Nesli-Paba evidenziano il fatto che il brano vede una presenza di troppo che, anche in questo caso, è quello della lei di turno. Fuori posto dall’inizio alla fine a causa dello suo spessore artistico: una voce da karaoke senza alcuna emozione o sfumatura propria. Lui è uno capace di scrivere molto molto meglio e in questo brano è intrappolato non riuscendo ad uscire davvero. Brano inutile se non fosse per qualche barra di Raige comunque sottotono. VOTO: 5.5

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

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