Sanremo Giovani 2019: Le pagelle dei 69 brani selezionati

Ecco le nostre pagelle dei brani selezionati

Sono stati finalmente resi disponibili i 69 brani selezionati per poter accedere alla selezione finale che individuerà i 18 giovani artisti che, uniti agli 8 provenienti da Area Sanremo, avranno la possibilità di partecipare alla duplice serata televisiva che, nel mese di dicembre 2018, assegnerà, finalmente, gli unici 2 posti disponibili per i giovani artisti emergenti alla nuova edizione del Festival di Sanremo.

Ho ascoltato per voi tutti i brani in concorso e per ognuno ho cercato di dare un giudizio che, in quanto frutto di un unico ascolto complessivo, è frutto di un’impressione immediata e non assimilata fatto che, comunque, si rifletterà anche il grande pubblico nel corso delle serate televisive in cui questi brani saranno presentati per la prima volta. Ecco, dunque, quali sono le mie mini-pagelle per i 69 brani in gara e, di pari passo, i 16 artisti che personalmente considererei per la gara finale (se ne uniranno, poi, 8 da Area Sanremo):

1 Albert – Libertà

E’ un ascolto piacevole quello suscitato dalla contemporanea “Libertà” celebrata dal cantautore Albert che ricorda a tutti che “di volare non lo chiedo ma di stare bene quaggiù io grido”. La scrittura è quella tipicamente fedele alla tendenza figlia dei nostri tempi riuscendo ad unire il sentimentalismo ad una forma di canto più spigliata e ritmata rispetto alla fin troppo facile (e sanremese) melodicità pop. C’è la fusione di pop e rap sull’onda di nuovi fenomeni musicali come Irama o Ultimo. Peccato che non duri nemmeno 2 minuti e mezzo e non abbia, sostanzialmente, alcuna strofa. VOTO: 6.5

2 Andrea Biagioni – Alba piena

Il cantato è, qui, decisamente più tradizionale e fin troppo “antico” nella sua soluzione così acustica fornita anche da un arrangiamento assolutamente minimale. Il risultato è intenso e struggente grazie ad una timbrica che sa appoggiarsi su suoni morbidi e pieni che suggeriscono dolcezza e morbidezza. L’ex X-Factor si avvicina, probabilmente, ad un canone cantautorale vecchio stampo che sa sempre conquistare dal vivo sfruttando anche l’onda emozionale di un amore tira e molla che non ci rende “felici mai”. C’è da domandarsi, però, se possa avere un futuro con proposte di questo tipo che per la rotazione radiofonica son fin troppo difficili. VOTO: 6++

Andrea Vigentini – Magari

Altro brano che si dedica a quei momenti in cui “trovarsi è già un miracolo” e che con fare spigliato cerca un’abile soluzione melodica che sappia conquistare anche l’ascolto facile. L’effetto ricercato viene anche raggiunto grazie ad un inciso tutto sommato orecchiabile ed una vocalità che sa ben viaggiare tra tonalità più scure e quelle più travolgenti, ipnotiche e calde. Vince sulla distanza, come si suol dire, perchè l’impressione è che possa conquistare con il tempo. VOTO: 7

4 Argento – Mescolare

E’ la classica vocina senza troppe pretese che oggi giorno tanto sembrano voler imporre sull’onda dei gusti esteri ma che, in Italia, non riesce proprio ad affermarsi fallendo dopo pochissimi sprazzi. In questo caso l’arrangiamento viaggia su pianeti elettronici mentre il testo si concentra su indubbie pratiche alimentari che, forse, lasciano il tempo che trovano non comunicando nulla di più di una semplice orecchiabilità sonora. VOTO: 5

5 Banda Rulli Frulli – L’imitazione del male

Altra vocalità senza troppo spessore e che, dunque, di certo non ha le caratteristiche per farsi notare e, soprattutto, ricordare. Ciò che qui funziona, però, è un arrangiamento sapientemente costruito su di una ritmica interessante e misurata che si piazza sul medio termine tra pop ed elettronica. Orecchiabile è orecchiabile ma può essere questo un requisito sufficiente per passare indenne il turno? VOTO: 5.5

6 Cannella – Nei miei ricordi

Apre un pianoforte che già da solo fa Sanremo, poi entra in scena una bella voce profonda che si accontenta di proporre un racconto di un amore consumato tra chi “voleva di più”. Il ritornello si apre con una bella orchestrazione che leggermente inserisce archi e uno sprazzo di ritmica che, però, non distoglie lo sguardo dall’intensità e dalla forza evocativa che l’interprete è riuscito a creare fin da subito. Se di Sanremo si parla questo è uno dei brani che più ne rispettano le esigenze e le tradizioni musicali pur non potendo passare alla storia. VOTO: 7.5 (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

7 Chiara Scalisi – Voglio smettere di fare musica

Si gioca tra le sette note su di una leggera orchestrazione che palesemente “cerco un suono quasi utopico sopra l’isola che non c’è”. Si celebra il desiderio di voler smettere di dedicarsi alla musica, al canto, all’arte che, negli anni, non ha fornito i giusti riconoscimenti ma soltanto rancori che priva chiunque di “una musica sincera priva di ogni vanità”. Alla fine il risultato è un bel esercizio di stile su di un brano che consente di mettere in scena diverse qualità interpretative e tecniche. Difficile, però, conquistare così… VOTO: 5+

8 Cimini – Anime impazzite

Movimentata ma efficace anche in ottica sanremese grazie, comunque, ad un’orchestrazione che spinge l’acceleratore sul pop parlando pur sempre d’amore ed utilizzando l’elettronica solo di supporto ad una melodia che già solo con la ritmica avrebbe avuto quel tassello importante d’energia. La soluzione testuale è, poi, quella di giocare con intelligenza con le assonanze ricordando “una nuvola sotto il sole, un gelato all’equatore”. Orecchiabile. E parecchio. VOTO: 7++ (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

9 Ciuffi Rossi – Ti dedico tutto

Un duo che, fortunatamente, a primo ascolto sembra non cadere nel cliché dei teenidol grazie alla loro proposta che odora di un’idea artistica ben chiara e sufficientemente funzionale all’ambito musicale attuale. Si parla, naturalmente, d’amore sotto la classica forma della dedica spassionata che, in questo caso, va ad includere ogni cosa dell’esistente. Giusto per non sbagliare insomma. La cosa più interessante, però, anche in questo caso è l’arrangiamento che per il ritornello gioca con un beat tutto elettronico e sintetico. VOTO: 6/7

10 Cobalto – Fuorigioco

La voce è la cosa che salta all’orecchio per prima cosa grazie ad un graffiato particolarmente accentuato e che, in qualche modo, sembra ricordare, per esempio, Francesco Guasti che al Festival già abbiamo visto di recente. Per quel che riguarda la canzone si può dire che il tutto suona come una piacevole proposta pop-rock che, però, non passa di certo alla storia come il brano del secolo. Carina ma non è abbastanza. Fin troppo prevedibile. VOTO: 6

11 Cordio – La nostra vita

Scrive Cordio coadiuvato da Ermal Meta che di Festival ha giusto giusto qualche esperienza. La firma d’esperienza si avverte ma è da sottolineare il fatto che la personalità dell’opening act dell’ultimo tour del cantautore albanese esce sufficientemente forte. Suona melodica ed orchestrale pur senza rinunciare (giustamente) alla parte ritmica che colloca il brano all’interno del grande contenitore pop anni ’10. Se ci si concentra si può quasi immaginare la voce di Ermal che, forse, non avremmo esitato ad applaudire. Evidentemente la canzone funziona. VOTO: 7++ (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

12 Cristiano Turrini – Irrazionale

La voce è, forse, fin troppo concentrata su di un canto vecchio stile con ghirigori e solfeggi che nel sentire di oggi appare superato senza eccezioni. Fa, però, assai piacere tornare a sentire un artista che mette davanti a tutto sé stesso, la propria vocalità e la tecnica di cui è dotato. Il pezzo, poi, evolve lentamente e ad un’apertura quasi acustica segue una seconda parte che si sporca di elettronica che lascia spazio anche alla contemporaneità in cui, però, la ricerca vocale viene tutelata senza troppe paranoie. Più forte la voce e l’arrangiamento che la canzone, però. VOTO: 7+

13 David – Padre

Sfiora una durata quasi disumana per gli standard delle canzoni d’oggi ma lo fa per proporre, all’interno di un’unico brano, diversissime dimensioni musicali che, di fatto, forniscono spunti piuttosto differenti tra loro. Si viaggia tra il pop ed il rock con facilità e nonchalance facendo valere una vocalità di tutto rispetto. Interessante come esperimento ma, forse, per l’Ariston occorre qualcosa di più “immediato”, in ogni senso della parola. VOTO: 5-

14 Diego Conti – 3 gradi

Inizia con il ritornello e poi apre la prima strofa che, comunque, mantiene dei sapori piuttosto sostenuti. La voce, a tratti, sembra quella di Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale che, però, improvvisamente si ritrova intonato e a fuoco musicalmente. Il problema, però, è il brano che non ha dalla sua quel elemento irresistibile capace di trasformare un emergente nel miracolo discografico dell’anno. VOTO: 4

15 Easy Funk – Lobotomia

Ecco che arriva anche il rap che, indubbiamente, rappresenta il diktat musicale degli ultimi anni. In questo caso le strofe vengono rappate su di una base che riesce a coniugare con sufficiente efficacia musica suonata e un beat tutto sintetico. Il ritornello, invece, affidato alla voce femminile assume sfumature più cantate e melodiche che lascia spazio sul finale ad un lungo special tutto suonato dai sintetizzatori che, però, non aggiungono nulla ad una canzone già sufficientemente confusa. VOTO: 3

16 Ego – Sembrava facile

Potrebbe essere Mario Biondi a cantare ma la dimensione sonora scelta è tutt’altra per svoltare a favore di aspetti più pop e melodici che richiedono un ausilio della voce decisamente meno impegnativo e assoluto. Le strofe giocano ancora con una mitigata tecnica di spoken che va a trovare una propria dimensione anche grazie ad un timido cantato. Il testo ripete all’infinito due frasi che, di certo, non rendono la canzone nulla di particolarmente esaltante o memorabile. VOTO: 4+

17 Einar Ortiz – Centomila volte

E’ il primo nome veramente noto tra gli artisti selezionati per quest’annata grazie alla sua ultima partecipazione ad Amici di Maria de Filippi che, di certo, potrebbe tornargli utile al momento, eventuale, dell’arrivo alla selezione televisiva in cui anche il televoto avrà il suo peso. Anche per questa nuova sfida Einar torna ad affidarsi alla penna di Tony Maiello con cui ha collaborato anche per il suo primo EP trovando abilmente una buona soluzione di compromesso tra la scrittura romantica e pop della tradizione sanremese e le tendenze elettroniche degli ultimi tempi con cui l’arrangiamento è rivestito e colorato anche per mezzo delle continue sovrapposizioni vocali. Il testo dedicato alle paure di vivere il sentimento amoroso è assolutamente funzionale e potrebbe funzionare con facilità presso il suo pubblico. VOTO: 7/8 (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

18 Fabio De Vincente – Come nelle favole

Altra voce particolarmente graffiata che gioca sull’intensità per raccontare sé stesso ed il proprio sentire. Alla timbrica graffiata e sporcata viene coniugato un cantato sussurrato che esaspera la resa intima della vocalità del giovane interprete che gioca sugli accenti suggeriti prepotentemente da una ritmica incisiva. Un bel brano pop-rock nella piena tradizione italiana del nuovo millennio. Certo, non si può definire originale. VOTO: 6/7

19 Federica Abbate – Finalmente

Da autrice a cantautrice il passo è più lungo di quanto sembri ed infatti la bella e brava Federica da qualche anno tenta di imporsi in prima persona faticando, comunque, più del dovuto. Ecco che, allora, la soluzione migliore sembra essere il palco numero uno d’Italia con un brano che, in qualche modo, rinunci al suo estremismo sonoro contemporaneo per adottare una certa melodicità pop che, comunque, spesse volte la Abbate ha inserito nelle sue creazioni da autrice. Funziona anche se questa non è di certo la canzone delle vita. E’ anche vero che, eventualmente, all’Ariston ci andrà in gara con un brano diverso. VOTO: 7.5 (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

20 Federico Angelucci – L’uomo che verrà

E’ la grande occasione che Federico merita dopo un percorso artistico fatto, forse, di fin troppi imprevisti ed ingiustizie. Uno dei vincitori di Amici di Maria de Filippi del periodo pre-esposizione discografica trova finalmente l’opportunità che merita per mettersi nuovamente in mostra con un pezzo che, però, non fa leva eccessivamente sulle sue indiscutibili dote canori. Lo salva la sua bella vocalità duttile ed un testo tutto sommato sufficientemente a fuoco. Bello ma non entusiasmante. Peccato. VOTO: 6.5

21 Federico Baroni – Non pensarci

Altro pseudo-rapper che esordisce dicendo “che stronza era quella” e concedendosi parole “sfiga” “incazzato”. Più che rap, in realtà, l’evoluzione a cui va incontro il brano è decisamente più prossima a quella del tormentone radiofonico capace di giocare con il motto del ritornello su di una melodia quasi da trenino di Capodanno (con un mix di Bruno Mars). Cantata con i cori ed in falsetto è assolutamente una delle canzoni più orecchiabili. VOTO: 6-

22 Filo Vals – Occasionale

Melodia scanzonata che cerca di fornire una serie infinita di esempi di occasionalità da comparare ad una relazione tutt’altro che naturale. La voce fa leva sulla propria dote naturale di un timbro graffiato e soffiato che riesce a far risultare l’interprete sia dolce e delicato che potente, convincente e penetrante in un inciso cantato a tutta voce per inneggiare all’amore passato quando “ti vedo con quell’altro” “non ho alcuna voglia di lasciarti andare”. VOTO: 7-

23 Flo – Se move

Parte che sembra voler parare su di una dimensione etnica e poco frequentemente ascoltabile in ampi contesti musicali come quelli del Festiva. In realtà, poi, la dimensione scelta è quella del dialetto che entra in gioco solo per l’inciso mentre la melodia recupera una spiccata dimensione popolare e urbana. Piacevole ma il tutto si esaurisce con un ascolto. Difficile immaginarla su di un contesto più ampio e mainstream. VOTO: 5

24 Fm 93 – Lara (Ho fatto un pezzo indie)

Viaggiano sulle tinte elettroniche con capacità e giusta misura ricordando a tratti soluzioni sonore magari tipiche degli Zero Assoluto. Canticchiano con leggerezza (e una resa vocale non sempre perfettissima) ricercando un ritornello orecchiabile e passabile come “tormentone”. Ci riescono? Forse si o forse no perchè anche ammettendo che funzionano non hanno la potenza per resistere davvero nel tempo. VOTO: 5+

25 Forlenzo – Non canto jazz

Se gli FM93 giocano con l’indie creandone un brano ironico sulle proprie caratteristiche, Florenzo fa, su per giù, la stessa cosa concentrandosi, però, sul jazz che, di certo, consente di mettere in mostra doti di tutt’altra natura. L’arrangiamento è quello più tipico per il genere sviluppato negli USA nello scorso secolo e la resa fa pensare a tutti, inevitabilmente, a Micheal Bublè con qualche canto natalizio. Episodio carino ma fin troppo di nicchia (non solo musicalmente ma anche per la sua concezione) per funzionare davvero. VOTO: 4.5

26 Fosco17 – Dicembre

Ecco che si ritorna allo spoken-pop che parte con una leggerissima batteria in sottofondo per una vocalità che, con un sussurro delicato, si concentra in un dialogo con una propria amata che “quando vai via sembra che arrivi dicembre”. Anche questo è un altro brano che, di per sé, non ha grandi critiche da guadagnarsi ma, di contro canto, pare, contemporaneamente, che non abbia nemmeno grandi punti a favore. Indifferente e fin troppo ripetitivo. VOTO: 5.5

27 Frances Alina – Forse mi va

Delicata ed ipnotica la partecipante di The Voice 2016. Lo è grazie ad un’attenta ed accurata influenza di un’elettronica decisamente meno “potente” ed invadente rispetto a quella utilizzata maggiormente nella musica d’oggi. Frances sceglie, invece, di cantare senza troppe variazioni dinamiche sia nella voce che nella melodia e nell’arrangiamento. Che ne risulta? Una perfetta sintesi di suoni e vocalità che, però, viceversa incorre nel rischio di creare una canzone che fatica a farsi ricordare. VOTO: 6=

28 Giacomo Voli – Senza l’autotiun

Genio e sregolatezza da sempre anche a costo di un estraniarsi obbligato ed obbligatorio dal mondo mainstream. Non è un caso che Giacomo esordisca cantando “io non ho colpe se oggi in radio non c’è chi canta come piace a me, che sappia emettere due note o anche tre senza playback, senza l’autotune”. Vince tutto per quanto riguarda fedeltà a se stesso, al genere rock che da sempre propone e alla perfetta esecuzione canora che, alla fine del brano, risulta innegabile. Funzionerà? Ovviamente no e per gli stessi motivi che dice lui nel ritornello. VOTO: 6.5

29 Giada D’Auria – Sola si sta bene

Altra vocina esile esile che gioca con intelligenza con la sua timbrica sottile e delicata utilizzando anche la Loop Station per le strofe prima di aprirsi in un ritornello in cui la voce viaggia efficacemente tra le note creando interessanti variazioni dinamiche e stilistiche che arricchiscono il brano perlomeno dal punto di vista tecnico. La canzone funziona per quanto riguarda la bravura della sua interpreta, decisamente meno per il brano in sè. VOTO: 6

30 Giulia Mutti – Almeno tre

Voce distorta da un suono elettronico che perdura dall’inizio alla fine del brano rispondendo in pieno ad uno dei diktat della musica contemporanea. Il brano, in sé, si dedica “ad ogni cosa che mi ha fatto male” districandosi, poi, un ritornello tutto concentrato sulle parole “almeno tre”. Piacevole, scorrevole ma nulla di troppo importante per ricordarsene. VOTO: 6-

31 Icaro – Vivo sopra un’astronave (A Mina)

Il nome ed il titolo sono, forse, quanto di più interessante tra tutte le proposte selezionate. Il brano, probabilmente, lo è in misura minore ma questo significa che in sé non funzioni e non riesca a catturare positivamente l’attenzione dell’ascoltatore. Interessante risulta essere sopratutto l’orchestrazione che riserva uno spazio importante anche agli strumenti a fiato sacrificando, però, la resa vocale che, di fatto, non emerge a sufficienza. VOTO: 6+

32 Jole – La turista e il gondoliere nelle sfere di vetro con neve

E’ un bel brano che si propone di “ballare il lento insieme a te al centro di Piazza San Marco” e lo fa con la giusta melodia e delicatezza facendo leva su quelle caratteristiche vocali di sensualità e leggerezza di cui indubbiamente Jole è dotata. Il problema, però, sta a monte e cioè nella ferma convinzione che vocine così esili e sottili difficilmente si ricordano (a meno che non abbiano dalla loro il brano del secolo). VOTO: 6++

33 La Rua – Alla mia età si vola

Non c’è due senza tre come si suol dire e, dunque, eccoci nuovamente qui con i La Rua che, dopo la bocciatura tra i Giovani nel 2017 e tra i Big nel 2018, ci riprovano nuovamente. La ricetta che Daniele Incicco e compagni adottano non è troppo diversa dai loro standard più abituali facendo ricorso al solito pop-funk che da sempre li contraddistingue. Piacerà a chi apprezza questa loro tendenza naturale. Non è, però, ancora la canzone della vita. Purtroppo. VOTO: 7

34 La Zero – Nina è brava

Apre il pianoforte ed una voce che chiede “mamma ma com’è il mare?” per poi intraprendere un racconto tutto parlato e portato avanti dall’innocenza di una bambina (Nina) che si interroga sulla condizione di una madre incatenata dalla vita in carcere e sull’assenza di un padre fantasma. Suona interessante e sapientemente collegata a metà strada tra il canto neo-melodico ed il filone parlato alla Faletti. VOTO: 7+

35 Laura Ciriaco – L’inizio

E’, forse, il brano più tipicamente sanremese tra quelli ascoltati finora e fa piacere che, finalmente, sia saltato fuori. Ci stanno l’innovazione, la contemporaneità e la ricerca di aderenza alle esigenze del mercato ma occorre anche ricordarsi la storia del palco che si intende andare a calcare. Una bella orchestrazione classica riempie il contorno ad una bella voce (difficile dire che sia davvero una vocalità femminile) che cresce via via in una dedica ad una lei che rappresenta “l’unica ragione, l’ultima ragione in cui mi so fidare”VOTO: 8 (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

36 Laurino – Non so più chi sei

Una bella schitarrata tutta pop-rock con una voce non troppa sgraziata, ma che è comunque dotata di un bel graffiato leggero, racconta di un momento di smarrimento personale ed affettivo. Il brano in sé ha del potenziale ma pecca di un ritornello non troppo originale con il continuo ripetersi del titolo che, senza troppa fantasia, si trasforma nella seconda battuta in “non so più chi sono io”. Prevedibile. VOTO: 6/7

37 Le Larve – Semplice

Scanzonata, ampiamente basata sulla diacronia tra voce “rauca” e cantato spoken anche questa canzone è l’ennesima dimostrazione che, forse, quest’anno le scelte sono piuttosto indirizzate in alcune direzioni stilistiche in particolare. Che cosa abbia questo brano in più di tutti gli altri non è facile capirlo ed, in effetti, oltre all’ammissione di essere “un figlio di puttana” (più e più volte ripetuta per la felicità della madre), non si fa poi notare eccessivamente. VOTO: 5

38 Le Ore – La mia felpa è come me

Suonano con un interessante sound a metà strada tra innovazione e tradizione per raccontare un’altra storia chiusa come un “frigo bar”. Lui canta bene dedicandosi ad un testo scritto con capacità con le distorsioni d’immagini che oggi tanto piacciono tanto ma che, di fronte ai sentimenti del cuore, trovano sempre il perfetto collante emotivo. Funzionano nella loro semplicità. VOTO: 7

39 Lelio Morra – Giganti

E’ uno dei due ripescati dell’ultima ora e uno dei nomi noti per quel che riguarda Sanremo Giovani. Anche per questa nuova chance che si ritrova tra le mani Lelio si propone fedele a sé stesso e al proprio sentire artistico conservando l’impronta stilistica che da sempre lo contraddistingue con quel suo marcato focus partenopeo. Convince ma non incanta. Ancora una volta. VOTO: 6

40 Liberementi – Datemi spazio

La ritmica è quella giusta per un bel brano punk-rock che sa giocare con efficacia attorno a delle strofe proposte con la giusta cadenza ed efficacia. Il problema, però, è il ritornello inesistente perlomeno dal punto di vista testuale visto che, almeno nella prima parte, si gioca su variazioni vocali più stilistiche che effettivamente concrete e sensate. Interessante la variazione dello special che spezza il mood prima di ricadere nell’insensatezza dell’inciso. VOTO: 4.5

41 Libero – Anime a gas

Quando si dice contemporaneo ma originale. Qui c’è l’elettronica, la massima distorsione della voce e dell’arrangiamento ma il tutto è portato all’estremizzazione ricordando che “non vinci se non rischi”. E’ un esperimento estremo che, di per sé, funziona alla follia per chi cercava un brano capace di stupire e rompere un mood fin troppo consolidato da questi prima 40 brani. Poi che sia difficile immaginarlo all’Ariston è certo ma almeno cattura l’attenzione. VOTO: 6+

42 Lilian More – Antieroi

Altra vocina senza troppi punti timbrici memorabili visto che fa leva sulla leggerezza e sulla massima pulizia; altra canzoncina che si accontenta della mediocrità partendo con una strofa tutta acustica per sviluppare un ritornello bello potente. Un mix di soluzioni che, però, non permettono di identificare davvero chi è la sua interprete oltre a questa canzone. VOTO: 5

43 Loomy – Coriandoli

Altro volto noto agli appassionati di talent-show dato che il giovane artista è stato protagonista di una passata edizione di X-Factor. Per questo suo ritorno musical-televisivo adotta una ricetta che risponde alla sua più consolidata tradizione artistica che fonde cantato e rap che, però, in questo caso si fa estremamente morbido e melodico in un brano che rende giustizia al suo interprete, dotato di una bella vocalità. VOTO: 7+

44 Luce – Uguale a te

Inizia cantando a cappella per poi posarsi su di un pianoforte che anticipa l’introduzione di suoni campionati che, comunque, donano nuovo intimismo ad un brano sempre particolarmente delicato e soffuso. Almeno fino all’inciso dove, però, il tutto cambia e si stravolge adottando un arrangiamento quasi da samba con le maracas che fanno il suo. Vocina delicata e tutto sommato adatta ad un brano intimo ma il ritornello sembra qualcosa di totalmente estraneo a tutto il resto. VOTO: 6-

45 Mahmood – Gioventù bruciata

Un nome che al Festival abbiamo già avuto modo di vedere piuttosto di recente (nel 2016) pur senza riuscire ad apprezzarlo davvero dato che la sua carriera non ha preso (purtroppo) il giusto volo. Negli ultimi anni Mahmood ha messo parecchia carne al fuoco e sembra aver trovato la propria cifra stilistica definitiva ed in questo brano lo dimostra ulteriormente confermando una vocalità fuori dagli schemi ed un brano che, ad oggi, saprebbe funzionare anche in rotazione radiofonica. Non è ancora il brano della vita ma merita una seconda chance. VOTO: 7.5 (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

46 Maria – L’amore non si cancella

Il titolo promette una classica canzone da Sanremo e la voce, finalmente, sembra poter uscire fuori dallo schema delle voci femminili insulse e prive di potenza che, finora, sono state proposte e selezionate. Maria, in effetti, è dotata di quello che qualche anno fa si sarebbe definito un timbro interessante che si colloca a metà tra una Giusy Ferreri ed una Malika Ayane. La canzone non è il brano del secolo ma si concentra nel trovare un ritornello orecchiabile e canticchiabile. VOTO: 7++ (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

47 Marte Marasco – Nella mia testa

Qui, al contrario, il timbro rimane comunque sufficientemente riconoscibile e la canzone diventa una di quelle travolgenti “filastrocche musicali” che talvolta hanno funzionato, anche all’Ariston (pensiamo alla Sincerità di Arisa), e che, il più delle volte, corrono il rischio di risultare a primo ascolto fin troppo una “canzone scema…”. Qui, però, il pezzo c’è e appare da subito ipnotico, estremamente orecchiabile e trascinante. Chissà che non possa conquistare davvero… VOTO: 7

48 Maryam Tancredi – Con te dovunque al mondo

Lei è l’ultima vincitrice dello sfortunatissimo The Voice of Italy e qui si presenta, su per giù, per come l’abbiamo già intravista all’interno del team Albano: una voce potente che non per forza vuole trovare una misura per esprimersi. Sotto questo punto di vista Maryam fa la scelta più giusta che potesse fare scegliendo di rispondere nel migliore dei modi alla tradizione sanremese più consolidata. Sul palco dell’Ariston da sempre salgono grandi voci che nella potenza vocale hanno fissato il proprio punto di forza. Il brano, oltre la voce, c’è e non sarebbe una sorpresa vederla funzionare particolarmente su quel palco e in quel conteso. VOTO: 8 (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

49 Michele Merlo – Non mi manchi più

Arriva direttamente dalla penultima edizione di Amici di Maria de Filippi e, dopo aver cambiato giusto qualche nome d’arte, Michele sembra aver trovato la sua più definitiva essenza sposando una dimensione indie-pop che racconta l’amore e le relazioni a due sfruttando le tastiere ed i suoni pieni. Il brano funziona nella sua semplicità e dimostra, ancora una volta, che il nostro ha una buona capacità autorale nell’ambito contemporaneo. VOTO: 7+

50 Miriam Masala – Ops

Anche lei arriva dalla scuola musical-televisiva più famosa d’Italia dove, però, non ha riscosso grandi successi. Fuori dal talent show la nostra Miriam ha intrapreso un percorso di qualità e raffinatezza riscuotendo particolari riconoscimenti che, anche in questo brano, trovano motivo d’essere pur ricorrendo ad un arrangiamento tutto contemporaneo e sopraffino. Funziona grazie anche e soprattutto ad un arrangiamento interessante e travolgente. VOTO: 6.5

51 Molla – 21 orizzontale

Il focus è ancora su “io e te” che viene visto sotto diversi, diacronici, aspetti. La chiave di lettura testuale è, ovviamente, quella indie che tende a fondere in uno stesso brano le più diverse situazioni senza per forza trovare una chiave di lettura comune ed univoca. Lui canta anche bene, l’arrangiamento, tutto sommato, non è troppo lontano dalla più tradizionale melodia sanremese ma, nonostante questo, il brano non decolla mai davvero. VOTO: 5

52 Morgan Ics – Io sono Alessandro

Altro nome particolarmente conosciuto che si trova a proporre il suo flow su di un brano tutto basato sulla sovrapposizione delle voci che mascherano la verità e l’essenza reale della canzone e del suo interprete. Risulta quasi snervante l’ascolto di questo tipo di suono che distorce fin troppo la naturalità di una voce e di una canzone. VOTO: 4

53 Nico Arezzo – Gorilla

Dopo “la scimmia nuda” di Gabbani ed “il congiuntivo” di Lorenzo Baglioni quest’anno s’è pensato bene di chiamare in causa il gorilla direttamente dalla foresta. Peccato che rispetto ai due insigni colleghi qui manchi la stessa forza per imporsi davvero. Simpatico, orecchiabile anche nel ritornello dalle poche parole ma, forse, non è esattamente quello di cui abbiamo più bisogno attualmente all’Ariston. VOTO: 3.5

54 Nomercy Blake – Che noia

Mancava giusto la trap e, con questo esponente ancora del tutto sconosciuto, ci si avvicina particolarmente. Certo, questa è la musica che funziona oggi tra i più giovani se la si pulisce del linguaggio più scurrile e le si impone un cantato più naturale e meno condizionata dalle macchine e dalle applicazioni. La domanda, però, è duplice: potrebbe funzionare a Sanremo? Ha un senso pulire un genere dalle sue caratteristiche portanti per accedere ad un contesto più tradizionale in cui si suonerebbe con tutt’altro effetto? VOTO: 5

55. Nyvinne – Io ti penso

Lei è l’esclusa d’eccezione dello scorso anno e quest’anno sembra determinata quanto mai a prendersi il posto che, forse, avrebbe meritato (maggiormente) lo scorso anno. La proposta questa volta si concentra maggiormente sulla classicità sanremese che impone una partenza intima, sussurrata e oscura per poi evolvere all’interno di un’inciso più cantato, orchestrale e viscerale. Nyvinne ha una voce unica e questa ambientazione dark è quanto di più bello lei potesse scegliere per sé stessa. VOTO: 9 (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

56. Orler – Qualcosa di unico

Una proposta che musicalmente è difficilmente catalogabile all’interno di un’unico mondo sonoro e stilistico. Il suo interprete possiede la rara dote di saper apparire credibile in diverse situazioni musicali ma qui il problema vero è il brano che non ha davvero nessun asso nella manica da giocarsi. Tutto troppo “normale” per riuscire davvero ad imporsi in questa giungla. Insomma, non c’è nulla di “unico”. VOTO: 5-

57. Raphael – Figli delle lacrime

I sintetizzatori si sprecano in questo brano particolarmente ricco di campionamenti dal punto di vista dell’arrangiamento. La voce è strozzata e particolarmente graffiata ma l’effetto che crea assieme alla canzone è assolutamente coerente ed azzeccato peccato, però, che, oltre all’interessante effetto musicale dell’orchestrazione e dell’arrangiamento, il brano, di per sé, abbia pochi punti a suo favore. Manca un testo davvero funzionante ed un ritornello funzionale per essere ricordato. VOTO: 6++

58. Rasmo & Jsnow – Sotto le mie suole

Un duo che unisce due diversi mondi musicali che insieme si compenetrano con efficacia. Tante parole quelle spalmate dai due interpreti del brano ma poche sono quelle che davvero vengono ricordate ad un primo ascolto. E’ il classico esempio di una canzone troppo piena per essere davvero funzionale: a volte contiene puntare su poche ma vincenti pedine. VOTO: 4

59. Ros – Incendio

Arrivano dall’ultimo X-Factor dove con la loro musica hanno fatto parecchio “rumore” trovando in Manuel Agnelli un loro particolare sostenitore. Per il Festival provano a svuotarsi nelle strofe ma non resistono alla tentazione di lasciarsi davvero andare nel corso dell’inciso che riempie l’atmosfera di suoni crudi, ruvidi e potenti. E’ un brano nel pieno del loro stile ma che non li osanna ancora a vera realtà memorabile. Sono di passaggio. Anche questa volta. VOTO: 4.5

60. Sarah Dietrich – Per venirti a cercare

La voce è quella delicata, leggera e senza troppi punti d’appoggio per quel che riguarda la riconoscibilità ma, in questo caso, la voce grossa la fa davvero il brano che, fortunatamente per la sua interprete, le permette di spiccare rispetto alle tante altre proposte vuote e povere. Lei canta come un’usignolo mettendosi sulla scia della Arisa di turno. Manca giusto giusto un qualcosa che si faccia davvero ricordare con prepotenza. Rischia di passare inosservata. VOTO: 7++ (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

61. Seba – Cuore bomba innescata

Altra proposta che parla di cuore, amore e sentimenti in difficoltà adottando il tutto all’attualità con un arrangiamento che strizza l’occhio alla ritmica, all’elettronica e ai suoni rimbombanti dei campionamenti. Si fa ascoltare ma non è di certo questa la canzone che spicca rispetto a tutte le altre. VOTO: 5.5

62. Symo – Paura di amare

Tutto bene se non fosse per la voce che, fin dall’attacco, risuona quasi comica da quanto è fanciullesca, adolescente e “storpiata”. I problemi di dizione e di suono sono evidenti e, di fatto, catturano l’ascoltatore (non nel senso migliore della cosa) rispetto ad una canzone che, di fatto, non era nemmeno male. Poteva giocarsi delle buone possibilità ma prima occorre assolutamente sistemare (non chiedetemi come) questo effetto timbrico eccessivamente immaturo. VOTO: 4.5

63. Tr3ntan9ve – Low cost

“Centro” fa l’assonanza con “Messico” fin dai primi versi il che disturba non poco ma, poi, il brano evolve verso una soluzione melodica particolarmente adatto al Teatro Ariston. Almeno fino alla partenza dell’inciso dove la vocalità si rivela particolarmente fragile tanto da dover ricorrere alla maschera della sovrapposizione dei cori. Il problema, però, rimane comunque il testo: “sogni di plexiglas” e “una stronza in tutù”… Peccato, alla fine, poi, funziona anche. VOTO: 5+

64. Valentina Astolfi – A volte

Qui il timbro riconoscibile c’è tutto ma il problema è che non è affatto un bel timbro: rauco, strozzato e senza alcuna grazia. Lei dice di avere una voce “fioca” ma, in realtà, l’effetto è di tutt’altro tipo. Finisce che il pezzo non sarebbe nemmeno male ma la vocalità è assolutamente incapace di rendergli onore a dovere. Butta è a dir poco. VOTO: 3

65. Valentina Tioli – Giungla

Non ho ancora ben capito a che cosa è dovuta tutta questa improvvisa attenzione per la giungla e la fauna tipica degli zoo ma ciò che è certo è che il tutto mi sembra alquanto esagerato. In questo caso l’accento viene posta sulla ritmica e sulla variazione progressiva delle tonalità ma, nonostante questa, la canzone non conquista affatto. Brava è brava ma la canzone… VOTO: 4

66. Vittorio Sisto – Oltre

A tratti risulta persino difficile comprendere cosa stia davvero cantando ma l’effetto finale rimane comunque una piacevole variazione sul tema. Una variazione che, per dirla tutta, non si comprende mai davvero ma che, quasi inspiegabilmente, piace. Probabilmente è un effetto creato dalla bella voce particolarmente dotata o della lunga sfilza di schifezze ascoltate finora. VOTO: 6/7

67. Wepro – Stop/Replay

Anche lui in passato militò all’interno del contenitore di Amici di Maria de Filippi ma la trasformazione e la maturazione da allora è stata particolarmente ambiziosa e sostanziosa. Wepro, alias Marco Castelluzzo, si colloca ora alla perfezione in una lunetta stilistica tutta sua che si rivela capace di unire con efficacia una produzione internazionale ad un linguaggio fresco e contemporaneo. Funzionale. VOTO: 7++ (TRA I MIEI 12 FINALISTI)

68. Ylenia Lucisano – Il destino delle cose inutili

Qui le possibilità ci sarebbero ma la scelta è quella di non far ricorso agli assi nascosti nella manica. Peccato perchè la canzone si rivela essere particolarmente più insulsa e insipida rispetto alla sua interprete che visibilmente si tiene a freno per interpretare un brano che sa di poco o nulla. VOTO: 5

69. Zic – Torta

E’ il cantautore della nuova leva indie che la De Filippi assodò per la sua ultima edizione di Amici. Il timbro è graffiante, ruvido e penetrante, la scrittura è quella che piace tanto oggi grazie al suo linguaggio quotidiano e pulito, il brano, però, è, forse, meno forte di quanto ci si poteva aspettare da un ragazzo solitamente ispirato. Potrebbe bastare o forse no. VOTO: 7

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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