“Siamo solo Noise”, il ritorno trasversale di Benji & Fede – INTERVISTA

A tu per tu con il duo modenese che lancia il proprio terzo album di inediti, tra sonorità già consolidate e una maggiore consapevolezza testuale

“Rumore” è la parola d’ordine stampata sul biglietto da visita di Benjamin Mascolo e Federico Rossi, alias Benji & Fede, in uscita con il nuovo disco “Siamo solo Noise”, disponibile in tutti gli store a partire da venerdì 2 marzo. Un album costruito su misura attorno alle caratteristiche dei due giovani artisti, supportati da un nutrito e valido team autorale: da Michele Canova a Fausto Cogliati, passando per Danti, Federica Abbate, Takagi & Ketra, Daddy’s Groove, Andrea Nardinocchi, Tony Maiello, Rocco Hunt e tanti altri.

Una storia musicale partita nell’estate del 2015 e che, a differenza di quelle presenti su Instagram, sta durando nel tempo regalando loro una serie infinita di soddisfazioni. Reduci dal successo dei precedenti lavori “20:05” e “0+”, li abbiamo incontrati per voi in occasione della presentazione di questa fatidica terza prova discografica, quella che potrebbe definitivamente consacrarli tra i grandi nomi dell’attuale scenario musicale nazionale.

Ciao ragazzi, cosa rappresenta per il vostro percorso questo disco e a cosa vi siete ispirati per la scelta del titolo?

«Il nostro è un percorso diverso da quello ordinario, da qui il concetto del titolo dell’album ‘Siamo solo Noise’, il rumore ha sempre caratterizzato quello che abbiamo fatto, sin dall’inizio volevamo farci sentire, dimostrare che ci siamo anche noi. Negli ultimi tempi abbiamo scritto quasi cento canzoni, è ovvio che per arrivare alle dodici della tracklist finale abbiamo necessariamente dovuto sacrificare tanta roba. Il nostro obiettivo era quello di divertirci e di realizzare un disco che rappresentasse un passo in più rispetto al passato, con canzoni che potessero piacere a persone di età diverse».

Un cambiamento voluto e ricercato o una semplice e naturale evoluzione?

«Più che cambiamento c’è stata una vera e propria crescita, siamo diventati più grandi e la nostra musica non può che essere lo specchio di ciò che già siamo. Sin da subito, l’obiettivo che ci siamo prefissati era quello di divertirci, lasciandoci andare il più possibile, senza troppi pensieri. Abbiamo cercato di mettere in musica tutte le forti emozioni che abbiamo vissuto nel 2017, un’annata che ci ha regalato tanta forza, energia che abbiamo incanalato in questo progetto, osando molto di più rispetto al passato. Ascoltandolo attentamente, si possono notare sonorità diverse e tipologie di canzoni differenti, ma tutte hanno in comune il nostro animo musicale, abbiamo solo deciso di mettere in mostra altre sfaccettature del nostro carattere, quelle che non avevamo ancora avuto modo di tirare fuori». 

Con il primo singolo “Buona fortuna” avete dimostrato maggiore consapevolezza, come mai la scelta di scegliere un pezzo come “On demand”, leggero e più vicino al vostro mondo, come secondo estratto?

«Perchè avevamo voglia di far vedere il nostro lato ironico, come potete notare anche dalle immagini del videoclip. Spesso ci rimproverano di tenere quasi un freno e di non lasciarci andare completamente, quindi abbiamo deciso di mostrare un aspetto più scanzonato, soprattutto dopo un singolo molto introspettivo come il precedente. In ‘On demand’ abbiamo voluto giocare sul come sarebbe la nostra vita se fosse a portata di click, in un’epoca così digitalizzata come la nostra. Con Shade ci siamo trovati benissimo, si è inserito con coerenza in quella che era la nostra idea di partenza, è stato tutto molto divertente, una figata pazzesca».

Nel disco figurano tanti autori, sinonimo di un grande lavoro di squadra?

«Il dialogo con gli autori è stato fondamentale, ci siamo trovati benissimo con tutti gli artisti con i quali abbiamo collaborato, perché c’è stata da subito grande sintonia. In alcuni casi abbiamo suggerito loro  degli spunti su argomenti che avevamo voglia di affrontare, in altri abbiamo messo sul piatto materiale a cui avevamo già lavorato insieme. L’autore non è quello che ti impone la sua idea, perché alla fine sei tu che ci metti la faccia cantando quelle determinate parole. Crediamo fermamente che ci sia sempre da imparare, da chiunque, ma nessuno può obbligarti a fare scelte che non ti rappresentano. Con tutti i collaboratori di questo disco c’è stata grande sinergia».

Da tutte queste collaborazioni artistiche, sono venuti fuori brani diversi tra loro o con un comune leitmotiv?

«Ogni canzone di questo disco ha una sua storia, teniamo a tutte indistintamente, per questo motivo non puntiamo su un pezzo in particolare. ‘Niente di speciale’, insieme a ‘Buona fortuna’, è tra le più introspettive e autobiografiche del disco, mentre ‘Moscow Mule’ è perfetta per la stagione estiva. Al di là di ogni singola traccia, il nostro desiderio è che l’intero album possa piacere, in primis ai nostri fans e poi a tutti coloro che vorranno ascoltarlo. Di base abbiamo lavorato con diversi produttori, ognuno ci ha regalato un pezzetto del proprio mondo. Entrambi tendiamo sempre a non farci snaturare dalle collaborazioni, ma a trarne vantaggi per crescere e diventare, con il tempo, più completi possibile. In ogni pezzo ci mettiamo la firma, il nostro marchio di fabbrica, ma ci alimentiamo dell’esperienza e dell’influenza di tutti gli autori che ci hanno dato una mano a spaziare, a sperimentare, a farci conoscere in maniera più trasversale».

Parliamo di “Da grande”, brano che apre l’ascolto del disco, com’è nata l’idea di introdurre un coro di bambini?

«Lo scorso Natale eravamo a Modena, a casa nostra, durane le feste abbiamo deciso di fare visita ai bambini del reparto di oncologia del Policlinico, che avevano espresso il desiderio di poterci incontrare. Appena abbiamo potuto ci siamo sentiti in dovere di andare lì a suonare, portare qualche regalo e trascorrere qualche ora in loro compagnia. Per noi è stata un’esperienza gratificante, che ci ha trasmesso veramente tanto. Qualche settimana dopo, ci siamo ritrovati in studio a pensare di poter coinvolgere nei cori questi nostri nuovi piccoli amici, per rafforzare il senso e il messaggio di questa canzone. Vedere i sorrisi stampati sulle loro labbra durante la registrazione del pezzo, è stato per noi motivo di grande soddisfazione». 

Negli anni, il rapporto con il vostro pubblico è cambiato o è rimasto immutato? 

«Con i nostri fans c’è un rapporto speciale, quasi familiare, molti di loro c’erano ancora prima dell’uscita del nostro primo disco, altri sono arrivati dopo, ma ci trasmettono lo stesso identico calore. Un va’ e vieni di persone che ci dimostrano tutto il loro supporto, noi cerchiamo sempre di non tradire le loro aspettative, perchè la gratificazione è importante e l’affetto del pubblico non va mai dato per scontato. Oltre a ringraziarli uno ad uno singolarmente, ci sentiamo in obbligo nei loro confronti per crescere e migliorare il più possibile. Dietro ogni ‘mi piace’ su Facebook c’è una persona reale, questo spesso viene dimenticato, mentre per noi il contatto con la nostra fandom è di fondamentale importanza». 

Per concludere, quale messaggio vorreste trasmettere oggi con la vostra musica?

«Vorremmo portare un po’ di leggerezza, far divertire chi ci ascolta, ma al tempo stesso lanciare anche alcuni spunti di riflessione. Crediamo di aver dimostrato negli anni di non essere affatto una moda musicale, un fenomeno del momento, ma due giovani artisti che vogliono farsi largo in questo mondo con le proprie forze. Non proveniamo da alcun talent show e non abbiamo mai partecipato al Festival di Sanremo, stiamo costruendo il nostro percorso passo dopo passo, ci mettiamo dentro molta passione e tantissimo lavoro. Dedichiamo la nostra vita a questo mestiere che, grazie al cielo, è il più bello del mondo, ma non siamo preoccupati per il futuro, perchè crediamo che con la costanza e l’impegno le soddisfazioni arrivino sempre e comunque». 

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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