XFactor12: Di trappers kafkiani su mattoni rossi ed altre amenità – Pagelle della seconda puntata dei bootcamp

Pagelle della seconda puntata di Bootcamp

Si sono chiusi con gli under uomini (assegnati a Mara Maionchi) e con le band (assegnate ad Asia) questi bootcamp di XFactor. Dalla prossima settimana vedremo gli home visit e finalmente sapremo chi sono i dodici predestinati a prendersi il palco della XFactor Arena. Ma andiamo a vedere le pagelle nello specifico.

Pietro Salvatore (Runnin’): Iniziamo col botto. Una bella voce calda e modulata che interpreta uno degli ultimi pezzi in cui Beyoncè dimostra le sue tecniche vocali. Forte. Voto: 8.5

Christian “Cliff” Almasio (Nido): Il rapper mascherato torna con un altro inedito. Dopo il primo però, l’effetto è di sicuro meno incisivo e sembra tutto un già visto. Peccato, perchè il talento è innegabile. Voto: 5+

Riccardo Mercogliano (Budapest): Una performance spenta che dimostra le capacità vocali non ancora del tutto pronte di questo ragazzo campano. Ha tempo per rifarsi. Voto: 6.5

Matteo Novembre (Trinità): Il giovane sosia di Ghali decide di interpretare Guè a modo suo. Il risultato per me, per quanto personale, è abbastanza bruttino. Voto: 4.5

Leonardo Parmeggiani (Stay): Post Malone con la chitarra è un esperimento interessante. La voce è molto calante soprattutto nelle tonalità più alte e non suona in nessun modo particolare. Rimane, comunque, un diamante grezzo su cui ci si potrebbe lavorare. Voto: 7-

Gilles Yahfa (Papaoutai): Copia carbone del brano originale, ma spostata di mezza tonalità più in basso. Malino. Voto: 5

Leo Gassman (Kurt Cobain): Brunori Sas è una scelta coraggiosa e meravigliosa. Una voce potente ma delicata allo stesso tempo, capace di destreggiarsi su varie tonalità senza mai risultare monotona. Si vede che nelle vene scorre il DNA da artista. Voto: 9

Alessio Selvaggio (Sorry seems to be the hardest word): La versione è quella da boyband, e si sente. Voce discreta ed interessante ma nulla di più. Voto: 6.5

Federico “Boro Boro” Orecchia (Trapper): La copia carbone di tantissimi trapper del giorno di oggi. E sarebbe molto difficile dargli delle cover. Peccato, perchè il potenziale c’è. Voto: 5

Pierfrancesco “Pjero” Criscitiello (Father and son): Una versione delicata, calda e soffusa del pezzo di Cat Stevens. Pjero sa stupire e lo sa fare bene. Voto: 8.5

Marco “Nasta” Anastasio (Generale): Una delle cose più innovative mai viste ad XFactor. Una versione rap del capolavoro di De Gregori con un testo ed un flow da mozzare il fiato. Farà una carriera allucinante. Voto: 9.5

 Emanuele Bertelli (Location): Il classico sedicenne col vocione da vecchio che piace tanto in questi programmi e che ha molte speranze di arrivare fino alla fine salvo poi non riuscirsi ad affermare nel mercato discografico. Do peró il beneficio del dubbio. Voto: 8

Passano agli home visit Pjero, Emanuele, Marco, Leo e Leonardo.

GRUPPI

Dequivers (Because of you): Un’esibizione urlata ma non in maniera positiva alla Skin ma semplicemente a caso. Male. Voto: 5

Akira Manera (Coccodrilli): Originali, divertenti ed un po’ pazzi ma al contempo con delle bellissime armonie. Promossissimi! Voto: 8

Red Bricks Foundation (I Wanna Play With Your Heart): Vecchi nello stile e nello spirito, ricordano veramente gli Strokes o qualche band post punk degli anni ’70. Stonati ma contro il sistema. Ma quanto potrebbero mai durare? Voto: 7.5

In The Loop (Black Hole Sun): Senza l’uso della loop station e le sonoritá alla Stranger Things perdono, ma restano comunque un livello superiore. Polistrumentisti, sinergici, lei vocalmente ineccepibile e con stilemi alla Celine Dion. Voto: 8+

Kafka Sui Pattini (Falla Girare): Il look da Fonzie è rivedibile ma la fotta c’è. Un buon rock vecchio stile per un Jovanotti d’annata. Voto: 7

Carousel 47 (Da Sola/In The Night): Giá la scelta della canzone meriterebbe una trattazione accurata ma, poi, è la performance in sè a non aiutare. Voto: 5-

Bagels And Wine (Next To Me): La scelta della canzone taglia un po’ le gambe a questi giovani talentuosi. La canzone non si presta molto a questo esperimento acustico. Peccato, mi farebbe piacere sentirli in altro. Voto: 6

Moinè (Amore che vieni, amore che vai): Anche qua c’è tanto talento sprecato. Lei è una voce interessantissima ma questa versione di De Andrè, per quanto non così drammatica, non è la migliore che si potesse fare. Peccato. Ma seguiteli che meritano. Voto: 5+

Seveso Casino Palace (I miss the misery): E che vogliamo dire? Una delle migliori band passate ad XFactor. Grintosi, energici, fighissimi, spaccano in ogni singola nota e vocalizzo che producono. Voto: 9

Inquietude (Anna): Tengono fede al loro nome e mi inquietano. Bravissimo il violinista (per cosí dire) peró non basta. Voto: 5

Moka Stone: Rifanno in versione rap i Rage Against The Machine. Il leader è palesemente Salmo, ma nell’ottica di una band pesa il giusto. Voto: 8+

Bowland (Maybe Tomorrow): I nostri iraniani preferiti ci fan volare altissimo trasportandoci in un mondo mistico e poetico tutto loro. Atmosfere, suoni e voci si mischiano in un connubio un po’ esotico ed un po’ elettronico per colpirci di nuovo tutti. Originalità. Voto: 9

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Nicolò Giusti

Classe 1996, amo la musica da sempre e seguo qualsiasi cosa la riguardi. Aspettando dal 2011 la vittoria di un'altra under donna ad XFactor, continuo ad ascoltare quasi ogni genere. Editorialista per Recensiamo Musica dal dicembre 2016 mi occupo di XFactor e dello spazio emergenti.

Nicolò Giusti

Classe 1996, amo la musica da sempre e seguo qualsiasi cosa la riguardi. Aspettando dal 2011 la vittoria di un'altra under donna ad XFactor, continuo ad ascoltare quasi ogni genere. Editorialista per Recensiamo Musica dal dicembre 2016 mi occupo di XFactor e dello spazio emergenti.

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