22simba: “Per la prima volta sono riuscito a dirmi bravo” – INTERVISTA
A tu per tu con 22simba in occasione dell’uscita del nuovo album “Miria”, disponibile da venerdì 18 settembre 2026 per Island Records / Universal Music Italy
C’è un momento, nella crescita di un artista, in cui la fame di arrivare comincia a lasciare spazio a una domanda più difficile: cosa succede quando, finalmente, quelle porte che per anni hai dovuto sfondare iniziano ad aprirsi da sole? È proprio dentro questo paradosso che sembra muoversi “Miria”, il nuovo album di 22simba, fuori dal 18 settembre per Island Records / Universal Music Italy.
Diciotto tracce e un racconto diviso in tre atti (“Arricchiti”, “Miria” e “Provinciali”) che l’artista ha costruito progressivamente anche attraverso i singoli e gli artwork che ne hanno anticipato l’immaginario, con collaborazioni che coinvolgono Guè, Tedua, Sayf, Paky, Promessa e 18K. Nel disco convivono la rivalsa e il senso di colpa per avercela fatta, la nostalgia e il desiderio di futuro, l’orgoglio per un percorso costruito in gran parte da autodidatta e la consapevolezza che ci sia ancora moltissimo da imparare. Tutto questo rende “Miria” il progetto che 22simba sente più vicino a sé.
22simba racconta il disco “Miria”, l’intervista
“Miria” è il titolo del tuo nuovo album, un omaggio a tua nonna che si chiama così, ma anche il pretesto per riflettere sul desiderio di tornare a vivere in un modo più semplice. Che momento della tua vita fotografa questo progetto?
«Fotografa sicuramente un momento della vita pieno di cambiamenti e che, per forza di cose, mi ha portato tantissime domande. È una fase in cui sto cercando anche sentimenti nuovi. Sono sempre stato una persona molto arrabbiata con il mondo, che ha sempre voluto sfondare tutte le porte che si trovava sbarrate davanti. A un certo punto, però, ti si aprono e le trovi tutte aperte. È strano, perché sei sempre stato lì a dover sbraitare e prendere a gomitate il mondo e, invece, a un certo punto ti sorridono tutti. Non sai come viverla, non sai quanto sia vera. Tutto questo mix di domande ti porta a mettere in dubbio tantissime cose e a cambiare come persona, fino a una certa, chiaramente. Più che cambiare, forse ti rendi conto di quanto sia tutto più complesso di quello che pensavi, e già pensavi fosse complesso. A un certo punto guardi la vita e dici: “Ah cazzo, è tanta roba. È letteralmente tanta roba, la vita”».
Hai definito questo album più iù importante della tua vita, il progetto migliore tra quelli realizzati finora. Quali elementi e quali caratteristiche ti rendono maggiormente orgoglioso del risultato finale? Cosa ti fa dire: “Wow, sono stato bravo”?
«Ti parlo proprio di un dettaglio. Io ho sempre chiuso gli album ed ero contento, ma ho sempre sentito la necessità di farne uno migliore. Quando lo chiudevo dicevo: “Bellissimo, però questo non sarà mai il mio livello”. Ne ho sempre chiusi uno dopo l’altro con questa sensazione. Per la prima volta, forse con “Miria”, sono riuscito a incanalare meglio quello che è il mio livello attuale. Sono un artista a cui piace crescere, mi piace mettermi tantissimi dubbi, anche per quanto riguarda la mia cultura e la mia ricerca musicale. Spero vivamente di migliorare tantissimo con gli anni, anche perché sono ancora tanto giovane e ho tantissimo da imparare. Però, per la prima volta, guardo questo album e dico: “Ok, questo sei tu adesso. 2026, questo sei tu”.Per la prima volta sono riuscito a dirmi bravo».
Tra i pezzi che più mi hanno colpito del primo atto c’è “Valle dei Re”. Nelle prime barre c’è un verso in cui dici: “Ora non mi vuole in gara a Sanremo”. Ti chiedo chi è il soggetto e se, al contrario, il Festival è per te un obiettivo in futuro?
«In verità mi rivolgo al gruppo di amici che ho tuttora, che chiaramente viene da un contesto musicale un po’ più crudo e quindi magari non si sentirebbe rispecchiato da questa cosa. Per quanto mi riguarda, ho sempre detto che quello di Sanremo è un palco che rispetto e che ho sempre messo come obiettivo nella mia vita: prima o poi vorrei partecipare al Festival. Quindi, in verità, mi fa ridere perché ho detto che chiaramente qualche mio fratello non mi ci vuole, ma quegli stessi amici sanno benissimo come la penso a riguardo».
Del secondo atto mi è piaciuta molto “Ti darò”, e qui mi ha colpito un altro verso, quando dici: “Sono un po’ un nostalgico, un figlio d’arte senza un padre d’arte”. Volevo chiederti se questa frase si riferisce in qualche modo alla mancanza di punti di riferimento o cosa ha ispirato questo pensiero?
«Il mio è stato un percorso molto personale, anche musicalmente, che poi chiaramente ritrova delle figure che continuano a tornare nella storia. Ho imparato a scrivere ascoltando principalmente pezzi italiani, non lo nascondo. Poi ho cambiato tantissimi produttori. Per cui mi reputo figlio dell’arte, nel senso che trovo il mondo dell’arte l’unico mondo che mi fa sentire capito, a mio agio. In uno studio sto bene, letteralmente. Quando faccio musica sto bene. “Senza un padre d’arte” perché è stata una ricerca davvero da autodidatta e che adesso, molto realmente, è arrivata a un punto in cui ricerco una cultura e una competenza che voglio imparare ad avere. Anche se non so suonare uno strumento, vorrei imparare a farlo. È un esempio. È un po’ questo: l’aver fatto tutto da solo, l’essere cresciuto da solo. Sono fiero di dove sono arrivato, chiaramente consapevole che posso fare molto di più».
Appartenendo a una generazione diversa dalla tua, devo riconoscerti un particolare talento in termini di scrittura. Credo francamente che tu riesca a parlare non solo ai tuoi coetanei, ma a rivolgerti e incuriosire anche persone più grandi. È un obiettivo che ti poni, quello di poter diventare anche un ponte tra generazioni diverse?
«Sicuramente mi farebbe piacere, però non è un obiettivo. È più che altro figlio degli stessi dubbi che mi hanno fatto scrivere “Miria”. Cresci in un determinato contesto in cui, a un certo punto, qualsiasi risposta opposta alla tua diventa per forza di cose nemica. Ti fai una strada dritta, fino a raggiungere quello che ti sei posto. Poi arrivi a un punto in cui tutte capisci che queste domande possono semplicemente migliorarti come persona e darti punti di vista diversi. Mi sono interfacciato con un mondo di cui non facevo sicuramente parte crescendo e che mi ha cambiato, mi sta anche facendo crescere. Per cui mi piace poter entrare in contatto con più persone, anche solo crescendo artisticamente».