Rap Italy, dentro le tracce di “Lettera Q” di Nayt
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Lettera Q” di Nayt. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Lettera Q” di Nayt.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro le tracce di “Lettera Q” di Nayt
L’approfondimento di oggi riscopre un disco del rap italiano tutto sommato recente, ma dal forte lascito nei suoi ascoltatori: “Lettera Q” di Nayt.
Il rapper, cresciuto nella scuola romana ma originario del Molise, vanta una storia underground e indipendente di pieno orgoglio rap. Un lungo percorso fatto di rime, molti dischi e mixtape. Dalla conclusione della trilogia nel 2019 di “Raptus”, corrispondente a un primo incontro con il mainstream e a un ottimo successo del terzo capitolo (vi invitiamo all’ascolto della provocatoria e rap “Gli occhi della tigre” e di “Fame” con Madman), avviene una sorta di rinascita per Nayt. Un percorso alternativo che, pur mantenendo lo spirito iniziale, fa aumentare negli anni la consapevolezza di William Mezzanotte di essere non solo un grandissimo e tecnicissimo rapper, ma anche un vero artista. “Mood” (2020), “Doom” (2021), “Habitat” (2023. Spettacolare) portano a una sequela di maturazione e consapevolezza impressionante nei contenuti raccontati.
Una prima chiusura di percorso, prima dell’exploit sanremese di “Prima che” e del recente, bellissimo “Io individuo”, lo ritroviamo proprio in “Lettera Q”, un prezioso e profondissimo disco.
Negli anni gli ascoltatori di Nayt hanno saputo apprezzare il binomio con il leggendario produttore 3D (Davide D’Onofrio) alla stregua di una sorta di band. Ci sentiamo di dire che questo progetto è la cosa più vicina in qualche modo a un joint album tra i due, in quanto le produzioni di 3D per noi sono un continuo “grandissimo lavoro” e combaciano perfettamente con le parole, il flow e le linee vocali di Nayt. Un lavoro musicale immenso, che resterà negli annali delle produzioni.
Siamo molto fan del disco, per cui ci è difficile dare la priorità ad alcune tracce rispetto ad altre. Segnaliamo però le prime 5 grandi tracce con cui il disco inizia: “Il debito”, “Non è fortuna”, “Certe bugie”, “Di abbattere le mura (18 Donne)” e “Se corri” feat. Ernia.
“Il debito” introduce alla perfezione “Lettera Q”, che continua subito con “Non è fortuna”, bellissimo brano che contiene al suo interno un consapevole apprezzamento per il rap e le sue forme. “Certe bugie” è una grandissima riflessione sulla vita e sui dubbi, mentre nell’ultima citata, “Se corri”, due grandissime penne come Nayt ed Ernia si confrontano su un beat che non spinge assolutamente al banger, ma porta a contenuti più riflessivi. Meritevole di nota la preziosa citazione al meraviglioso film di Derek Cianfrance “The Place Beyond the Pines” (2012).
“Di abbattere le mura (18 Donne)” è invece un pazzesco brano in cui Nayt descrive con minuzia e sincerità il percorso di alcune, anzi molte, tra le donne più note del nostro Paese. Un brano per certi versi inedito, quantomeno in questa forma, in un genere vittima (molto spesso per causa propria, va detto) di grandi stereotipi proprio nei confronti del femminile.
Il disco continua con una traccia in cui Nayt, ricordandoci come si fa, rappa al suo meglio, giocando con il flow e gli incastri. “La grande fuga” resta un disclaimer delle capacità rap del nostro.
Altri grandi brani del disco sono “Bad vibes” e “Serie TV”, due pezzi che, in una modalità “chill”, regalano delle vibe, appunto, uniche. Bellissimo anche “Un’altra strada”, un perfetto mix tra il Nayt cantautoriale e quello rapper. Le sue due straordinarie anime creative.
Quello che per noi è un grande capolavoro è la traccia finale: “Poter scegliere” è secondo noi uno dei migliori brani di questi ultimi anni. Vi invitiamo sinceramente al (ri)ascolto e a godervi una traccia unica e perfettamente riuscita. Un testo, una produzione e un’interpretazione semplicemente straordinari e di grandissima ispirazione.
Il parere più sincero che possiamo dare è che questo disco, nel quale Nayt non abbandona il puro rap ma si concede molto al cantato (riuscendoci perfettamente), riesce a regalare profondi immaginari nelle orecchie e quindi nelle menti di chi si approccia al lavoro con cuore e voglia di ascoltare veramente testi sempre scritti con cura e accompagnati da un sonoro da manuale.
Nayt è riuscito negli anni a creare una sua dimensione. Dopo il buon successo avvenuto nel 2019, ha saputo molto intelligentemente circondarsi sapientemente di una realtà parallela, figlia delle sue letture, di profonde riflessioni e di un confronto intelligente con il prossimo e, ovviamente, con sé stesso. Di grande impatto per noi, di nuovo, è come il fraterno 3D sia riuscito ad accompagnare tutto questo in una forma musicale estremamente emozionante e curativa.
Il percorso artistico ed editoriale di Nayt vede ora una fase in cui ha potuto permettersi l’esposizione di Sanremo e un tour nei palazzetti, riuscendo nella ardua impresa di preservare il suo approccio al lavoro sulla sua musica in modalità comunque mainstream.
Dopo un 2025 con una sequela di featuring e un altro bellissimo disco nel 2026, vorremmo che questo suo continuo indagare la nostra realtà e la sua profondità possano ancora contaminarci e insegnarci a usare la cultura per affrontare la complessità della vita e, in particolare, del nostro presente.