Rap Italy, dentro le tracce dell’album “Il bello d’esser brutti” di J-Ax
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Il bello d’esser brutti” di J-Ax. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Il bello d’esser brutti” di J-Ax.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro le tracce dell’album “Il bello d’esser brutti” di J-Ax
“Ricominciare da meno di zero
E finalmente sollevare il velo
E raccontarvi veramente
Non l’immagine vincente che la gente prova a vendere
Di sé”
Intro – J-Ax
La dimensione temporale in cui esce questo approfondimento è il 6 agosto 2026 e ieri, 5 agosto, J-Ax ha compiuto cinquantaquattro anni. In occasione di questo importante traguardo, in un anno speciale (i trent’anni del capolavoro “Così com’è” con gli Articolo31 e il prossimo progetto country “Vita morte miracoli“), ricordiamo uno dei suoi maggiori successi discografici e un progetto per certi versi salvifico per la carriera e l’ispirazione dello zio d’Italia, lo straordinario “Il bello d’esser brutti“.
Il disco esce nel 2015, un periodo in cui negli anni precedenti avevamo vissuto (e abbandonato) la golden age del rap italiano, le nuove scene traghettate da successi anche importanti da parte dei vari Club Dogo, Fabri Fibra e Mondo Marcio stavano accogliendo anni molto forti per altri allora giovani come Fedez ed Emis Killa. La trap stava iniziando a farsi spazio con brani seminali e J-Ax aspirava a un momento di rinascita.
Chi scrive le righe che state leggendo non ha mai fatto mistero su questo spazio di essere fan di Ax, per cui progetti come “Rap’n’roll” (2009), “Deca Dance” (2009) e “Meglio prima (?)” (2011), e contengono per noi brani a cui siamo affezionatissimi, in un certo senso la versione di Ax con la cuffia di flanella è l’immagine a cui pensiamo quando parliamo di lui (anche se quella con il cappello, a cui torneremo dopo, di quegli anni è subito dietro), dobbiamo riconoscere però che ne “Il bello d’esser brutti” scatta qualcosa di diverso nella penna e nelle intenzioni del rapper, a prova di ciò, la toccante “Intro” che apre il disco con una versione di Ax per certi versi inedita e di una grande profondità e sincerità, con uno storytelling spettacolare (pratica a cui ci ha sempre abituato lo zio). La canzone verrà successivamente arricchita anche dalla bella voce di Bianca Atzei.
Il disco va straordinariamente bene al lato vendite, portando J-Ax definitivamente di nuovo al successo (la strada era già stata tracciata dalle edizioni di “The Voice”), e anche creativamente sentiamo una penna molto ispirata, ironica e sincera.
Non solo di “Intro” vive la bellezza del disco, nel progetto troviamo anche le “semplici” ma funzionali “Il bello d’esser brutti” e “L’uomo col cappello“, brani non particolarmente ambiziosi ma che dietro delle buone melodie e dei ritornelli facilmente assimilabili, si nascondono tra ironie e punchline dei concetti molto reali e spesso anche sinceri, il primo brano, anche titolo del disco, è una buona summa dello stile di Ax, mentre il secondo diventa una sorta di manifesto “axiano”.
Di altra profondità è la splendida “Un altro viaggio” con Valerio Jovine, ma consigliamo anche “Tutto o niente” con Emiliano Valverde, in cui troviamo un dialogo tra la versione, allora, attuale di J-Ax e quella più giovanile e tamarra.
Ci piace poi riprendere un mood più lanciato con “Ribelle e basta“, ma anche la provocatoria “Hai rotto il cazzo“, la satirica “Santoro e Peyote” e la divertente “The Pub Song” in compagnia del sempre valido fratello Grido (all’epoca in fase “Weedo“, scheggia impazzita degli ex Gemelli DiVersi).
Impossibile non citare poi “Old Skull” con i Club Dogo, “Bimbiminkia4life” in coppia con Fedez (i due a parer nostro funzionavano dannatamente bene) e un altro brano manifesto come la romantica ma cruda “Miss & Mr Hyde“.
L’abbiamo tenuta quasi per ultima, ma nel disco esplode il brano “Maria Salvador” in coppia con Il Cile, quella che negli articoli definiamo “total hit” è proprio il caso questa volta. Un successo nazionalpopolare straordinario e dirompente.
Vi segnaliamo infine la bella “Caramelle” con Neffa e per noi la divertente e toccante “Sopra la media“, un brano straordinario e con un videoclip a cui vi rimandiamo immediatamente.
Questo è “Il bello d’esser brutti” di J-Ax, un bel disco che rievoca anche una sana spensieratezza unita a una pazza lucidità nell’analisi della società italiana e del racconto in sé, nel modo in cui lui, a prescindere dalla sonorità applicata, ha saputo e sa fare.
Con il nuovo disco in uscita a settembre e l’approdo al country, siamo di fronte ad un nuovo capitolo di una carriera stratificata e ricca di diramazioni e storie, non vediamo l’ora di assistere all’ennesimo nuovo corso di un grande artista, rapper e intrattenitore come J-Ax. Tanti auguri zio!