Century Radio, Il Cantagiro: la carovana canora che fece cantare l’Italia d’estate
Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo
Benvenuti a “Century Radio”, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo della storia de Il Cantagiro in radio.
Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.
Century Radio, Il Cantagiro: la carovana canora che fece cantare l’Italia d’estate
Se il Festival di Sanremo è stato l’inverno della canzone italiana, Il Cantagiro è stato la sua estate. Nato nel 1962 da un’idea di Ezio Radaelli, non era un festival fermo in un teatro, ma una vera e propria “corsa rosa della musica”: una carovana itinerante che da giugno a settembre attraversava l’Italia facendo tappa nelle piazze.
E la radio? È stata il primo megafono, la colonna sonora e il filo che teneva insieme le tappe. Radaelli si ispirò esplicitamente al Giro d’Italia ciclistico. L’idea era semplice e rivoluzionaria: portare i cantanti direttamente dalla gente, su auto scoperte, a firmare autografi, a farsi vedere.
Negli anni ’50 la canzone italiana era ancora molto “radiofonica“. A Sanremo i brani erano i protagonisti, non gli interpreti: pochi cantanti scritturati dalla Radio li eseguivano tutti, come fossero speaker con una bella voce. Con l’arrivo della TV nel 1954 iniziò il processo di “personalizzazione” tra volto e canzone.
Il Cantagiro nacque proprio in quel passaggio: sfruttava la novità della TV, ma manteneva il DNA della radio. Era pensato per avvicinare il mondo della canzone alla gente in un momento in cui i grandi mezzi di comunicazione di massa non erano ancora diffusi ovunque. La radio quindi faceva da collante nazionale: raccontava la carovana, annunciava le tappe, trasmetteva le canzoni prima che arrivassero in piazza.
Il decennio 1962-1972 è considerato il periodo più importante. L’industria discografica usava il Cantagiro per intercettare i consumi giovanili e lanciare tendenze diverse grazie agli “specifici gironi”.
Come funzionava:
– “Partenza”: La prima edizione prese il via il 16 giugno 1962 da Milano.
– “La carovana”: Una lunga fila di spider e auto decappottabili portava i cantanti da una città all’altra. Arrivavano a Cervia davanti al Grand Hotel, si fermavano a firmare tra i cartelloni degli sponsor.
– “Le tappe”: Ogni sera concerto in piazza con giuria popolare che votava la canzone preferita. Questo stravolse i canoni del concorso tradizionale e fu la chiave del successo fino al 1966.
– “I gironi”: Big ed emergenti gareggiavano separati. Nel 1962 vinse tra i Big Adriano Celentano con “Stai lontana da me”, tra le nuove proposte Donatella Moretti.
Sul palco passarono Celentano, Gianni Morandi, Domenico Modugno, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Massimo Ranieri, Rino Gaetano. Brani come “I Watussi” e “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello o “Come una favola” diventarono la sigla sonora dell’estate.
La radio aveva un ruolo centrale: prima di ogni tappa annunciava gli orari, dopo trasmetteva le classifiche. Le canzoni del Cantagiro entravano subito in programmazione perché erano già “testate” dal pubblico in piazza.
Radio, politica e costume di massa: Il Cantagiro non era solo musica. Gli studiosi Paolo Carusi e Gioachino Lanotte lo raccontano come uno specchio della società italiana. La risposta del pubblico fu straordinaria e il concorso ebbe ricadute su mentalità, costumi e politica. La radio raccontava anche gli “incidenti”: la folla in delirio, le corse per un autografo. Creava il mito della carovana colorata, una novità assoluta per l’epoca. In ogni tappa si allestivano spazi dove chiunque poteva ascoltare dischi o scattare foto agli artisti, senza divieti.
All’inizio degli anni ’70 il clima sociale cambia. Dopo due edizioni “relegate” nei teatri nel 1973 e 1974, il Cantagiro si interruppe. Ripartì a fine anni ’70, poi di nuovo tra 1990-1993 come “Nuovo Cantagiro”, e dal 2005 come vetrina per talenti emergenti.
Ma l’impatto non fu più lo stesso: il Paese era cambiato anche musicalmente. La radio non era più l’unico mezzo e la TV privata aveva frammentato il pubblico.
Perché ricordiamo il Cantagiro anche come fenomeno radiofonico?
Era itinerante: portava la radio fuori dallo studio, nelle piazze.
Era popolare: il voto della gente decretava il vincitore, non una giuria di esperti.
Era estivo: creava tormentoni che la radio mandava in loop per tutta l’estate.
Oggi ne parlano podcast come “Gli incidenti del Cantagiro” e raccolte su YouTube “Indimenticabili anni ’60 & ’70 Il Cantagiro“.
Il Cantagiro è stato il primo “talent itinerante” ante litteram. Ma soprattutto è stato il momento in cui la canzone italiana è scesa dalla radio ed è andata a cantare in mezzo alla gente, con il rumore delle auto scoperte e gli applausi dal vivo a fare da sottofondo.