Ritrovamenti: spazio a “Innocenti evasioni” di Lucio Battisti
Le canzoni che sono rimaste nel tempo nonostante non siano state estratte come singoli dai rispettivi album di provenienza. A cura di Marco Zollo
Bentrovati a “Ritrovamenti”, la rubrica dedicata alle canzoni che, pur non avendo rappresentato a livello promozionale un progetto discografico, hanno continuato a vivere nel cuore degli ascoltatori. Ogni settimana, Marco Zollo ci guiderà in un viaggio attraverso melodie e testi mai dimenticati, ma che meritano di essere riscoperti. Oggi parliamo di “Innocenti evasioni” di Lucio Battisti.
Queste perle musicali, raccontano spesso storie profonde e universali, e rappresentano sfaccettature meno conosciute degli artisti di riferimento, al punto da vivere una vita propria. In ogni puntata scopriremo insieme un pezzo del passato che, per qualche motivo, ha saputo sfidare il tempo e trovare una sua dimensione nel presente.
Ritrovamenti: spazio a “Innocenti evasioni” di Lucio Battisti
Ogni tanto si torna indietro nel tempo, giusto per rigenerarsi un po’. Oggi siamo nel 1972. In quel periodo la Numero Uno stava distribuendo vari 45 giri di Lucio Battisti, e sarebbe dovuto uscire anche quello con “Innocenti evasioni” (Lato A). Il progetto però all’ultimo ebbe una battuta d’arresto: avendo già estratto singoli portanti come “E penso a te” e “I giardini di marzo”, pare che fosse stata dettata una strategia di mercato per invogliare la gente ad acquistare direttamente l’intero LP che li conteneva, “Umanamente uomo: il sogno”, considerando il disco come l’espressione compiuta di un lavoro e non un insieme casuale di frammenti musicali.
“Chi può bussare a quest’ora di sera? / Sarà uno scherzo, un amico e chi lo sa. / No, non alzarti, chiunque sia si stancherà”. L’unica cosa che successe di quel 45 giri è che la Formula 3 ne realizzò una versione jukebox col titolo di “Innocenti evasioni/Storia di un uomo e una donna”, ma sopra comunque vi era la scritta “Vietata la vendita al pubblico”. Quindi anche stavolta niente da fare. L’opera esiste ancora, da qualche parte si trova (rigorosamente senza copertina), ma per i collezionisti è diventato un pezzo raro.
Al di là di tutto “Innocenti evasioni” è diventata famosissima: conta ad oggi circa 6 milioni di ascolti su Spotify; sono state realizzate reinterpretazioni lodevoli come quella di Mina e di Cesare Cremonini,, mentre una tribute band toscana attiva dal 2004 prende proprio il nome da questo gioiellino. Curiosità è che nel 1993 la WEA dà alle stampe la compilation “Innocenti evasioni”, la prima di un lungo revival battistiano, raccogliendo cover di Raf, Mingardi, Anna Oxa etc., ma dove si ricanta la qualunque tranne che la traccia omonima, la grande assente.
La musica e il testo, scritti rispettivamente da Battisti e Mogol, la coppia delle coppie, sono entrambi da intenditori. Partendo dall’arrangiamento, abbiamo il cantautore di Poggio Bustone affiancato dal Maestro Gian Piero Reverberi: insieme decidono di imbastire una produzione ricca di sfumature sonore, passando dal basso di Damiano Dattoli alle chitarre in sedicesimi di Massimo Luca e dello stesso Battisti, fino ad utilizzare massicciamente il Fender Rhodes, il Clavinet, l’Organo Hammond e una bella serie di archi e fiati. L’intenzione è chiara: trasferire alla canzone quel qualcosa di sognante di cui gli Anni Settanta si sono fatti portatori sani.
“Ma come mai tu qui stasera / Ti sbagli sai, non potrei / Non aspettavo, ti giuro, nessuno / Strana atmosfera”. Il testo è volutamente e meravigliosamente agitato: c’è qualcuno che si vuole godere un momento d’amore, ma ha il terrore che la propria fiamma aspetti qualcun altro (Chi può bussare a quest’ora di sera”?). Poi sembra che il terzo incomodo arrivi ma… cosa sarà accaduto? Non ci è dato saperlo, lo scenario si chiude lì. Gli stimoli sono tanti, buona immaginazione.