Chiara Galiazzo: “Io e le mie canzoni che risplendono di nuova luce” – INTERVISTA
A tu per tu con Chiara Galiazzo in occasione dell’uscita del nuovo Ep “Nuova luce”, disponibile da venerdì 18 settembre 2026 per Altafonte Italia
Ci sono canzoni che non invecchiano: cambiano insieme a chi le canta. È da questa consapevolezza che nasce “Nuova luce”, il nuovo Ep di Chiara Galiazzo, in uscita il 18 settembre, con cui l’artista torna a rileggere alcuni dei brani più significativi del proprio repertorio attraverso una veste sonora completamente nuova. Sei canzoni che attraversano momenti diversi della sua carriera, da “Cuore nero” a “Due respiri”, passando per “L’ultima canzone del Mondo”, “Bambola Daruma”, “Nessun posto è casa mia” e una nuova, attesa versione di “Straordinario” insieme a Ermal Meta, undici anni dopo la partecipazione a Sanremo.
Prodotto, arrangiato e diretto musicalmente da Alessandro Galdieri, il progetto mette in dialogo quartetto d’archi ed elettronica, creando una dimensione più intima, contemporanea e cinematografica. Ma la vera novità non è soltanto negli arrangiamenti: è nello sguardo con cui Chiara Galiazzo torna sulle proprie canzoni. Perché nel frattempo è cambiata lei, è cambiata la sua sensibilità e sono cambiate le cose che quelle stesse parole riescono a raccontarle.
“Nuova luce” diventa così anche una riflessione sul tempo, sulla distanza dai riflettori e sulla necessità di continuare a riconoscersi nella propria musica. Un progetto che anticipa il tour teatrale omonimo, in partenza a novembre, e che riporta al centro una voce che, negli anni, ha imparato a non aver più paura di mostrarsi per quella che è. Perché, come racconta la stessa Chiara, le canzoni rimangono uguali: siamo noi a cambiare.
Chiara Galiazzo presenta l’Ep “Nuova luce”, l’intervista
“Nuova luce” è il titolo del tuo nuovo Ep, in cui rileggi alcuni dei pezzi del tuo repertorio, restituendogli appunto una luce nuova. Un assaggio di quello che il pubblico potrà ascoltare nel tuo prossimo tour teatrale in partenza a novembre. Vorrei partire da una parola che compone il titolo di questo progetto: che significato attribuisci oggi alla parola “luce”?
«”Nuova luce” secondo me è un titolo azzeccatissimo. Non so come possa essermi apparso di notte mentre dormivo! Parte tutto dal fatto che le canzoni mi accompagnano da tanti anni: le ho cantate in tutte le salse, in tutte le formule. Alcune, però, secondo me non erano mai state valorizzate abbastanza per la loro bellezza. Ho sempre desiderato fare questo tipo di concerti e “Nuova luce” nasce proprio da questa idea, anche pensando ai teatri che faremo da novembre a dicembre in Italia».
In un’epoca come quella di oggi, spesso la parola luce viene intesa letteralmente e scambiata con i riflettori, con le luci della ribalta. Nel comunicato scrivi infatti che spesso ti è stata posta la domanda “Canti ancora?”. È da lì che è scaturita una riflessione più profonda, che riguarda credo tutti noi e il modo con cui ci interfacciamo con il mondo, sia sui social che nella vita di tutti i giorni… non credi?
«Sì, perché in questi anni magari sono stata a volte lontana dal mainstream, dalle luci della ribalta, e in tanti mi chiedevano: “Ma canti ancora?”. Succedeva sui social, ma anche dal vivo. Allora tutte queste cose sono riassunte nel titolo: troviamo una nuova luce e la accendiamo da soli. Poi, se le luci della ribalta vorranno tornare ad arrivare, saremo noi che siamo già qui, già illuminati e già pronti. È una riflessione che capita a tutti nella vita di tutti i giorni: basta una settimana in cui non scriviamo sui social e subito arriva il “Ma dove sei finito?”. È assurda questa cosa! Anche la parola “luce”, poi, è il contrario del buio e io ho fatto una canzone che si chiama proprio “Buio e luce”, quindi le fissazioni sono sempre quelle. Da lì è scaturita questa riflessione».
Dicevamo che questo progetto nasce tornando ad ascoltare canzoni che appartengono a momenti diversi della tua carriera. Come le hai selezionate e che tipo di lavoro c’è stato dietro a queste nuove vesti?
«Sicuramente le più famose non ho potuto non farle. Poi ho scelto alcune canzoni che secondo me erano stupende, ma che non erano state valorizzate abbastanza, oppure altre a cui tenevo tantissimo. Per esempio “La vita che si voleva” sarà nel tour, soprattutto dopo che anche Tiziano Ferro l’ha ripresa nel suo ultimo album, ma in generale volevo riportare alla luce brani che sentivo ancora molto miei».
L’ascolto si apre con una canzone del 2013, rimasta un po’ una chicca del tuo repertorio, come “Cuore nero”, scritta da Neffa. Cosa ti lega in particolare a questo pezzo?
«“Cuore nero” è una canzone da panico, è stupenda! Se la sentissi ora direi: “Oh mio Dio!”. È stato divertente sentire come la interpretavo e come la affrontavo dodici anni fa, quando secondo me non avevo ancora visto veramente cos’è il cuore nero. Adesso che sono più grande e più navigata, la attraverso in un modo completamente diverso. Prima lo guardavo e dicevo: “Sì, ci sarà, non lo voglio”. Oggi invece lo conosco. È molto interessante vedere questa differenza: la canzone è rimasta la stessa, ma io sono cambiata e quindi cambia anche il modo in cui la canto».
“Straordinario” torna in una versione completamente nuova e, soprattutto, per la prima volta insieme a Ermal Meta, che quel brano lo aveva scritto per te nel 2015. Com’è stato ritrovarsi in studio insieme?
«Abbiamo aspettato tanto! Finalmente abbiamo fatto quello che dovevamo fare da tanti anni: cantare quella canzone insieme, in questa formula che è veramente molto dolce. Prima ci siamo emozionati quando l’abbiamo ascoltata insieme. Le nostre voci sono sempre state degnamente insieme e quindi c’è una storia dietro a quella canzone. È una storia vera e questo duetto rappresenta quasi un finale di stagione molto sentito. Mi piace tantissimo anche il fatto che nella seconda strofa cantiamo insieme: non abbiamo voluto mettere una voce nel terreno dell’altra, ma farle convivere. È proprio il bello di questa versione».
Poi ci sono due pezzi, “L’ultima canzone del Mondo” e “Bambola Daruma”, tratti da “Bonsai”, un disco sfortunato perché uscì in piena pandemia. Questo può essere anche un modo per restituire una seconda vita a dei pezzi meno conosciuti?
«“Bonsai” è stato un disco sfortunato, ma si sta facendo giustizia da solo, piano piano. È un disco in cui forse non ho pensato minimamente a quali fossero i singoli o i non singoli: ho seguito tutto io. Per questo ci sono molto, molto, molto affezionata, perché ci sono proprio io lì dentro. È stato sfortunato, però si sta facendo giustizia perché più vado avanti e più mi rendo conto di quanto quelle canzoni fossero riuscite e vere. Le porto con me. Anche “Bambola Daruma” è una canzone a cui sono legatissima. Lì dico: “Sei già salva e non lo sai”. Adesso direi: “Sei salva e lo sai”. E non è da poco questa differenza».
La tua carriera è stata spesso associata a una voce importante, raffinata, molto riconoscibile. Come si è evoluto nel tempo il tuo rapporto con la voce e come sei arrivata alla consapevolezza di oggi? Visto che, come hai sottolineato, “le canzoni rimangono uguali, siamo noi che cambiamo”.
«È tutto legato all’evoluzione della mia psiche. Credo che anni fa, all’inizio, fossi meno emotiva. Adesso, crescendo ed evolvendo, anche attraverso un percorso di terapia, sento di avere meno paura di affrontare le cose e di esprimermi attraverso quella voce. Credo che si senta. Me l’hanno detto anche altre persone: vedono e sentono la differenza. Ci vuole tempo anche lì. E poi oggi mi curo di più. Una volta fumavo, adesso non fumo più, mangio diversamente, faccio più sport. Quindi chiaramente è cambiato proprio il modo in cui uso la voce. Non è soltanto una questione tecnica: è cambiata la persona che c’è dietro quella voce».
Questo Ep è già un bell’assaggio, ma cos’altro c’è da aspettarsi a proposito del tuo nuovo viaggio nei teatri?
«Dal vivo sarà bello, sarà emozionante, sarà una cosa pazzesca. Ci saranno sicuramente degli inediti, alcuni dei quali sono già un po’ lì. Ci saranno collaborazioni e poi… vediamo. Sorpresa!».
Come ultima domanda, Chiara, in questi anni hai pubblicato diversi singoli nuovi, da “Di nuovo tu” a “Valore”, “Allegria bugiarda”, fino agli ultimi “Poi io poi te” e “Basta poco”. Brani che rappresentano questa ultima fase del tuo percorso. Immagino saranno presenti nel tour, ma c’è in cantiere l’idea di un disco oppure credi che questa non sia più necessariamente un’epoca legata a questo tipo di concetto?
«Non è particolarmente un’epoca di dischi, quindi in realtà vivo un po’ la canzone come un disco. Magari un giorno li metterò insieme, però non in digitale, perché non avrebbe molto senso. Magari non verrà… vediamo. Chissà!».