“King Marracash”, la confessione di un re nel docufilm di Pippo Mezzapesa
Il primo docufilm dedicato a Marracash, il sempreverde King del rap, è disponibile dal 18 settembre 2026 in streaming in esclusiva su Disney+
“King Marracash“, il docufilm di Pippo Mezzapesa dedicato a Fabio Bartolo Rizzo, arriva su Disney+ dal 18 settembre dopo il trionfale passaggio in sala del 25-27 maggio, quando ha debuttato primo al box office con oltre 22mila spettatori nel solo primo giorno. Il film si apre musicalmente con il concerto del 25 giugno 2025 a San Siro, primo tour negli stadi di un rapper italiano, e si chiude un anno dopo con il Marra Block Party nella Barona dove Marracash è cresciuto.
Ma il vero filo rosso riporta sempre a Nicosia, il paese in provincia di Enna dove Fabio nasce il 22 maggio 1979, figlio di genitori siciliani emigrati a Milano. Le riprese girate in Sicilia con la famiglia d’origine restano il cuore emotivo del film, insieme al legame con il quartiere Barona e proprio da lì arriva anche l’enigma del nome d’arte: da bambino, per i tratti scuri tipici del meridione, i coetanei milanesi lo chiamavano “marocchino”, storpiato poi in “Marra”.
Ripercorrendo la sua storia, tra le righe, il film racconta anche una fetta importante del rap italiano, quella vera scena nata al Muretto di San Babila e cresciuta nella Dogo Gang insieme a Jake La Furia, Guè Pequeno, Don Joe e Deleterio, che negli anni Duemila cambiò per sempre il panorama hip hop nazionale. Dal mixtape PMC vs Club Dogo del 2004 all’esordio solista omonimo del 2008, fino a “Santeria” con Guè nel 2016, il percorso di Marracash coincide con l’evoluzione stessa del genere, dal muretto milanese al mainstream, dalla provincia agli stadi.
Il cuore pulsante musicale resta comunque la trilogia artistica “Persona” (2019), “Noi, loro, gli altri” (2021, Targa Tenco) ed “È finita la pace” (2024), attraverso cui il rapper ha raccontato disturbo bipolare e psicoterapia con sincerità rara nel genere. Ad impreziosire la narrazione ci sono le voci dei collaboratori, dei parenti, mentre il racconto della storia con Elodie porta la voce più intima del film. La regia alterna il ritmo live delle sequenze da stadio alla quiete delle scene siciliane, ai momenti di confessione in studio, sostenuta dalla fotografia di Giuseppe Maio. Il risultato trasforma la periferia milanese, le radici sicule e una scena musicale intera in un unico racconto corale, senza mai perdere il contatto con la carne viva della storia.