Century Radio: Giorgio Bracardi, l’artigiano surreale della radio

Century Radio

Un secolo di voci, musica e storie che hanno fatto grande la radio, tra passato e attualità, davanti e dietro il microfono. A cura di Pio Russo

Benvenuti a “Century Radio”, la rubrica dedicata ai cento anni della radio. In questo spazio esploreremo l’affascinante mondo della radiofonia, non solo attraverso ciò che ascoltiamo, ma anche svelando cosa accade quando i microfoni si spengono. Oggi parliamo di Giorgio Bracardi.

Pio Russo racconta l’evoluzione e l’involuzione di un mezzo che ha segnato intere generazioni, portando musica, voci e storie nelle case di tutto il mondo. Dal fascino delle prime trasmissioni fino all’era del digitale, in un viaggio tra passato, presente e futuro della radiofonia.

Giorgio Bracardi, l’artigiano surreale della radio

Il 12 ottobre 2026 è stato un giorno triste per la radiofonia italiana perché ci ha lasciati a 93 anni Giorgio Bracardi, morto a Fiano Romano, dove era ricoverato in una struttura per anziani dopo una frattura del femore. E se il cinema e la TV lo hanno conosciuto, è stata la radio a inventarlo.

Ecco la sua storia radiofonica, per intero. Nato a Roma il 3 maggio 1933, famiglia di musicisti. La madre era la soprano Edvige, il padre il tenore e gestore del Salone Margherita ed il Fratello, Franco Bracardi, storico pianista del Maurizio Costanzo Show. Prima di fare comicità gira il mondo come pianista e compositore RCA, accompagna Maurice Chevalier e José Feliciano, e scrive, come autore per il Festival di Sanremo. E’ Alto gradimento (1970-1976), trasmissione radiofonica di immenso successo a regalargli la popolarità- La svolta arriva nel 1970. Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, insieme a Mario Marenco, creano su Rai Radio 2 Alto Gradimento, il programma che rivoluziona il linguaggio dell’intrattenimento italiano.

È anarchia pura: niente copioni, improvvisazione totale, satira del potere, nonsense. Bracardi ne diventa la voce principale, l’uomo dai mille personaggi. Le sue creazioni più amate, che mai nessuno ha visto, ma tutti ricordano a memoria sono: Scarpantibus, “l’uccellaccio del Nicaragua”, preistorico, urlante, con versi incomprensibili: Max Vinella: il giornalista petulante, invadente, che intervista tutti a sproposito; Ermanno Catenacci: il gerarca fascista nostalgico e pomposo, con il tormentone sull’immortalità del Duce; Colonnello Buttiglione: il militare isterico e gradasso, personaggio così forte che diventerà poi protagonista di una serie di film con Jacques Dufilho; Dottor Marsala: il funzionario RAI depresso ed emicranico; Aurelio Marcellini / Prof. Ovidio: con il celebre tormentone “Chettefrega? Chettefrega?”; Onorato Spadone il farmacista, Benito Cerbottana il maestro nostalgico de La Dolce Vita, Malik Maluk l’arabo.

Bracardi non recitava, suonava la voce come uno strumento. Come ha detto Arbore ieri: “Per me resta uno dei grandi protagonisti di quella stagione irripetibile. Un artista davvero unico”. 

Dopo Alto gradimento, la radio non lo molla. Finita la prima stagione, Arbore e Boncompagni lo portano con loro in tutte le proprie follie successive: Radio Trionfo (Rai Radio 2, 1976-1977); No, non è la BBC (Rai Radio 2, 1978): Radio Anghe Noi (Rai Radio 1, 1981-83) con un cast stellare; Alto Gradimento di nuovo nel 1979-80 e nel 1998, per le reunion storiche; Programmone (Rai Radio 2, dal 2015) – l’ultimo ritorno con Arbore, dove ha riportato in vita Scarpantibus e Max Vinella per una nuova generazione.

Ma perché Bracardi è stato così importante? Prima di lui la radio comica era battuta e scenetta. Con Bracardi diventa voce pura: non aveva bisogno di trucco o costume. Bastava un cambio di ottava per creare un mondo. Molto forte era la satira del potere: Catenacci e Buttiglione erano la parodia grottesca del fascismo e del militarismo italiano, negli anni in cui si poteva ancora ridere così. Da pianista, componeva lui stesso sigle e canzoni surreali: Via Veneto, In Galera!, Cacamucaz amore mio, Che Felicità con Elio e le Storie Tese.

Dal successo radiofonico poi arrivò la TV – Quelli della notte (1985) con Arbore, Pronto chi gioca? (1987), Striscia la notizia (1995 come Lucio Smentisco) – e il cinema, con 16 film tra cui Banana Joe con Bud Spencer. Ma lui è sempre rimasto un uomo di radio. Fino all’ultimo, viveva di jingle, di voci, di quell’idea che basta un microfono per inventare un personaggio che resta per 50 anni. Ciao, Scarpantibus.

Scritto da Pio Russo
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