A tu per tu con la cantautrice campana, in uscita con il suo secondo album in studio “Pensieri sparsi sulla tangenziale“
Tipo di nuova musica per Ginevra Scognamiglio, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Svegliaginevra. A un anno di distanza dall’uscita del suo disco d’esordio “Le tasche bucate di felicità“, l’artista pubblica il suo secondo progetto in studio, intitolato “Pensieri sparsi sulla tangenziale”, fuori per La Clinica Dischi a partire dallo scorso 22 aprile.
Ciao Ginevra, benvenuta. Partiamo da “Pensieri sparsi sulla tangenziale”, da cosa è stata ispirata la scelta del titolo?
«Sicuramente dal concetto che ho utilizzato anche per il primo disco, ossia quello di prendere una frase da una canzone, qualcosa che mi è sempre piaciuto soprattutto quando rispecchia un po’ il significato dell’intero disco. Ho voluto rendere questo lavoro una sorta di viaggio di pensieri, tipo quando ti affacci al finestrino e rifletti su mille cose al secondo. Poi perché queste canzoni rappresentano effettivamente mille input di pensieri diversi, quindi mi piaceva questo titolo. Infine sono fan di Lana Del Rey e, in qualche modo, l’ho voluta omaggiare».
Questo disco segue di un anno l’uscita del tuo precedente album d’esordio “Le tasche bucate di felicità”. Quali skills artistiche pensi di aver acquisito e maturato in questo lasso di tempo?
«Anche se non è passato tantissimo, meno di un anno, però diciamo che sono riuscita a sperimentare ad ascoltare cose nuove. A far la differenza sono stati sicuramente i live che ho affrontato subito dopo l’uscita del primo disco, quando poi ti ritrovi a scrivere ti fa rendere conto che cominci a pensare le canzoni in base a come suoneranno dal vivo. Ho avuto la fortuna di ricevere tantissimi stimoli esterni e questa cosa spero si percepisca come un’evoluzione, piuttosto che come un azzardo».
Quali elementi e quali caratteristiche ti rendono orgogliosa e soddisfatta del risultato finale di questo album?
«Quando ho chiuso l’ultima traccia, mi sono accorto che si trattava del tassello mancante, lì ho avuto la sensazione di aver effettivamente realizzato il disco che volevo. Magari tra un po’ dirò che sì è trattato di un disco di transizione magari, non lo so, però sono arrivata al punto in cui ho pensato che di più non non avrei potuto fare. Ho cercato di tirar fuori tutto quello che avevo da dire, di inserire tutti i suoni e gli stili che volevo includere in questo progetto».
Per concludere, qual è l’insegnamento più importante che senti di aver appreso dalla musica fino ad oggi?
«Sono convinta che la musica abbia un forte potere di empatia, che sia in grado di non farti mai sentire solo, perchè c’è sempre qualcuno che ha scritto delle parole che per te in quel momento sono necessarie per superare un momento, bello o brutto che sia. La musica è quella cosa che colora la vita e che ti aiuta ad affrontarla al meglio».
Nico Donvito
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