“Abbi cura di me” è l’inno alla vita di un ispiratissimo Cristicchi – RECENSIONE

Il cantautore romano è tornato a Sanremo con il brano vincitore dei premi miglior interpretazione e miglior composizione musicale

Dicembre 2018: siamo a Sanremo Giovani, pian piano sono svelati i nomi di tutti i big che parteciperanno al prossimo Festival della canzone italiana in programma per febbraio: rapper, esponenti del nuovo indie, personaggi che sembravano spariti dalla circolazione e poi, nel mezzo di tutto ciò, un nome che è riuscito a mettere d’accordo proprio tutti fin da subito: Simone Cristicchi. 

Sì, perché il cantautore romano è sempre stato riconosciuto universalmente come uno dei pochi promotori di qualità assoluta, nella sua lunga carriera ha sempre scelto di presentarsi al Festival con esibizioni e canzoni ispirate, centrate e mai banali. Nel 2007 ha trionfato con Ti regalerò una rosa e da lì in poi, nonostante il successo, non si è mai snaturalizzato, continuando sulla propria strada in maniera coerente e sincera. 

Il brano presentato quest’anno, dal titolo Abbi cura di me, è un lungo ed ispirato inno alla vita e all’amore, una poesia recitata e cantata con la maestria e l’esperienza accumulata negli anni e mischiata al talento nella scrittura di uno de cantautori più originali e intelligenti degli ultimi 20 anni.

Stavolta Cristicchi abbandona il ritmo e gioca tutto sull’emozione, con due lunghe strofe quasi parlate su una base di pianoforte in cui esce tutta la sua esperienza teatrale con un successivo ritornello in cui si apre alla melodia: “ti immagini se cominciassimo a volare tra le montagne e il mare, dimmi dove vorresti andare, abbracciami se avrò paura di cadere, che siamo in equilibrio sulla parola insieme, abbi cura di me”, il cantautore pennella per 4 minuti immagini poetiche con le quali è difficile non emozionarsi. Durante il Festival il pubblico apprezza e, serata dopo serata, le quote del pezzo si abbassano e il quinto posto risulta in conclusione un po’ stretto. 

Con questo brano l’arista si dimostra ancora una volta un fuoriclasse nella scrittura unendo, a quello che con Argentovivo di Daniele Silvestri e Rancore risulta il miglior testo del Festival, un arrangiamento essenziale ma perfetto per creare la giusta atmosfera, con una partenza lenta al pianoforte che pian piano viene accompagnato dagli altri strumenti dell’orchestra caricandosi di intensità e di emozione, fino alla conclusione sussurrata in cui il cantautore riassume l’essenza del brano: “adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino perché mi trema la voce come se fossi un bambino, ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare tu stringimi forte e non lasciarmi andare, abbi cura di me”.

Non ha vinto, probabilmente non finirà sulle copertine né verrà certificato disco d’oro o di platino, eppure Simone Cristicchi con questo brano ci dimostra ancora una volta che quando si sceglie di puntare alla qualità, tutto il resto alla fine può fare solo da contorno.

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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