“1969”, il processo di canonizzazione-rock di Achille Lauro – RECENSIONE

Terzo singolo estratto dall’omonimo album per il cantante romano, in rotazione radiofonica con “1969

Il processo di “canonizzazione musicale” di Achille Lauro passa dal rock’n’roll, si era già intuito con Rolls Royce a Sanremo, per poi virare su atmosfere decisamente più intime con C’est la vie. A due mesi di distanza dalla pubblicazione del suo quinto album in studio (qui la nostra intervista realizzata in occasione del lancio), l’artista romano rilascia “1969”, in radio dal 7 giugno, singolo che rappresenta la sua personale proposta-wow per l’estate 2019. A cinquant’anni di distanza dallo storico allunaggio, il rapper celebra uno dei momenti più importanti della nostra storia artistico-culturale, con l’ennesimo pezzo spiazzante e, proprio per questa ragione, super azzeccato. In un’epoca musicalmente satura come la nostra, pescare nuove idee dal nostro glorioso passato rappresenta paradossalmente l’unica via percorribile per far tirar fuori qualcosa di nuovo, oltre che una mossa vincente.

In tal senso, 1969 rasenta quella nostalgica innovazione che non può passare di certo inosservata, un sorso d’acqua fresca nel torrido Sahara della musica di oggi, sempre più riciclata e meno rivoluzionaria. Per distaccarsi dalla massa ci vuole coraggio e un po’ di sana incoscienza, la giusta “cazzimma” e un tocco di wow, caratteristiche che di certo non mancano all’eclettico artista classe ’90.

Spesso lo si paragona a Vasco Rossi, mentre in questo pezzo si nota di più una certa somiglianza con il primissimo Jovanotti, sia per quanto concerne la presenza scenica che per il tipico approccio scanzonato. Il fatto che ricordi qualcosa di già sentito, in questo marasma di roba uguale priva di nuove intuizioni, personalmente lo vedo come un vantaggio, perché coglie dal passato quel guizzo che oggi manca.

Non importa chi sia ad invertire questo senso di marcia, non fa alcuna differenza se si chiami Achille Lauro oppure Marco Caltagirone, l’aspetto rilevante è che qualcuno inizi a tracciare una strada parallela, che possa piacere o meno lo deciderà il tempo, ma credo sia necessario creare un’alternativa, reinventarsi e non seguire le tendenze, bensì cercare di crearne di nuove, che siano il più possibile tendenti al wow.

Il testo è leggero, se vogliamo pure superficiale, ma rispetto a quello che c’è in giro almeno dice qualcosa, senza sottovalutare l’effetto martello dell’inciso in grado di trapanarti il cervello, aspetto purtroppo sempre meno presente nelle nuove produzioni perché, se ci pensate bene, è l’elemento che alla fine ti spinge a canticchiare una canzone, anche contro la tua volontà.

“1969” è un brano suonato veramente, dall’inizio alla fine, ed è proprio questo che colpisce. Se il pezzo fosse stato prodotto esclusivamente con l’ausilio di un computer non avrebbe sortito di certo lo stesso effetto, si sarebbe consumato e sciolto il tempo di un calippo in spiaggia. Per tutta questa serie di ragioni possiamo considerare Achille Lauro un pioniere, perché ha intuito per primo la necessità di creare mode e non di cavalcarle, coma a dire “il vecchio che avanza”. Che altro aggiungere? Wow!

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1969 | Audio

1969 | Testo

A ma’, wow
è il 20 luglio del ’69
sì sono fuori, sì sì sto sulla luna
entro al negozio camicia slacciata
dicono prego si accomodi per di qua
ho mille pezzi da 100 stropicciati ma’
mi chiedono che lavoro fa
ricompro la casa che ci hanno tolto
perché non avevi soldi, a ma’

Entro a farti dei regali in quella boutique
sto vivendo a ma’, lo so è identico a un film

Ah ma’, prendi ‘sta spesa, non fare l’offesa
chi se ne frega, stasera sto qua
rimango a cena, non fare ‘sta scena
resto stasera, poi lasciami sta’
resto stasera, stasera
non fare l’offesa, l’offesa
rimango a cena, non fare ’sta scena
resto stasera, poi lasciami sta’
sto sulla luna, uh
sto sulla luna, oh sì

Wow, sto sulla luna di Giove
Saturno, Urano, Nettuno, Plutone
guarda ma’
in testa ho un casino
in piedi sul motorino baby, le voile
rimprovera ’sto bambino
torna col doppio di prima
alè, le teknival
è il 20 luglio del ’69
sì sono fuori, sì sì sto sulla luna

Entro a farti dei regali in quella boutique
sto vivendo a ma’, lo so è identico a un film

Ah ma’, prendi ’sta spesa, non fare l’offesa
chi se ne frega, stasera sto qua
rimango a cena, non fare sta scena
resto stasera, poi lasciami ‘sta
resto stasera, stasera
non fare l’offesa, l’offesa
rimango a cena, non fare sta scena
resto stasera, poi lasciami ‘sta
sto sulla luna, uh
sto sulla luna, a ma’

Brava, non chiedermi dove son stato, brava
a ma’ prepara, hai visto anche stasera torno a casa

Ah ma’, prendi ‘sta spesa, non fare l’offesa
chi se ne frega, stasera sto qua
rimango a cena, non fare sta scena
resto stasera, poi lasciami ‘sta
resto stasera, stasera
non fare l’offesa, l’offesa
chi se ne frega, esco dopo cena
stasera non fare ‘sta scena a ma’
sto sulla luna, uh
sto sulla luna

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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