Addio a Nanni Svampa, ultimo cantastorie milanese

L’artista si è spento ieri 26 agosto nella sua casa di Varese, all’età di 79 anni. Una carriera incentrata sulla valorizzazione del repertorio tradizionale lombardo.

La musica leggera italiana piange la scomparsa di Nanni Svampa, cultore della canzone tradizionale lombarda e fondatore de I Gufi, band che mescolava folk alla satira sociale, fondata nel ’64 insieme a Gianni Magni, Roberto Brivio e Lino Patruno. Ha dedicato la sua intera vita alla riscoperta dei valori e delle sonorità passate, incentrando il suo impegno sulla ricerca teatrale e sulla sperimentazione, traducendo le canzoni del cantautore francese Georges Brassens in dialetto milanese. Nel corso della sua attività ha saputo donare ironia alla canzone d’autore, mescolando il teatro al cabaret, al punto da diventare uno dei massimi rappresentati della musica popolare settentrionale, insieme a Giorgio Gaber, Walter Valdi, Enzo Jannacci, Cochi e Renato e Davide Van De Sfross.

Nato il 28 febbraio 1938 a Milano, in zona Porta Venezia, dopo la Seconda Guerra Mondiale Giovanni Svampa si trasferisce e cresce nel piccolo comune di Porto Valtravaglia, in provincia di Varese. Dopo la maturità scientifica si laurea alla Bocconi in Economia e Commercio, spinto dalla volontà del padre. Quest’esperienza ispirerà la celebre “Io vado in banca”, portata al successo qualche anno più tardi. Durante il servizio di leva, nelle ore libere a sua disposizione, inizia a tradurre le canzoni di Brassens dal francese al dialetto milanese, mettendo le basi a quello che sarà in futuro la struttura del suo intero repertorio. Rientrato dal servizio di leva milita nel complesso de I Gufi, che dopo soli cinque anni si scioglie dando vita alla sua longeva carriera da solista. L’artista si dedica all’attività teatrale, con una serie di spettacoli che entrano di diritto nella storia del costume del nostro Paese. Realizza la raccolta musica le intitolata “Milanese – Antologia della canzone lombarda”, opera che comprende dodici album pubblicati dal ’70 al ’77, con all’interno le principali canzoni della tradizione dialettale della sua città.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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