Recensione del nuovo singolo del cantautore

Abbiamo tutti estremamente bisogno dei sentimenti, delle emozioni e delle lacrime da far scorrere a fiumi ripensando ad un passato che, nove volte su dieci, appare sempre più felice e sereno del presente. Lo ha capito Aiello che con La mia ultima storia compie il miracolo di ricordare ad un mondo spesso distratto come il nostro che esistono anche la dolcezza e la sofferenza per un amore che se ne va oltre agli impegni, all’obbligo di produrre o di pensare solo ed esclusivamente a se stessi.

Il nuovo singolo radiofonico del giovane cantautore cosentino si spinge oltre il perfetto compitino che oggi spesso si realizza in musica per accaparrarsi la certezza di una facile hit radiofonica svuotata di contenuti originali e di una forma canzone tradizionale e radicata culturalmente: Aiello scrive di cuore e di pancia per tirare fuori emozioni vere, esperienze autentiche, fantasie eterne e così comuni da poter essere condivisibili da tutti.

Tutto ciò rappresenta un delicato e rischioso equilibrio, una spada di Damocle tra successo e autenticità, tra contemporaneità e tradizione. La sfida dell’artista (e anche dell’autore in questo caso) è quella di cercare di preservare quest’equilibrio risultando credibile.

E la sfida di Aiello è pienamente vinta se si pensa che già l’incipit del brano chiama in causa una storia d’amore conclusa e che si scopre da confrontare con le stories di Instagram che, appena dopo 24 ore, sparisce nel nulla. Il testo procede così tra similitudini e metafore tratte dalla quotidianità dell’esperienza microscopica da rapportare a quella macroscopica: gli occhi verdi sono come l’Amazzonia, il tempo perduto è come le pizze non consumate completamente, l’assenza di una persona è un frigo vuoto.

In tutto questo s’interseca la disperazione di un innamorato abbandonato di fronte alla solitudine che obbliga la mente a vivere di ricordi sbiaditi che vanno da un viaggio mai fatto a Parigi fino a quelle scarpe nuove comprate apposta per lei: “mi devi il sorriso spento di fronte al mare, mi devi le notte passate a soffocare, mi devi i risvegli senza la musica, la colazione solo di domenica  e tutte le ragazze che non ho vissuto che solo su di te mi sarei abbattuto”.

Aiello canta di un amore pop, uno di quegli amori pop che solo i grandi cantautori del pop struggente riuscivano (ormai anni fa) a concepire, ma lo fa con l’attitudine dei giovani interpreti d’oggi che si poggiano alle tastiere, ai sintetizzatori e alle doppie voci. Vince sul piano dell’emozione, certo, ma anche su quello della contemporaneità e questo non può che essere un bene oltre che, forse, l’unico mezzo per poter continuare a raccontare con efficacia gli amori sofferti che, al contrario delle melodie ariose e dei testi struggenti, non passano mai di moda nella vita di ciascuno di noi.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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