Aka7even

A tu per tu con il giovane cantautore campano, in uscita con il suo attesissimo omonimo album d’esordio

Tra gli indiscussi protagonisti della ventesima edizione di “Amici” c’è Luca Marzano, alias Aka 7even, artista classe 2000 che abbiamo avuto modo di conoscere nel corso di questa lunga permanenza del talent di Maria De Filippi. Lo abbiamo incontrato per voi in occasione dell’uscita del suo omonimo disco d’esordio, rilasciato da Columbia Records Italy/Sony Music Italy a partire dallo scorso 21 maggio.

Ciao Luca, benvenuto. Come stai vivendo questo bel momento a poche ore dal tuo debutto discografico ufficiale?

«La sensazione per l’uscita di questo mio album è bellissima, non vedo l’ora che le persone ascoltino quel che sono e quel che sono stato prima, durante e post Amici, perchè l’album racchiude un po’ tutto questo. Dal rhythm and blues al pop, passando per le ballad, ho voluto spaziare nelle mie diverse anime, raccontando l’amore in tutte le sue declinazioni. In questo disco parlo molto di me: c’è Aka 7even ma c’è anche Luca».

Aka 7even

Sei reduce dalla finalissima della ventesima dizione di “Amici“, una delle più seguite della storia del talent…

«La finale è stata fighissima, dopo la puntata abbiamo festeggiato tutti insieme, ci siamo divertiti. Penso sia stata una vittoria giusta, perchè Giulia merita tantissimo e spero che abbia un futuro fantastico. Personalmente devo ancora metabolizzare la mia avventura ad “Amici”, per me è tutto così nuovo. Avere così tante che persone che mi supportano è tutto quello che ho sempre desiderato. Ora che ho la possibilità di toccare tutto questo con mano è bellissimo».

Come descriveresti il tuo percorso? Qual è il tuo personale bilancio di questa esperienza?

«Il mio percorso inizia con un mood di scrittura ricercato, perchè “Yellow” ha un testo che ho studiato e cercato di rendere più originale possibile. All’inizio del programma, sono stato etichettato per quel tipo di sonorità, anche se dentro di me ho sempre saputo di poter fare altro. Fortunatamente ho avuto la possibilità di scrivere “Mi manchi” e di avere Anna Pettinelli dalla mia parte. Lei mi ha indirizzato su altre strade, appoggiando questa mia voglia di essere versatile. Questo mi ha portato ad un accrescimento anche dal punto di vista della scrittura, una maggiore maturità».

Nella scuola hai raccontato una tua precedente esperienza, quando lasciasti il liceo musicale a tre mesi dall’esame di pianoforte, perchè non ti sentivi supportato dai professori e dai compagni di classe. In questa esperienza del talent, invece, pensi di essere stato capito fino in fondo? 

«Assolutamente sì, anche se all’inizio ero un po’ titubante perchè mi sentivo in qualche modo giudicato, ma si trattavano soltanto di mie paranoie. I ragazzi mi sono sempre stati vicino, subito pronti ad aiutarmi, a supportarmi anche nei momenti di maggiore difficoltà. Penso che la mia musica sia stata apprezzata, alla fine è questo quello che conta, quello che ho sempre voluto».

Nel 2018 hai partecipato alle audizioni di XFactor fino ai Boot Camp. Sei sicuramente cresciuto ma, a distanza di tre anni, come hai vissuto entrambe le esperienze?

«In realtà il percorso di X Factor mi ha spinto ad intraprendere una nuova strada, per cercare di trovare una mia identità. Quel periodo l’ho utilizzato molto per sperimentare. Ho iniziato il mio percorso facendo pop italiano classico, per poi aprirmi a sonorità più internazionali, spaziando tra stili diversi, tra cui anche la trap. Tutto questo mi ha portato a sentirmi pronto per fare cose differenti, concentrando vari generi in un unico insieme. Così mi sono chiesto: “perchè devo essere per forza una sola cosa se posso esserne tante?”. Questo è stato l’inizio per cercare il sound che più mi rappresenta, puntando sulla mia timbrica vocale e sulle mie capacità di scrittura. L’obiettivo è quello di avere la massima libertà nel potermi esprimere».

Per concludere, c’è una lezione che ti poterai dietro di questa esperienza di “Amici“?

«Il consiglio che mi porterò sempre dietro me l’ha dato Anna Pettinelli, quello di rimanere sempre me stesso, perchè so di avere delle qualità. Per troppo tempo ho avuto paura di metterle in mostra, forse non ero ancora pronto, ma questo percorso nella scuola mi ha dato l’opportunità di provare a sbloccarmi, un insegnamento che porterò sicuramente con me nella vita di tutti i giorni. L’obiettivo è quello di non pormi mai più dei limiti».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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