Alberto Urso dopo ‘Amici’ è “Solo” e fa i conti con il suo repertorio – RECENSIONE

Recensione dell’ultimo album d’inediti

Raccoglie due pesanti eredità il giovane ventunenne messinese Alberto Urso che da appena qualche giorno ha trionfato nella diciottesima edizione del talent show di Canale 5 Amici di Maria de Filippi. La prima di queste eredità è proprio quella di rendere onore sul mercato discografico alla ormai longeva tradizione di successo che il talent defilippiano può vantare per i suoi vincitori. La seconda di queste responsabilità, se vogliamo, è ancora più pensante perché riguarda il dovere di tenere alta la bandiera del bel canto melodico italiano nel nostro stesso Paese. Non è, infatti, un mistero che proprio noi italiani spesso sembriamo volerci allontanare da quelle che sono le nostre radici musicali più autentiche e, probabilmente, migliori. Lo strumento per superare entrambe le sfide si chiama Solo ed è il progetto che Universal Music ha pubblicato lo scorso 10 maggio avviando il percorso discografico del giovane interprete. Undici le tracce contenute nel progetto di cui 2 sono cover di alcuni dei brani di maggior rilievo nella nostra tradizione musicale.

Proprio della tradizione il giovane Urso sembra volersi preoccupare maggiormente ed ecco che il mezzo migliore per farlo sta nella voce così potente ma contemporaneamente soave che Alberto possiede, senza ombra di dubbio, come risultato di importanti studi compiuti nella sua giovinezza. Ma accanto alla tradizione va posta anche la contemporaneità che si rivela essenziale per conquistare, come si diceva, il difficile mercato musicale d’oggigiorno.

Brani tradizionali, dunque, ma autori contemporanei. Non sorprende, a questo proposito, trovare tra le fila dei crediti autorali i nomi di Federica Abbate e Cheope, due dei veri guru della scrittura pop di oggi, o di Tony Maiello e Daniele Magro, due autentici poeti dell’amore pop. La prima accoppiata si incarica di una leggera La mia rivoluzione che parte con due strofe delicatissime che raccontano con delusione del fatto che “hanno spento tutto anche la luna” e non diventa, quindi, un mistero che “ci vuole coraggio per amare in questi giorni”. Solo lo special finale scompiglia le carte di un brano che sembrava dirigersi nel porto sicuro delle ballate d’amore che ribadiscono come “solo due incoscienti in mezzo a questa confusione si riconoscono”. Maiello, invece, è l’artefice de L’amore si sente che mette finalmente in scena la potenza vocale più piena nell’inciso che spinge sull’acceleratore. Tradizionale si rivela anche la scrittura di Daniele Magro per Non sarebbe passione, altra autentica ballatona all’italiana che trova il proprio senso soltanto nell’inciso che mette in evidenza, ovviamente, la voce rispetto a tutto il resto.

Il culmine di questa ricerca dualistica tra rispetto della tradizione e avanzata ricerca di attualità è il singolo d’apertura di tutto questo percorso: quella Indispensabile che si erge a brano-manifesto facendo leva su di un lungo crescendo orchestrale e vocale per poi aprirsi in una dedica d’amore tra le più romantiche. La produzione di Celso Valli e Pino Perris favorisce e valorizza le caratteristiche del buon Urso affiancandolo ad un suono pieno, orchestrale e reale pur dovendo scendere a patti con la riduzione di quella potenza che dal vivo la voce di Alberto manifesta in modo ben più evidente di quanto emerge dal disco.

Acchiappano meno tracce come Vento d’amore, estremamente classica fin dall’apertura che quasi riporta in scena Claudio Villa e la sua intensità interpretativa che oggi è fin troppo démodé, Il rumore del mare, che inserisce la ritmica nell’arrangiamento per smuovere le acque ma che non trova la giusta alchimia con il cantato, e A un passo, che non sfrutta appieno il crescendo pre-inciso che poteva nobilitare il pezzo che trova una variazione soltanto nello special finale dove entrano in scena le armonie delle doppie voci.

Le cose più contemporanee sono quelle che trovano corpo in Ti lascio andare, dove Alberto esce dalla sua zona di confort per trovare un arrangiamento più sintetico che, però, lo costringe a rinunciare all’ariosità della melodia all’italiana chiudendogli gli spazi che la sua voce necessita di avere, e in Accanto a te, che malgrado si proponga sull’onda di una classica ballata pop ha dalla sua una scrittura fresca della compagna d’avventura Giordana Angi che dona al pezzo quella verità testuale che dona un punto in più al tutto.

A chiudere ci sono le uniche due cover presenti nel progetto: c’è la Adesso tu con cui Ramazzotti vinse il Festival di Sanremo del 1986 e che qui acquista di classe melodiosa nelle strofe per poi svotarsi nell’inciso dove viene a farsi sentire la mancanza di quella marcia pop dell’interprete originale che viene sostituito da un arrangiamento quasi di aria operistica forse esagerando. C’è poi la più fedele Guarda che luna che si apre come se fosse un tango per poi assumere, con l’ingresso in scena della voce cristallina di Arisa, un sound decisamente più fresco e attuale che strizza l’occhio al mondo blues, jazz e cabarettista tipico degli anni ’70.

Questo Solo è per l’esordio del giovane Alberto un disco adatto alla sua caratura, alla sua età e al suo percorso musicale e televisivo. C’è dentro quel rispetto della tradizione e quell’attenzione alla vocalità che costituiscono il dna del giovane artista siculo e che gli hanno permesso finora di conquistare una buona fetta del pubblico nazional-popolare. La sfida futura per il giovane tenore sarà quella di ampliare la sua proposta, di trovare brani davvero adatti alla sua voce e di riuscire, in qualche modo, a difendere l’ultimo bastione della melodia italiana proprio nel nostro stesso Paese. Per ora Solo si limita a fare quel che serviva per vincere un talent show e non mira troppo in alto: spesso i testi rischiano di cadere nella banalità e altrettanto spesso la voce di Urso non viene sfruttata per tutto il suo potenziale risultando depotenziata rispetto alla resa dal vivo che spesso ha dimostrato essersi migliore. Ma il difetto più grande di tutto questo lavoro, che visto dalla prospettiva opposta diventa un grande pregio, sta nella ripetitività e nella non aderenza ai dogmi contemporanei del gusto. Bisognerà lavorare duramente per creare dischi con sfaccettature diverse al proprio interno che non rischino di far spegnere lo stereo dopo al massimo tre brani: oggi non siamo più abituati ad un disco così “pesante”.

Migliori tracce | Indispensabile

Voto complessivo | 7/10

Tracklist |

  1. Indispensabile  
    [Gianni Pollex, Roberto William Guglielmi, Francesco De Maria]
  2. Non sarebbe passione
    [Daniele Magro]
  3. Vento d’amore 
  4. Accanto a te
    [Giordana Angi – Giordana Angi, Pino Perris]
  5. L’amore si sente
    [Tony Maiello – Tony Maiello, Enrico Palmosi]
  6. La mia rivoluzione
    [Cheope, Federica Abbate]
  7. Il rumore del mare
  8. A un passo
    [Gianni Pollex, Roberto William Guglielmi, Davide Simonetta]
  9. Ti lascio andare
    [Gianni Pollex, Roberto William Guglielmi, Oscar Angiuli, Emiliano Cecere]
  10. Guarda che luna feat. Arisa
    [Gualtiero Malgoni]
  11. Adesso tu
    [Eros Ramazzotti, Adelio Cogliati – Eros Ramazzotti, Piero Cassano]

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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