A tu per tu con il cantautore di origine abruzzese, fuori con il suo nuovo singolo intitolato “François

E’ disponibile in rotazione radiofonica e nei digital store a partire dallo scorso venerdì 17 aprile il nuovo singolo di Alessio Creatura, intitolato “François”, prodotto e arrangiato da Max Corona e Cristian Bonato. In occasione di questa nuova uscita, abbiamo incontrato per voi l’artista per approfondire la conoscenza della sua visione musicale.

Ciao Alessio, benvenuto. Partiamo da “François”, che sapore ha per te questo tuo nuovo singolo?

«Un sapore nuovo di rinascita interiore e spirituale, di maturazione artistica e di reazione, all’insegna di un sound più energico, potente, rock. Non è un caso parlare di rinascita proprio in un momento drammatico come quello che stiamo tutti vivendo».

Una tematica importante, che riflette un po’ la spietatezza della società in cui viviamo, legata a stereotipi frutto del costante giudizio della gente. Come sei arrivato a questo tipo di riflessione? Cosa ti ha ispirato esattamente?

«Molto importante! Viviamo ancora oggi in una società fortemente maschilista che agisce con la forza e con il ricatto. Ho voluto dar voce a queste donne che con grande coraggio e dignità si rialzano in piedi anche dopo anni di sofferenze ed affermano con orgoglio e fierezza la loro femminilità e sensibilità che sono poi anche la loro forza».

C’è una frase che, secondo te, rappresentata e sintetizza al meglio il significato dell’intero pezzo?

«Certo! donna: “dovresti uscire la vita è breve per capire perché mai dalla vita in giù finisce l’uomo e inizi tu!”. E’ un invito a non snaturarsi mai, per niente e per nessuno, non serve mostrare un’aggressività o mascolinità innaturale, è importante invece rimanere vincenti nella propria natura, quella di DONNA».

A livello di narrazione, cosa aggiungono le immagini del videoclip diretto da Gianni Gaudenzi?

«Non fanno altro che andare ad aggiungere verità alla canzone. Pensate che la comparsa Concetta Pagliarella (alias “François” nel video) è stata lei stessa una donna che ha molto sofferto nella vita. Ha interpretato con assoluto coinvolgimento e trasporto il ruolo di François, facendosi anch’essa portavoce di questo importante messaggio».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«Mio padre è stato ed è tutt’ora un grande ascoltatore di musica italiana, perciò ho cominciato ad ascoltarla fin da bambino. Il colpo di fulmine però è arrivato all’età di 13 anni dopo aver assistito ad un concerto di una band di amici, dissi a me stesso: voglio fare questo mestiere! Iniziai lo studio della batteria, di lì poco della chitarra ed in maniera del tutto naturale mi ritrovai poi a scrivere canzoni».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Ho ascoltato tanta musica, in particolar modo quella dei grandi leoni della musica italiana, i grandi cantautori come Rino Gaetano, Lucio Battisti, De Gregori, Dalla, Vasco, Finardi, Bennato, Ruggeri e via dicendo. Sono stati proprio loro ad influenzarmi artisticamente».

C’è un incontro che reputi fondamentale per il tuo percorso, sia umano che artistico?

«Un incontro fondamentale nel mio persorso, sia dal punto di vista umano che artistico, è stato senza dubbio quello con Roberto Vecchioni. Aprii un concerto per lui subito dopo la sua vittoria al Festival di Sanremo. Dopo il mio live, mi volle incontrare, mi fece i complimenti incitandomi ad andare avanti e a non mollare mai».

Veniamo all’attualità, in particolare all’emergenza sanitaria Covid-19 che ha mutato, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Tu, personalmente, come stai vivendo tutto questo?

«Non posso nasconderti l’amarezza e la tristezza per tutto ciò che stiamo vivendo. Contavo sull’estate per tornare a fare concerti, per poter sfogare la mia continua necessità di comunicare con gli altri, per ritrovarmi tra le persone festanti entusiaste e piene di voglia di vivere. Invece ci ritroviamo tutti a fare i conti con la perdita di tante persone care e a rimettere insieme i cocci di un paese che va incontro anche a gravissimi problemi economici.

Personalmente cerco di reagire a tutto questo con l’unica mia arma a disposizione, la musica, cercando di portare conforto non solo a me stesso ma possibilmente anche agli altri e a chi mi sta vicino. Mi sono buttato a capofitto nella pubblicazione di questo nuovo singolo per tenere alta la speranza e regalare almeno tre minuti di svago a chi mi ascolterà. Poi certo, cerco di impiegare al meglio le giornate attraverso letture di libri, films, esercizi fisici, ma devo anche dirti che i miei ritmi di sonno/veglia sono messi davvero a dura prova».

Che ruolo può avere la musica in questa delicata situazione?

«Per me stesso salvifico, per tante altre persone di conforto, un appiglio per non crollare psicologicamente».

Al netto dell’attuale incertezza discografica, cosa puoi anticiparci sui tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Credo sia prematuro parlarne, al momento cerco di concentrare le energie su questo pezzo. Posso solo dirti che di materiale su cui lavorare ce n’è abbastanza».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La musica non ha età e confini, la musica è di tutti coloro che amano “ascoltare”..ecco, voglio che la mia musica arrivi in particolar modo a tutti loro».

© foto di Stefano Cappelli

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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