Alex

Intervista al cantautore comasco per presentare il suo nuovo album d’inediti

Nel giorno di pubblicazione del suo primo album ufficiale, Ciò che abbiamo dentro, abbiamo incontrato Alex per farci raccontare il lavoro racchiuso in queste undici nuove canzoni, la sua idea di musica e di scrittura ed i sogni che ancora custodisce nel cassetto. Reduce dall’ultima edizione di ‘Amici di Maria de Filippi’ e da dei mesi particolarmente intensi tra concerti, televisione e scrittura, il giovane cantautore comasco ha trovato anche il tempo per scrivere un disco che raccontasse completamente di lui mettendoci la penna in prima persona.

Benritrovato Alex. Partiamo da ‘Ciò che abbiamo dentro‘, il tuo nuovo album che esce proprio oggi. Come hai trascorso le ultime ore tra l’attesa di uscire ed, immagino, l’emozione di ricevere i primi feedback da parte del tuo pubblico?

«Mentre aspettavo l’uscita sicuramente c’era un po’ d’ansia. Dovuta soprattutto al fatto che dentro questo album mi metto davvero a nudo e al salto che ho compiuto nello sperimentare testi e sound nuovi. Ogni canzone che scrivo mi porta a spogliarmi. Scrivere implica la consapevolezza che ci sarà, poi, un giudizio da parte di chi ascolterà ma, in fondo, non lo temo perchè queste canzoni sono così tanto mie che il giudizio finisce in secondo piano spesso. Sono comunque molto felice di leggere i primi commenti così positivi ed entusiasti».

Da dove nasce l’esigenza di scrivere questo disco? Che cosa ti ha ispirato?

«’Ciò che abbiamo dentro’ nasce subito dopo l’uscita di ‘Non siamo soli‘, il mio primo EP. Mi capita spesso di riuscire a trovare, anche in mezzo a tantissimi impegni, il tempo di scrivere. E’ un tempo durante il quale sto con il mio pianoforte, mi lascio andare e parlo a me stesso. Questo disco nasce durante quest’estate dove ho toccato con mano tante cose che non avevo mai vissuto. ‘Ciò che abbiamo dentro’ è una canzone che nasce pensando ai miei primi live. ‘Noi’, invece, parla delle persone che mi seguono. Ci sono tante diverse esperienze nuove che ho vissuto in quest’ultimo periodo per la prima volta sia da un punto di vista professionale che personale. In ‘Non siamo soli’ raccontavo di cose più generiche: il non essere soli, il mondo che vorrei, i sogni di ciascuno…».

Alex

In tracklist sono compresi undici brani inediti, tra cui il primo singolo ‘Mano ferma‘. Undici canzoni che, ad eccezione di una soltanto, portano tutte le tua firma. Come vivi il processo di scrittura?

«Ogni canzone è diversa. Non penso di avere una ricetta da seguire per scrivere. Quasi tutte nascono al pianoforte ma partono da quello che di diverso ogni volta sento dentro. Cerco di relazionare le parole alla mia emozione e per questo vivo i brani quasi come un parlare a me stesso per capire cosa ho dentro. Altre canzoni, però, nascono dal bisogno di dire un qualcosa che già solo, che non è solo un’emozione. Solitamente scrivo quasi sempre di pancia, non penso mai troppo quando scrivo».

Come hai vissuto il fatto di dividere la scrittura di queste canzoni con altri autori?

«L’ho vissuto come un grande aiuto. Inizialmente pensavo che il cantautore fosse colui che possedesse una propria identità così specifica da non percpermettere che nessun’altro possa inserirsi. Lavorando con altri autori ho scoperto che, a volte, anche soltanto un suggerimento di una parola diversa può rendere un testo molto più forte o incisivo. Lavorare con altre persone permette di vedere la propria musica da tanti punti di vista diversi avvicinandola, magari, un po’ di più alla perfezione».

Ciò che abbiamo dentro‘ è un disco che definirei quasi fuori dal tempo. Non c’è traccia di duetti, non ci sono produzioni dettate da eventuali esigenze stagionali, non ci sono nemmeno facili tormentoni fatti appositamente per funzionare. E’ semplicemente un bel disco pop. E’ una scelta quella di presentarsi in una veste così pulita e tradizionale oppure è semplicemente ciò che sei?

«No, non sono scelte perchè non mi è mai capitato di mettermi al pianoforte pensando a scrivere qualcosa che funzionasse. Penso sempre a scrivere un qualcosa che sia una parte di me e che mi rappresenti. L’unica vera selezione che faccio avviene quando ho scritto così tanti pezzi da dover decidere quale è meglio includere nel disco e quale, invece, no. Sono semplicemente me stesso: non immagino mai di arrivare primo o ultimo. Faccio semplicemente ciò che sento, indipendentemente da come, poi, andrà dopo».

Oggi esce il disco ma inizia anche il tuo giro di instore prima di due appuntamenti dal vivo a Roma e Milano. Come vivi il rapporto con il pubblico?

«E’ un rapporto molto forte. Ci tengo sempre molto a sottolineare che senza chi mi ascolta sarei semplicemente io che canto: loro rendono possibile tutto questo. E’ un rapporto che mi viene naturale mettere sulla dimensione amichevole: non mi piace molto pensarlo come un qualcosa basato sulla disparità o sul senso unico».

Nell’ultimo periodo si fa un gran parlare dell’associazione tra il tuo nome ed il palco del Festival di Sanremo 2023. Non ti chiedo se c’è già la canzone perchè probabilmente anche volendo non potresti dirlo. Ti chiedo, però, se c’è in te il desiderio di provare a salire su quel palco?

«Assolutamente si! Ma mi piacerebbe far parte di qualsiasi annata del Festival. E’ sempre stato un mio sogno fin da bambino. Spero che le cose continuino ad andare bene per poterci arrivare un giorno. Si, mi piacerebbe molto».

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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