A tu per tu con il giovane cantautore romano, fuori con il suo primo singolo intitolato “Non mi ricordo

E’ disponibile in radio e sulle piattaforme digitali a partire dallo scorso 19 novembre “Non mi ricordo”, il brano che segna l’esordio discografico di Matteo Pierotti, in arte Matteo Alieno, artista classe ’98 della scuderia Honiro Ent. In occasione di questo debutto, abbiamo incontrato il giovane cantautore per approfondire la sua conoscenza e scoprire la sua personale visione musicale.

Ciao Matteo, partiamo da “Non mi ricordo”, che sapore ha per te questo tuo singolo d’esordio?

«Non mi ricordo se ho salato il ritornello… scherzi a parte, credo abbia un sapore sincero, senza parentesi di nessun tipo, anche se il mio nome d’arte può comunicare il contrario, in questo testo credo di aver raccontato un lato molto umano».

A livello musicale, che tipo di sonorità hai deciso di abbracciare?

«Amo gli anni ’70, per quel modo che si aveva di sperimentare e di suonare liberalmente, mi sono ispirato a quell’epoca, c’era un bel fermento sia in Italia che all’estero».

Cosa avete voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip diretto da Lorenzo Piermattei?

«Io e Lorenzo abbiamo scelto di raccontare la mia personalità distratta e spensierata con semplicità e spontaneità che credo manchi un po’ e al giorno d’oggi. Abbiamo deciso entrambi di non trasmettere qualcosa di costruito ma di vero».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Scrivo canzoni da quando ho sei anni, ho studiato la musica classica alle medie e al conservatorio, poi ho avuto modo di approfondire la musica dal punto di vista della produzione negli ultimi anni ed ora sono qui e non è cambiato nulla».

Quali ascolti ti hanno formato e influenzato il tuo percorso?

«Ho ascoltato di tutto nella mia breve vita, però sicuramente sono stato maggiormente influenzato dal cantautorato italiano, soprattutto da Lucio Dalla e da Lucio Battisti, e poi personalmente trovo che senza i Beatles il mondo sarebbe un altro oggi».

Come valuti l’attuale situazione discografica e ciò che si sente oggi in giro?

«C’è tanto fermento sicuramente, sia a livello emergente che non. Purtroppo oggi i ragazzi che vogliono intraprendere la strada della musica spesso aspirano ai loro 15 minuti di celebrità, e questo un po’ mi rattrista. Credo molto nella vera passione per la musica, meno in altre cose».

Stai lavorando al tuo album d’esordio, cosa puoi anticiparci a riguardo e che tipo di progetto dobbiamo aspettarci?

«È un progetto interamente suonato e libero da ogni schema di mercato, mi sento molto fortunato ad avere questa libertà artistica e non vedo l’ora di finirlo per ascoltarlo».

Per concludere, a chi si rivolgono le tue produzioni? Dove ti piacerebbe arrivare con la tua musica?

«Mi rivolgo alle persone che la pensano diversamente dagli altri, che non vogliono seguire schemi ma che seguono la loro testa, nessuno deve avere paura di seguire la propria visione delle cose, personalmente, poi, ricordo che quando ero bambino volevo solo imparare a suonare meglio, ora desidero più o meno la stessa cosa».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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