A tu per tu con il giovanissimo duo, in uscita con il loro singolo d’esordio intitolato “Panico

E’ disponibile in radio e sulle piattaforme digitali dallo scorso 6 luglio “Panico”, l’inedito che segna il debutto discografico di Asia Chanel Beniamina Gigli e Leonardo Albani, in arte AlterEgo. Li abbiamo incontrati per approfondire la loro conoscenza.

Ciao ragazzi, benvenuti. Partiamo dal vostro singolo d’esordio “Panico”, cosa rappresenta per voi questo biglietto da visita musicale?

«“Panico” rappresenta molto, non solo per noi ma anche per le molte persone che si sono riviste nelle sensazioni che abbiamo descritto, è un brano particolare, che parla di qualcosa che in musica è difficile da trovare ma che in realtà coinvolge moltissime persone. Sappiamo che è un biglietto da visita non “comune” ma è l’inizio di un progetto che metterà al centro dell’attenzione sempre argomenti che secondo noi sono importanti da trattare e che possono essere accompagnati e supportati dalla nostra musica».

Quali riflessioni e quali stati d’animo hanno accompagnato la stesura di questo pezzo?

«“Panico” nasce dall’osservazione di ciò che ci circonda, dai nostri spunti di riflessione ma anche da esperienze personali dato che la stessa Asia ne ha sofferto. È quindi un brano che ci tocca da vicino e che cerca di descrivere da una parte cosa si prova a livello fisico e dall’altra le cause psicologiche che lo generano. Tutto è accompagnato da suoni che cercano di portare l’ascoltatore all’interno di questo mondo, analizzandolo in ogni sua sfaccettatura e dando soprattutto, grazie all’energia del ritornello, in accezione positiva che mira a non arrendersi mai».

C’è una frase che, secondo voi, sintetizza il significato dell’intera canzone?

«Non crediamo che una singola frase possa racchiudere il significato del brano, è una descrizione, un’analisi del problema, seguito dalla voglia di reagire e ricominciare. Ogni parte della canzone ha un suo significato ed è per questo che molte persone riescono ad identificarsi nelle nostre parole».

Dal punto di vista musicale, pensate che questo sia il sound che meglio vi rappresenta?

«Siamo sempre molto propensi nello sperimentare nuove soluzioni, il nostro obiettivo è quello di trovare il sound adatto a descrivere quello che pensiamo, ovviamente il nostro genere è principalmente questo, ma non abbiamo problemi nel pensare di inserire in futuro anche delle sonorità che apparentemente sembrano lontane da noi».

Come vi siete conosciuti e quando avete deciso di mettere in piedi questo vostro progetto musicale?

«Ci siamo conosciuti nel mondo che rappresenta l’AlterEgo di quello che facciamo, ovvero i banchi universitari di ingegneria alla Sapienza. Il progetto è nato veramente per caso, in un periodo in cui entrambi avevamo bisogno di fare qualcosa di diverso, porre attenzioni su cose divertenti e spensierate. Abbiamo iniziato facendo qualche cover tra di noi giusto per passare il tempo. Col passare dei giorni però abbiamo capito che eravamo molto più simili di quanto potessimo immaginare, abbiamo scritto la nostra prima canzone e fatto i primi live. Abbiamo partecipato al premio de André e ci siamo ritrovati a suonare davanti a centinaia di persone nella finale all’Auditorium in pochissimo tempo. Ora il progetto da svago è diventato un impegno sempre più grande e siamo contentissimi del percorso che stiamo facendo perché il divertimento che aveva fatto iniziare tutto non è mai andato via, anzi sta aumentando sempre di più».

Quali ascolti e quali artisti hanno accompagnato la vostra crescita?

«Veniamo da modi totalmente opposti, anche per questo ci chiamiamo AlterEgo: Asia, pianista classica, prima dell’inizio del progetto era coinvolta quasi al 100% in quel mondo, Leonardo è partito invece dal country-folk americano passando per i grandi cantautori italiani e ha iniziato a suonare e scrivere da autodidatta. Eravamo apparentemente uno l’opposto dell’altra, ma ci siamo incontrati in un punto, quello della scrittura, abbiamo trovato un qualcosa che paradossalmente non ha nulla di classico e nemmeno di country-folk, è stata davvero una “magia”, una sorpresa che non ci saremmo mai aspettati e speriamo possa continuare sempre così».

A cosa di deve la scelta del vostro nome d’arte?

«Come abbiamo detto, veniamo da mondi opposti, apparentemente siamo molto diversi tra di noi a partire dalle nostre formazioni musicali (Asia laureata in pianoforte classico, Leonardo invece è autodidatta) per finire con il fatto di essere comunque un duo uomo-donna con voci e percorsi molto diversi; poi anche perché la musica rappresenta l’AlterEgo dell’ingegneria. Insomma è un nome che racchiude tanto ed è per questo che l’abbiamo scelto, speriamo possa portare fortuna!».

Quali sono, secondo voi, i punti di forza del vostro duo? Le caratteristiche che più vi contraddistinguono

«Il fatto di completarci per ogni cosa, essendo molto diversi e molto simili allo stesso tempo lì dove non arriva uno arriva sempre l’altro; anche le voci così diverse danno un tocco speciale alla nostra musica. La cosa più importante però è condividere tutto ed essere sempre sulla stessa linea d’onda. La complicità è il nostro punto di forza».

Al netto dell’attuale incertezza discografica dovuta al momento, quali sono i vostri prossimi progetti in cantiere?

«I progetti comunque non cambiano, faremo sempre la nostra musica, continueremo a suonare, scrivere, organizzare live, far uscire un nuovo singolo verso settembre e muoverci in direzione di un EP o un album. Intanto cercheremo anche di metterci alla prova facendo concorsi e festival, siamo sicuri che piano piano la nostra strada sarà sempre più definita, siamo fiduciosi perché abbiamo tanta voglia di lavorare e di creare».

Per concludere, a chi si rivolge la vostra musica e a chi vi piacerebbe arrivare in futuro? 

«La nostra musica è rivolta a tutti coloro che possano rispecchiarsi in essa, dai ragazzi agli adulti, non pensiamo a trovare un target specifico al quale rivolgerci, è potenzialmente per tutti. Ci piacerebbe arrivare a più persone possibili, significherebbe che abbiamo trovato il modo giusto di esprimerci e che abbiamo trattato argomenti in cui la gente ha trovato conforto, spunti di riflessione o divertimento».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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