giovedì, Aprile 18, 2024

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Anastasio, la laurea, il periodo di ricerca, il rapporto con il successo

Era il 2018 e ad X Factor abbiamo conosciuto Anastasio, trionfatore, a giusta ragione, dell’edizione.

Nel 2020 lo abbiamo rivisto al Festival di Sanremo ma, dopo l’album Mielemedicina (2022) e il singolo A-profitto (giugno 2023) di Marco si sono perse le tracce.

Abbiamo scoperto il motivo di questa sua assenza: Marco si è appena laureato in Scienze Agrarie, forestali e ambientali.

Studi cominciati nel 2016 ma controvoglia: portati avanti per una promessa fatta al padre, e, nonostante il grande interesse per l’argomento, la laurea non è un piano B: la musica resta la sua passione.

In un’intervista a Vanity Fair, Anastasio ha raccontato del traguardo raggiunto ma, soprattutto, di musica, del periodo di pausa o ricerca, come la chiama lui, della sua carriera. Di seguito le risposte di Anastasio così come raccolte dal settimanale:

Le farò una domanda diretta: è contento, o soddisfatto, di quella che oggi è la sua carriera? Pensa di aver fatto quello che poteva fare, o che avrebbe potuto fare qualcosa di più, o di diverso?
«Avrei potuto fare decisamente di più. Devo fare di più in futuro».

Di cosa non è soddisfatto?
«Non sto facendo gli stadi, va bene?».

È questo che le manca?
«Sto esagerando, ma devo certamente ambire a qualcosa di più. In questo momento sono abbastanza scarico, non faccio uscire nulla da un po’, non ho mantenuto i livelli di fama che avevo quando sono uscito da X Factor. Questo è evidente».

Il suo ultimo singolo, di fatti, è A-profitto, dello scorso giugno. Ha accantonato la musica momentaneamente per concentrarsi sullo studio?
«Mah, lo studio forse mi ha condizionato un po’, ma io ho sempre fatto così: non scrivo a ciclo continuo, non sono una macchina che lavora 24 ore su 24. Ho bisogno di pause, così come ho bisogno dell’attività. Per me è fisiologico fermarmi».

In A-profitto cantava: «Io sogno la campagna, mica la playa». Coerente. Ma cosa vuol dire davvero?
«Che sogno la tranquillità agreste e rurale dei poeti antichi. Ci scriva un “ride” tra parentesi, a questo punto».

Non è vero?
«Certo che lo è. Non sogno Ibiza e i drink in spiaggia. Sono per la tranquillità, più che per la festa».

So che ha abbandonato Milano per tornare nella sua Meta.
«Ci dovrò tornare a Milano? Non so. Nel mio futuro vedo una grande città, ma forse Roma questa volta».

Il testo di A-profitto sembra un atto di accusa nei confronti del capitalismo, in tutte le sue diramazioni e forme.
«Non accuso nulla, perché non provo rancore. Accetto il mondo in cui vivo, non sono contro l’arricchimento. Ora sono molto sereno. Ecco, prima mi ha chiesto cosa avrei potuto fare di più della mia carriera: probabilmente facendo le cose diversamente avrei guadagnato di più. Ma la vera domanda è: avrei potuto fare le cose diversamente? La risposta è no. Posso farle solo alla mia maniera. Se fossi uno sportivo mi dovrei allenare tutti i giorni per raggiungere un determinato risultato. Ma il punto è che l’arte non è una questione di allenamento. È anche una questione di riposo. Si fa nei silenzi, viene fuori nel momento in cui mi fermo. L’arte non la puoi controllare. Avrei potuto non fermarmi un attimo, mettermi in mano a cento autori, fare mosse più furbe. Non le ho fatte perché non ne sono capace, non perché non volessi».

Forse non voleva nemmeno.
«Un po’ anche per quello, sì, ma fondamentalmente non ne sono proprio capace. Non fa per me, punto ad altro. Come artista non mi sono mai fermato, anche se so che magari da fuori potrebbe sembrare il contrario. Sono costantemente alla ricerca, sarà il tempo a dire se troverò qualcosa».

È anche una questione di compromessi? È chiaro che non facciano per lei.
«Come no? Ho fatto X Factor, Sanremo… Se non sono compromessi questi».

Fosse stato per lei, avrebbe preferito non farli?
«No, li ho fatti e mi hanno ripagato. Almeno un po’. Non sono contro i compromessi, l’artista deve anche campare. Il fatto è che oggi si giudica un artista in base unicamente al suo successo. Lo so, è un discorso banale ma è così: non si ha un’unità di misura diversa per il valore di un artista, e quindi si usa il successo. Perché è il più quantificabile».

Lei ha partecipato al primo Sanremo di Amadeus, quello del 2020. Cosa ne pensa del suo Festival?
«Mi è piaciuto molto, ha fondato un nuovo Sanremo. La sua svolta nei casting è evidente».