A tu per tu con il cantautore, in uscita con il suo secondo album intitolato “Il tempo qui ed ora

E’ disponibile dallo scorso 27 aprile il nuovo progetto discografico di Andrea Lelli, che arriva a quattro anni di distanza dal suo lavoro d’esordio. Si intitola “Il tempo qui ed ora” l’album che segna il suo ritorno, anticipato dal singolo “Scala di grigi” che si avvale della prestigiosa presenza di Iskra Menarini. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Andrea, benvenuto. Partiamo da “Il tempo qui ed ora”, cosa rappresenta per te questo tuo secondo album in studio?

«Una tappa molto importante, come dice Caparezza “il secondo album è sempre il più difficile”, e devo dire che ha ragione! Pindaricamente uscì nel 2016 e andò molto bene, in seguito grazie a “Noi due” singolo di allora vinsi la 6a Edizione del Premio Lucio Dalla, qui cominciò il connubio con SanLucaSound che ha portato a questo lavoro, che da’ continuità a tutta la mia storia musicale mantenendone le radici nella melodia ma allo stesso tempo maturando in testi, suoni, arrangiamenti Pop innovativi e moderni».

Quali tematiche e quali sonorità hai voluto abbracciare in queste dieci tracce?

«Le tematiche principali sono due; la prima è appunto quella del tempo il “qui ed ora” la difficoltà che abbiamo nel vivere il presente, la seconda è quella dell’abbandono, o degli abbandoni che ci troviamo a dover affrontare nella vita, che nessuno ci può insegnare a gestire, sta a noi e spesso è un sentimento che ha radici lontane, che risiedono nella nostra infanzia e ritornano per ognuno con l’intensità delle esperienze vissute. Le sonorità delle dieci tracce hanno il minimo comun denominatore di una sperimentazione importante con l’elettronica in un contesto pop, ed i riferimenti sono svariati; vanno da Battisti agli Imagine Dragons».

Chi ha collaborato con te alla lavorazione di questo progetto?

«Manuel Auteri come supervisione artistica e Renato Droghetti (Paola Turci, Paolo Meneguzzi, Bennato..) come direttore artistico agli arrangiamenti, poi in studio su diverse tracce ho avuto al basso Walter Fortarel e Jacopo Bordigoni alla chitarra».

Quali analogie e quali differenze riscontri in questo lavoro rispetto al tuo album d’esordio pubblicato quattro anni fa?

«Come dicevo, le analogie le possiamo trovare nelle melodie, il marchio di fabbrica è il mio, è riconoscibile, per quanto oggi siano più consapevoli e frutto di una maturazione artistica derivante da molta ricerca e studio in questi ultimi anni. La differenza sostanziale sta in un suono molto più attuale e votato all’elettronica».

Ad accompagnare l’uscita dell’album è il singolo “Scale di grigi”, quale valore aggiunto ha dato al brano la presenza di Iskra Menarini?

«Un valore unico che solo lei è in grado di dare, proprio per la sua unicità. I cori e i vocalizzi derivanti dal suo istinto fanno sostanziale differenza, irripetibili per certi versi. In un momento di break dalle riprese video, anche qui il valore aggiunto derivante dall’interpretazione è importante, mi raccontò che Lucio Dalla le disse che non stava cercando una corista quando la conobbe ma stava cercando proprio lei ! Avendo avuto la fortuna di collaborarci in questo progetto la capisco perfettamente questa cosa, io credo in un certo senso che Iskra sia l’eredità vocale di Lucio Dalla».

Facciamo un salto indietro nel tempo, come e quando hai scoperto la tua passione per la musica?

«I miei genitori si sono separati che io avevo un anno, mio padre suonava in un orchestra abbastanza conosciuta allora la Crazy Cosmos Band. Quando stavo con lui ero sempre in mezzo agli strumenti e piano piano ho cominciato a prenderci confidenza quasi naturalmente».

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Di tutto e di più, Lucio Battisti che abbiamo citato prima sicuramente, come lo stesso Lucio Dalla, e nel panorama internazionale dai Beatles agli U2, fino a Jeff Buckley e oggi gli Imagine Dragons, ma molti altri ancora. Difficile ritrovarli poi nei miei brani, con le dovute proporzioni ovviamente e anche perché che possa piacere o meno mantengo una mia originalità difficilmente collocabile».

Veniamo all’attualità, in particolare all’emergenza sanitaria Covid-19 che ha mutato, seppur momentaneamente, la nostra quotidianità. Tu, personalmente, come stai vivendo tutto questo?

«“Qui ed ora” per autocitarmi, sto vivendo il presente e lo sto facendo piuttosto bene, credo sia un opportunità da un lato che mi consente di stare un po’ con me e fare ancora i conti con me stesso, lo faccio poi nella maniera a me più affine e cioè scrivendo, sto scrivendo moltissimo e non solo per me».

Per concludere, che ruolo può avere la musica in questa delicata situazione?

«In questa situazione ha un ruolo importantissimo come possiamo vedere sui vari social, e per chi la fa e per chi la ascolta, non deve essere banalizzata in un ottica di consumismo. E’ un ‘mezzo’ che può aiutarci a prendere più contatto con noi stessi e le nostre emozioni, capirsi di più sperabilmente per essere migliori. Spero che al netto di questa situazione venga maggiormente considerata la figura del musicista, troppo spesso sottovalutata e non riconosciuta come invece dovrebbe essere». 

© foto di Alessia Bortolameotti

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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