A tu per tu con la cantautrice savonese, in radio e negli store digitali con il singolo “Avocado toast”

Dopo averla incontrata lo scorso anno in occasione dell’uscita del suo ultimo album “Bye bye” (qui la nostra precedente chiacchierata), ritroviamo con piacere Annalisa in un caldo giorno di luglio milanese, per parlare del suo nuovo singolo “Avocado toast”, interessante proposta estiva prodotta da Michele Canova Iorfida, tra gli autori del pezzo insieme a Danti e alla stessa Scarrone. Come raccontato nella nostra recensione del brano, l’artista ha il merito di esplorare nuovi orizzonti sonori e di non adagiarsi nella cosiddetta zona di comfort, un’intuizione che la premierà nel tempo, sicuramente a lunga distanza, perché cercare la propria strada e il proprio linguaggio è da considerarsi sempre una mossa vincente.

Ciao Annalisa, bentrovata. Partiamo da “Avocado toast”, quando e com’è nata questa canzone?

«Lo scorso marzo, durante il periodo in cui sono stata a Los Angeles, a fine giornata dopo aver lavorato ad altre cose, abbiamo voluto sperimentare provando a fare  qualcosa di diverso. Così, senza regole e senza pensare a nulla, è arrivata questa canzone che ci è sembrata la scelta migliore per l’estate. In questi mesi stiamo lavorando a tanti brani, ma questo mi è sembrato il pezzo giusto con qualcosa di diverso. Ho voluto raccontare la calda stagione a modo mio, senza provare a fare qualcosa che non mi viene bene e che altri fanno molto meglio di me, per cui ho cercato di essere estiva ma senza snaturarmi».

Quali sono gli ingredienti di questo tuo nuovo sandwich musicale?

«Guarda, tra gli ingredienti c’è sicuramente la volontà di cantare cose vere, cercare di utilizzare un linguaggio vicino a quello che dico nella vita di tutti i giorni anche nella mia musica, raccontando le cose che faccio per davvero e non quelle che stanno bene appiccicate su una melodia. Questo è il mood generale di tutto quello che sarà nel mio prossimo disco, che in realtà ho sempre cercato di fare e spero di continuare a farlo al meglio. Di sicuro c’è anche l’elemento stagionale, l’estate vissuta anche dal punto di vista della tranquillità, perché credo che sia una condizione importantissima, sottovalutatissima, ma veramente preziosa».

Alla produzione confermatissimo Michele Canova Iorfida, come si è evoluto il vostro rapporto?

«Il rapporto con Canova si è evoluto sotto un sacco di aspetti, lavorare al suo fianco a Los Angeles mi ha fatto entrare in un’ottica molto più operativa, ho cercato di entrare nel suo mondo, in più alcuni brani li abbiamo scritti insieme, cosa che con “Bye bye” non era successa, per la prima volta ci siamo incontrati anche da questo punto di vista».

E la collaborazione con Danti come prosegue?

«Il rapporto con Danti è iniziato lavorando su “Un domani”, tutto è stato molto facile, lo considero un incontro artistico molto bello perché ci capiamo in maniera piuttosto veloce, uno finisce le frasi dell’altro. Questo è fondamentale quando si scrive e si cerca di arrivare a quante più persone possibili, condividere totalmente un’idea aiuta tantissimo.

Sviluppare insieme nuove idee è stato figo, anche nel prossimo disco ci saranno diverse cose fatte insieme, ma non solo perché ho scritto anche con altri autori, abbiamo lavorato veramente un sacco, siamo partiti lo scorso novembre. Di canzoni ce ne sono tante, è un periodo bello perché sta prendendo forma qualcosa di veramente importante, spero di poter condividere il prima possibile con voi cose nuove».

Cosa puoi anticiparci di questo progetto? Quanto ci sarà di “Avocado tost” nel nuovo album al quale stai lavorando? 

«Dal punto di vista del linguaggio, soprattutto nell’uso delle metriche, c’è un indizio abbastanza forte di quello che saranno le mie prossime produzioni, elementi che in realtà ho già inserito in pezzi come “Bye Bye” e “Un domani”. Per quanto riguarda l’aspetto sonoro, “Avocado toast” è un po’ un’estremità, il disco non sarà tutto così, lo considero il jolly da giocarsi per l’estate, l’album sarà anche molto altro. Come per i miei ultimi due progetti, ci sarà sicuramente una linea ben definita con episodi e incursioni sonore diverse, nonostante il focus sarà ben presente e da subito evidente.

Quello che succederà nei prossimi mesi sarà sicuramente legato al precedente disco, “Bye bye” mi ha dato tante soddisfazioni portandomi in giro per oltre un anno. “Avocado toast” lo considero un perno tra quel progetto e il mio nuovo disco, un episodio estivo che non sarà rappresentativo di tutto il lavoro dal punto di vista sonoro, mentre il linguaggio utilizzato, il modo di raccontare il quotidiano sarà il vero e proprio filo conduttore». 

Ci stiamo avvicinando ai tuoi primi dieci anni di carriera, un bel traguardo. Più che un bilancio, mi piacerebbe sapere: qual è l’insegnamento più importante che hai appreso dalla musica in questo tuo percorso?

«Intanto non mi sembra vero pensare che sia passato così tanto tempo. Per quanto mi riguarda l’insegnamento più importante è legato strettamente alla musica, nel senso che cerco di non dimenticare mai la ragione che mi spinge a fare quello che faccio. Viaggio, scrivo e mi impegno, a volte patisco anche, ma sempre e solo per la musica, è  il mio unico scopo, quello che voglio fare nella vita, non mi dimentico l’obiettivo per cui sono qua.

Pensa che un modo per non dimenticare mai l’importanza delle proprie passioni sta nel continuare a coltivare il rapporto con le persone con cui sei cresciuto, dalla famiglia agli amici di sempre, tutto ciò che fa parte delle tue origini. Cercare di tornare  più volte possibile a casa dalle persone che ti vogliono bene, questo è per me un modo pazzesco per riscoprire chi sei e ricordarti il perché stai facendo quello che fai».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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