“Anyway” di Enrico Ruggeri: te la ricordi questa?

Anyway Enrico Ruggeri

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Anyway” di Enrico Ruggeri

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1999 con “Anyway” di Enrico Ruggeri.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Anyway” di Enrico Ruggeri

Enrico Ruggeri racconta la difficoltà di tenere insieme ciò che si deve fare e ciò che si vorrebbe davvero vivere. Pubblicato alla fine del 1998 come anticipazione de L’isola dei tesori, uscito l’anno successivo, il brano si muove tra pop d’autore e una dimensione più riflessiva, affidando a un ritornello in inglese una frase che diventa quasi una parola-simbolo: “Anyway”, comunque. È il termine con cui Ruggeri prova a ricondurre a un punto fermo una vita fatta di continui spostamenti, scelte e compromessi.

L’inizio è dominato dal senso del movimento: “rincorrere”, scegliere continuamente, dividersi tra “una vita di rappresentanze” e i “compiti delle vacanze”. Sono immagini che accostano il mondo adulto, fatto di impegni e relazioni formali, a una dimensione più privata e quotidiana. Anche la voglia di fare e di amare sembra aver condotto il protagonista esattamente lì dove si trova adesso: non necessariamente a una soluzione, ma alla consapevolezza di quanto sia diventato difficile fermarsi. Persino il sorriso e le occasioni sociali assumono una sfumatura ambigua quando vengono collocati dentro questo continuo “decidere”.

A fare da contrappunto è la persona a cui il brano sembra rivolgersi. Mentre il protagonista corre, lei resta dall’altra parte, intenta a “raccogliere quel filo di vento”. L’immagine è impalpabile, ma suggerisce una forma di ascolto e di presenza che non ha bisogno della vicinanza fisica. Il verso decisivo è infatti “quando io sono lontano / comunque ci sei”: la distanza non riesce a cancellare il legame. L’inglese del ritornello — “I wonder if you hear me now; / I wonder if you’re here” — introduce però un dubbio: sentirsi vicini non significa necessariamente sapere se l’altro ci sia davvero.

La canzone diventa così anche una riflessione sulla solitudine. “Noi che abbiamo vissuto da sempre / gli stessi percorsi” descrive una comunanza profonda, ma subito dopo arriva la confessione: “quando io sono da solo / comunque ci sei”. L’altra persona esiste ormai come presenza interiore, come qualcuno che accompagna anche quando non è fisicamente accanto. È un legame che vive nella memoria e nella percezione, ma che proprio per questo conserva una componente di incertezza.

Il passaggio più importante arriva nel finale: “Sembra così facile ma non è così semplice / stare con gli altri a parlare di sé”. Ruggeri abbandona per un momento la dimensione sentimentale per arrivare a una considerazione più universale: la vera difficoltà non è incontrare gli altri, ma mostrarsi davvero. Eppure è proprio lì, nella relazione e nel confronto, che “c’è la vita”. Il protagonista ammette di volerla quasi interamente, nonostante le sue complicazioni. Quel “Anyway”ripetuto fino alla fine diventa allora una forma di accettazione: non una soluzione ai dubbi, ma la scelta di continuare comunque, portandosi dietro distanze, domande, affetti e contraddizioni.

Il testo di “Anyway” di Enrico Ruggeri

Tutto questo mio rincorrere
Nel ripetuto scegliere
Tra una vita di rappresentanze
E i compiti delle vacanze
E questa voglia di fare
Mi hanno portato qui

Mentre tu che mi ascolti raccogli
Quel filo di vento
In questo momento
E nessuno vorrebbe andar via
Ma quando io sono lontano
Comunque ci sei
Anyway

Anyway, anyway, anyway, anyway
I wonder if you hear me now;
I wonder if you’re here

Tutto questo mio sorridere
Tra tutto il mio decidere
Tra le pubbliche relazioni
E il gioco delle occasoni
E questa voglia di amare
Mi hanno portato qui

Noi che abbiamo vissuto da sempre
Gli stessi percorsi
Non siamo diversi;
Nessuno vorrebbe andar via
Ma quando io sono da solo
Comunque ci sei
Anyway

Anyway, anyway, anyway, anyway
I wonder if you hear me now;
I wonder if you’re here
Anyway, anyway, anyway, anyway
I wonder if you hear me now

Sembra così facile ma non è così semplice
Stare con gli altri a parlare di sè
Ma è qui che c’è la vita
E quasi tutta intera la vorrei
Anyway

Anyway, anyway, anyway, anyway
I wonder if you hear me now;
I wonder if you’re here

Anyway, anyway, anyway, anyway
I wonder if you hear me now;
I wonder if you’re here

Anyway, anyway, anyway, anyway
I wonder if you hear me now, oh darling…

Anyway, anyway, anyway, anyway
I wonder if you hear me now

Scritto da Nico Donvito
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