Ariete, il significato delle canzoni dell’album “Tutti tornano a casa”
Tutto quello che c’è da sapere sul nuovo progetto discografico di Ariete, il terzo in carriera, intitolato “Tutti tornano a casa”. Scopriamo insieme le tracce che compongono l’album
Tre anni dopo “La notte“, Ariete torna con un nuovo album che mette al centro una parola apparentemente semplice, ma dalle infinite possibilità di interpretazione: casa. “Tutti tornano a casa“, in uscita il 2 ottobre per Bomba Dischi in licenza Warner Records Italy, raccoglie dodici brani che attraversano amore, separazioni, nostalgia, perdita e crescita personale. Un disco che, più che raccontare un singolo luogo, prova a individuare quel posto fisico o emotivo in cui sentirsi finalmente al sicuro.
Il titolo diventa così la chiave di lettura dell’intero progetto. Casa può essere una persona, una famiglia, una città, un ricordo oppure uno spazio interiore costruito lentamente. È proprio attraverso queste diverse forme che Ariete ripercorre gli ultimi anni della propria vita artistica e personale, alternando nuove consapevolezze e ferite ancora da elaborare. A fare da filo conduttore è una scrittura diretta e intima, affiancata da alcune collaborazioni con Angelina Mango, Fulminacci, Tredici Pietro e Prima stanza a destra.
Ariete, il significato delle canzoni dell’album “Tutti tornano a casa”
L’alveare
Scritto da Arianna Del Giaccio / Musica di Marco De Cesaris, Daniele Razzicchia / Prodotto da Drast, winniedeputa
L’alveare è l’introduzione del disco, un brano delicato, che parla di equilibrio. Il testo è costruito sul parallelismo tra la vita umana e quella delle api, così diverse eppure così simili a noi nella loro fragilità e nel loro volare alla ricerca di un posto: l’alveare è un posto di collaborazione, è casa e ogni volta che le api escono dall’alveare sanno di dover vivere al massimo. Serve equilibrio “per volare da un fiore a un altro” così come serve coraggio “per vivere tra un cuore e un altro”, conoscere una persona, chiudere una storia e iniziarne una nuova. Il brano si chiude con un riferimento simbolico al “sole di marzo”, perché marzo è un mese incerto, di cui occorre avere il coraggio di fidarsi: arriva così la decisione di partire, dando idealmente inizio al viaggio narrato nel disco.
Capricci
Scritto da Arianna Del Giaccio / Musica di Giordano Colombo, Arianna Del Giaccio / Prodotto da Giordano Colombo
Capricci è una canzone d’amore volutamente “incerta”, un pezzo intimo e profondo che nasce dalla riflessione su un nuovo percorso sentimentale dopo un periodo di profonda introspezione. Si tratta di un brano nato nel momento in cui si sceglie di rimettersi in gioco, in cui sentimenti come la paura di conoscere troppo a fondo l’altra persona e di ripetere dinamiche relazionali complesse vengono esplorati, facendo emergere domande sul reale motivo dell’attrazione reciproca. Affiora il timore di “rapire” l’altro nella propria testa o di aggrapparsi alle sue crepe, col solo desiderio di vivere un rapporto sereno, nella ricerca di non trascinare l’altro nei cunicoli bui della propria mente. Così, dopo aver affrontato i propri dubbi, si sceglie finalmente di fidarsi e partire insieme.
Che bella vita (con Angelina Mango)
Scritto da Arianna Del Giaccio, Angelina Mango / Musica di Pietro Paroletti / Prodotto da Golden Years
Che bella vita è il brano che ha anticipato l’album, realizzato in collaborazione con Angelina Mango. La connessione immediata tra le due cantautrici ha dato vita a una canzone che racconta il valore di quegli incontri fortuiti destinati a cambiare il nostro percorso. Una casa in cui ci si accorge di essere cresciuti, due bambine che diventano grandi e un rapporto in cui ci si rende conto di essere visti: il brano racconta la consapevolezza che crescere significa anche custodire e riconoscere le persone che ci fanno sentire a casa.
Rivoluzione
Scritto da Arianna Del Giaccio / Musica di Daniele Razzicchia, Iacopo Sinigaglia / Prodotto da winniedeputa, Brail
Rivoluzione è l’ultimo brano scritto per l’album, racconta l’evoluzione della stessa relazione descritta in Capricci. In questa ballata d’amore più classica il sentimento dell’amore si intreccia al concetto di rivoluzione e la cantautrice riflette sull’unicità di certe connessioni emotive, capaci di lasciare un segno indelebile a prescindere dall’esito della relazione. È un brano di piano di speranza, che celebra un legame irripetibile, capace di attraversare lo spazio e il tempo trasformandosi in una consapevolezza da custodire per sempre.
La mia bocca, la tua bocca
Scritto da Arianna Del Giaccio / Musica di Daniele Razzicchia / Prodotto da winniedeputa
La mia bocca, la tua bocca è un brano che ripercorre con accettazione la fine di una relazione passata, sofferta ma sincera, dove anche i dettagli quotidiani un tempo amati si sono rivelati a posteriori dei punti di rottura. Con un velo di malinconia, il testo gioca sul concetto di “casa”, identificandolo in quel luogo nello spazio dell’aria in cui le labbra un tempo si incontravano. Non c’è rabbia, ma il desiderio di tornare in quel “posto” senza la pretesa che le cose tornino come prima, ma per custodire il ricordo indelebile della relazione passata.
Tachicardia
Scritto da Arianna Del Giaccio, William Mezzanotte / Musica di Arianna Del Giaccio, Daniele Razzicchia / Prodotto da winniedeputa
Tachicardia è un brano profondo e fragile, considerato il più importante dell’album per il percorso che ha richiesto. Il brano ha avuto una gestazione lunga ed è legato all’elaborazione della perdita di una persona cara. È rimasto incompiuto per oltre un anno, ha trovato la sua svolta grazie alla collaborazione con Nayt. Scritto di getto al pianoforte, il testo muove dai sintomi fisici della tachicardia e sviluppa un parallelismo tra l’elaborazione del dolore e l’infanzia, fatta di semplicità ed inconsapevolezza: attraverso lo sguardo di un bambino o l’occhio del proprio cane, la cantautrice esplora la vulnerabilità, in un dialogo intimo che trasforma un lutto personale in un brano di rara profondità.
Mano nella mano (con Fulminacci)
Scritto da Arianna Del Giaccio, Filippo Uttinacci, Federico Bertolini / Musica di Pietro Paroletti / Prodotto da Golden Years
Mano nella mano è nata dalla collaborazione con Fulminacci e ripercorre una rottura attraverso riferimenti visivi legati alla quotidianità romana, inclusa un’ambientazione reale in un locale del centro. L’influenza di Roma è visibile nell’intero disco e questa canzone ne racchiude l’essenza: le corse in motorino per il centro, il traffico cittadino e la musica di sottofondo. La scelta della collaborazione nasce sia dall’affinità sonora dei loro mondi, sia dal legame personale tra i due artisti, e si sposa perfettamente con la produzione di Golden Years. Il risultato finale è un brano a cui l’artista è particolarmente legata, per aver condiviso un brano così importante con un amico vero.
Soldatino!
Scritto da Arianna Del Giaccio / Musica di Arianna Del Giaccio, Daniele Razzicchia, Matteo Novi / Prodotto da winniedeputa, Mr.Monkey
Soldatino! è un brano d’amore incentrato sulle prime fasi di una relazione: un momento caratterizzato da forte stupore, ma anche da una naturale diffidenza, che richiede del tempo per trasformarsi in piena fiducia. Nel testo, la cantautrice formula una vera e propria promessa di presenza e totale supporto verso il partner, utilizzando l’immagine giocosa del soldatino come metafora: la volontà di affrontare qualsiasi ostacolo e “andare in guerra” per l’altra persona, a patto di farlo insieme. Scritto a maggio 2025, la produzione è stata curata insieme a Mister Monkey e winniedeputa.
Casa mia / casa tua (con Tredici Pietro)
Scritto da Arianna Del Giaccio, Pietro Morandi / Musica di Daniele Razzicchia, Jacopo Antonini / Prodotto da winniedeputa
Casa mia / casa tua è uno scrigno di ricordi di infanzia e giovinezza, un brano che guarda alla prima esperienza sentimentale con tono nostalgico e con riferimenti a esperienze condivise con amici di quel periodo. Il testo è scritto come un omaggio spontaneo alla nostalgia e al cambiamento personale nel tempo: un viaggio delicato segnato da un continuo rincorrersi si riavvicinamenti e distacchi in un brano che celebra con dolcezza la consapevolezza che certe storie finiscono, pur restando un ricordo dentro di noi.
10chiamate
Scritto da Arianna Del Giaccio / Musica di Pietro Paroletti / Prodotto da Golden Years
10chiamate racconta una relazione tossica attraverso l’immagine di una figura femminile misteriosa e complicata che “fumava sigarette per prendere aria”. Il testo esplora la consapevolezza amara di amare una persona “fragile” all’interno di una dinamica sentimentale distruttiva, finendo immancabilmente per rincorrere un legame che non porterà a nulla, se non a sentimenti quasi vendicativi.
Quando la luna si accende (con Prima stanza a destra)
Scritto da Arianna Del Giaccio, prima stanza a destra / Musica di Daniele Razzicchia, prima stanza a destra, Gabriele Angelini / Prodotto da winniedeputa, prima stanza a destra, Tenshi
Quando la luna si accende è una collaborazione con l’artista Prima stanza a destra, che accompagna l’artista verso un genere che finora aveva coltivato solo da ascoltatrice. Dal punto di vista della produzione, questo brano costituisce l’esperimento più audace dell’intero disco, con chitarre e riverbero predominanti e sonorità ispirate a band come Beach House e Cigarettes After Sex. Per l’artista rappresenta il primo passo verso un genere che finora aveva coltivato solo da ascoltatrice. È il penultimo brano del percorso compiuto dall’album, collocato idealmente al termine del viaggio e restituisce il senso di malinconia legato al ritorno a casa, come quando si torna a casa da una serata con i finestrini della macchina abbassati.
Seduta n.65
Scritto da Arianna Del Giaccio / Musica di Daniele Razzicchia / Prodotto da winniedeputa
Seduta n.65 è la canzone conclusiva dell’album e uno dei suoi momenti più densi emotivamente. Il brano è profondo e introspettivo ed è una dedicato al percorso di terapia. Il titolo infatti fa riferimento proprio al numero di sedute svolte e testimonia la maturazione e la crescita personale di Ariete, rappresentando una chiusura perfetta, sentita e coerente, per un disco così profondo e personale.