Arisa 2021

Recensione del nuovo brano sanremese dell’interprete potentina

Potevi fare di più” è il brano che sancisce il ritorno di Arisa sul palco del Teatro Ariston, o forse semplicemente il ritorno all’Arisa che ci emozionava nel 2012 con “La notte“. Arisa, si sa, è una cantante dalle mille sfaccettature e dalla sensibilità a volte immediata, spesso invece le sue capacità indubbie sono diventate dei muri per il pubblico. “Potevi fare di più” sembra un manifesto di uno stato d’ animo differente rispetto al passato, come se l’artista avesse girato pagina e fosse ripartita dal suo cuore.

Il brano, scritto e composto da Gigi D’Alessio, parla della voglia di rivalsa da un amore soffocante e problematico da cui si sente il bisogno di fuggire. Dopo una breve intro con un pad che apre la porta alla tonalità di Mi maggiore si sente in punta di piedi la voce di Arisa in una tessitura scomoda per la sua vocalità, e lo si avverte nell’esibizione live in cui si percepisce una concreta difficoltà a far emergere la voce all’inizio della canzone.

Arisa Sanremo 2021 Potevi fare di più

Ad aprire il ritornello è, invece, la voce che rispolvera la Rosalba dei bei tempi. L’orchestrazione accompagna e avvolge la delicatezza di un’artista che svetta verso acuti senza fatica e con emozione palpabile, vibrato stretto e bocca contratta verso il basso. La laringe sale, la gola si stringe, ma tutto diventa parte e in funzione della comprensione di un brano che solo così e solo da lei poteva essere affrontato. L’altalena tra tessitura bassa e acuta è una giostra che dopo una breve seconda strofa scompare con un ritornello in cui cresce l’arrangiamento ritmico e sinfonico fino alla conclusione che è il giusto riposo dopo un climax emotivo e musicale perfettamente riuscito.

Sembra che a parte la voglia di puntare alla vittoria della kermesse musicale sanremese questa volta Arisa abbia avuto voglia di esprimersi emotivamente, e il risultato si è apprezzato tutto. Stavolta l’attenzione non poteva che essere rivolta all’emotività, nel racconto di una storia che porta come titolo un rimprovero verso tutti quelli che non fanno abbastanza in amore, lasciando un vuoto dentro e girandosi dall’altra parte davanti al bisogno concreto di sentimento e attenzione.

Quanta fatica per scalare la classifica, per incontrare il gusto del pubblico appieno. Il perché di una top ten mancata non lo si può spiegare senza fare retorica perciò ci si limiterà ad elencare una serie di fattori, zavorre che Arisa si portava dietro e che purtroppo hanno pesato su “Potevi fare di più“. Arisa è uscita fuori da una logica discografica passata, ha iniziato a lavorare in maniera indipendente visti i tentativi falliti degli ultimi anni, poi ha alle spalle esperienze televisive che ancora oggi ci fanno ricordare di lei come quella un po’ antipatica ed emotivamente poco adatta alla televisione ( seppure “Amici” le sta dando un nuovo lustro).

La schiettezza e l’anticonformismo verso le logiche comuni che se non dici la cosa giusta al momento giusto puoi sentirne le conseguenze e un look nuovo, certamente diverso e più apprezzato non sono riusciti a dare subito alla nostra Arisa una parvenza di coerenza. Però il percorso è iniziato e seppure questo sia stato un tentativo di rinascita, non sarà una classifica a determinarne validità o meno, perché il cambiamento c’è ed è in positivo. Basterebbe a volte soltanto a volte ascoltare il cantante, giudicarne la voce, la bellezza della canzone e  l’emotività e “Potevi fare di più” sarebbe stata indubbiamente in vetta ad ogni classifica.

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Testo |  Potevi fare di più

Lasciarsi adesso non fa più male, non è importante
Cosa ci importa di quello che può dire la gente
L’abbiamo fatto oramai, non so più quante volte, te lo ricordi anche tu
Ci sono troppi rancori che ci fanno star male
Mi sono messa in disparte, sola con il mio dolore
Dove c’era dell’acqua oggi solo vapore, potevamo fare di più
A che serve cercare se non vuoi più trovare
A che serve volare se puoi solo cadere
A che serve dormire se non hai da sognare
Nella notte il silenzio fa troppo rumore
A che serve una rosa quando è piena di spine
Torno a casa e fa festa solamente il mio cane
Ora i nostri percorsi sono pieni di mine
Sto annegando ma tu non mi tendi la mano
A che serve un cammino senza avere una meta
Dare colpa al destino che ci taglia la strada
Non importa se sono vestita o son nuda
Se da sopra il divano più niente ti schioda
A che serve truccarmi se nemmeno mi guardi
Ero dentro ai tuoi occhi ma tu non lo ricordi
Noi di spalle nel letto, più soli e bugiardi
Ti addormenti vicino e ti svegli lontano
Mi mancheranno i sorrisi, che da un po’ non vedevo
Ti chiamerò qualche volta senza avere un motivo
Racconterò a chi mi chiede, che sto bene da sola
Questo farai anche tu
Cancellerò foto e video dal mio cellulare
Solo per non vederti né sentirti parlare
Ne avrò piena la testa, spazio sulla memoria
E chissà quanto tempo io ti amerò ancora
A che serve una rosa quando è piena di spine
Torno a casa e fa festa solamente il mio cane
Ora i nostri percorsi sono pieni di mine
Sto annegando ma tu non mi tendi la mano
A che serve un cammino senza avere una meta
Dare colpa al destino che ci taglia la strada
Non importa se sono vestita o son nuda
Se da sopra il divano più niente ti schioda
A che serve truccarmi se nemmeno mi guardi
Ero dentro ai tuoi occhi ma tu non lo ricordi
Noi di spalle nel letto, più soli e bugiardi
Ti addormenti vicino e ti svegli lontano
A che serve morire se ogni giorno mi uccidi
Dallo specchio ti vedo, mentre piango tu ridi
Tutto quello che è stato oramai non ci credi
Potevi fare di più
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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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