Arisa: “Voglio restare fedele alla bambina che sono stata” – INTERVISTA

Arisa

A tu per tu con Arisa per parlare del nuovo disco “Foto mosse”, fuori da venerdì 17 aprile 2026. La nostra intervista alla popolare cantante lucana

A cinque anni dall’ultimo lavoro in studio, Arisa torna con un nuovo capitolo discografico destinato a segnare una svolta nel suo percorso artistico. “Foto mosse”, in uscita il 17 aprile, è un progetto intimo e profondamente personale, che arriva dopo il successo ottenuto alla 76esima edizione del Festival di Sanremo con “Magica favola” e il lancio del singolo “Il tuo profumo”.

Per la prima volta, l’artista si mette completamente a nudo anche sul piano autoriale, firmando tutti i brani dell’album e costruendo un racconto coerente che attraversa emozioni, fragilità e contraddizioni. “Foto mosse” diventa così una fotografia in movimento della sua identità: relazioni imperfette, trasformazioni interiori e un continuo equilibrio tra il bisogno d’amore e la ricerca di sé.

Un disco che non cerca risposte definitive, ma sceglie di abitare le domande, restituendo immagini sfocate ma autentiche, proprio come suggerisce il titolo. In questa intervista, Arisa si racconta tra sensibilità, femminilità e consapevolezza, ripercorrendo la genesi di un lavoro che segna un nuovo punto di partenza nella sua carriera.

Arisa presenta il nuovo disco “Foto mosse”, l’intervista

In estrema sintesi, questo disco si può racchiudere in due parole: “sensibilità” e “femminilità”. Comincio col chiederti se ti riconosci in questi due termini?

«Sì, mi riconosco in questi due termini, perché sono sicuramente una persona molto sensibile… e sono una donna. Mi sento profondamente donna, ma allo stesso tempo anche uomo. Mi sento entrambe le cose, ed è un diritto che voglio rivendicare».

Una delle tracce che più mi hanno colpito è “Amore universale”, che hai scritto con Giuseppe Dente. In particolare sul finale quando dici “Prometto di essermi fedele sempre”… la pronunci recitandola e non cantandola questa frase, quasi a voler unire la Rosalba donna e Arisa la cantante. Non so se in passato siano mai state distanti loro due, ma è possibile che con questo disco, e in particolare con questa canzone, si siano ritrovate più vicine?

«In realtà, con questo disco, e soprattutto con questo brano, si sono avvicinate la Rosalba adulta e la Rosalba bambina. Quelle promesse che facevo da piccola, le aspettative che avevo su me stessa quando immaginavo il futuro… ecco, quella frase è proprio la voce della bambina che ero. È come se dicesse: prometto di essermi fedele sempre. Voglio restare fedele a quella bambina, non voglio tradirla più, e per questo oggi non mi faccio mettere i piedi in testa».

Prima citavo Dente, ma questo disco è figlio anche delle collaborazioni con Galeffi, Dimartino, Giuseppe Anastasi per quanto riguarda i testi, e i Mamakass per il sound. Come descriveresti il processo creativo in studio con questi compagni di viaggio?

«È stato un processo molto naturale. Siamo partiti da cose che avevo già scritto e, strada facendo, ho capito che volevo comunicarmi in maniera sensibile e femminile, proprio come hai detto tu. Abbiamo costruito questo album mettendoci dentro episodi della mia vita con grande sincerità, mantenendo fede a quel patto che ho sempre avuto con il pubblico: essere vera, sempre».

A proposito di collaborazioni, ho una curiosità, perché se è vero che ti sei sempre circondata di autori nel corso degli anni, nei tuoi dischi ci sono stati pochissimi duetti. I tuoi album si aprono e si chiudono quasi tutti solo con la tua voce, come accade anche in “Foto mosse”. C’è un motivo particolare?

«In realtà ho fatto diverse collaborazioni, al di fuori del concetto di album. Mi piace confrontarmi con mondi diversi, crescere anche grazie agli altri. Però il disco, per me, è qualcosa di molto personale. È come chiedere a uno scrittore di scrivere un libro a quattro mani: come fai a raccontare fino in fondo la tua verità? Poi magari in un secondo momento si possono fare reinterpretazioni, condividere… ma la base, l’essenziale, deve essere mia».

In attesa di rivederti in tour, sei attualmente impegnata in tv con Canzonissima e alla vigilia della penultima puntata due delle canzoni che hai proposto hanno vinto: “La leva calcistica della classe ’68” di De Gregori e la tua “La notte”, riproposta con gli archi dell’orchestra del Maestro Saccà. Ti chiedo il tuo rapporto con questa canzone oggi, che è una delle tue più amate?

«“La notte” è un grande dono che ho ricevuto dalla vita e da Giuseppe Anastasi, che l’ha scritta ancora prima di conoscermi. È una canzone senza tempo, senza età. Parla di qualcosa che tutti vivono: quelle notti in cui la testa non si ferma, in cui pensi, ripensi, ti fai domande. È un’esperienza universale, e per questo continuerà a vivere per sempre. Io posso solo essere grata per averla incontrata».

Per concludere, a proposito del titolo “Foto mosse”, penso alla nostra generazione, cresciuta tra i rullini delle vecchie macchine fotografiche e gli scatti fatti con lo smartphone. Ti chiedo: queste canzoni appartengono più a un mondo analogico, a un presente digitale oppure sono per te senza tempo?

«Sono canzoni senza tempo, ma nascono da una consapevolezza molto legata al presente. Oggi possiamo dire cose che anni fa sarebbe stato difficile esprimere, perché certi valori sono diventati più condivisi. Soprattutto noi donne stiamo conquistando la possibilità di raccontarci in modo più concreto, più reale. Ci raccontiamo un po’ meno favole, e questo cambia tutto. Se avessi scritto “Amore universale” cento anni fa, probabilmente mi avrebbero bruciata come una strega».

Scritto da Nico Donvito
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