Baglionerrum - La riforma elettorale per l'Ariston è fatta: musica al governo

Baglionerrum – La riforma elettorale dell’Ariston è cosa fatta: la musica al governo

Diramato il regolamento del prossimo Festival: pro e contro della riforma di Baglioni

Mentre in parlamento si discute del tanto chiacchierato “Rosatellum bis” in Riviera le cose procedono assai più velocemente (ma non troppo). La prima uscita pubblica del neo direttore artistico e conduttore di Sanremo 2018 non poteva che essere affianco allo storico Vincenzo Mollica. Nell’edizione serale del TG1 di ieri Claudio Baglioni ha svelato quelle che saranno le novità del suo Festival (il primo e probabilmente anche l’unico) in scena in Riviera ligure dal 6 al 10 febbraio 2018. Un passo importante che dice molto dell’identità della nuova edizione della kermesse che, come sempre, tenterà di mettere la musica al centro dell’evento (almeno sulla carta).

Claudio BaglioniSostanzialmente si potrebbe titolare il tutto con un’iconica affermazione come “A Sanremo basta reality” o una cosa del genere. Di fatto la voce di Avrai ha optato per “eliminare le eliminazioni”: se Carlo Conti aveva scelto di riportare al Festival la gara (televisiva più che musicale) prevedendo delle eliminazioni nel corso delle cinque serate, Baglioni ha, invece, scelto di non prevedere questo meccanismo nel regolamento facendo si che i brani partecipanti saranno cantati dalla prima all’ultima serata senza alcuna esclusione. Una scelta che, sicuramente, va nella direzione di tutela personale, visto che si eviteranno tutte le polemiche che anche nell’ultima edizione seguirono all’eliminazione del terzetto di Ron – Al Bano – D’Alessio, ma anche di tutela della musica visto e considerato che l’obiettivo del cantautore romano è tenere saldamente al centro della cinque giorni proprio l’arte delle sette note. Scelta sicuramente apprezzabile che, in qualche modo, riporta agli usi del passato quando ancora Sanremo non necessitava di questi assurdi meccanismi televisivi da reality show per funzionare. Lato sicuramente positivo della scelta è il fatto che le Nuove Proposte si esibiranno tutti per due volte nel corso delle cinque serate il che, sicuramente, aumenterà (anche se in misura non eccessiva) la loro visibilità.

Altro punto della “rivoluzione baglioniana” è la riformulazione della “serata bonus” che negli ultimi anni era stata etichettata come “serata cover”: l’ex capitano coraggioso ha optato per una “serata duetti” in cui la canzone in gara di ciascun big sarà visitata con degli ospiti invitati dall’artista stesso o dalle case discografiche. Punto dolente di questa scelta è il fatto che con questa possibilità si andrà a favorire quel meccanismo che un direttore artistico del Festival dovrebbe combattere più di ogni altra cosa: la presenza al Festival di artisti italiani non in gara. Sia chiaro, niente di contrario a tutto ciò ma spesso e volentieri gli ospiti sono artisti che non avevano alcuna intenzione di partecipare alla gara ma che ad una pubblicità davanti a più di 10 milioni di spettatori non sanno dire di no. Il buon Claudio avrebbe dovuto, piuttosto, fare quello che nessuno ancora ha avuto il coraggio di fare: gli artisti italiani presenti al Festival dovrebbero comparire soltanto in gara. In questo modo, sono certo, qualche big scenderebbe a patti col diavolo e si “degnerebbe” a partecipare: d’altronde la pubblicità fa comodo a tutti, Pausini e Ferro in primis. E, invece, anche quest’anno andremo incontro ad una scena patetica come quella dello scorso anno quando Fiorella Manoia gareggiava e Carmen Consoli era ospite o quella dell’anno prima in cui ad una Patty Pravo in gara si contrapponeva una Laura Pausini ospite. Insomma, nulla contro questi nomi ma hanno la metà degli anni di carriera di queste signore della musica italiana (e, forse, nemmeno un quarto dei dischi venduti).

Claudio Baglioni
Foto di Alessandro Dobici

20 saranno i big in gara (2 in meno dello scorso anno) e 8 le Nuove Proposte (come da tradizione ormai consolidata) e la durata massima dei brani è stata aumentata dai 3 minuti e 15 secondi delle ultime edizioni a 4 minuti: solo un cantautore che ama il racconto come Baglioni avrebbe potuto osare una riforma di questo tipo pur essendo consapevole che tutto ciò andrà a cozzare con le esigenze radiofoniche e con il non trascurabile regolamento dell’Eurovision Song Contest dove la durata massima consentita è di 3 minuti. Sinceramente, però, è l’ora che Sanremo torni ad essere Sanremo e che si dimostri superiore a queste barzellette imitative dell’estero per nulla influenti sul mercato discografico europeo.

Da non sottovalutare, però, è anche il cambio di sistema di votazione rispetto al rodato meccanismo di voto sperimentato nelle tre edizioni di Carlo Conti: sostanzialmente ad acquistare un peso importante è la stampa accreditata che, contrariamente a quanto accadeva negli ultimi anni, sarà chiamata a votare non soltanto nelle prime due serate di gara ma per tutte e cinque le serate. A farne le spese sarà soprattutto la giuria demoscopica che voterà solo per le prime 3 serate (giustamente visto che, sulla carta, quella non è che una giuria formata da un campione di ascoltatori comuni che, dunque, dovrebbero ricalcare il gusto del televoto). Secondariamente ne rimetterà anche la giuria degli esperti (fautrice di non pochi guai negli ultimi anni) che entrerà in scena, come da tradizione, solo nelle ultime due serate ma che vedrà ridotto il proprio peso al 20% (dal 30% degli scorsi anni).

Quello di Baglioni sarà, dunque, un Festival che riporterà all’Ariston Pippo Baudo anche se non fisicamente: è chiaro che il cantautore romano si sia ispirato ai grandi Festival baudiani nelle sue scelte che vanno tutte nella direzione di un ripristino della tradizione che il conduttore siciliano seppe imprimere alla kermesse nel corso della sua direzione. Un richiamo a Pippo Baudo non soltanto nella scelta delle non eliminazioni ma anche nei tempi colossali che già si prospettano all’orizzonte: pensare di far esibire 28 artisti nella quarta serata, 20 nella prima e nella quinta significa, davvero, aumentare in modo considerevole lo spazio dedicato alla gara in sè. Per di più se si considera l’aumento potenziale della durata dei brani (45 secondi sembrano nulla ma moltiplicati per 20 brani sono ben 15 minuti in più). Se si vorrà non correre il rischio di tornare ai tempi biblici di diretta di Pippo Baudo occorrerà pensare a qualcosa (riduzione drastica di ospiti e contenuti inutili al senso della gara canora) sperando che l’andamento della conduzione sia dei più esplosivi (difficile da immaginare con Baglioni alla guida anche della squadra di conduttori).

Ma come funzionerà nel concerto la 68° edizione del Festival di Sanremo? Ecco in summa massima lo svolgimento previsto:

sanremo 20181° SERATA): Esibizione di tutti i 20 big in gara che presentano il brano inedito. Votazione mista: televoto (40%), giuria demoscopica (30%) e giuria della sala stampa (30%).

2° SERATA): Esibizione di 10 dei big in gara e di 4 Nuove Proposte. Per entrambe le categorie non sono previste eliminazioni e la votazione sarà mista: televoto (40%), giuria demoscopica (30%) e giuria della sala stampa (30%).

3° SERATA): Esibizione degli altri 10 dei big in gara e delle altre 4 Nuove Proposte. Per entrambe le categorie non sono previste eliminazioni e la votazione sarà mista: televoto (40%), giuria demoscopica (30%) e giuria della sala stampa (30%). Al termine della serata sarà stilata una classica provvisoria per quanto riguarda la categoria big facendo la media dei voti della prima serata con quelli della seconda (o terza) serata.

4° SERATA): Esibizione di tutti i 20 big in gara con il brano in concorso presentato in una versione inedita insieme ad un artista ospite (ed eventualmente con un diverso arrangiamento). Il sistema di voto sarà anche questa sera misto: televoto (50%), giuria della sala stampa (30%) e giuria degli esperti (20%). Verrà stilata una nuova classifica con la media della prima serata, della seconda (o terza) serata e della quarta serata. Verrà consegnato un premio speciale alla miglior rivisitazione del brano in gara. Si esibiranno anche le 8 Nuove Proposte (possibile anche in questo caso un duetto) tra cui verrà stilata la classifica definitiva con il sistema di voto misto: televoto (50%), giuria della sala stampa (30%) e giuria degli esperti (20%). La media tra i voti della seconda (o terza) serata e quelli della quarta serata determinerà la classifica finale e, quindi, del vincitore.

5° SERATA): Esibizione di tutti i 20 big in gara votati con sistema misto: televoto (50%), giuria degli esperti (20%) e giuria della sala stampa (30%). Verrà stilata al termine della serata la classifica finale facendo la media tra i voti della prima serata, della seconda/terza serata, della quarta e della quinta. I primi 3 classificati accederanno alla finalissima dove si procederà ad una nuova votazione che non vedrà l’azzeramento dei voti (come avveniva negli scorsi anni) ma la media con le votazioni precedenti.

La “riforma elettorale” per eleggere il prossimo detentore del leoncino d’oro si presenta, dunque, sufficientemente equilibrata e coraggiosa nelle scelte tutte tese a favorire il valore assoluto della musica. Non era scontato. Superato questo ostacolo non ci resta che aspettare la serata del 15 dicembre in cui saranno selezionate le 8 Nuove Proposte e poi la definizione del cast dei big che, a quanto si apprende dal regolamento, non dovrebbero essere svelati prima del 20 dicembre salvo cambiamenti. Chissà che Baglioni non si riveli un riformatore più coraggioso di quanto si pensava a causa di presenze non esattamente limpide (ve ne avevamo parlato qui)…

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

Ilario Luisetto

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