Bambole di Pezza: “Il nostro desiderio è parlare a più persone possibili” – INTERVISTA

Bambole di Pezza

A tu per tu con le bambole di pezza per parlare di “Resta con me”, brano che presenteranno in gara a Sanremo 2026. La nostra intervista alla band milanese tutta al femminile

Il rock arriva all’Ariston con chitarre accese e un messaggio chiaro: “Resta con me” non è una canzone d’amore, ma un invito alla presenza, alla connessione, all’unione. Con questa power ballad che tiene insieme forza e fragilità, le Bambole di Pezza debuttano tra i big di Sanremo 2026 portando sul palco una voce collettiva, femminile e orgogliosamente rock.

In anni di concerti infuocati, aperture a giganti del rock internazionale e scelte controcorrente, la band ha costruito un’identità solida, fatta di sorellanza, determinazione e musica suonata senza chiedere permesso. “Una ragazza, una chitarra e una tempesta” è l’immagine da cui parte il racconto: un percorso personale che si fa corale, una voce che diventa comunità.

Resta con me” cresce tra riff incisivi e tensione emotiva, fino a esplodere in un ritornello che è una richiesta semplice e potentissima: restare. La loro presenza al Festival è più di una partecipazione: è una dichiarazione. Il rock è anche delle donne. E le Bambole di Pezza sono pronte a dimostrarlo, ancora una volta, suonando.

Sanremo 2026, Bambole di Pezza presentano “Resta con me”, l’intervista

“Resta con me” è il brano con cui debuttate al Festival. Sanremo era un vostro obiettivo? Che effetto fa esserci arrivate?

«Sì, era assolutamente un nostro obiettivo. Il nostro desiderio è sempre stato quello di parlare a più persone possibili. Vogliamo arrivare al pubblico femminile, certo, ma non solo: a tutti. E soprattutto alle bambine, alle ragazze, alle donne, per trasmettere un’idea di sorellanza e per ispirarle a prendere in mano uno strumento e fare qualcosa insieme. Quando l’abbiamo saputo la reazione è stata: finalmente possiamo essere le Bambole di Pezza su un palco che ci dà una voce enorme, per portare il nostro messaggio e il nostro rock’n’roll ancora più lontano».

Arrivate a questo appuntamento con anni di gavetta, sogni e sacrifici. Quanto è importante portarvi dietro tutto il vostro percorso?

«È fondamentale. La nostra storia parte da lontano, e non è stata una strada semplice. La musica non è sempre una scala di gradini dorati, a volte è una highway to hell. Ci sono stati sacrifici, delusioni, porte in faccia. Ma proprio per questo è ancora più bello condividere questo momento come band, come musiciste, come donne. Siamo la prova che se credi davvero in un sogno e non molli, puoi arrivarci. E farlo restando unite, coltivando la sorellanza, è ciò che ci rende più orgogliose».

Come si è svolto il processo creativo di “Resta con me” e come si è inserito Nesli nel vostro mondo?

«Tutto è partito da un’idea iniziale, poi siamo entrate noi e abbiamo messo dentro la nostra identità. Siamo cinque personalità diverse, ma con un ideale e un carattere molto chiari. Abbiamo lavorato insieme finché ogni dettaglio non suonava davvero “Bambole di Pezza”. Quando abbiamo ascoltato il pezzo finito, con tutte le nostre influenze e la nostra energia, abbiamo capito che era la canzone giusta. Nesli ha saputo cogliere e valorizzare la nostra essenza, senza snaturarci».

Avete già fatto le prove con l’orchestra diretta da Enrico Melozzi. Come suona dal vivo “Resta con me”?

«È stato gigantesco. Appena sono partiti i violini c’è stata chi ha pianto. Sentire archi, fiati, cori, tutta quell’energia nell’aria è stato potentissimo. Noi siamo abituate a suonare in cinque sui nostri palchi, ma trovarci immerse in un’orchestra è stato incredibile. E Melozzi è il direttore perfetto per un brano come il nostro».

Nella serata cover duetterete con Cristina D’Avena in una versione “bambolizzata” di “Occhi di gatto”. Come nasce questo incontro?

«Siamo orgogliose di avere Cristina con noi. È un ponte tra generazioni, un’icona che ha saputo restare fedele a sé stessa e raccogliere affetto per decenni. È esattamente quello che sogniamo anche noi: parlare ai bambini, ai ragazzi, agli adulti. “Occhi di gatto” racconta tre ragazze bellissime, furbe, misteriose… in qualche modo ci rappresenta. E poi sì, ci sarà una sorpresa sul palco. Con Cristina ci sentiamo a casa: siamo un po’ cartoni animati anche noi».

Il vostro rapporto con Sanremo è cambiato nel tempo?

«Sanremo è cambiato tanto. Oggi è molto più aperto rispetto al passato. Negli anni sono salite band rock, indie, alternative: questo ci ha fatto sentire meno “lontane” da quel palco. Noi siamo rock, porteremo chitarre distorte e ne siamo fiere. Ma abbiamo anche un lato più delicato, abbiamo sempre scritto ballate. Il nostro obiettivo non è solo portare il rock, ma liberarci dagli stereotipi di genere e affermare il “genere Bambole di Pezza”: la nostra attitudine, la nostra personalità, il nostro essere donne musiciste determinate».

Sanremo si può vincere in molti modi. Cosa vi renderebbe davvero soddisfatte, al di là della classifica?

«Essere le prime, ma non le uniche e non le ultime. Aprire una strada. Se grazie a questo palco i nostri live si riempiranno di nuove persone che non ci conoscevano, avremo già vinto. È dal vivo che succede la magia più grande per noi. E ci piacerebbe che chi scopre “Resta con me” vada ad ascoltare anche il disco che sta arrivando, per capire davvero chi sono le Bambole di Pezza. Se torniamo a casa sapendo di aver allargato la nostra famiglia, saremo felici a prescindere dalla classifica».

Scritto da Nico Donvito
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